Jun 29, 2017 Last Updated 9:47 AM, Jun 22, 2017

La lezione ineluttabile ma positiva del dolore cosmico

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Tempo fa partecipai a Bruxelles alla presentazione della piattaforma europea delle terapie contro il dolore.  Mi ripromisi di trattare a mia volta tale problema da un altro punto di vista. Ebbi la fortuna, infatti, di frequentare delle lezioni di Semiotica del prof. Umberto Eco, insieme a studenti di filosofia, scienze politiche, psicologia, giornalismo. “Oggi parliamo della percezione del dolore. Nell’uomo è il fondamento stesso della vita”, disse Eco.
Se pensiamo un attimo, è vero. “Partorirai con dolore” dice la Bibbia, libro più letto di tutti i tempi. Fenomeno universale, associato alla presenza del Male, ogni cultura ha riflettuto su tale ineluttabile esperienza della natura umana. Sulla differenza fra dolore fisico, per il quale già gli ippocratici opponevano “remedium” e quello di tipo morale. Ossia Amore, nostalgia, angoscia… etc. I filosofi, diceva Eco, tralasciano il fatto educativo e esperenziale: il bambino che sente il fuoco della candela che brucia, la seconda volta non avvicina più il ditino. Si soffermano invece a lungo sul dolore cattivo, monito soprannaturale che non può essere eliminato conquistando la tranquillità (Democrito) . Insomma non esiste il raggiungimento del benessere perpetuo, della pace dei sensi, siamo condannati alla volontà di vivere (Shopenhauer) come ricerca continua. Ecco dunque mazzinianamente che dobbiamo progredire, migliorare. Lavorare e soffrire è Dovere dell’Uomo, come anche ricercare eticamente la migliore condizione per farlo e quella degli altri. Ma sarà vero saggio – concludeva il prof. – colui che impronta la sua vita a regole di moderazione, “di accorta misura e di equilibrio, rifuggendo i beni inferiori”. Ho ancora gli appunti. Il saggio, dice Aristotele nell’Etica Nicomachea, è “chi cerca di raggiungere l’assenza del dolore, non il piacere”. Appare errata dunque la missione della Medicina di eliminare il dolore come male assoluto, prima addirittura elogiato nelle penitenze purificatrici del panegirico loyolano, poi sublimato come prova e febbre di passione nel romanticismo. Diranno Dostoevskij e Proust che il dolore produce energia e reazioni maggiori persino alla forza dell’amore, perché anche capace di muovere lo Spirito dell’uomo. E’ la lezione recondita di Leopardi, tutt’altro che rassegnato al dolore cosmico. Altro che pessimismo: come pure tornando alla Divina Commedia si nota l’intento di elevarsi sopra al dolore, sopra il mostruoso quotidiano (Frankestein o il Quasimodo di Notre Dame).
Insomma, un’educazione al dolore è necessaria, anzi è una delle frontiere della Medicina. Se da una parte oggi si può non partorire più con dolore, così come il filosofo impara ad “essere per la morte” così l’uomo dovrebbe imparare ad “essere per il dolore”.  “Se non a conoscere attraverso il dolore, almeno a conoscere il dolore”. Accettandone la funzione biologica. Qui Eco si fermò, salutandoci tutti, … “fino al prossimo mal di denti”.
    Luca Guazzati

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