Aug 24, 2019 Last Updated 12:47 PM, Aug 23, 2019

#ParliamoDiDiabete: atteso al 40° Meeting di Rimini l'incontro esclusivo dedicato al diabete

Un italiano su 60 non sa di averlo e 3 su 10 hanno già complicanze. Preoccupano i casi italiani di diabete che negli ultimi 30 anni sono più che raddoppiati (1 ogni 12). Allarmano soprattutto i risultati di uno studio sulle condizioni dei neo-diagnosticati che per il 30% sono già critiche. Esperti e pazienti spiegano al Meeting Salute di Rimini come individuare i segnali e come sia possibile intervenire precocemente abbattendo in sicurezza i 60 minuti al giorno dedicati a gestire la malattia
 
Combattere innanzitutto il silenzio, soprattutto se nasconde indizi asintomatici che però sono rilevatori di una malattia dagli esordi subdoli come il diabete. È questo l'obiettivo dell'incontro aperto al pubblico c/o Meeting Salute di Rimini (venerdì 23 agosto ore 17:00 nella sala C3 dell'Area Meeting: #ParliamoDiDiabete).
Si infoltiscono sempre più le fila dei casi italiani di diabete che nel 1985 erano circa 1 milione e mezzo che oggi hanno raggiunto i 5 milioni. Un dato esponenziale destinato a crescere che non si sta rivelando indicatore di un processo di prevenzione e individuazione di persone con diabete, visto che non conteggia l'altro milione di italiani che non sanno di essere già malati. Il fattore tempo si conferma discriminante al punto da penalizzare già il 30% di queste persone, che riportano complicanze micro o macrovascolari, dato allarmante confermato da uno studio che ha coinvolto 7mila pazienti.
 
I numeri dello studio devono contribuire a estendere il “sospetto” che proprio 1 paziente su 60 che si rivolge a noi è una sicura diagnosi precoce di diabete. Abbiamo strumenti e strutture in grado di poter intervenire in tempo più che utile - spiega il relatore del Meeting Walter MARROCCO, responsabile Scientifico della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale – e accompagnare il paziente fin da subito nel difficile e lungo percorso che il diabete comporta; indubbiamente è tuttavia auspicabile un maggior riconoscimento e continuo sostegno da parte delle Istituzioni”. 
Una volta diagnosticato, entra in gioco il ruolo di chi dovrà gestire la malattia. La precocità dell'intervento permette anche un'importante pianificazione della terapia nel tempo e, grazie ai successi della ricerca, di condurre una vita più serena.
 
La vera sfida di noi diabetologi e dei colleghi di medicina generale è responsabilizzare i pazienti alla gestione quotidiana del diabete – precisa Riccardo FORNENGO dell'ASL TO4 Chivasso Piemonte, Consigliere Nazionale dell'Associazione Medici Diabetologi – una patologia cronica spesso asintomatica e che se non curata ha un enorme impatto sulla qualità e sull’aspettativa di vita delle persone. Una sfida che può essere affrontata solo assieme”.
 
Molti gli argomenti affrontati nel corso dell'incontro #ParliamoDiDiabete, che hanno spaziato dagli effetti paradossali e collaterali della cronicità (ora sto bene, allora non mi curo più...), alle “bufale” più diffuse (ho un po' di diabete, non posso più mangiare dolci...) fino alle ultime innovazioni farmacologiche e tecnologiche.
Le tecnologie possono accompagnare il cambiamento rendendo la gestione del diabete meno “pesante” oltre a offrire un miglioramento clinico – continua Fornengo - ll livello di precisione dei device a disposizione ha segnato un cambiamento epocale nella gestione del diabete. Spiego sempre che ora possiamo addirittura “indossare” i dispositivi viste le dimensioni molto ridotte, la mancanza di fili, tubi e cateteri, evitando le punture quotidiane alle dita e le iniezioni ripetute. Ritengo corretto che il paziente debba essere informato e aggiornato e ringrazio di poterlo fare anche in questa importante occasione.
 
Anche in campo scientifico – conclude Fornengo - sta crescendo l'interesse e la necessità di dimostrare il livello di efficacia di questi
dispositivi e dei cambiamenti che comportano in termini di qualità di vita. In uno dei più recenti registri su quasi 2 mila pazienti adulti e pediatrici in terapia, l'uso di due nuove tecnologie semplici da usare ma di alto profilo tecnologico ha dimostrato un controllo glicemico superiore rispetto a quello osservato nel registro nazionale americano”.
Un'occasione preziosa, quella offerta dal Meeting Salute e accolta da Theras Group, per affrontare un argomento così delicato e ampio come quello del diabete.
 
#ParliamoDiDiabete e continueremo a farlo!
 
Fonte: Ufficio Stampa Meeting Salute di Rimini
 

 

Emilia-Romagna. Primo compleanno per l'elisoccorso notturno del Servizio sanitario regionale

Un anno di voli notturni per salvare vite umane, 465 missioni in tutto il territorio regionale. Percorse 44 mila miglia, oltre 366 le ore di volo. Al lavoro 62 infermieri, 15 medici rianimatori, 10 piloti, 12 operatori del servizio anti-incendio e 6 tecnici di elisoccorso. In aumento anche le piazzole di decollo e atterraggio: sono 253 in tutta la regione.  Bonaccini: "Un servizio all'avanguardia e fondamentale per intervenire nelle situazioni di maggiore emergenza, quando anche pochi minuti possono fare la differenza". Venturi: "Non solo tecnologia, ma anche impegno della Regione per aumentare i punti nei quali l'elicottero può atterrare, anche di notte"

Essere velocemente laddove è necessario essere, anche di notte. E questo, spesso, fa la differenza tra la vita e la morte. Compie un anno l’elisoccorso notturno del 118, con base all’eliporto dell’Ospedale Maggiore di Bologna, ma attivo su tutto il territorio regionale. Grazie alla tecnologia NVG (Night Vision Goggles) - particolari visori posizionati sul casco dei piloti che consentono di volare in sicurezza anche quando è buio - in questo primo anno di attività sono state compiute 465 missioni: 395 nei territori di Bologna, Modena e Ferrara, 46 in quelli di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, 24 in Romagna (Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini). Quarantaquattro mila le miglia percorse, per oltre 366 ore di volo, tutte al buio.

“Risultati importanti per un servizio all’avanguardia, fondamentale per intervenire nelle situazioni di maggiore emergenza in tutto il territorio regionale, quando anche pochi minuti possono fare la differenza - sottolinea il presidente della Regione, Stefano Bonaccini –. Una garanzia di sicurezza e assistenza grazie all’impegno e alla professionalità di operatori e operatici che sono prima di tutto persone straordinarie. E risultati che confermano l’impegno di questa Regione per offrire ai cittadini una sanità sempre più efficace e di qualità. Dal potenziamento degli organici in corsia, con oltre 10mila assunzioni e stabilizzazioni di medici, infermieri e tecnici, agli investimenti in edilizia sanitaria per avere ospedali più funzionali e moderni, passando per il taglio del superticket per i redditi fino a 100mila euro e del ticket base per le prime visite specialistiche per le famiglie con più di un figlio. Una manovra quest’ultima che permette ai cittadini emiliano-romagnoli un risparmio di 32 milioni di euro l’anno. Fare buona sanità è l’impegno che abbiamo preso con gli emiliano-romagnoli: ce la stiamo mettendo tutta, e i fatti credo dimostrino la qualità che ha raggiunto il Servizio sanitario di questa Regione”.

Attivo dal Ferragosto dello scorso anno, l’elisoccorso notturno è intervenuto252 volteper soccorrere traumi, mentre sono stati 213 gli interventi per patologie non traumatiche.  Sono 62 gli infermieridel 118 che hanno volato di notte, assieme a 15 medici rianimatori10 piloti. A garantire la sicurezza dell’eliporto del Maggiore, 12 operatori del servizio anti-incendio e 6 tecnici di elisoccorso. 

“In questo anno - spiega l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi - non ci siamo limitati ad avviare il nuovo servizio, prezioso perchè permette di utilizzare in piena sicurezza anche la basi di atterraggio non illuminate, ma ci siamo impegnati per potenziare la rete delle piazzole a disposizione su tutto il territorio regionale: oltre 250. Un impegno che continua, con una particolare attenzione per le zone più disagiate, a partire da quelle di montagna. Perché il diritto alla salute è di tutti, anche quando è più complicato garantirlo”.

Le piazzole d’atterraggio e decollo

Il punto di forza del sistema elisoccorso notturno è proprio la capillarità delle piazzole di atterraggio e decollo,che sono in costante aumento e sono distribuite in tutto il territorio regionale. Per la precisione, a oggi sono 253. Di queste, 138 nell’area Emilia Est(71 nel territorio bolognese, 42 nel modenese, 25 nel ferrarese), 68 nell’area Emilia Ovest(30 nel parmense, 21 nel reggiano, 17 nel piacentino), 47 nell’area Romagna(18 nella provincia di Forlì-Cesena, 15 nel ravennate, 14 nel riminese).  

Una dotazione sanitaria di ultima generazione

Strumento fondamentale nella rete dell’emergenza territoriale, l’elisoccorso notturno si integra con l’attività dei mezzi di soccorso 118 e consente di stabilizzare i pazienti con patologie nelle quali la rapidità di intervento è decisiva. Per trasferirli poi, il più rapidamente possibile, negli ospedali regionali dotati di tecnologie e competenze in grado di trattarli con i migliori standard, come i Trauma Center regionali per i traumi gravi, i reparti di emodinamica per gli infarti cardiaci o le Stroke Unit per il trattamento degli Ictus ischemici. 

L’elicottero ha a bordo i nuovissimi kit sanitari, come ad esempio quello, unico in Italia a bordo di un elicottero, per il controllo delle emorragie internenon comprimibili, che consente l’inserimento di un palloncino in aorta attraverso l’arteria femorale.

L’elicottero

E’ un bimotore di 4 tonnellate con motori da 750 cavalli, attualmente il mezzo più evoluto certificato per l’elisoccorso notturno, è dotato dei più moderni sistemi di sicurezza, sia in volo che in atterraggio, che ne assicurano la massima stabilità e maneggevolezza. Il velivolo ha una velocità di crociera di 240 km/ora ed una autonomia di 3 ore di volo. La missione più lunga, tra quelle affrontate in questo primo anno di attività dell’elisoccorso notturno, è durata 54 minuti, dalla Valmarecchia a Parma, in soccorso di un paziente ustionato.

 

Fonte: Agenzia di informazione e comunicazione della Giunta regionale dell'Emilia-Romagna

Tumori cerebrali: dall'Istituto Regina Elena nuova scoperta per i pazienti con glioma recidivo

Secondo uno studio clinico condotto dall'Istituto Regina Elena e pubblicato su Journal of Neuro-Oncology, il carboplatino offrirebbe benefici in termini di sopravvivenza: una valida alternativa per i malati di glioma che non rispondono alle terapie

Il trattamento dei tumori cerebrali rappresenta una delle sfide più difficili in ambito oncologico.  I gliomi sono tumori che originano dal sistema nervoso centrale e hanno in Italia una incidenza di 5-6 casi per 100.000 persone adulte per anno (dati AIOM 2018). Si tratta di neoplasie eterogenee e aggressive, per le quali esistono pochi spazi terapeutici per cui ogni piccolo passo della ricerca clinica che ne migliori la prognosi è da considerarsi  un risultato incoraggiante.

Un team multidisciplinare di clinici dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena ha pubblicato di recente sulla rivista Journal of Neuro-Oncology, i risultati di uno studio di fase II che mostrano i benefici di un chemioterapico, per lo più utilizzato nella cura dei tumori cerebrali pediatrici,  in pazienti adulti con glioma maligno recidivo dopo trattamenti chemioterapici standard.

Lo studio ha dimostrato che la somministrazione settimanale del chemioterapico, il carboplatino, ha determinato un controllo della malattia su oltre il 30% dei pazienti e una durata della risposta alla terapia di oltre 7 mesi. I pazienti che hanno tratto beneficio dal trattamento hanno mostrato non solo un ritardo alla progressione di malattia ma anche un tempo più lungo di sopravvivenza rispetto ai pazienti che non hanno risposto al farmaco.

“Persone colpite da una recidiva di glioma – ha spiegato Alessandra Fabi, oncologa del Regina Elena e primo autore dello studio -  dispongono di limitatissime opzioni terapeutiche. Possiamo quindi ritenere molto soddisfacenti i risultati dello studio da noi condotto, che dimostrano i benefici clinici e la tollerabilità di una terapia a base di carboplatino in pazienti che hanno terminato il vantaggio e sono resistenti ai dai chemioterapici di prima e seconda linea per questa patologia: temozolomide e nitrosouree.”

“Il trial clinico – ha evidenziato Francesco Cognetti, Direttore dell’Oncologia Medica 1 IRE- apre la strada alla definizione di nuove strategie terapeutiche per i temuti gliomi. La somministrazione del carboplatino può diventare una valida alternativa per chi non risponde alle cure o, addirittura, potrebbe in futuro affiancare e rafforzare le terapie oggi di prima scelta.”

“I buoni risultati dello studio – conclude Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico IRE -  confermano il continuo impegno dell’Istituto all’innovazione e ricerca in ambito clinico- sperimentale oncologico.”

Attualmente in Italia esistono solo pochissimi centri di Neuro-Oncologia. I tumori cerebrali sono una forma di neoplasia complessa e a bassa incidenza, e c’è grande eterogeneità e difficoltà nella gestione della malattia, nonché frammentazione delle casistiche. L’Istituto Regina Elena è tradizionalmente impegnato nella lotta a questo tipo di tumore attraverso un percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale che include trattamenti standard e sperimentali. L’Unità di Neuroncologia, diretta da Andrea Pace, offre supporto riabilitativo e psicologico e un programma di presa in carico del paziente e della famiglia basato sulla continuità assistenziale tra ospedale e territorio, con prestazioni domiciliari multidisciplinari.

 

Fonte: Ufficio Stampa e Relazioni Esterne IFO

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