Apr 19, 2019 Last Updated 4:02 PM, Apr 19, 2019

Umbria: giunta regionale nomina il dottor Antonio Onnis commissario straordinario dell’azienda ospedaliera di Perugia

 La Giunta regionale dell’Umbria, presieduta dal vicepresidente Fabio Paparelli, ha nominato il dottor Antonio Onnis Commissario straordinario dell’Azienda Ospedaliera di Perugia: lo rendono noto il vicepresidente Paparelli e l’assessore alla Salute, Antonio Bartolini.

  Attualmente il Dottor Onnis è direttore generale della prevenzione sanitaria all’Ats-Azienda Tutela Salute della Sardegna a Sassari; ha rilevanti esperienze nel settore sanitario maturate essenzialmente in funzioni di direzione e coordinamento di strutture organizzative complesse di Sardegna, Toscana e Lazio. È stato docente in percorsi formativi di livello universitario in ambiti attinenti al management e alla promozione della qualità del settore sanitario.

  “La nomina del dottor Onnis a commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera di Perugia -  spiegano il vicepresidente Paparelli e l’assessore Bartolini –, rappresenta il frutto di una proficua collaborazione instauratasi tra il Ministero della Salute e Regione Umbria, in forza della lettera del Ministro Giulia Grillo del 13 aprile scorso”.

  “Ringrazio il ministro Grillo – ha dichiarato il vicepresidente, Fabio Paparelli - per la disponibilità dimostrata nella stipula dell’accordo di collaborazione finalizzata a fornire assistenza tecnica e supporto al sistema sanitario regionale umbro e per la tempestività dell’indicazione del Dottor Onnis per la nomina del Commissario straordinario dell’Azienda Ospedaliera di Perugia”.

   “Vogliamo ringraziare ancora il ministro per il quale sia io sia l’Assessore Bartolini rimaniamo a disposizione. L’accordo – ha concluso – potrebbe rappresentare un modello di sperimentazione di una collaborazione tra Ministero della Salute e Regione, per una futura fattiva e strutturata collaborazione”.

Fonte: Agenzia Umbria Notizie

L’elisir di giovinezza dei muscoli: scoperto il funzionamento delle molecole che combattono l’invecchiamento muscolare

 

Lo studio di un team di ricerca della Sapienza, in collaborazione con l’Istituto Pasteur di Roma, l’Università Cattolica e il Jackson Laboratory (USA), ha caratterizzato il meccanismo di azione di due molecole per rallentare il declino muscolare legato all’età. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Aging Cell

Uno dei primi effetti dell’invecchiamento è la perdita di massa muscolare scheletrica associata a una riduzione della forza. Questo processo, denominato sarcopenia, è spesso accompagnato dall’alterazione delle giunzioni neuromuscolari, con conseguente compromissione della comunicazione tra sistema nervoso e tessuto muscolare. È importante quindi mantenere funzionanti e in salute i muscoli anche nell’età senile per aumentare la qualità stessa della vita delle persone anziane.

Per fare luce su questo meccanismo, un nuovo studio coordinato dal gruppo di ricerca di Antonio Musarò del Dipartimento di Scienze anatomiche istologiche medico legali e dell'apparato locomotore della Sapienza, in collaborazione con l’Istituto Pasteur-Italia, l’Università Cattolica di Roma e il Jackson Laboratory (USA), ha analizzato il fattore di crescita IGF-1, che ha un ruolo fondamentale per il differenziamento delle cellule muscolari.

In particolare sono stati caratterizzati i meccanismi molecolari attraverso cui due forme diverse di IGF-1 (IGF-1Ea e IGF-1Eb), codificate dallo stesso gene ma con azione diversa sulla crescita muscolare, possono ridurre il decadimento muscolare legato all’età. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Aging Cell.

I ricercatori hanno generato due diversi modelli animali in cui il gene codificante per IGF-1Ea e per IGF-1Eb è stato selettivamente espresso nei muscoli volontari di topi normali.
Si sono ottenuti quindi due topi geneticamente modificati (uno esprime l’isoforma IGF-1Ea e l’altro l’isoforma IGF-1Eb) che sono stati poi confrontati fra loro e con la controparte normale.

“Il primo dato interessante – spiega Antonio Musarò – è che soltanto l’isoforma IGF-1Ea è in grado di aumentare in modo significativo la massa muscolare, inducendo una ipertrofia muscolare associata a un aumento della forza, mantenuta per tutta la durata della vita dell’animale. Inoltre, i nostri dati – continua Musarò – hanno dimostrato che entrambe le isoforme di IGF-1 sono in grado di contrastare i segni della sarcopenia, cioè del declino della massa e della forza muscolare in età avanzata, aumentando la performance dei topi vecchi”.

La caratterizzazione di questa azione benefica ha rivelato che le due isoforme analizzate mantengono inalterati alcuni processi normalmente colpiti durante l'invecchiamento, come per esempio l’autofagia, processo fisiologico fondamentale per la sopravvivenza che la cellula utilizza per degradare le componenti danneggiate.

L’attivazione di questi meccanismi molecolari è essenziale sia per la produzione di nuovi mitocondri funzionali, che per il mantenimento dell'integrità delle giunzioni neuromuscolari che garantiscono la funzionalità muscolare e l'interazione tra muscolo e nervo.

Lo studio, possibile grazie ai finanziamenti dell’Istituto Pasteur-Italia, Fondazione Roma, ASI e progetti ricerca d'interesse di Ateneo, apre nuove prospettive per disegnare specifici approcci terapeutici per contrastare la debolezza muscolare associata all’invecchiamento e soddisfa anche i requisiti “excellent science” e “better society” previsti dal programma europeo Horizon 2020.

 

Fonte: Ufficio stampa La Sapienza Università di Roma

 

 

Malati oncologici: Fondazione ANT lancia il bando Sprint4ideas

Il 19 aprile parte la call dedicata alle idee più innovative per migliorare la qualità della vita dei malati di tumore

Fondazione ANT - da quarant’anni impegnata nelle attività gratuite di assistenza medico-specialistica domiciliare ai malati di tumore e di prevenzione oncologica – lancia venerdì 19 aprile la seconda edizione di Sprint4Ideas, il bando finalizzato a trovare soluzioni ad alto contenuto innovativo per “contaminare” e migliorare ulteriormente il modello assistenziale ANT, trovare risposte inesplorate ai bisogni concreti di pazienti oncologici assistiti a domicilio, delle loro famiglie e dello staff socio-sanitario attraverso tecnologie e servizi che possono spaziare da medical device, software, presidi sanitari innovativi, progetti di virtual reality, innovazione di processo e sistemi di supporto ai caregiver fino a prodotti ancora inediti, non specificatamente nati per l’assistenza domiciliare ma integrabili con essa.

Dal 19 aprile fino al 30 giugno sarà possibile inviare progetti per tre diverse categorie: risoluzione di criticità rilevate dallo staff sanitario ANT e implementazione di modelli innovativi in assistenza domiciliare; sviluppo di nuovi progetti con virtual reality, intelligenza artificiale, realtà aumentata; soluzioni ad alto contenuto innovativo, volte a migliorare il modello assistenziale ANT.

Una commissione di valutazione composta da professionisti del settore, selezionerà i progetti a cui destinare contributi economici, rispettivamente del valore di 20.000, 15.000 e 10.000 euro, raccolti da ANT grazie al sostegno di Fondazione Cattolica, Vivisol, Igea Medical. Inoltre, grazie alla collaborazione con i partner, saranno a disposizione due premi speciali: fino a un massimo di tre neoimprese finaliste potranno partecipare a un percorso di accompagnamento offerto da Réseau Entreprendre Italia attraverso la propria rete di associazioni territoriali; Round Table 7 Bologna mette invece a disposizione una borsa di studio per Open Program “Business Plan” alla Bologna Business School.

Il risultato ottenuto con la prima edizione ci ha incoraggiati a riproporre il bando anche nel 2019. Siamo sempre più convinti che le organizzazioni del Terzo Settore come ANT abbiano nel loro DNA l'innovazione. Nascono infatti dall’impegno dei cittadini stessi per soddisfare un bisogno non coperto dal Pubblico e per rispondere ai bisogni sociali del territorio – osserva il presidente ANT Raffaella Pannuti - Sprint4Ideas va in questa direzione e assolve contemporaneamente a diversi obiettivi: da un lato trovare soluzioni che “aggancino” l'innovazione ai bisogni della persona, dall’altro creare un meccanismo generativo di risorse. 

Commissione di valutazione dei progetti

I progetti saranno valutati da una commissione composta da Aldo Bonadies dirigente amministrativo AUSL di Bologna, Matteo Cadossi, MD PhD vicepresidente Igea Medical,Lorenzo Chiari, professore ordinario del Dipartimento di Ingegneria dell’energia elettrica e dell’informazione “Guglielmo Marconi” dell’Università di Bologna, Francesco Fotia, presidente Round Table 7 Bologna, Antonio Imbrogno, Gruppo Meridiana Italia, Cecilia Maini di ASTER, Claudio Petronio AD di Vivisol – membro del gruppo consiliare dell’associazione servizi e telemedicina di Confindustria Dispositivi medici, Federica Sechi, direttore di Associazione Réseau Entreprendre Italia, Federico Strollo Founder Quadrante - Bologna Start Up, Jacopo Tamanti, coordinatore qualità e ufficio di direzione sanitaria ANT, Aldo Tomasi Professore ordinario MD PhD Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia – responsabile scientifico laboratorio TOP tossicologia e proteonica, Adriano Tomba, segretario generale Fondazione Cattolica Assicurazioni,Silvia Varani, responsabile nazionale U.O. formazione e aggiornamento scientifico ANT.

Sprint4Ideas gode del patrocinio di Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna, Università degli Studi di Bologna, Aster, Confindustria Emilia Area Centro, Confindustria Dispositivi Medici, CNA Emilia-Romagna, Bologna Start Up Network, Democenter, Tecnopolo di Mirandola, AUSL Bologna.

 

Info > https://ant.it/cosa-facciamo/ricerca/sprint4ideas/

Contatti > Daniela Rizzoli 3389101802

Fonte: Comunicazione Fondazione ANT Italia ONLUS

Auser: storie di donne che aiutano altre donne

Ad Ancona un progetto di solidarietà che unisce le differenze

Annabel, Loveth e Happy,  sono tre donne che vengono dal Mozambico salvate dalla tratta e dallo sfruttamento grazie all’associazione Free Woman.  Sono brave a realizzare i tradizionali copricapi colorati, non un semplice accessorio, nella cultura del loro Paese è un simbolo di eleganza e di fierezza. E’ questo l’inizio di una storia a lieto fine, una storia di donne che aiutano altre donne.

Un gruppo di volontarie della sartoria della solidarietà Auser di Collemarino: Marta, Clara, Rossella, Egle, Concetta, Lidia, Rosanna, sarte esperte alcune con più di 80 anni, si sono messe a disposizione delle ragazze del Mozambico per aiutarle a confezionare questi bellissimi copricapi colorati. Così nasce il progetto che porta questi originali cappelli all’interno della Pink Room spazio nato nel reparto di oncologia dell’Ospedale Torrette di Ancona,  per dare un aiuto alle  donne colpite dal cancro al seno e che stanno facendo chemioterapia.

Grazie all’impegno dell’Assessore ai servizi sociali del Comune, Dott.ssa Emma Capogrossi,  e delle associazioni Free Woman  e Auser,  è nato un progetto  unico nel suo genere, che coniuga perfettamente la tradizione di una nazione lontana, il Mozambico, con la tradizione manifatturiera tipica Italiana, a favore della solidarietà verso le donne che sono colpite dal cancro.

Ed è così che Annabel, Loveth e Happy insieme a Marta, Clara, Rossella, Egle, Concetta, Lidia e Rosanna confezionano e aiutano a cucire questi cappelli anche all’interno della Pink Room dell’ospedale. Una piccola grande storia di coraggio, solidarietà e dignità.

Donne che aiutano altre donne al di là dell’età e delle differenze culturali. Tutte unite per dare sostegno ad altre donne che stanno lottando per la propria vita.

 

Fonte: Ufficio stampa presidenza Auser Nazionale

 

Niente compiti, molta creatività e un po' di cioccolata: le "3 C" per la Pasqua dei bambini

Come far trascorrere ai bambini una Pasqua allegra e in salute? Un dubbio frequente tra i genitori, a cui Consulcesi Club e la pediatra Lucilla Ricottini rispondono con 3 semplici regole

Con l’approssimarsi della Pasqua, festa all’insegna della cioccolata, molti genitori si interrogano su come organizzare le giornate dei propri figli, in modo da evitare stravizi alimentari e trascorrere il tempo all’insegna dell’allegria e della salute. Per questo, Consulcesi Club, realtà di riferimento per oltre 100mila medici, e la pediatra Lucilla Ricottini hanno stilato le “3 C” per la Pasqua dei bambini.

NIENTE COMPITI DURANTE LE VACANZE. “Vietato” trascorrere i pochi giorni delle festività pasquali chiusi dentro casa a fare i compiti. Meglio sfruttare le vacanze per imparare cose nuove, che non sono per forza quelle scritte sui libri. In particolare, i giochi all’aria aperta con i coetanei e una bella passeggiata nella natura primaverile con mamma e papà fanno bene all’umore e sconfiggono la sedentarietà.

UN TOCCO DI CREATIVITÀ PER UNA PASQUA ALLEGRA. Le uova di Pasqua che troviamo in tutti i supermercati attirano i bambini grazie alle sorprese “brandizzate” con i cartoni animati del momento, assecondando le mode dominanti senza incentivare la creatività dei più piccoli. Molto più divertente, invece, creare dei veri e propri cestini di Pasqua fai da te, con l’aiuto dei genitori: basta sciogliere del cioccolato a bagnomaria, versarlo negli stampi, farlo raffreddare in frigorifero e poi impacchettarlo. Il tutto, senza rinunciare alle “sorprese”: album da colorare, acquerelli, plastilina e costruzioni soddisferanno la voglia di gioco dei bambini puntando tutto sulla fantasia.  Se poi si volesse "strizzare l'occhio" alle usanze di una volta, si potrebbero bollire delle uova di gallina con spinaci o rape rosse per colorarne il guscio, e poi utilizzare pennelli e colori atossici per decorarle con fiori, fiocchi e campanelle. Momenti di gioco di gioco condivisi, che uniscono le generazioni.

UN PO’ DI CIOCCOLATA FA BENE (ANCHE) AI BAMBINI. Dal punto di vista nutrizionale, il cioccolato è un alimento ricco di magnesio, fosforo e flavonoidi, preziosi nel combattere l’azione dei radicali liberi e dunque contrastare l’invecchiamento cellulare. Per i bambini è particolarmente importante che il cioccolato sia di ottima qualità e deve essere somministrato in piccole dosi. Sempre meglio proporlo dopo i due anni, tenendo conto di possibili reazioni allergiche. L’ideale sarebbe il cioccolato fondente, che però spesso non è amato dai più piccoli per il suo sapore amarognolo. La Pasqua può essere quindi una buona occasione per farli abituare, magari preparando tutti insieme dei biscotti con qualche scaglia di cioccolato fondente.

Fonte: Ufficio Stampa Consulcesi

Inguscio (Cnr) a Tunisi per la Giornata della ricerca italiana nel mondo

Il presidente del Cnr, presso l’ambasciata d’Italia in Tunisia, sottolinea l’impegno dei ricercatori nel monitoraggio e nel contrasto dell’impatto antropico sull’ambiente, in particolare quello marino, ricordando il problema delle microplastiche e l’importanza della divulgazione come strumento di sensibilizzazione della società

 

Ieri lunedì 15 aprile, si è tenuta presso l’ambasciata italiana a Tunisi - come in altre capitali del mondo - alla presenza dell'ambasciatore Lorenzo Fanara, del presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) Massimo Inguscio, del ministro tunisino dell'Insegnamento superiore e della ricerca scientifica Slim Khalbous, di ricercatori di entrambi i paesi, la seconda Giornata della ricerca italiana nel mondo, istituita dal Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, d’intesa con il Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e con il Ministero della Salute. 

“In questa giornata, la cui grande importanza è stata ricordata anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nell’incontro di Tunisi trattiamo il tema dei mutamenti ambientali e climatici provocati dall’uomo nell’attuale epoca, non a caso da alcuni definita come antropocene”, ha dichiarato Inguscio. “Tra i numerosi segni di tale impatto, che vanno dall’uso indiscriminato dei combustibili fossili a quello dei fertilizzanti chimici, dal riscaldamento prodotto dalle emissioni di gas serra all’inquinamento provocato dalla plastica, oggi focalizziamo in particolare quello che incide sull’ambiente marino: il più grande ecosistema del pianeta, considerando che gli oceani occupano i due terzi della sua superficie. Un problema, pertanto, che è più globale di qualunque altro, in particolare per il fenomeno della Plastic Marine Litter (PML), che ormai rappresenta il 75-80% della spazzatura marina solida”.

"Questa è la prima volta che la Giornata della ricerca italiana nel mondo viene celebrata in Tunisia”, ha spiegato l’ambasciatore d’Italia Fanara. “L’Italia e la Tunisia condividono un identico ecosistema, quello mediterraneo, e quindi anche una storia e un futuro che ci accomunano. La presenza del presidente del Cnr ci ricorda del rapporto, ormai di lungo corso, tra la comunità scientifica italiana e quella tunisina. Questa giornata non rappresenta solo un’occasione per festeggiare il talento scientifico italiano nel mondo, ma è anche un nobile modo per sostenere il principio della libertà di critica e di ricerca contro ogni forma di fanatismo e di irresponsabile comportamento nei confronti del nostro pianeta”.

Il presidente Inguscio ha sottolineato come il ruolo della ricerca scientifica sia nodale per la tutela ambientale. “L’impegno degli Istituti del Cnr è da tempo dedicato a progetti di monitoraggio ambientale di nano, micro e macro plastiche, allo sviluppo di metodologie innovative per la detection ambientale, ad azioni di ricerca per verificare gli effetti sull’ecosistema marino e sull’uomo di questi inquinanti e a progetti per lo sviluppo di nuove tecnologie di cleaning smart. Fra questi, il progetto CLAIM che prevede il recupero energetico dalla plastica rinvenuta in mare mediante un innovativo sistema di pirolizzazione sviluppato da un’azienda italiana e il progetto BLUMed, volto a garantire uno sviluppo sostenibile nel Mediterraneo”.

Il presidente, infine, ha sottolineato “l’importanza della divulgazione svolta anche grazie alla rete italiana di addetti scientifici e dei ricercatori e ricercatrici nel mondo, come strumento di educazione scientifica e azione di sensibilizzazione tesa a far comprendere la necessità di un cambiamento comportamentale e culturale. Solo in questo modo potremmo cambiare il pericoloso andamento dei processi che stanno investendo il pianeta, l'ambiente, gli oceani, la vita delle persone”. 

Fonte: Ufficio Stampa Cnr

 

Innovazione in sanità. AIIC: 162 progetti per l'Health Technology Challenge

GRANDE PARTECIPAZIONE DI INGEGNERI CLINICI E BIOMEDICI, CENTRI DI RICERCA UNIVERSITARI E STAT UP PER LA SECONDA EDIZIONE DEL PREMIO AIIC 

PREMIAZIONE A CATANZARO
ALL'INTERNO DEL XIX CONVEGNO NAZIONALE (16-18 maggio)

Sono 162 i progetti pervenuti presso la segreteria organizzativa della Seconda edizione dell'Health Technology Challenge (HTC). Il premio indipendente lanciato dall'Associazione Italiana Ingegneri Clinici (AIIC) per raccogliere progetti, esperienze e soluzioni in grado di contribuire ad affrontare in modo innovativo e concreto i problemi della sanità, ha così chiuso il suo periodo di “adesioni” registrando un significativo successo di partecipazioni. 

Il numero dei progetti pervenuti presso la segreteria del Challenge rappresenta anche quest'anno un lusinghiero successo per la nostra iniziativa”, è il commento offerto da Lorenzo Leogrande, Presidente dell'AIIC, “Crediamo che la necessità di condividere e confrontare i tanti progetti esistenti ed emergenti nel mondo dell'innovazione tecnologica healthcare sia un valore per tutto il Sistema sanitario, soprattutto quando queste proposte sono frutto della collaborazione tra i nostri ingegneri clinici e biomedici, il mondo della ricerca universitaria e le tante start up che rappresentano una miniera di intuizioni concrete e rispondenti a problematiche reali”. 

Il Challenge 2019 - tra i protagonisti dell'agenda del XIX Convegno Nazionale AIICche si svolgerà dal 16 al 18 maggio prossimo a Catanzaro sul tema Tecnologie, accessibilità, esiti: l’ingegneria clinica per una sanità di valoreera suddiviso inotto categorie al cui interno sono stati ripartiti i progetti pervenuti: Health Technology Assessment; Gestione delle tecnologie biomediche; ICT ed informatica medica; Health Operations/Project Management; Gestione del rischio clinico; Sviluppo di tecnologie e dispositivi per la salute; Progettazione funzionale; Assistenza domiciliare e Tecnologie per il territorio. La categoria che ha ricevuto il maggior numero di proposte progettuali è stata quella dedicata allo “Sviluppo di tecnologie e dispositivi per la salute”, che ha visto pervenire 35 progetti, seguita da Health Operations (28) e Health Tecnology Assessment (27).

I lavori pervenuti presso l'AIIC verranno valutati nelle prossime settimane secondo tre criteri di valutazione: robustezza della stesura, chiarezza espositiva e rigore metodologico; originalità e innovatività; applicabilità alle strutture sanitarie ed esportabilità al contesto. Anche quest'anno la Giuria HTC è presieduta da Marcella Marletta (Direttore generale dispositivi medici e servizio Farmaceutico del Ministero della Salute) e vede la partecipazione di esperti di settore tra cui Pietro d'Errico (Presidente SIHTA), Marco Marchetti (ISS), Fabio Faltoni (Confindustria Dispositivi Medici), Francesco Gabbrielli (Direttore del Centro Nazionale per la Telemedicina e Nuove Tecnologie Assistenziali, ISS), Giuliano Pozza (Presidente AISIS Associazione Italiana Sistemi Informativi in Sanità), Fernanda Gellona (Direttore Generale Confindustria Dispositivi Medici) e Simona Serao Creazzola (Presidente SIFO). 

I migliori progetti per ogni categoria saranno premiati durante la cena di Gala del Convegno di Catanzaro, ma già durante l'agenda del simposio è prevista una giornata – venerdì 17 maggio – di presentazione dei lavori pervenuti. Lo scorso anno il Primo premio assoluto era andato al progetto “Cybersecurity, reti IT-medicali e dispositivi medici: calcolo di un indice per la valutazione dei rischi”, uno studio che esprimeva un metodo per rilevare e identificare le vulnerabilità di un dato clinico. Il lavoro era stato presentato dal Servizio di Ingegneria Clinica dell’Ospedale IRCSS materno-infantile “Burlo Garofolo” di Trieste.

 

Fonte. Ufficio Stampa AIIC

 

Infermieri: ecco il nuovo Codice deontologico. Più tutele per professionisti e assistiti

Il Codice deontologico degli infermieri non è una semplice enunciazione di regole: è il vero e proprio vademecum della professione, come questa deve svolgersi, come deve affrontare e risolvere i problemi, come deve rapportarsi con i pazienti, i colleghi, le istituzioni, le altre professioni. Come la professione sia a fianco di chi soffre e ha bisogno di assistenza e sia divisa dalla politica.

E dopo dieci anni dalla versione del 2009, si rinnova integrato con tutto ciò che riguarda leggi, regolamenti, situazioni che si sono succedute negli anni e, soprattutto, nuove responsabilità nel passaggio da Collegi a Ordini, ora enti sussidiari dello Stato con la modifica di ruoli, responsabilità e capacità di intervento.

Il nuovo Codice – ha detto Barbara Mangiacavalli. presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), il maggiore d’Italia con i suoi oltre 450mil iscritti -, approvato dai 102 presidenti nel Consiglio nazionale, rappresenta per l’infermiere uno strumento per esprimere la propria competenza e la propria umanità, il saper curare e il saper prendersi cura. L’infermiere deve dimostrare di saper utilizzare strumenti innovativi per una gestione efficace dei percorsi assistenziali e l’applicazione dei principi deontologici completano le competenze e permettono all’infermiere di soddisfare non solo il bisogno di ogni singolo paziente, ma anche quello del professionista di trovare senso e soddisfazione nella propria attività.

Ed è una guida e una regola per garantire la dignità della professione e per questo va rispettato e seguito da tutti. Il Codice è per gli infermieri e degli infermieri. Li rappresenta e li tutela e mette nero su bianco la loro promessa di prendersi cura fatta da sempre ai cittadini”.

Tra le maggiori novità dei 53 articoli (prima 51) che compongono il nuovo Codice ci sono quelle che rispecchiano il nuovo ruolo dei professionisti sia a livello di management che clinico, all’interno delle strutture sanitarie, sul territorio e anche nella libera professione.

L’infermiere “partecipa al governo clinico, promuove le migliori condizioni di sicurezza della persona assistita, fa propri i percorsi di prevenzione e gestione del rischio e aderisce alle procedure operative, alle metodologie di analisi degli eventi accaduti e alle modalità di informazione alle persone coinvolte”. Inoltre, se l'organizzazione chiedesse o pianificasse attività assistenziali, gestionali o formative in contrasto con i propri principi e valori e/o con le norme della professione, l’infermiere proporrà soluzioni alternative e se necessario si avvarrà della clausola di coscienza.

Il nuovo Codice inquadra la crescita professionale e prevede che l’infermiere agisce sulla base del proprio livello di competenza e ricorre, se necessario, all'intervento e/o alla consulenza di infermieri esperti o specialisti, presta consulenza ponendo le sue conoscenze e abilità a disposizione della propria, delle altre comunità professionali e delle istituzioni. Ma riconosce anche che l'interazione e l'integrazione intra e interprofessionale sono fondamentali per rispondere alle richieste della persona. E l’infermiere inoltre ha anche l’obbligo di concorrere alla valutazione del contesto organizzativo, gestionale e logistico in cui si trova la persona assistita e formalizza e comunica il risultato delle sue valutazioni. 

Novità rispetto a tutti i codici deontologici precedenti e anche a quelli di molte altre professioni è che la FNOPI, in oltre un anno di consultazioni, ha voluto seguire un iter complesso e trasparente: una commissione ha messo a punto un testo che poi è andato alla consultazione pubblica on line degli infermieri e di tutte le associazioni e società infermieristiche per tornare di nuovo alla Commissione e agli Ordini che l’hanno riassemblato.  Successivamente sono cominciate le consultazioni con giuristi, eticisti, bioeticisti, associazioni dei malati (praticamente tutte, riunite in gruppi per esaminare i vari articoli e fare proposte visto che il Codice serve sì ai professionisti, ma soprattutto alla tutela dei pazienti), rappresentanti ufficiali delle religioni (cattolica, ebraica, islamica, buddista, shintoista ecc.). Infine, un altro passaggio di messa a punto con la Commissione incaricata della stesura del Codice e la presentazione al ministro della Salute, in quanto vigilante e organo di tutela della professione, ma anche dei pazienti. Ha chiuso il ciclo l’analisi e il voto finale dei presidenti dei 102 Ordini provinciali.

Un iter che si segue per la prima volta nella stesura dei codici deontologici.

Diviso in otto Capi, ognuno su un argomento che riguarda professione e/o assistenza, il nuovo Codice chiarisce il dovere dell’infermiere di curare e prendersi cura della persona assistita, nel rispetto della dignità, della libertà, dell’eguaglianza, delle sue scelte di vita e concezione di salute e benessere, senza alcuna distinzione sociale, di genere, di orientamento di sessualità, etnica, religiosa e culturale. E in questo di astenersi da ogni discriminazione e colpevolizzazione nei confronti di chi incontra nel suo operare.

Il Codice mette in chiaro anche che l’Infermiere agisce in base del proprio livello di competenza e ricorre, se necessario, alla consulenza e l’intervento di infermieri esperti o specialisti. Nella sua consulenza mette a disposizione i suoi saperi e abilità di comunità professionali e istituzioni. Partecipa al percorso di cura e si adopera perché la persona assistita disponga delle informazioni condivise con l’equipe, necessarie ai suoi bisogni di vita e alla scelta consapevole dei percorsi di cura proposti e si impegna a sostenere la cooperazione con i professionisti coinvolti nel percorso di cura, adottando comportamenti leali e collaborativi con i colleghi e gli altri operatori. Riconosce e valorizza il loro specifico apporto nel processo assistenziale.

Ben 11 articoli su 53 riguardano il rapporto diretto con gli assistiti, dal dolore alla privacy, dall’assistenza ai minori alle cure nel fine vita, fino al segreto professionale.

Tra i compiti, il Codice prevede l’educazione sanitaria per i cittadini e la promozione per loro di stili di vita sani, la ricerca e la sperimentazione, ma anche, per gli infermieri, gli obblighi di formazione e di educazione continua, argomento questo che per la prima volta entra a pieno titolo in un Codice deontologico.

L’infermiere è garante che la persona assistita non sia mai lasciata in abbandono, se rileva privazioni o maltrattamenti li segnala all’autorità competente e si attiva perché ci sia un rapido intervento. E dal punto di vista professionale denuncia e segnala assieme all’Ordine, l’abusivismo e le attività di cura e assistenza prive di basi e riscontri scientifici e/o di risultati validati.

Non manca il riferimento alla comunicazione: l’Infermiere, anche attraverso mezzi informatici e social media, si comporta con decoro, correttezza, rispetto, trasparenza e veridicità; tutela la riservatezza delle persone e degli assistiti ponendo particolare attenzione nel pubblicare dati e immagini che possano ledere i singoli, le istituzioni, il decoro e l’immagine della professione.

Stabilite anche le regole deontologiche della libera professione. Ad esempio, il “contratto di cura” in cui si prevede che l’Infermiere, con trasparenza, correttezza e nel rispetto delle norme vigenti, stipula con la persona assistita apposito contratto di cura che evidenzi l’adeguata e appropriata presa in carico dei bisogni assistenziali, quanto espresso dalla persona in termini di assenso/dissenso informato rispetto a quanto proposto, gli elementi espliciti di tutela dei dati personali e gli elementi economici.

Nelle disposizioni finali, poi, il nuovo Codice raggruppa una serie di regole per il decoro della professione e il rispetto delle norme fino a chiarire nero su bianco che le norme deontologiche contenute nel Codice sono vincolanti per tutti gli iscritti agli Ordini e la loro inosservanza è sanzionata dall’Ordine professionale tenendo conto della volontarietà della condotta, della gravità e della eventuale reiterazione della stessa, in contrasto con il decoro e la dignità professionale.

In questo senso fa anche un altro passaggio per superare l’ostacolo che ha creato e crea problemi per altre professioni e che gli infermieri invece hanno chiarito e risolto: l’infermiere che ricopra incarichi politico-istituzionali persegue interessi pubblici generali, della collettività tutta e non di parte, che siano individuali associativi o corporativi. Quindi su di lui niente interventi dell’Ordine al di fuori di ragioni strettamente e realmente professionali.

 

Fonte: Ufficio Stampa FNOPI

 

Formazione in medicina generali. Snami: riforma vera subito

Lo SNAMI (Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani) ribadisce ancora una volta che occorre una programmazione condivisa per combattere “l’imbuto formativo” che sta creando al SSN seri problemi di sostenibilità per Medici e Pazienti. <Il nostro percorso universitario nella facoltà di Medicina> dice Simona Autunnali, vicesegretario nazionale Snami <è altamente formativo, severo e giustamente selettivo. Una volta conseguita la laurea le norme europee prevedono un ulteriore percorso di “specializzazione” per lavorare in ospedale o nel territorio. Dobbiamo dare a tutti  la possibilità di potersi formare>.<La soluzione che proponiamo, nel rpetto delle regole e del merito, per contrastare il precariato ed evitare il collasso del sistema sanitario pubblico> continua Salvatore Santacroce, tesoriere nazionale Snami <è quella di garantire la formazione anche attraverso un corso più prolungato nel tempo e senza borsa, se ci dovesse essere carenza di finanziamenti>.<Bene l’aumento delle borse, ma non è ancora sufficiente> conclude Angelo Testa, presidente nazionale Snami. <Vari percorsi ma con un denominatore comune: RIFORMA VERA SUBITO, NO AD UNA SITUAZIONE DI STALLO!>

 

Fonte: Ufficio Stampa S.N.A.M.I Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Polifenoli nel caffè: nuovi dati confermano il loro ruolo protettivo sul rischio cardiovascolare

Un nuovo report evidenzia un’associazione favorevole tra l’assunzione di polifenoli contenuti nel caffè e la riduzione del rischio cardiovascolare 

Un nuovo Report di ISIC (Institute for Scientific Information on Coffee) sul tema “Caffè, polifenoli e malattie cardiovascolari” ha evidenziato il potenziale ruolo dei polifenoli – che si trovano nel caffè, nel cacao e nel vino, nonché in altri alimenti a base vegetale – nella riduzione del rischio cardiovascolare, suggerendo l’esistenza di un’associazione tra consumo di polifenoli e riduzione del rischio di sviluppo di malattie cardiovascolari. Il Rapporto è stato realizzato dal Professor Kjeld Hermansen, Dipartimento di Endocrinologia e Medicina Interna, Aarhus University Hospital, Danimarca. 

Il caffè è una delle principali fonti di polifenoli nella dieta; i composti si trovano naturalmente nella bevanda e contribuiscono ai suoi sapori e aromi unici. Negli ultimi anni c'è stato un crescente interesse accademico sul ruolo dei polifenoli nella salute attraverso i loro effetti antiossidanti e anti-infiammatori. Il nuovo rapporto ISIC firmato dal Professor Hermansen presenta la gamma di potenziali funzioni cardio protettive dei polifenoli e dei meccanismi coinvolti.

I risultati chiave della ricerca evidenziati nella relazione includono:

  • I polifenoli sono sostanze di origine vegetale e comprendono composti come i flavonoidi, tannini e acidi fenolici. Sono il più grande gruppo di sostanze fitochimiche e si trovano in diversi alimenti tra cui frutta, verdura, cereali integrali, tè, caffè, cacao e vino.
  • Studi epidemiologici di coorte a livello europeo hanno suggerito che le principali fonti di polifenoli sono caffè, tè e frutta. Gli autori hanno riscontrato una grande variabilità nell’assunzione di questi alimenti tra le popolazioni europee, in particolare tra quelle mediterranee e quelle non mediterranee.
  • Il caffè è una preziosa fonte di polifenoli e dalla ricerca è emerso che è anche un’importante risorsa per l’apporto di antiossidanti nella dieta delle popolazioni di alcuni paesi europei, tra cui Italia, Finlandia, Francia e Spagna.
  • Un moderato consumo di caffè è associato a un rischio ridotto di sviluppare diabete di tipo 2, sindrome metabolica e alcuni tipi di cancro e malattie cardiovascolari. La ricerca evidenzia che un consumo moderato di caffè tra le 3 e le 5 tazzine al giorno è associato a un rischio cardiovascolare ridotto del 15%. Inoltre, i polifenoli nel caffè possono esercitare un effetto antiossidante e antinfiammatorio, grazie al ruolo chiave nel metabolismo dei lipidi e del glucosio, contribuendo così alla riduzione del rischio di malattie cardiovascolari.
  • Nei soggetti che hanno già sofferto per un evento cardiovascolare, un consumo abituale fino a un massimo di 5 tazzine di caffè al giorno è associato a un minor rischio di morte rispetto a chi non consuma caffè, e si precisa che il consumo abituale non aumenta il rischio di eventi cardiovascolari ricorrenti o di morte.
  • La ricerca suggerisce che i soggetti che presentano un maggiore apporto di flavonoidi hanno il 47% in meno di incidenza di eventi cardiovascolari rispetto ai soggetti con una minore assunzione. Non è stata riscontrata nessuna associazione significativa per gli altri tipi di polifenoli.
  • I polifenoli possono avere diverse funzioni protettive sulla salute cardiovascolare. Possono alterare l’assorbimento del colesterolo a livello epatico, la biosintesi dei trigliceridi e la secrezione delle lipoproteine, riducendo l’infiammazione. È stato anche dimostrato che i polifenoli riducono l’attività di specifici enzimi, migliorano la funzione endoteliale e la pressione sanguigna e contrastano lo sviluppo dell’aterosclerosi.

Come indicato anche dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) nel suo parere sulla sicurezza della caffeina, un’assunzione moderata di caffè, tipicamente 3-5 tazzine al giorno, viene associata nella letteratura scientifica a una serie di benefici fisiologici e può far parte di una dieta sana ed equilibrata e di uno stile di vita attivo. 

 

Fonte: Ufficio stampa Consorzio Promozione Caffè – OPRG

 

Il Consorzio Promozione Caffè riunisce Aziende che producono e commercializzano le diverse tipologie di caffè torrefatto, caffè decaffeinato, caffè solubile e capsule e cialde di caffè. Da oltre 20 anni il Consorzio è impegnato a promuovere un programma di educazione e informazione su caffè e caffeina e i loro effetti sulla salute, sulla base delle evidenze scientifiche pubblicate.

L'Istituto per l'Informazione Scientifica sul Caffè (ISIC) è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro costituita nel 1990 e dedicata allo studio, alla raccolta e alla divulgazione di studi e ricerche scientifiche in tema di "caffè e salute". ISIC rispetta l'etica della ricerca scientifica in tutte le sue attività e la sua comunicazione si basa su solide basi scientifiche, studi pubblicati su riviste scientifiche “peer-reviewed”. Fanno parte di ISIC alcune tra le principali aziende europee del caffè. ISIC organizza e aggiorna il sito www.coffeeandhealth.org che mette a disposizione della comunità scientifica, dei professionisti del settore e dei media un database di oltre 600 abstract degli studi internazionali più significativi in tema di caffè e salute, con più di 400 articoli scientifici resi disponibili negli ultimi sei anni.