109 giorni a confronto, cosa è cambiato? Stessa pandemia, ma due ondate così differenti da sembrare due eventi a sé stanti. Una seconda ondata (14 settembre-31 dicembre) più violenta della prima, con 1.822.841 casi rispetto ai 236.134 della prima ondata, coinvolge un numero di italiani 8 volte superiore rispetto al periodo dal 24 febbraio all’11 giugno. È questo che emerge dal Focus dell’Instant Report Covid-19 dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari dell’Università Cattolica, in uno studio che coinvolge le Regioni italiane e basato su 13 indicatori diversi (7 epidemiologici, 6 organizzativi). Diversi anche i tempi: l’andamento della crescita dei contagi è stato simile nelle due ondate fino al 31° giorno, ma da quel momento in poi la curva della seconda ondata si è inclinata in modo molto più rapido. Se la prima ha visto raggiungere il suo picco in poche settimane, la seconda è invece caratterizzata da un’onda lunga, che ha raggiunto più lentamente il plateau. Inoltre, durante la prima ondata sono decedute complessivamente 34.167 persone, nella seconda ondata 38.549, eppure si può definire la prima ondata più letale: la letalità media settimanale della prima ondata è stata del 14,9%, quella della seconda ondata dell’1,9% (7 volte inferiore). I dati evidenziano delle differenze nelle modalità di gestione dei pazienti, che non modifica però la percentuale di pazienti in terapia intensiva (10,6% per la prima ondata, 9,3% per la seconda), né il coinvolgimento del personale, che in molte Regioni si è trovato impreparato nell’affrontare il periodo settembre-dicembre 2020.

 

di Alice Preziosi