Aug 18, 2018 Last Updated 5:34 PM, Aug 7, 2018

Allarme caldo, Senior Italia FederAnziani: proteggiamo i nostri anziani!

E’ allerta caldo nel nostro paese. In questi giorni i termometri di tutta la penisola stanno toccando punte allarmanti, le più alte previste per questa stagione, che mettono a rischio le condizioni di salute delle persone più fragili, come gli anziani. Di fronte a questa situazione l’appello di Senior Italia FederAnziani è: evitiamo che il picco del caldo estivo si trasformi in una sequenza di vittime evitabili, come è già purtroppo successo in passato; tutti, la società civile e le istituzioni, mettano in campo le buone pratiche e gli interventi necessari e tutelare i cittadini più esposti al rischio.

Purtroppo già nei giorni scorsi si sono registrate le prime vittime; proprio ieri la stampa ha riportato la notizia di due anziani morti in due diverse località del Veneto, proprio per l’impatto del caldo. E questi primi casi gettano l’allarme sulla giornata di oggi, quando i bollini rossi (ovvero le città contrassegnate con il livello massimo di allerta da parte del Ministero della Salute) saliranno dalle 8 previste ieri a ben 18 in tutta la penisola. Ecco le città che oggi saranno più a rischio: Bolzano, Bologna, Brescia, Campobasso, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona e Viterbo.

“Rivolgiamo un appello accorato alle istituzioni locali perché rafforzino le iniziative e i presidi sul territorio a sostegno degli anziani soli durante la stagione estiva”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, “Allo stesso tempo ci rivolgiamo anche ai familiari e ai careviger affinché vigilino sui ‘loro’ anziani aiutandoli a evitare superficialità e disattenzione che possono essere fatali. Anche a questo scopo, Senior Italia FederAnziani ha diffuso un decalogo salva-vita con i consigli fondamentali da mettere in pratica per prevenire le peggiori conseguenze del grande caldo. Invitiamo tutti a seguire con il massimo scrupolo questi consigli, a non sottovalutare i rischi della stagione estiva e a non abbandonare gli anziani. Ricordiamoci sempre che sono la nostra memoria, il nostro patrimonio spirituale più grande: non lasciamoli soli, come loro non lasciano mai soli i loro figli e nipoti e sono sempre in campo per proteggere e sostenere la nostra comunità”.

 

Anche l'ansia va in vacanza? Magari...lo psicoterapeuta ci spiega perché il

Avete preparato le valigie, avete sistemato meticolosamente tutto quello che avete deciso di portarvi e avete anche ricontrollato se c'è proprio tutto quello che volevate portarvi prima di chiudere la zip. Ma...ecco che dopo qualche ora ritornate a ricontrollare tutto, per vedere se manca qualcosa, e decidete di aggiungere anche solo una cosa, “perché non si sa mai”. E ripartono le stesse domande sul gas, l'acqua, le finestre, la vicina...
“Anche in vacanza potreste soffrire di ansia generalizzata rinunciando a molte opportunità piacevoli per la paura di ciò che non siete in grado di prevedere ma che vi spaventa molto - spiega Adriano Formoso, psicoterapeuta, psicoanalista di gruppo e naturopata di Milano e autore del libro “Nascere a tempo di Rock”- Prima di tutto prendetene atto se sentite che il vostro quotidiano è imprigionato dall’ansia. Spesso l’ansia in vacanza è prodotta dal bisogno di organizzare il tempo libero e dalla paura di non saper riempire i tempi vuoti. Questo processo può trasformare le vostre ferie in una esperienza psicologicamente faticosa invece di vivere un sano momento di riposo”.
In alcuni casi le vacanze aiutano a stare meglio e a debellare i sintomi dell'ansia che ci perseguitano nelle nostre città ma non sempre le vacanze sono un valido rimedio. Talvolta diventano un'ulteriore causa scatenante in cui esprimiamo la nostra vulnerabilità ritrovandoci in preda all’insicurezza, all'agitazione e alla paura immotivata.
Ecco cosa è utile sapere secondo Adriano Formoso per affrontare l'ansia se non ci abbandona neppure in vacanza:


Non vergognarsi
quando è l'ansia a rovinare l'esistenza è necessario avere il coraggio di considerarsi malati, chiedendo aiuto alle persone più vicine e amate. Una caratteristica delle persone che soffrono di ansia è che vogliono fare tutto da soli. E' molto importante imparare a delegare compiti alle persone di cui si fidano di più.


Non avere tutto sotto controllo
Lasciar andare che la vacanza si presenti con quanto di più spontaneo possa manifestarsi, fermandosi ad ascoltare quello che sentite all’esterno di voi (guardate piccoli dettagli del paesaggio e intorno a voi, non restate chiusi nella vostra testa con i vostri loop di pensieri).


Non lasciar decidere tutto agli altri
Individuare innanzitutto i propri bisogni, raggiungendo compromessi con chi si è in vacanza insieme. E’ utile talvolta non sentirsi in colpa se ci si separa momentaneamente dal gruppo o dalla propria famiglia per dedicarci a quel che desideriamo di più fare.


Praticare uno sport
Aiuta a liberare l'ansia e lo stress accumulato durante il giorno. Meglio che siano esercizi intensi, anche se durano solo mezz'ora, così da rilasciare una grande quantità di endorfine.


Respirare lentamente e profondamente
Serve a rilassarsi e a prendere il controllo di ogni situazione. Meglio se con gli occhi chiusi pensando solo ai movimenti del corpo. Verrà bilanciata la mente e recuperata energia e benessere. Anche la meditazione può essere di aiuto: è più che stare seduti nella posizione del loto e chiudere gli occhi. È un modo per raggiungere una crescita spirituale e già con soli 20 minuti al giorno può ridurre lo stress e l'ansia (vedi esercizi di rilassamento indicati per l'ansia nel libro “Nascere a tempo di rock”).


Le cause
“Le cause psicologiche condizionano il funzionamento biologico e talvolta il funzionamento biologico viene ereditato. Natura e cultura vanno di pari passo – spiega Formoso - Alcune carenze dovute all’ attaccamento della prima infanzia o l’essere stati esposti a una fonte di stress acuto intenso, possono attivare dei processi neurofisiologici che si trasformano in agitazione e paura. Questo portandoci a vivere con una scarsa capacità di adattamento, persino in un luogo meraviglioso di villeggiatura, rendendoci ipersensibili agli stimoli esterni e rendendoci tendenzialmente nervosi e preoccupati”.

Cosa fare
“Parlatene con il vostro medico di famiglia che potrà consigliarvi un collega specializzato per poter affrontare le cause del vostro disturbo. Sarà sicuramente in grado di affidarvi a specialisti che vi informeranno della necessità di associare delle sedute di psicoterapia alla terapia farmacologica, evitando il rischio di cadere nella dipendenza da benzodiazepine. Questi farmaci sono molto utili in casi estremi ma solo come supporto a una psicoterapia e non possono essere considerati una soluzione definitiva al problema. Le persone che ne sono affette dovrebbero sapere che non è un problema che nasce da aspetti caratteriali – precisa Formoso- Agitarsi facilmente e preoccuparsi possono essere tratti di una personalità emotiva è definibile un po' ansiosa ma soffrire d'ansia è un'altra cosa”.

Quale tipo di ansia
“La sofferenza causata dall'ansia può essere acuta o generalizzata. L'ansia acuta si manifesta con i famosi attacchi di cui si sente spesso parlare. Spaventano molto e lasciano la paura che possano ripresentarsi e ripetersi in modo irregolare. L'ansia generalizzata invece – continua Formoso - è sempre presente e non si manifesta con attacchi intensi ma chi ne soffre resta in uno stato continuo di allerta e soprattutto di tensione emotiva. Spesso è accompagnata da disturbi del sonno e dell'appetito e nelle donne compare spesso con le alterazioni ormonali mentre nei ragazzi altera l'equilibrio creando disturbi della memoria e dell'attenzione”.

Cosa si rischia se si trascura
“L'ansia è una vera e propria malattia psicologica che merita di essere curata perché se viene trascurata può degenerare portando a conseguenze come la depressione – prosegue Formoso - talvolta anche quella definita cronica favorendo la comparsa di disturbi organici di somatizzazione e accentuando la diminuzione delle difese del sistema immunitario”.

Come capire se è da curare o no
“Basta verificare da quanto tempo dura l'ansia e a che cosa è dovuta. Se la vostra sofferenza persiste da più di un mese – sostiene Formoso - è bene cominciare a fare degli accertamenti soprattutto se all'origine non c'è una motivazione precisa che voi riconoscete come causa di averla scatenata”.

Quale “auto-aiuto” aspettando il trattamento con uno specialista
“Un primo intervento di auto-aiuto si è rivelato il metodo neuropsicofonico da me sviluppato – conclude Formoso - consiste nell'ascoltare (meglio in cuffia) una serie di suoni e frequenze all'interno di melodie musicali e di suoni particolari che agiscono direttamente sulla produzione delle sostanze chimiche nel nostro corpo.
E' proprio il cervello la nostra “scatola nera” responsabile della maggior parte dei processi neurofisiologici e pertanto si sono rivelate valide altre tecniche psicofisiologiche come lo Yoga o la distensione immaginativa di cui alcuni esercizi vengono rivelati in Nascere a tempo di Rock”.

 

Sicurezza alimentare: dall'ADI un vademecum per evitare tossinfezioni in vacanza

Con l’innalzarsi delle temperature, tipico dei mesi estivi, aumenta anche la percentuale di tossinfezioni alimentari, legata molto spesso al consumo di piatti freddi e a una cattiva conservazione e igiene dei prodotti. A questo proposito l’ADI - Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica ricorda alcune regole da osservare per non incorrere in malattie e intossicazioni dovute al consumo di alimenti contenenti sostanze tossiche o batteri, come nel recente caso di prodotti surgelati richiamati in Europa a causa di contaminazione da listeria.
 
“Le malattie dovute ai cibi contaminati costituiscono forse uno dei problemi di salute pubblica più diffuso nel mondo contemporaneo - dichiara Barbara Paolini, vicesegretario ADI - Si stima che ogni anno, nei soli Paesi industrializzati, il 30% della popolazione sia colpito da una tossinfezione alimentare, con circa 360 mila casi di denunce e 30.000 interventi per infezioni e intossicazioni alimentari. Oggi si contano al mondo più di 250 tossinfezioni alimentari che si manifestano con differenti sintomi e causate da diversi agenti patogeni che aumentano con il passare degli anni”.
 
Nel caso della listeria, ci troviamo di fronte al batterio Listeria monocytogenes  che proviene dal terreno e dalle feci animali e che prolifera soprattutto nei cibi freschi come salumi, carne cruda o poco cotta,  formaggi a base di latte non pastorizzato, ortaggi e in diversi alimenti pronti o surgelati proprio perché a differenza di molti altri batteri di origine alimentare, tollera gli ambienti salati e le basse temperature (tra +2 °C e 4 °C).
 
“Le persone più a rischio di infezione da Listeria monocytogenes sono gli anziani, le persone con un sistema immunitario debole, donne in gravidanza e neonati - spiega Barbara Paolini – I focolai di listeriosi sono spesso associati con alimenti pronti al consumo e refrigerati come salumi, formaggi a pasta molle, latte o altri prodotti caseari. Per i formaggi a pasta morbida, il rischio di listeriosi per dose è stimato essere da 50 a 160 volte maggiore per quelli  prodotti con latte non pastorizzato rispetto a quello pastorizzato. Bisogna comunque fare attenzione perché, nonostante la pastorizzazione uccida il batterio, molto spesso c’è il rischio di contaminazioni del latte e dei prodotti a causa di pratiche igieniche inadeguate dopo la pastorizzazione”.
 
Secondo gli esperti ADI le regole fondamentali per non incorrere in tossinfezioni alimentari sono:
 
1)    IGIENE - igienizzare i posti in cui si conservano i prodotti e gli utensili da cucina come posate, taglieri, piatti e contenitori. Lavare accuratamente le mani dopo aver toccato la frutta e la verdura acquistata o aver manipolato alimenti di diversa natura. Cambiare con frequenza i canovacci per le mani.
 
2)    IL FRIGO - riporre la spesa in modo corretto e nel ripiano adeguato del frigo è la base di una buona conservazione. Utilizzare contenitori in vetro o il sottovuoto per conservare gli avanzi, non lasciarli mai nei tegami di cottura. Mai riporre alimenti caldi o tiepidi nel frigo perché determinano un aumento della temperatura interna. Pulire con cura le superfici utilizzando acqua e aceto (oppure bicarbonato di sodio) o in alternativa detersivi appropriati non abrasivi e senza schiuma, in modo da facilitarne il risciacquo.
 
3)    FRUTTA E VERDURA - lavare sempre frutta e verdura prima della consumazione, preferibilmente con un cucchiaino di bicarbonato lasciandole in acqua per 15 minuti. Dopo il lavaggio è importante non refrigerare i prodotti, in quanto potrebbero sviluppare batteri patogeni contaminanti per il resto degli alimenti in frigo. Se si acquista verdure in busta, lavarle sempre anche se sulla confezione viene indicato che non è necessario. Frutta e verdura vanno riposte nei cassetti in basso e nei contenitori appositi e non lasciate libere o a contatto con altri alimenti.
 
4)    LA CARNE - va conservata in sacchetti per gli alimenti nei ripiani bassi, sopra i cassetti delle verdure, non va pulita sotto l’acqua. A seconda del tipo di taglio e composizione: deve essere consumata entro 24 ore se macinata, entro 48 ore se di pollo o tacchino, entro 3 giorni nel caso di affettati non confezionati e carne fresca in genere.
 
 
5)    IL PESCE - pulito e eviscerato va lavato sotto acqua corrente; ben asciugato, conservato in un contenitore ermetico o coperto con una pellicola e riposto nella parte bassa del frigorifero. Deve essere consumato entro le 24 ore.
 

6)    LATTICINI E UOVA - non vanno lasciati liberi in frigo, ma conservati in appositi contenitori nel ripiano centrale del frigo. Nel caso delle uova bisogna evitare di tenerle nel portauova dello sportello, a causa degli sbalzi termici dovuti all’apertura e chiusura.
 

 7)    IL FREZEER - per surgelare in maniera ottimale è consigliabile porzionare gli alimenti (carne e pesce) avvolgerli in pellicola o in busta alimenti o in contenitori resistenti. Lo scongelamento deve avvenire sempre nel frigorifero, mai a temperatura ambiente.
 
8)    L' ETICHETTA - leggere sempre l’etichetta e la data di scadenza quando si fa la spesa, riponendo i cibi con scadenza ravvicinata disposti davanti in primo piano sia in dispensa che in frigorifero per essere consumati per primi.
 

9)    LA COTTURA - Per garantire l’eliminazione delle spore dagli alimenti è necessario far salire la temperatura sopra i 120° C.
 
 
10)  IN CASO DI INTOSSICAZIONE è importante bere molta acqua per evitare la disidratazione legata al vomito, eventualmente integrare con elettroliti evitare di fare pasti troppo abbondanti o cibi pesanti elaborati.

Morsi e graffi di animali: le 5 infezioni a rischio per bambini e adulti

Vacanze, viaggi e passeggiate all’aria aperta. Che siate al mare o in montagna, in Paesi lontani o in Italia, il pericolo di morsi di animali è purtroppo molto frequente, soprattutto per i bambini.
Tanto che nelle ultime settimane nei Pronto soccorso pediatrici si è assistito ad un aumento di casi di soggetti morsi anche da topi, pipistrelli e vipere. Attenzione, quindi, soprattutto ai più piccoli che se non adeguatamente informati, sono a rischio di spiacevoli incidenti.
 
Morsi e graffi di animali, infatti, possono causare infezioni come rabbia, tetano, malattia da graffio di gatto, tigna e scabbia - tra le più comuni - che si possono contrarre anche solo con un banale contatto di saliva di animali infetti.
 
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la rabbia è ampiamente diffusa in tutto il globo e si stima che ogni anno, a causa di questa malattia, muoiano più di 55 mila persone. Di questi decessi, il 95% si registra in Asia e Africa. Il 99% dei casi di rabbia nell’uomo dipendono da rabbia canina e circa il 30-60% delle vittime di morsi di cane sono soggetti minori di 15 anni.
 
“La rabbia – sottolinea la prof.ssa Susanna Esposito, ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia e presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici, WAidid – è una malattia molto pericolosa per l’uomo e pressochè sempre mortale. Se si sta programmando un viaggio, soprattutto in Paesi endemici, è fondamentale sempre informarsi bene sui rischi infettivi a cui si potrebbe andare incontro e le vaccinazioni necessarie. Tutta la famiglia dovrebbe accertarsi di essere stata vaccinata contro il tetano con un richiamo vaccinale effettuato nei 10 anni precedenti la partenza. La vaccinazione antirabbica pre-esposizione, invece,  è raccomandata soltanto in casi di reale rischio di malattia, molto raro”.
 
Come bisogna comportarsi in caso di morso di animali?
“In generale  - prosegue Susanna Esposito – raccomandiamo di evitare di toccare o dar da mangiare ad animali sconosciuti, siano essi domestici o selvatici, informando anche i bambini. E in caso di morsi o graffi è necessario intervenire tempestivamente: al fine di prevenire le infezioni, lavare le ferite con acqua e sapone, rimuovere eventuali materiali estranei e usare comuni disinfettanti. E’ essenziale poi recarsi sempre al centro medico più vicino per valutare la necessità di somministrazione della profilassi anti-rabbica post-esposizione. Se pur in Italia gli ultimi casi di rabbia endemica sono stati segnalati nel 2011, in caso di morso da parte di animali selvatici, cani randagi o pipistrelli è essenziale rivolgersi a un Pronto Soccorso per gli interventi preventivi necessari”.
 
Quali sono le infezioni più diffuse causate da morsi, graffi e saliva di animali? Ecco i consigli di WAidid su come riconoscerle e intervenire:
 
1. Rabbia
La rabbia è una malattia infettiva, mortale, causata da un virus (della famiglia Rabdovirus) che colpisce prevalentemente i mammiferi come cani, lupi, volpi e pipistrelli. Il virus penetrato con il morso risale lungo i nervi periferici e raggiunge il sistema nervoso centrale dove agisce distruggendo le cellule nervose. L'incubazione della malattia della rabbia è variabile e può prolungarsi anche per mesi.
Come intervenire: Non esiste una terapia per la rabbia quindi l'unico modo per prevenire la malattia conclamata è intervenire durante il periodo di incubazione con la somministrazione della vaccinazione antirabbica che consente all'organismo di reagire con un'efficace risposta immunitaria prima che il virus abbia raggiunto il sistema nervoso centrale.
 
2.Tetano
Il tetano è una malattia infettiva acuta non contagiosa causata dal batterio Clostridium tetani che, normalmente presente nell’intestino degli animali (bovini, equini, ovini) ed eliminato con le feci, riesce a sopravvivere a lungo nell’ambiente sotto forma di spore.
I sintomi più evidenti causati dal tetano sono: contrazioni muscolari, febbre, sudorazione, tachicardia.
Come intervenire: La somministrazione di immunoglobuline umane antitetaniche (TIG) e l’accurata pulizia della ferita infetta, con rimozione dell’eventuale tessuto necrotico, l’uso di disinfettanti ad azione ossidante (come l’acqua ossigenata) e la somministrazione di antibiotici (penicillina) sono importanti per prevenire la fissazione alle cellule nervose della tossina eventualmente ancora presente in circolo e per impedire che ne venga prodotta di nuova. La prevenzione della malattia si basa sulla vaccinazione, prevista in Italia per tutti i nuovi nati: la somministrazione di tre dosi di vaccinazione antitetanica conferisce una protezione molto elevata, con un’efficacia superiore al 95%. La durata della protezione nel tempo è di almeno 10 anni ed è ulteriormente garantita dall'esecuzione dei richiami.
 
3.Malattia da graffio di gatto
L’agente eziologico della malattia è Bartonella henselae, un parassita ematico trasmesso all’uomo dalle pulci e dal gatto. La malattia da graffio di gatto (Cat Scratch Disease, CSD) viene considerata la causa più comune di adenopatia (linfonodi ingrossati),  cronica, benigna, in bambini e giovani adulti. Da 3 a 10 giorni dopo il contatto con l’animale, nel punto di inoculazione compare una lesione cutanea pustolosa, papulosa o vescicolosa, che può persistere per giorni o settimane, guarendo senza lasciare cicatrici.
Come intervenire: La terapia si basa sull’impiego di macrolidi. In alcuni casi può essere necessario intervenire chirurgicamente.
 
4.Dermatofitosi (Tigna)
Le dermatofitosi sono micosi cutanee, causate da microscopici funghi (specie diverse di Microsporum e Trichophyton) che colpiscono gli animali domestici (causando aree tonde alopeciche) e l’uomo su capelli, pelle e unghie, particolarmente nei bambini. Cani, gatti e topi sono tra i responsabili della diffusione della malattia attraverso contatto diretto o indiretto.
Come intervenire: Gli antimicotici topici sono generalmente efficaci. Terbinafina da banco è un fungicida e consente un trattamento più breve. L'econazolo o il ciclopirox possono portare a risultati migliori nei casi in cui non si possa escludere un'infezione da Candida.
Gli antifungini orali sono usati soprattutto nelle infezioni ungueali e del cuoio capelluto, nelle infezioni cutanee resistenti, le dosi e la durata differiscono in base alla sede dell'infezione.
Per contribuire ad alleviare il prurito e l'infiammazione, possono essere utilizzati corticosteroidi in associazione alle creme antimicotiche.
 
5.Scabbia (Rogna)
La scabbia o rogna, infezione altamente contagiosa è causata da parassiti invisibili ad occhio nudo (Sarcoptes scabiei), gli acari, che scavano microscopiche gallerie nella pelle di uomo e animali domestici. Il sintomo più comune della scabbia è un forte prurito - con formazione di vescicole e croste - che può peggiorare di notte o dopo un bagno, quando l’attività degli acari aumenta a causa del caldo.
Come intervenire. Si può trattare a livello topico utilizzando creme a base benzoato di benzile, crotamitone o permetrina utili a debellare gli acari e le loro uova. Molto importante è anche lavare i vestiti, le lenzuola e gli altri oggetti con cui si è entrati in contatto a 90° così da eliminare eventuali parassiti depositati.
 
Morsi di ragni
Quasi tutte le 40 000 specie di ragni conosciuti sono velenose. Tuttavia, i denti della maggior parte delle specie sono troppo corti o fragili per penetrare nella cute. Reazioni sistemiche gravi si verificano più frequentemente con morsi di:
-  ragno bruno: violino, marrone recluso (Loxosceles sp)
-  ragni vedova: vedova nera (Latrodectus sp), vedova marrone (L. geometricus])
 
I morsi di ragni bruni, più frequenti negli Stati Uniti, sono recentemente tornati di attualità anche nel nostro Paese. Alcuni morsi sono inizialmente indolori, ma il dolore, che può essere grave e interessare l'intero arto, si sviluppa in tutti i casi entro 30-60 min. La zona del morso diventa eritematosa ed ecchimotica e può essere pruriginosa. Nella sua sede si forma una bolla centrale, spesso circondata da un'area ecchimotica irregolare (lesione a occhio di bue).
Come intervenire: ll comune trattamento per tutti i morsi di ragno comprende la pulizia della ferita, il ghiaccio per ridurre il dolore, l'elevazione dell'arto, la profilassi antitetanica e l'osservazione.
 

Morsi di serpenti
In caso di morso di serpente, si raccomanda di: NON tagliare la ferita da morso, NON tentare di succhiare il veleno, NON applicare lacci, acqua o ghiaccio.

Nei casi di morsi di vipera si instaura nella zona un edema duro e dolente di colore rosso-bluastro con ecchimosi. Dopo 1-6 ore circa, l'edema si estende a tutto l'arto colpito con formazione di chiazze cianotiche. Entro 12 ore si possono avvertire sintomi come secchezza della bocca e sete intensa, vomito e diarrea, crampi muscolari, pallore progressivo, vertigini e mal di testa.
Come intervenire: Recarsi il prima possibile al Pronto Soccorso, il siero antivipera può essere somministrato soltanto da personale medico.
 

Sclerosi multipla e Alzheimer: come affrontare l'estate

Il caldo estivo rappresenta una nota dolente per la maggior parte delle persone, ma in particolare per coloro che sono affetti da una patologia neurologica come Sclerosi Multipla e Alzheimer.  L’aumento della temperatura, infatti, può influire – spesso negativamente – sui sintomi e sulle manifestazioni cliniche di queste due patologie, molto sensibili alle variazioni climatiche.
 
Nella Sclerosi Multipla, ad esempio, malattia autoimmune che colpisce il sistema nervoso centrale ed è responsabile dei disturbi della motilità, dei sistemi sensoriali, della sensibilità di alcune parti del corpo o delle funzioni sfinteriche, l’aumento della temperatura aggrava i sintomi già esistenti o facilita la comparsa di nuovi disturbi.
 
“D’estate le persone affette da Sclerosi Multipla – afferma il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente della SIN e Direttore Clinica Neurologica Università di Genova – hanno maggiori difficoltà a camminare, possono lamentare disturbi visivi e molto spesso accusano una fatica maggiore. Il consiglio è quello di climatizzare bene la casa e di trascorrere, se possibile, le vacanze in montagna. Anche l’assunzione di bevande fredde o di granite è fortemente raccomandata; un abbassamento della temperatura corporea può essere, infatti, molto utile. Non bisogna dimenticare, comunque, che si tratta di problemi transitori, legati al caldo, che non interferiscono con il decorso generale della malattia”.
 
Anche nelle persone molto anziane, soprattutto se affette da malattia di Alzheimer, possono insorgere problematiche legate alle alte temperature estive.  
“In questi casi – sottolinea il Prof. Mancardi – la percezione delle variazioni di temperatura e la termoregolazione corporea sono alterate; le persone con queste patologie possono non rendersi conto del calore e, di conseguenza, non mettere in atto le normali contromisure, come indossare abiti più leggeri o aumentare l’assunzione di liquidi per compensare la disidratazione dovuta al caldo. Questo può causare un aumentato rischio di complicanze infettive o di squilibri metabolici che, seppur lievi, in situazioni cliniche già compromesse possono avere conseguenze negative”.
 
Il caldo, inoltre, aumenta la sensazione di stanchezza che, unita all’assunzione di farmaci, accentua alcuni sintomi della malattia stessa. Nell’anziano, in questi periodi estivi, sono più frequenti gli stati confusionali e il peggioramento dell’orientamento così come delle funzioni cognitive. Bisogna dunque prestare attenzione a quei piccoli accorgimenti che servono ad aiutare il paziente ad alleviare il decorso della sua malattia durante l’estate: rinfrescare gli ambienti in cui soggiorna, garantire un’adeguata idratazione, bilanciare la dieta variandola sia nella scelta degli alimenti che nelle modalità di cottura.
 

Con Fiduciaria Marche alla ricerca di finanza alternativa per le imprese

In un momento in cui nascono e si moltiplicano le idee e tanti imprenditori vorrebbero trovare opportunità di ripresa per la loro attività, la Fiduciaria Marche si attesta come partner e consulente esperto per chi vuole lanciare o rilanciare i suoi affari e la sua produttività. Come Società fiduciaria e di revisione autorizzata, grazie al decreto Ministeriale del 2/10/73 ai sensi della Legge 23/11/39 n° 1966 che regola l'esercizio delle attività di fiduciaria e di organizzazione e revisione contabile di aziende, la Fiduciaria Marche srl offre quindi anche un servizio di ricerca di finanza alternativa per le imprese finalizzato alla valorizzazione dell’azienda.

Come ha reso noto il presidente dott. Valerio Vico, due sono le possibilità di attuazione: attraverso l’acquisizione di capitale di rischio o del capitale di debito. Vediamo nel dettaglio.

Acquisizione capitale di rischio

La Fiduciaria Marche srl verifica la sussistenza dei requisiti formali e sostanziali di accesso al mercato azionario dedicato alle PMI (AIM della Borsa Italiana) ovvero l’acquisizione di quote anche minoritarie da parte di fondi d’investimento alimentati anche attraverso i PIR (Piani Individuali di Risparmio). Le società valutate positivamente saranno affiancate nel processo di quotazione e preparate al confronto con gli Investitori.

Acquisizione capitale di debito

Fiduciaria Marche srl verifica la sussistenza dei requisiti formali e sostanziali per l'emissione dei minibond e delle cambiali finanziarie. Le società valutate positivamente saranno affiancate nella ricerca delle figure chiave richieste per l'emissione degli strumenti finanziari.

 

Il servizio di partnership e consulenza per la ricerca di Finanza alternativa per le imprese che vogliono crescere, la Fiduciaria Marche ha attivato un indirizzo specifico a cui rivolgersi: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Farmaci d'estate. Le regole per non rischiare

Con il caldo e l'eventuale esposizione al sole, tutti i farmaci, in tutte le formulazioni, ma anche gli integratori alimentari possono subire danni o alterazioni, analoghe attenzioni vanno adottate per la loro assunzione durante il periodo estivo, perché, per esempio, antistaminici, alcuni antibiotici, sulfamidici, contraccettivi orali e Fans, ma anche cerotti o gel a base di ketoprofene e prodotti che attenuano il fastidio delle punture di insetto a base di prometazina sono fotosensibilizzanti. Questi alcuni dei consigli che Federfarma Verona ricorda in un comunicato stampa in cui sottolinea che la corretta conservazione dei farmaci sempre, ma soprattutto in estate, è una pratica necessaria e anche salvavita perché quando il principio attivo alterato dalle alte temperature non è più efficace è come se non lo avessimo assunto.

Le regole di base valgono anche in città: "non lasciare mai qualsiasi farmaco all'interno dell'auto parcheggiata o nel bauletto della moto, ma appena ritirati dalla farmacia vanno portati nel minor tempo possibile a casa seguendo le istruzioni del farmacista soprattutto in presenza di farmaci termolabili, che si alterano facilmente al variare della temperatura. Se si tratta di questo tipo di prodotto sia farmaco che dispositivo medico non va mai lasciato nemmeno per poche decine di minuti al caldo dell'abitacolo a meno che non si disponga di un contenitore refrigerato. In estate è utile fare un check dei farmaci che si tengono abitualmente a casa compresi gli integratori alimentari e i prodotti per uso topico notando eventuali alterazioni dell'aspetto, colore, odore, consistenza, omogeneità. In particolare, creme e unguenti con il caldo tendono a cambiare il loro stato e quindi oltre a macchiare stoffe e indumenti, se tenuti in luogo non protetto potrebbero subire trasformazioni tali per cui nonostante il ripristino della temperatura idonea, il farmaco potrebbe risultare alterato anche nella sua forma farmaceutica. Particolare attenzione va dedicata ai colliri che spesso risultano tanto utili d'estate, ma non vanno utilizzati per periodi prolungati se li portiamo con noi, ad esempio nelle borse da spiaggia. Il consiglio è quindi di eliminare la confezione al termine della vacanza così come le protezioni solari che per la loro inevitabile esposizione a temperature alte rischiano di vedere alterato nel tempo il fattore protettivo. Per queste creme, al momento dell'acquisto, andranno fatte quindi valutazioni sia relative alla personalizzazione del fattore di protezione, sia alla fotostabilità del filtro in esse contenuto. Un valido suggerimento, per la nostra salute e per la qualità della conservazione del filtro protettivo, è quello di applicare il prodotto sulla pelle prima di recarsi in spiaggia.

Nei medicinali purtroppo le trasformazioni possono essere non evidenti e riguardano il principio attivo del farmaco. Seguire le corrette regole di conservazione significa fare prevenzione a partire dal momento in cui il medicinale esce dalla farmacia, considerando che tutti i farmaci non dovrebbero essere comunque tenuti a temperature superiori ai 25° C. Un consiglio pratico può essere quello di riporre i farmaci dell'armadietto di casa, soprattutto nelle giornate particolarmente torride, in una borsa termica che li ripari in parte dalle altre temperature domestiche e riporla nella stanza più fresca e meno umida della casa, ma non in frigorifero.

In vacanza le regole da seguire sono ancora più restrittive: un momento molto critico riguarda in particolare il viaggio. È sempre preferibile tenere il farmaco nell'abitacolo dell'automobile e non nel bagagliaio o nelle valigie esterne posizionate nei box sul tetto dell'auto che si surriscaldano ai raggi del sole. Se si viaggia in moto è utile mettere i farmaci quanto più all'interno delle sacche o degli zaini perché risultino più isolati dal caldo e a questo proposito è utile lasciarli sempre nelle proprie confezioni e non riporli nei porta-pillole. Tutelare i farmaci dal caldo non basta perché essi temono anche luce diretta ed umidità, condizioni che si verificano quando si affrontano lunghe giornate in spiaggia, ma anche passeggiate o giri in bicicletta in campagna, montagna e nelle città d'arte. In aereo si devono portare sempre i medicinali nel bagaglio a mano insieme alle ricette di prescrizione che posso essere richieste dal personale in servizio. Esistono farmaci che necessitano di particolari attenzioni nella conservazione e in questi casi è doveroso leggere attentamente il foglietto illustrativo, chiedere specifico consiglio al farmacista e prevedere quanto necessario al loro trasporto prima di intraprendere il viaggio. Ne sono un tipico esempio i farmaci utilizzati dai pazienti diabetici.

«Non si deve assolutamente sottovalutare il pericolo di alterazione dei farmaci - spiega Marco Bacchini, presidente Federfarma Verona - come spesso accade nella frenesia delle vacanze. Per quanto riguarda i viaggi segnalo che esistono specifici contenitori per medicinali che tendono a non surriscaldarsi e in generale ad isolare le dosi quotidiane e sono anche molto utili in viaggio quando si tende, sbagliando, a stoccare tutto insieme per praticità. Alcune categorie come i farmaci che contengono ormoni (ad esempio per la tiroide o i contraccettivi) sono particolarmente sensibili alle variazioni di temperatura, vedi anche i test diagnostici. Se non sussistono problemi legati alla deglutizione, molto tipici negli anziani, quando ci si trova fuori casa si dovrebbe optare per le forme solide che sono più "resistenti" alle variazioni climatiche. Infine - conclude Bacchini - un consiglio che riguarda la continuità della terapia e la necessità di portare con sé eventuali ricette redatte dal medico: le ricette elettroniche hanno validità nazionale e quindi possono essere presentate in qualsiasi farmacia italiana». 

 

Fonte: Farmacista 33

 

Bambini e alimentazione durante le vacanze: il decalogo SIPPS per non tornare a scuola in sovrappeso

L’estate è finalmente arrivata! Anzi, per molti ha già preso il via da alcuni giorni. Soprattutto per i bambini, che si sono messi alle spalle l’anno scolastico e si sono riversati nelle località di mare e di montagna di tutta Italia per godersi le vacanze.
Per i piccoli il menu dei mesi di luglio e agosto non prevede solo bagni e passeggiate nei boschi ma anche strappi alla regola sul fronte alimentare.
E così non sono pochi i bimbi che rischiano di tornare sui banchi di scuola con qualche chilo di troppo.
Cosa fare, dunque, per trascorrere i mesi estivi all’insegna della sana e corretta alimentazione? E quali, invece, i cibi da evitare?
La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale fornisce ai genitori utili consigli su quali alimenti debbano trovare posto in tavola per un corretto sviluppo dei più piccoli.


Questo il decalogo della SIPPS:


Acqua: Portatene tanta, soprattutto se con voi ci sono bambini, se avete deciso di passare molte ore in spiaggia o fuori casa e se la giornata si presenta calda e umida. L’acqua disseta anche più se in una bottiglia da un litro e mezzo si aggiunge il succo di mezzo limone poiché i sali minerali reintegrano quelli persi con il sudore. Il giorno prima potete mettere nel congelatore alcune bottigliette che serviranno a tenere fredde le bevande nel frigo portatile.
Bevande zuccherate: Meglio evitare l’aranciata o la bibita a base di cola, poiché poco dissetanti per la loro alta concentrazione di zucchero. Inoltre, la caffeina contenuta nelle bibite gusto cola, oltre a non essere indicata per i bambini, può provocare disidratazione, pericolosa per chi vuole trascorrere giornate sotto il sole.
The: ‘NO’ a quelli confezionati, troppo ricchi di zucchero e, quindi, di calorie. Il the è un’ottima bevanda che con i suoi flavonoidi ci protegge dai danni dei radicali liberi. Potete prepararlo voi addolcendolo con poco zucchero e tanto succo di limone. C’è anche il the verde, ricchissimo di antiossidanti e con un gusto così delicato che di solito non ha bisogno di essere zuccherato.
Succhi di frutta: Possono diventare un buono spuntino di emergenza, ma non sono comunque sostituti della frutta, unica con il suo contenuto in fibra e il suo alto potere saziante, o dell’acqua perché, pur contenendo vitamine, sono ricchi di zuccheri che rendono queste bevande poco dissetanti ma iperglicemizzanti. In ogni caso, se proprio dovete usarli, scegliete sempre quelli senza zuccheri aggiunti!
Frutta: Decisamente sì, ottima sia come spuntino che a fine pasto. L’estate ce ne offre moltissima: pesche, albicocche, melone, anguria, prugne, susine, pere, fichi, fichi d’india, ciliegie e uva. Ricca di acqua, vitamine, minerali, fibra e fitonutrienti, la frutta non ha controindicazioni.
Pranzo: Evitate piatti elaborati come pasta al forno o timballi, spesso ricchi di grassi che rallentano la digestione e creano sensazione di pesantezza. Un panino può diventare un buon pasto. Scegliete pane fresco e non condito e riempitelo di tanta verdura (pomodori, insalata, verdure grigliate) e qualche fetta di prosciutto o arrosto di tacchino o mozzarella o uovo sodo.
Riso: Un ottimo piatto può essere la classica insalata di riso. Il riso è ricco di amido, un tipo di carboidrato molto digeribile. Usate il riso parboiled che non scuoce e mantiene i chicchi ben separati. Questo vi eviterà di utilizzare molto l’olio. Potete usare i condimenti già pronti ma all’acqua, oppure verdure fresche come i pomodori.
Verdure: Non è comodo né igienico portarsi da casa verdure cotte o insalate. Una valida alternativa possono essere ortaggi come cetrioli, da sbucciare sul momento, o finocchi. Sono ricchi di acqua e di potassio con pochissime calorie. Ottimi come spuntino o da mangiare durante il pranzo.
Secondi: Se nelle vostre insalate di riso o di pasta avete aggiunto del tonno, o del prosciutto, o del formaggio, avete preparato dei piatti unici, che oltre ai carboidrati forniscono anche proteine. Un secondo sarebbe di troppo. Evitate carne panata fritta come può essere quella confezionata, ma anche quella fatta in casa, poiché troppo ricca di grassi. Anche le frittate sono sconsigliate in spiaggia. Pur essendo comode da portare fuori casa, le uova richiedono infatti una lunga digestione.
Divertimento: Giocate insieme ai vostri figli o fate sì che i vostri piccoli non si annoino. Oltre a nuotare, a fare castelli di sabbia ci sono tanti giochi che si possono fare in spiaggia ma anche in montagna. Dove è possibile si può giocare a pallone o a racchette e, perché no? Una bella partita a bocce non ha mai stancato nessuno!
 
“La prima regola è mangiare sano, con attenzione soprattutto alla varietà nei tipi di verdure e di pesce, su cui le famiglie italiane sono un po’ carenti, e adottare alcuni accorgimenti, come quello di consumare i pasti in famiglia e coinvolgere i figli nella spesa e nella preparazione dei cibi”. E’ quanto afferma il Professor Andrea Vania, Dirigente di I livello e Responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione Pediatrica del Dipartimento di Pediatria di Sapienza Università di Roma. “Il mio consiglio – prosegue l’esperto della SIPPS – è quello di coinvolgere i bambini nella spesa, non tanto per consentire loro di comprare le merendine che preferiscono, ma perché siano loro a suggerire di provare un pesce o una verdura che non hanno mai provato. Coinvolgiamoli anche in cucina: questo è un punto importante, che spesso viene dato come indicazione comportamentale anche nel trattamento dell’obesità”.
 
Gli esperti si soffermano sula piramide alimentare, modello di corretta distribuzione dei nutrienti nella dieta, anche e soprattutto nel periodo estivo.
“Insieme ai cereali ed ad un’adeguata assunzione di acqua - informa il Dott. Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS -, la frutta e la verdura costituiscono le basi della piramide alimentare. Se ne devono assumere ogni giorno e 2-3 volte al giorno, scegliendo frutta e verdura fresca di stagione che vanno consumate con la buccia, che fornisce fibra, e a pezzi, a morsi perché ciò contribuisce ad aumentare il senso di sazietà. “Ogni giorno – conclude il Presidente Di Mauro - bisogna introdurre una quota di calcio pari a quanto raccomandato per età del bambino, che si ottiene assumendo latte e latticini: dal latte parzialmente scremato allo yogurt naturale con l’aggiunta di frutta fresca, fino ai formaggi freschi”.
 

Qual è la tua sensibilità alla caffeina? Dipende dal DNA

Un recentissimo report a cura del dottor Langer, dimostra come le differenze genetiche spiegano le diverse reazioni agli effetti del caffè
 
Sensibilità al caffè: c’è chi può bere 5 tazzine al giorno senza grossi problemi e chi passa la notta in bianco per averne bevuta solo una. Il modo in cui gli individui metabolizzano la caffeina dipende anche dal corredo genetico, per cui è possibile dividere i consumatori di caffè in tre gruppi: quelli ad alta, a media e a bassa sensibilità al caffè. Questo è quanto emerge dal report del dottor J.W.Langer, docente di Farmacologia presso la Copenhagen University’s Medical School, realizzato per l'Institute for Scientific Information on Coffee (ISIC).
Il report “Genetics, Metabolism and Individual Responses to Caffeine” si basa sulle evidenze della letteratura esistente per analizzare e spiegare perché alcune persone sono più sensibili all’effetto della caffeina e in che modo i professionisti della salute devono tener conto di queste caratteristiche nel consigliare i pazienti.
La risposta di un individuo alla caffeina è probabilmente determinata da due fattori genetici principali: la maggiore o minore rapidità del metabolismo del fegato-3.e la presenza di una variazione genetica che rende il sistema nervoso centrale più sensibile agli effetti stimolanti della caffeina.1,4-8
Sulla base di questi fattori, il dott. Langer ha proposto tre livelli descrittivi di sensibilità globale alla caffeina:
Alta sensibilità alla caffeina
·  Metabolismo lento del fegato e alto legame con il sistema nervoso centrale. Anche piccole quantità di caffeina causano un effetto stimolante e dosi più elevate possono causare problemi di sonno, come succede in una minoranza di persone.
 
Sensibilità regolare alla caffeina
·   L'equilibrio tra inattivazione della caffeina nel fegato e legame nel sistema nervoso centrale significa che l'individuo può in genere bere 2-5 tazze di caffè durante il giorno, senza controindicazioni o disturbi del sonno. Di solito la caffeina non è raccomandata la sera, ma le differenze individuali prevalgono, come succede nella maggior parte delle persone.
 
Bassa sensibilità alla caffeina
·   Metabolismo veloce della caffeina. Se ne possono consumare quantità maggiori (anche se i professionisti della salute consigliano di rimanere all'interno delle linee guida EFSA di non più di cinque tazze di caffè al giorno9). Il caffè che si beve prima di coricarsi normalmente non disturba il sonno.
 
Il dottor Langer spiega: "Siamo tutti bevitori di caffè differenti: il nostro corredo genetico programma la reazione alla caffeina, così come il colore dei capelli e degli occhi."
Un individuo con bassa sensibilità alla caffeina probabilmente non sperimenterà gli effetti che si vogliono ottenere tipicamente da questa sostanza, come la veglia, la vigilanza e una maggiore concentrazione. È importante per gli specialisti della salute sottolineare che chi metabolizza velocemente la caffeina non dovrebbe superare l'assunzione giornaliera raccomandata nel cercare di ottenere gli effetti desiderati.
Il dottor Langer prosegue: "La maggior parte delle persone modera autonomamente l'assunzione di caffeina, in base all’esperienza personale e alla tolleranza individuale. Tuttavia è importante che le persone con una bassa sensibilità alla caffeina rimangano all'interno della dose giornaliera raccomandata di caffeina fino a 400 mg di caffeina, che equivale a circa cinque tazze di caffè al massimo ".
Questo report, oltre a spiegare le variazioni genetiche che influenzano le reazioni degli individui alla caffeina, mette in evidenza che tali reazioni possono essere determinate anche da fattori non genetici come l’abitudine al fumo, la gravidanza e l'età. Il rapporto sottolinea che, in occasione di richiesta esplicita sul consumo di caffeina, i professionisti della salute devono prendere in considerazione anche le risposte individuali dei pazienti.
 

Ipermemoria autobiografica, per la prima volta studiati i meccanismi


 Ricordare ogni giorno della propria esistenza, e per di più ricordarne i dettagli, è impossibile per la quasi totalità delle persone. Sebbene molti siano in grado di ricordare con accuratezza eventi ad alta connotazione emotiva (per es., il proprio matrimonio, la nascita di un figlio, il primo bacio, la morte di una persona cara), le giornate cosiddette “normali” vengono solitamente dimenticate o lasciano tutt’al più solo un vago ricordo. Eppure, un numero molto esiguo di persone riesce a ricordare con incredibile accuratezza giornate apparentemente normali. Sono i soggetti dotati di ipermemoria autobiografica ora al centro, per la prima volta al mondo, di uno studio di risonanza magnetica funzionale (fMRI) per comprendere i meccanismi neurobiologici alla base di tale straordinaria capacità di memoria.
 
Lo studio, condotto sperimentalmente tutto in Italia presso la Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, coordinato da Valerio Santangelo, Simone Macrì e Patrizia Campolongo e pubblicato sull’autorevole rivista Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, PNAS, ha coinvolto numerosi centri di ricerca tra cui l’Istituto Superiore di Sanità, l’Università di Perugia, l’Università della California – Irvine e Sapienza Università di Roma
 
“Abbiamo monitorato otto persone con ipermemoria, individuate dal gruppo di ricerca nella popolazione italiana a partire dal 2015, e 21 soggetti di controllo con memoria normo-tipica – afferma il primo autore dello studio Valerio Santangelo, dell’ateneo di Perugia e della Fondazione Santa Lucia IRCCS – La cosa straordinaria è che, oltre a ricordare il giorno della settimana di una data lontana nel tempo (per es. ricordano che il 3 agosto del 2011 era un mercoledì!), sono anche in grado di dire come erano vestiti in quella giornata, che cosa hanno mangiato, quale film hanno visto, etc. Ancora più sorprendente è la completa assenza di esitazione o di sforzi consapevoli quando tali soggetti devono richiamare alla memoria eventi che hanno vissuto anche decine di anni prima”.
 
Durante scansione fMRI, ai soggetti è stato chiesto di rievocare esperienze autobiografiche relativamente recenti (ad es., “L’ultima volta che hai preso un treno”) o remote (ad es., “La prima volta che hai baciato qualcuno”). Nell’arco di 30 secondi, i soggetti dovevano premere un pulsante per indicare che avevano rintracciato quello specifico ricordo in memoria (fase di “accesso” al ricordo) e poi continuare a rivivere il ricordo quanto più possibile nel dettaglio (fase di “elaborazione” del ricordo).
 
“Come era lecito attendersi – prosegue l’ultimo autore dello studio Patrizia Campolongo, della Sapienza e della Fondazione Santa Lucia – i soggetti con ipermemoria autobiografica hanno rievocato un numero maggiore di dettagli e con maggior vividezza rispetto ai soggetti di controllo. Sorprendentemente, le differenze funzionali tra ipermemori e controlli sono state riscontrate unicamente nella fase di accesso al ricordo, ma non di elaborazione dello stesso. Durante la fase di accesso, i soggetti ipermemori hanno mostrato un incremento di attivazione della corteccia prefrontale mediale e della sua connettività funzionale con l’ippocampo, soprattutto nel caso di ricordi remoti. Questi risultati sembrano mostrare che l’ipermemoria consiste principalmente nella capacità di accedere, tramite il circuito prefrontale-ippocampale, a tracce mnestiche non accessibili invece ai soggetti di controllo, spiegando così la maggiore capacità dei soggetti ipermemori di riportare alla luce dettagli infinitesimi del loro passato”.
 
Questi risultati permettono di aprire nuove frontiere di ricerca sulla memoria, tradizionalmente studiata in termini di ipo-funzionamento in condizioni patologiche. “Comprendere i sistemi neurobiologici alla base dell’iper-funzionamento di memoria – conclude Simone Macrì, dell’ISS – fornisce di fatto importanti indicazioni su come intervenire (in termini di stimolazione cerebrale) per ripristinare un funzionamento adeguato dei sistemi di memoria in condizioni patologiche”.
Il gruppo di studio continua la ricerca di soggetti ipermemori nella popolazione italiana attraverso la somministrazione di test ad hoc effettuati telefonicamente in cui i soggetti devono rispondere a domande riguardanti la collocazione temporale (giorno, mese e anno) di eventi pubblici accaduti durante il corso della loro vita.