Mar 25, 2019 Last Updated 8:55 PM, Mar 22, 2019

Welfare. In Emilia-Romagna bambini, adolescenti e famiglie sempre più al centro delle politiche sociali

Dalla Regione oltre 40 milioni di euro, tra fondi propri e statali, destinati ai Comuni per finanziare i servizi sociali e sociosanitari del territorio. La vicepresidente Gualmini: "Continuiamo ad investire su giovani e famiglie, perché significa investire sul futuro"

Oltre 40 milioni di euro per finanziare il Fondo regionale per le politiche sociali: un pacchetto di risorse, per la metà proprie e per la metà dello Stato, che la Regione Emilia-Romagna destina a Comuni ed Unioni per garantire il funzionamento dei servizi sociali e sociosanitari dell’intero territorio.

Via libera, oggi in Commissione assembleare, alla proposta di programmazione e ripartizione delle risorse per il 2019 presentata dalla Giunta regionale. Con una novità rispetto al passato: la Giunta ha infatti deciso di destinare l’intera quota nazionale (20 milioni) al rafforzamento degli interventi a favore di bambiniadolescenti famiglie con figli, fermo restando che rimane garantita la copertura finanziaria per confermare la qualità dei servizi rivolti alle altre fasce di popolazione.Tra le attività che i Comuni potranno decidere di potenziare rientrano: interventi di sostegno socio-educativo alle famiglie in difficoltà, come i progetti di mediazione familiare ed educazione alla genitorialità; azioni di supporto ai bambini in difficoltà nell’ambito scolastico e nel tempo libero per contrastare la dispersione e l’abbandono scolastico; attività di carattere educativo e sociale di preadolescenti, adolescenti e giovani per promuovere la socializzazione e l’aggregazione. E ancora, progetti educativi per l’uso consapevole delle nuove tecnologie e per la prevenzione e il contrasto al bullismo, cyberbullismo e violenza tra compagni.

La quota regionale, invece, viene così suddivisa: 17 milioni finanzieranno i servizi sociali e sociosanitari per la lotta all’esclusione sociale e il sostegno delle persone più fragili; 3 milioni saranno destinati ai centri per le famiglie,al sostegno del trasporto pubblico locale per le persone in condizione di fragilità sociale (con priorità ai nuclei numerosi con 4 o più figli e con Isee non superiore a 18 mila euro) e, infine, al miglioramento della qualità della vita e al reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti negli Istituti penali della regione.

“Negli ultimi anni le famiglie sono state al centro di profondi cambiamenti di ordine sociale, culturale, demografico, economico: a vecchie forme di povertà e fragilità sociali si affiancano nuove dimensioni di vulnerabilità- sottolinea la vicepresidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini-. Si tratta di cambiamenti che richiedono al sistema dei servizi pubblici, in particolare sociali, sanitari ed educativi, la realizzazione di interventi innovativi che, come Regione, intendiamo sostenere e potenziare. Da qui- spiega la vicepresidente- la scelta di destinare interamente la quota di risorse nazionali per rafforzare e migliorare i servizi rivolti a bambini, adolescenti e famiglie: investire sul loro benessere e contrastare forme di disagio ed esclusione sociale significa investire sul futuro della nostra comunità”.  

La ripartizione dei fondi, per provincia
A livello territoriale, i 37 milioni complessivi - tra risorse statali e regionali - destinati alla gestione dei servizi sociali e sociosanitari e a interventi a favore di famiglie e giovani, vengono così suddivisi tra tutte le province dell’Emilia-Romagna (sulla base del numero di residenti e fasce d’età e con particolare rilevanza in caso di presenza di Comuni montani): Bologna 8,4 milioni di euro; Modena 6; Reggio Emilia 4,4; Parma 3,8; Forlì-Cesena 3,3; Ravenna 3,2; Ferrara 2,8; Rimini 2,7; Piacenza 2,4. Per l’assegnazione delle risorse dovrà essere completato l’iter, con un ulteriore passaggio del testo in Giunta previsto la prossima settimana. 

Fonte: Ufficio Stampa Giunta Regionale Emilia-Romagna

 

Emilia-Romagna. Nella giornata del 'Fiocchetto lilla', a Parma taglio del nastro per il 'Il Volo', struttura per persone che soffrono di disturbi alimentari

L'assessore Venturi: "Sono i giovani quelli più a rischio. Fondamentale la prevenzione, da parte della Regione massimo impegno". La nuova sede, più moderna e all'avanguardia dal punto di vista energetico, prende il posto di quella già esistente a Pellegrino Parmense. Accoglierà 24 persone (14 posti residenziali e 10 semiresidenziali), in prevalenza donne, dopo il ricovero ospedaliero o nel periodo successivo alla fase più critica della malattia

Sostegno psicologico,che in alcuni casi coinvolge tutta la famiglia; programmi specifici di educazione alimentare e di promozione di stili di vita sani, come deterrenti al disagio e all’isolamento; attività ricreative, manuali, culturali per migliorare la propria autostima e reinserirsi nel contesto sociale, dopo la fase più acuta della malattia o il ricovero ospedaliero. E per i ragazzi più giovani che ancora studiano, la possibilità di continuare a seguire le lezioni a distanza
Sono alcuni dei servizi offerti dalla struttura socio-riabilitativa residenziale “Il volo”, che oggi - in cui in tutta Italia si celebra per l’ottavo anno consecutivo la giornata del “Fiocchetto lilla” dedicata ai disturbi alimentari - ha inaugurato una nuova sede nel centro storico di Parma. Più moderna e all’avanguardia dal punto di vista energetico, prende ilposto di quella già esistente a Pellegrino Parmense; accreditata dal servizio sanitario regionale, accoglierà 24 persone (14 posti residenziali e 10 semiresidenziali) con gravi disturbi del comportamento alimentare, in prevalenza donne, tra i 13 e i 40 anni d’età. L'investimento complessivo per la costruzione dell’edificio a due piani, di 500 metri quadrati, ha superato il milione di euro, completamente a carico del Consorzio Gruppo Ceis che gestisce la struttura. La residenza è dotata di camere doppie e singole, oltre ad un’aula attrezzata per seguire online le lezioni scolastiche, all’infermeria e a spazi comuni per svolgere le varie attività. 

Al taglio del nastro, questa mattina, hanno partecipato l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi, il presidente del Consorzio Gruppo Ceis, padre Giovanni Mengoli, la direttrice generale dell’Ausl di Parma, Elena Saccenti, e il direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, Massimo Fabi

“La Regione Emilia-Romagna dedica da anni grande attenzione a questo fenomeno, che sta registrando un preoccupante abbassamento dell’età media dei pazienti, con conseguenze a volte talmente gravi da mettere a rischio la loro vita- ha affermato Venturi-. Strutture come questa rappresentano quindi un punto di riferimento importante per le famiglie, che non devono essere lasciate sole ad affrontare problemi così grandi. Il programma regionale che abbiamo attivato nell’ambito delle patologie legate al cibo mette in campo una molteplicità di servizi e di competenze che offrono interventi integrati, coordinati e professionalmente qualificati, che puntano anche a intervenire con diagnosi sempre più precoci. E proseguiremo con il massimo impegno- ha aggiunto l’assessore- anche sul piano della prevenzione, con progetti di promozione della salute finalizzati principalmente a un obiettivo: modificare convinzioni, comportamenti e, più in generale, stili di vita che possano facilitare l’insorgenza e la cronicizzazione di disturbi del comportamento alimentare”.

Il programma regionale per la prevenzione e il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare
Per la cura e la prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, alimentazione incontrollata), la Regione Emilia-Romagna - attraverso il suo Servizio sanitario - ha adottato uno specifico progetto,rivolto principalmente ai giovani di età compresa tra i 12 e i 30 anni, che prevede la presenza in tutte le Aziende sanitarie del territorio di équipe multidisciplinari appositamente formate, differenti modalità di trattamento, e una rete integrata di servizi (professionisti dei servizi territoriali, ospedalieri e privati accreditati). Per la realizzazione di questo programma, la Regione stanzia annualmente mezzo milione di euro.  In Emilia-Romagna, il numero di pazienti affetti da queste patologie assistiti dalle Ausl nel 2017 (ultimo dato disponibile) sono stati 1.697, il 22% dei quali minorenni (nel 2013 erano 1.205 con il 26% di pazienti minorenni).

 

Fonte: Ufficio Stampa Giunta Regionale Emilia-Romagna

 

L'Emilia-Romagna punta con decisione sulla "Farmacia dei servizi", al via un Protocollo d'intesa tra Regione e Associazioni di categoria dei farmacisti convenzionati

L'accordo, presentato oggi a Bologna in viale Aldo Moro, è valido per il biennio 2019-2020. Obiettivo: rafforzare ulteriormente il ruolo del farmacista e aumentare la qualità delle cure fornite, attraverso un'assistenza sempre più vicina alla comunità e incentrata sui bisogni dei cittadini, a partire dalle aree rurali e montane, che dal 2017 hanno potuto beneficiare complessivamente di 400mila euro di contributi annui. Bonaccini e Venturi: "Progetti fortemente innovativi, che siamo tra i primi a sperimentare"

Più prestazioni dirette per il cittadino, progetti mirati per i pazienti con patologie croniche, nuove modalità di erogazione dei farmaci, anche attraverso l’identificazione di farmacie di fiducia e la consegna a domicilio ai pazienti più fragili, nuovi servizi per un’assistenza di prossimità, quindi vicina alle persone e capace di rispondere alle loro esigenze. Soprattutto nelle aree lontane dai centri abitati, come quelle rurali e montane, e nei comuni più svantaggiati in termini di offerta di servizi sanitari. 

La Regione Emilia-Romagna, tra le prime a muoversi in questa direzione, punta con decisione sul modello, estremamente innovativo, della “Farmacia dei servizi”, e lo fa sottoscrivendo con le Associazioni di categoria dei farmacisti convenzionati il “Protocollo d’intesa in tema di distribuzione dei farmaci, assistenza integrativa e di farmacia dei servizi per gli anni 2019 e 2020”. A presentarlo alla stampa, oggi a Bologna in viale Aldo Moro, il presidente Stefano Bonaccini, l’assessore alle Politiche per la salute, Sergio Venturi, la direttrice generale Cura della Persona, salute e welfare, Kyriakoula Petropulacos, assieme ai rappresentanti delle Associazioni firmatarie: Federfarma Emilia-Romagna, Assofarm Emilia-Romagna e altre Associazioni quali FarmacieUnite sezione Emilia-Romagna a Ascomfarma Comitato di coordinamento Emilia-Romagna. 

L’intesa arriva al termine di un confronto che ha portato, nel 2017, a un primo accordo sulla rimodulazione dei diversi canali distributivi dei farmaci - modalità convenzionata, distribuzione per conto e presa in carico - con l’obiettivo di ridurre, attraverso un’unica regia di livello regionale, le disomogeneità presenti sul territorio. Il nuovo Protocollo va oltre, e punta a sviluppare ulteriormente il ruolo delle Farmacie convenzionate, riconosciute come nodi rilevanti del Servizio sanitario regionale nell’erogazione di prestazioni e di servizi utili a migliorare il benessere dei cittadini.

“Rendere disponibile per i cittadini un numero sempre maggiore di servizi e prestazioni, valorizzando la professionalità dei farmacisti nell’ambito del sistema sanitario regionale e rafforzando ulteriormente il ruolo delle farmacie, a partire dalle aree rurali e montane della nostra regione. Questo l’obiettivo a cui punta l’accordo, di cui siamo particolarmente soddisfatti anche per il lavoro di confronto e condivisione che l’ha preceduto- affermano Bonaccini e Venturi -. Si tratta di progetti concreti, fortemente innovativi, che siamo tra i primi a sperimentare nel nostro Paese e che garantiranno ai cittadini, primi fra tutti i pazienti affetti da patologie croniche, un’assistenza ancora migliore, a portata di mano e sempre più personalizzata”.

“Da sempre puntiamo al riconoscimento della farmacia come nodo centrale del sistema sanitario e punto di primo contatto con il cittadino. Siamo soddisfatti dell’intesa e certi che porterà ad una sanità più vicina alle persone, grazie alla rete capillare delle farmacie dove i pazienti sanno di poter trovare non solo farmaci, ma anche servizi sempre più vari- commenta il presidente di Federfarma Emilia-Romagna, Achille Gallina Toschi-. Questo protocollo porta, inoltre, ad una diminuzione dei costi sociali a carico dei cittadini: poter ritirare il farmaco nelle farmacie sotto casa agevola in maniera sensibile soprattutto le fasce di popolazione più fragili e siamo certi che migliorerà anche l’aderenza terapeutica”.

“L’intesa- sottolinea Ernesto Toschi, coordinatore di Assofarm Emilia-Romagna- mette al centro tre punti fortemente innovativi: il paziente cronico e i suoi bisogni, da soddisfare attraverso un progetto sperimentale che garantisca aderenza alla terapia e risparmi per il sistema sanitario; l'attenzione alle farmacie rurali o con basso fatturato, coinvolgendole maggiormente nella distribuzione dei farmaci; lo sviluppo di un nuovo ruolo delle farmacie, attraverso attività e progetti che pongano al centro il cittadino e i suoi bisogni di cura”.

Attività e obiettivi del Protocollo
Viene messo nero su bianco l’impegno a introdurre modalità erogative nuove - cosiddette “a pacchetto di terapia” - per i pazienti cronici inseriti in percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali o affetti da patologia complessa: la sperimentazione prevedel’identificazione da parte del paziente (che attualmente afferisce invece ai punti distributivi delle Aziende sanitarie) di una farmacia di fiducia, presso la quale dovrà avvenire l’erogazione di tutte le terapie e le attività di formazione/informazione relative al corretto utilizzo dei farmaci prescritti. Il progetto riguarda inizialmente i pazienti affetti da bronco pneumopatia cronico ostruttiva, a partire da coloro che attualmente accedono ai punti distributivi delle Aziende sanitarie, ma punta a coinvolgere in futuro altri 20mila assistiti in diversi ambiti clinici, individuati da specifici gruppi di lavoro.
Saranno poi sperimentati nuovi modelli assistenziali: i pazienti affetti da patologie croniche in trattamento farmacologico continuativo verranno inseriti in percorsi mirati a promuovere l’aderenza alla terapia, attraverso colloqui di supporto al malato - per individuare le eventuali criticità che portano il paziente ad essere inadempiente rispetto alla cura - e di ausilio all’attività dei medici di medicina generale e degli infermieri degli ambulatori della cronicità. 
Ulteriore obiettivo del progetto, il miglioramento della sicurezza delle cure, da perseguire attraverso molteplici strumenti: la stesura, da parte del farmacista, di una scheda di ricognizione farmacologica, contattando il medico curante in caso di criticità rilevate; il supporto ai pazienti per la corretta gestione dei farmaci a livello domiciliare; le segnalazioni di reazioni avverse ai farmaci; la validazione di piani terapeutici dei farmaci a prescrizione specialistica; infine, la consegna a domicilio della terapia da parte della farmacia ai pazienti fragili

L’intesa punta anche all’ulteriore rafforzamento dei servizi di prenotazione delle prestazioni di specialistica ambulatoriale, prevedendo la possibilità di rendere disponibile il ritiro del referto in farmacia e di attivare il Fascicolo sanitario elettronico, con l’obiettivo di favorirne e ampliarne sempre più l’utilizzo a livello regionale. Inoltre, prevede la partecipazione delle Farmacie convenzionate alla distribuzione di alcuni tipi di prodotti di assistenza integrativa, attualmente svolta dalle Aziende sanitarie, in particolare presidi per stomie, con l’impegno a valutarne l’estensione sulla base dei risultati.

Altro contenuto dell’intesa che migliorerà i servizi per i cittadini, lo sviluppo dell’attività di “distribuzione per conto” dei farmaci, ovvero la consegna diretta ai pazienti dei medicinali che vengono acquistati dalle Aziende sanitarie: un’attività che viene allargata alla distribuzione di alcuni vaccini, come l’antimeningococcico, e accompagnata ad azioni di informazione/sensibilizzazione sul tema delle vaccinazioni. Parliamo di una modalità che consente ai pazienti il ritiro dei prodotti nella farmacia vicino a casa e che in Emilia-Romagna, grazie alla precedente intesa, nell’ultimo anno e mezzo ha già permesso di distribuire direttamente i farmaci a ulteriori 98mila pazienti.

Il sostegno della Regione alle farmacie rurali: dal 2017, 400mila euro di contributi annui
Per lo svolgimento di queste attività, la Regione Emilia-Romagna riconosce un contributo economico maggiore non solo alle farmacie rurali, in virtù dell’importante ruolo di presidio sanitario che esse rivestono per le comunità locali, ma anche alle farmacie urbane a basso fatturato.
Peraltro, la Regione concretizza il proprio impegno a sostegno delle farmacie rurali attraverso un’esplicita norma, contenuta nella legge regionale n.2 del 2016 che, a partire dall’anno 2017, ha consentito di erogare alle farmacie rurali 400mila euro di contributi annui. Risorse che vengono concesse alle farmacie rurali a minor fatturato, per agevolarne la permanenza a servizio di zone disagiate per scarsa densità demografica con conseguente scarsa redditività. Graduati in base al volume d’affari della farmacia, i contributi - che una prossima delibera di Giunta confermerà anche per il 2019 - sono di entità tale da costituire un reale sostegno per le strutture che ne beneficiano: nel 2018 sono stati concessi tra i 5.000 e i 12.500 euro a 46 farmacie rurali. Queste misure hanno certamente favorito la sostenibilità delle farmacie rurali dell’Emilia-Romagna: lo testimonia il fatto che dal 2015 ne è stata chiusa soltanto una, con successiva apertura, nella medesima località, di un dispensario farmaceutico a garanzia della continuità dell’assistenza.

L’impegno economico
Condivisa dai direttori generali delle Aziende sanitarie, l’intesa dovrà ora svilupparsi concretamente in progetti collegati all’interno di gruppi di lavoro regionali multidisciplinari e multiprofessionali, che avranno il compito di monitorarne la realizzazione e i benefici.
La realizzazione della attività previste nel Protocollo comporterà un impatto economico complessivo, nel biennio 2019-2020, non superiore a 8,5 milioni di euro che, a regime, sarà compensato con i risparmi derivanti dagli interventi di miglioramento della qualità dei percorsi assistenziali per i pazienti affetti da patologie croniche. 

Fonte: Ufficio Stampa Giunta Regionale Emilia-Romagna

Nella foto, da sinistra a destra: Stefano Bonaccini, Sergio Venturi, Kyriakoula Petropulacos, Achille Gallina Toschi, Ernesto Toschi.

Emilia-Romagna. Ludopatia: niente più ticket redemption per i minorenni

Via libera in Commissione assembleare allo schema di delibera di Giunta che indica le modalità attuative del divieto: gli under 18 non potranno tentare la fortuna con le macchinette da gioco che restituiscono tagliandi da convertire in premi. Gli assessori Venturi e Corsini: "La prevenzione inizia dai più giovani. Rafforziamo ulteriormente l'impegno per contrastare e ridurre il rischio della dipendenza da gioco d'azzardo". Un rischio che in regione riguarda il 5% dei maschi tra gli 11 e i 19 anni
 
Si trovano perlopiù all’interno di sale giochi, centri commerciali e nei parchi divertimento. Sono le “ticket redemption”, macchinette da gioco che, alla fine di ogni partita, restituiscono ticket (tagliandi) da convertire in premi: braccialettini, portachiavi, cuffiette, gadget di vario tipo. Fino a orologi da polso, Mp3, Ipad.

In Emilia-Romagna c’è una legge regionale (“Norme per il contrasto, la prevenzione, la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico”) che ne vieta l’utilizzo ai minori: oggi la Commissione assembleare ha dato il via libera alla delibera di Giunta in cui sono contenute le modalità attuative del divieto, e che prevede una serie di obblighi ben precisi per i gestori dei locali. 

“La prevenzione inizia dai più giovani- sottolineano gli assessori alle Politiche per la salute, Sergio Venturi, e al Commercio, Andrea Corsini-: con queste disposizioni rafforziamo ulteriormente il nostro impegno per contrastare e ridurre il rischio della dipendenza da gioco d’azzardo a partire dalle fasce più esposte, più fragili. E, poiché si tratta di minori, il nostro forte auspicio è che anche i genitori facciano la loro parte e siano nostri alleati. Siamo di fronte a un fenomeno- proseguono Corsini e Venturi- che interessa in modo trasversale tutte le età, e che continuiamo a combattere: sia dal punto di vista sanitario, con investimenti di oltre 7, 4 milioni di euro per la cura e la prevenzione delle dipendenze assegnati dal Fondo per il gioco d’azzardo patologico 2018-2019, sia con incentivi agli esercizi commerciali che aderiscono al marchio ‘Slot free ER’. E proprio su questo fronte - concludono gli assessori- nel 2018 abbiamo raddoppiato i contributi, che sono passati a 300mila euro, consentendo di approvare 30 progetti da Piacenza a Rimini”.

Divieto di utilizzo: le novità introdotte
Il testo licenziato dalla Commissione assembleare (che dovrà ora tornare in Giunta per l’approvazione definitiva) introduce, per i gestori, l’obbligo diaffiggere nei locali l’apposita locandina regionale in cui viene menzionato il divieto di utilizzo delle “ticket redemption” da parte dei minorenni. Non solo: c’è anche l’obbligo di affiggere in modo visibile su ogni apparecchio oggetto del divieto un avviso in cui deve essere chiaramente indicato che l’utilizzo è vietato ai minori di 18 anni.

I gestori, inoltre, devono accertare l’età del cliente, tranne nei casi in cui la sua maggiore età sia evidente. Se minorenne, non devono vendergli i gettoni, né consegnargli il premio derivante da una vincita. Nel caso diviolazione degli obblighi da parte dei gestori, è prevista l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie.

Ticket redemption”, come funzionano
I giocatori - nella stragrande maggioranza bambini e ragazzi - inseriscono il denaro nella macchinetta, giocano e, a prescindere dal risultato, ottengono comunque un ticket con un punteggio. I ticket possono essere accumulati e usati per “acquistare” premi presenti all’interno della sala giochi. Naturalmente, per ottenere un “premio” come un Mp3 è necessario accumulare molti punti, e dunque giocare (inserendo soldi nella macchinetta) molto, anche per ore intere. Con il rischio di sviluppare una vera e propria dipendenza: quella da gioco, appunto. A differenza delle slot machine, che sono vietate per legge nazionale ai minori di 18 anni, le ticket redemption sono invece accessibili perché la vincita non è in denaro ma in ticket.

Giovanissimi e gioco d’azzardo: la situazione in Emilia-Romagna
Tra le dipendenze patologiche che interessano gli adolescenti emiliano-romagnoli, c’è anche il gioco d’azzardo: il 20% delle ragazze e il 46% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni giocano d’azzardo in modo occasionale, ma quasi il 5% dei maschi (contro lo 0,9% delle femmine) è a rischio di ludopatia, come emerge dall’ultima “mappatura” degli adolescenti svolta dalla Regione a fine 2016.

Dipendenza da gioco, le persone in cura
Le persone che nel 2017 si sono rivolte ai servizi delle Aziende Usl dell’Emilia-Romagna per dipendenza da gioco d’azzardo e prese in carico sono state 1.521. L’utenza è in prevalenza di sesso maschile e la fascia di età più rappresentata è quella tra i 41 e i 50 anni. 

 

Fonte: Ufficio Stampa Giunta Regionale Emilia-Romagna

Oncologia, malattie infettive, neuroscienze e scienze chirurgiche: l'Emilia-Romagna è prima in Italia per numero di progetti e borse di studio

Resi noti gli esiti del bando del ministero della Salute 2018. Nove progetti di ricerca delle Aziende sanitarie e altrettanti degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, oltre a 5 borse di studio per ricercatori under 33. L'assessore Venturi: "Un risultato che ci rende orgogliosi, perché premia i nostri ricercatori e tutto il nostro sistema sanitario"

Emilia-Romagna in cima alla classifica del bando per la ricerca finalizzata 2018 (fondi 2016-2017), indetto dal ministero della Salute. Anche quest’anno la Regione è prima per numero di progetti presentati(147) e per quelli approvati e finanziati (23, oltre l’11% del numero complessivo), cui va un pacchetto di risorse da 8 milioni di euro. Si tratta, nel dettaglio, di 18 progetti di ricerca clinica e 5 borse di studio (starting grant) per ricercatori alla prima esperienza, con età inferiore ai 33 anni.
A livello nazionale sono stati erogati più di 93 milioni, destinati a finanziare 197 progetti di ricerca e 38 borse di studio under 33.

“È un risultato che ci rende orgogliosi, perché premia i nostri ricercatori e tutto il nostro sistema sanitario- commenta l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi-. Un riconoscimento importante al valore dell’innovazione e della ricerca in sanità, su cui noi puntiamo fortemente e su cui tutto il Paese deve continuare a investire. Non c’è futuro senza ricerca: come Regione ci crediamo- sottolinea Venturi- e facciamo la nostra parte”.

Sono ancora in corso, intanto, le procedure di valutazione dei “Programmi di Rete” per creare gruppi di ricerca finalizzati allo sviluppo di studi altamente innovativi e caratterizzati dall’elevato impatto sul servizio sanitario nazionale. “Ai risultati, già estremamente positivi, per la ricerca finalizzata- conclude Venturi- potremmo affiancare quelli dei Programmi di Rete, con altri due progetti co-finanziati dal ministero e dalla Regione su tematiche di grande interesse, relative all’uso appropriato di antibiotici e ai nuovi approcci, metodologici e valutativi, per il paziente terminale”.

Ricerca clinica in primo piano
Diciotto, dunque, i progetti dell’Emilia-Romagna approvati, soprattutto nei campi della ricerca clinica in oncologia, neurologia, malattie infettive e microbiologia e nelle scienze chirurgiche, a cui vanno complessivamente quasi 7,4 milioni di euro. 9 sono stati proposti - attraverso la Regione, che ha la responsabilità di validarne la rispondenza con quanto richiesto dal bando - dalle Aziende sanitarie e 9 arrivano dai quattro Irccs dell’Emilia-Romagna. Mentre agli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico i finanziamenti (3,9 milioni) vengono attribuiti direttamente, i restanti 3,4 milioni vanno alla Regione, in qualità di destinatario istituzionale, che li trasferirà a sua volta, in base ad apposite convenzioni, alle Aziende sanitarie.

I progetti finanziati, per Aziende e Ircss di riferimento
I 9 progetti che hanno come destinatario istituzionale la Regione riguardano i ricercatori delle Aziende Ospedaliero-Universitarie di Bologna (5 progetti per un totale di 2,17 milioni), Modena (1 progetto, 208 mila euro),Ferrara (1 progetto, 350 mila euro), Parma (1 progetto, 360 mila euro) e l’Azienda sanitaria locale di Ferrara (1 progetto, 360 mila euro). Due rientrano nella categoria “Progetti ordinari di ricerca finalizzata”, 7 in “Giovani ricercatori”.

I 9 progetti degli Irccs, e i relativi finanziamenti (totale 3,9 milioni), risultano così distribuiti: 3 sono dell’Istituto delle Scienze Neurologiche del Bellaria di Bologna (Ausl di Bologna), a cui vanno complessivamente 1 milione 350 mila euro; 2 dell’Arcispedale di Reggio Emilia (per un finanziamento di 784 mila di euro circa); 2 dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna (886 mila euro), 2 dell’Istituto Scientifico Romagnolo di Meldola(897 mila euro circa).

Tra i 18 progetti di ricerca, 8 sono quelli innovativi, mirati all’avanzamento delle conoscenze, mentre 10 riguardano il trasferimento di innovazioni nella clinica e nei servizi sanitari. I progetti per l’avanzamento delle conoscenze riguardano, come ambiti, le malattie infettive e microbiologia (2 progetti), l’oncologia, le neuroscienze, l’endocrinologia, le malattie dell’apparto digerente, la prevenzione del rischio e i comportamenti per la salute, la scienza molecolare (1 progetto in ciascun ambito).

I progetti clinico-assistenziali e organizzativi sono mirati allo studio di nuove strategie di screening, diagnostiche e terapeutiche in oncologia (3 progetti), neuroscienze (3) valutazione di tecniche innovative di imaging o chirurgiche (2), valutazione di nuove strategie diagnostiche e terapeutiche in ambito cardiovascolare e patologie muscoloscheletriche (2 progetti).

Le borse di studio per gli under 33
I progetti che vedono come vincitori ricercatori con età inferiore a 33 anni sono 5, con un finanziamento complessivo di 650 mila euro: 2 dell’Ausl di Bologna, 1 dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, 1 dell’Arcispedale di Reggio Emilia e 1 dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna; a ogni progetto vanno 130 mila euro. /CV

Fonte: Ufficio Stampa Giunta Regionale Emilia Romagna