Sep 16, 2019 Last Updated 4:43 PM, Sep 13, 2019

Parkinson: nuovo studio conferma i benefici del caffè

Un nuovo studio su “Nutrients” confermerebbe un legame tra consumo di caffè e riduzione del rischio di malattie neurodegenerative e Parkinson

Il rientro dopo la pausa estiva può essere un momento faticoso: archiviate le giornate di relax, si torna alle scrivanie, tra agende da organizzare, appuntamenti e riunioni. Per affrontare lo stress da rientro con la giusta carica e slancio, il caffè, assunto all’interno di una dieta sana ed equilibrata, può rappresentare un vero e proprio alleato, soprattutto nelle situazioni di maggiore sforzo mentale, perché favorisce la concentrazione e aiuta a mantenere alto il livello di attenzione. 

I benefici della caffeina, però, non si fermano qui.  Il nuovo studio “ Nutritional Risk Factors, Microbiota and Parkinson’s Disease: What Is the Current Evidence?” ,   pubblicato sulla rivista “Nutrients”   e segnalato sul sito di ISIC – Institute for Scientific Information on Coffee, ha messo in evidenza un’ associazione tra consumo di caffè e minore rischio di sviluppare alcune malattie neurodegenerative, come il Parkinson.

 Lo studio ha revisionato le ricerche più rilevanti dal 2000 ad oggi, inclusi studi prospettici, studi caso-controllo e metanalisi, con l’obiettivo di indagare i fattori genetici e ambientali coinvolti nella patogenesi del Parkinson. Tra i fattori ambientali analizzati dalla ricerca, la nutrizione è stata una delle aree più studiate, in quanto si tratta di un fattore potenzialmente modificabile. I ricercatori si sono concentrati quindi su specifici nutrienti e gruppi alimentari ed è stato valutato un effetto positivo, principalmente negli uomini, legato al consumo di caffè e tè e acidi grassi polinsaturi. Come già evidenziato da un grande numero di studi epidemiologici precedenti anche questa nuova ricerca confermerebbe che il consumo di caffè, in dosi moderate e all’interno di uno stile di vita sano e attivo, sembrerebbe favorire una riduzione o un ritardo nell’insorgenza del Parkinson. Secondo diversi studi sperimentali sarebbe la caffeina il fattore decisivo, ma resta ancora da identificare con chiarezza il meccanismo d’azione. 

Va infine ricordato che una vasta letteratura scientifica conferma numerosi altri effetti favorevoli legati a questa bevanda: dalla memoria alla concentrazione, dalla performance fisica al rallentamento del fisiologico declino cognitivo legato all’età, dalla riduzione del rischio di malattie neurodegenerative (come appunto la malattia di Parkinson e il morbo di Alzheimer) a una forte azione preventiva e protettiva nei confronti del diabete di tipo 2 e di alcune malattie del fegato.

La stessa Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) nel suo parere sulla sicurezza della caffeina, ha indicato che   un’assunzione moderata di caffè, tipicamente 3-5 tazzine al giorno, è sicura nella popolazione adulta e può far parte di una dieta sana ed equilibrata e di uno stile di vita attivo.

Il Parkinson è un disturbo del sistema nervoso centrale causato dalla degenerazione di alcuni neuroni, predisposti alla produzione di un neurotrasmettitore, la dopamina. La dopamina è responsabile dell’attivazione del circuito che controlla il movimento. Se viene a mancare una quantità elevata di neuroni dopaminergici manca anche un’adeguata stimolazione dei recettori situati nella zona del cervello detta striato, associata a una varietà di funzioni, tra cui il controllo dei movimenti volontari, con conseguente disturbo del sistema motorio (fonte: https://www.parkinson.it/morbo-di-parkinson.html)

 

Ufficio stampa Consorzio Promozione Caffè – OPRG

Malattie rare: scoperto nuovo meccanismo alla base dell'invecchiamento precoce

Sull’American Journal of Human Genetics i risultati di uno studio dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù con l’Istituto Superiore di Sanità

Un nuovo meccanismo alla base dell’invecchiamento precoce è stato scoperto dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, nell’ambito di uno studio internazionale condotto su 13 pazienti affetti da una grave malattia rara. I risultati della ricerca, durata oltre 4 anni, sono stati pubblicati sul numero di settembre della rivista scientifica American Journal of Human Genetics.

Clinici e ricercatori, coordinati dal responsabile dell’area di ricerca “Genetica e Malattie Rare” del Bambino Gesù, Marco Tartaglia, hanno individuato nel cattivo funzionamento di una proteina, fondamentale per la compattazione del DNA, la causa della ridotta capacità di proliferazione delle cellule e del loro invecchiamento accelerato (“senescenza replicativa”). Lo studio rientra nel programma strategico sulla genomica delle malattie rare e orfane di diagnosi promosso dall’Ospedale pediatrico della Santa Sede, finanziato dalla Fondazione Bambino Gesù Onlus e dal Ministero della Salute.

La malattia studiata dai ricercatori è una rara sindrome dello sviluppo caratterizzata da deficit cognitivo, la cui causa è stata recentemente individuata nella mutazione del gene HIST1H1E, il gene che fornisce alle cellule le informazioni per produrre una delle proteine note come istoni – in particolare l’istone H1.4 – responsabili della corretta organizzazione strutturale del DNA. Lo studio del Bambino Gesù descrive 13 nuovi casi con mutazioni del gene HIST1H1E, evidenziando in questi pazienti la presenza di un quadro di invecchiamento precoce precedentemente non rilevato.

Gli istoni sono infatti fondamentali per la compattazione o avvolgimento del DNA, una caratteristica dinamica del nostro genoma funzionale alla corretta organizzazione del DNA nelle cellule, alla corretta distribuzione dei cromosomi durante la divisione delle stesse e alla corretta modulazione dell’espressione genica. La ricerca ha permesso di verificare come le mutazioni che colpiscono questo gene HIST1H1E producono un istone “difettoso”, non più in grado di favorire la corretta compattazione del DNA. Tale alterazione del processo di compattazione o rimodellamento si ripercuote sulla funzionalità cellulare e causa la cosiddetta “senescenza replicativa”. Infatti, le cellule dei pazienti mostrano una ridotta capacità di proliferazione e un “invecchiamento” accelerato. Questi aspetti cellulari si associano a un quadro clinico di invecchiamento precoce dei pazienti affetti da questa malattia.

«La scoperta del meccanismo patogenico alla base di questa malattia – spiega il prof. Marco Tartaglia – e della sua correlazione con i processi di senescenza cellulare, può avere ricadute di più ampio respiro sulla comprensione dei meccanismi di invecchiamento in generale e fornire le basi per avviare programmi di ricerca dedicati». «Questi risultati e questi studi sono il frutto del programma di ricerca strategico dell’Ospedale dedicato ai pazienti affetti da malattie “orfane” di diagnosi. Grazie all’applicazione delle nuove tecnologie di sequenziamento del genoma, infatti, siamo riusciti in pochi anni a scoprire più di 25 nuovi geni-malattia e a descrivere diverse malattie genetiche in precedenza non conosciute. Proprio a partire da queste scoperte, abbiamo potuto studiare e comprendere i meccanismi cellulari alla base di queste malattie. Questi importanti risultati hanno una ricaduta immediata nella pratica clinica e rappresentano il punto di partenza di ricerche dirette a esplorare e sviluppare possibili approcci terapeutici di precisione».

 

Immagine: La figura mostra l’alterata morfologia del nucleo delle cellule di un paziente con mutazione nel gene HIST1H1E (destra) confrontata con quella di un individuo non affetto (sinistra). In particolare, l’analisi in microscopia confocale condotta con sonde fluorescenti specifiche per una proteina della membrana del nucleo (lamina A/C) (in rosso) e colorazione DAPI specifica per colorare il DNA (in blu) mette in evidenza come la forma del nucleo, normalmente arrotondata o leggermente allungata, si distorca a formare strutture chiamate “bolle”, tipiche delle cellule di pazienti con sindromi da invecchiamento accelerato.

Fonte: Ufficio Stampa Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

 

 

Scoperto il meccanismo di inibizione del trasporto del rame da parte di farmaci antitumorali a base di platino

Il platino si trova nella composizione di importanti farmaci antitumorali e solo una parte di esso raggiunge le cellule malate legandosi al DNA. Un team di ricercatori dell’Istituto di cristallografia del Consiglio nazionale delle ricerche e del Dipartimento di Chimica dell’Università di Bari ha evidenziato che il platino non assorbito può interferire con il trasporto del rame, elemento vitale per le cellule e per la nostra salute, causando citotossicità o resistenza alla chemioterapia. La ricerca è stata pubblicata su Journal of the American Chemical Society con evidenza in copertina.

Il cisplatino è un farmaco antitumorale utilizzato da oltre 40 anni e, assieme al carboplatino ed all’ossaliplatino, entra in gran parte dei protocolli chemioterapici. Solo una piccola parte del farmaco raggiunge però il nucleo della cellula malata danneggiandone il Dna, mentre quella restante può interferire con altri processi vitali ed eventualmente indurre resistenza, con conseguente riduzione dell’efficacia terapeutica. La resistenza alla chemioterapia è uno dei maggiori problemi che affrontano i pazienti durante le terapie antitumorali. Un team di ricercatori dell’Istituto di cristallografia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ic) e dell’Università degli Studi di Bari (Dipartimento di Chimica) ha studiato le possibili cause di tale resistenza, mettendo in luce l’inibizione del trasporto del rame, elemento vitale per le cellule, da parte di farmaci antitumorali a base di platino. La ricerca è stata pubblicata, con evidenza in copertina, su Journal of the American Chemical Society. “Il rame, elemento indispensabile per la nostra salute, viene assunto normalmente attraverso l’alimentazione e distribuito nelle cellule tramite proteine specificamente adibite al suo trasporto”, spiega Rocco Caliandro del Cnr-Ic. “Usando la diffrazione a raggi X, è stato possibile determinare la struttura atomica di due proteine che trasportano il rame nelle cellule (il metallochaperone Atox1 ed il primo dominio della ATPasi di Menkes, Mnk1) e studiarle nell’atto di interagire simultaneamente con lo ione rame e con il farmaco a base di platino”. Inoltre, “le indagini cristallografiche accoppiate a quelle di risonanza magnetica nucleare”, aggiunge Fabio Arnesano del Dipartimento di Chimica dell’Università di Bari, “hanno permesso di dimostrare che i farmaci antitumorali cisplatino ed ossaliplatino possono interferire con lo scambio rapido del rame tra le proteine Atox1 e Mnk1, con possibili effetti inibitori sulla proliferazione e sulla migrazione delle cellule tumorali”.

La conoscenza delle condizioni che modulano l’interazione dei farmaci antitumorali a base di platino con i trasportatori di rame potrà consentire di trovare le modalità per un più efficace trattamento dei tumori utilizzando cisplatino e farmaci simili, al fine di ridurre l’insorgere di resistenza e di effetti collaterali correlati alla chemioterapia.

Fonte: Ufficio Stampa Cnr

Lombardia. Parte la rivoluzione multimediale della rete diagnostica

Lo stabilisce una delibera approvata dalla Giunta regionale, su proposta dell'assessore al Welfare, Giulio Gallera (nella foto), attraverso la quale viene avviato un percorso operativo, con una gara centralizzata, per la creazione della rete diagnostica multimediale lombarda (RIS-PACS)

PRESIDENTE FONTANA: SERVIZI MIGLIORI E QUALITÀ SEMPRE PIÙ ELEVATA - "La tecnologia e l'innovazione applicate al nostro sistema di welfare - commenta il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana - garantiranno ai cittadini servizi migliori, con qualità e funzionalità sempre più elevate. Stiamo ragionando in ottica di sistema, al fine di estendere a tutti i nostri ospedali pubblici le più recenti dotazioni in termini di macchinari, apparecchiature e sistemi multimediali con benefici enormi per l'utenza".

GALLERA: AL VIA LA TELEREFERTAZIONE E TELECONSULTO: "Andremo a ridisegnare in chiave ultramoderna - spiega l'assessore Gallera - l'architettura tecnologica di collegamento fra Regione e gli enti socio-sanitari, abilitando la condivisione delle immagini diagnostiche su scala regionale, a beneficio dei cittadini e a tutela della loro privacy. Sarà quindi possibile, in tempo reale, la realizzazione di servizi di tele-refertazione, teleconsulto fra specialisti con la possibilità di estensione della "guardia radiologica" a tutte le strutture H24, una concreta cooperazione fra enti regionali con la messa a fattor comune delle eccellenze".

LE CARATTERISRTICHE DEL PROGETTO - Attraverso l'Agenzia Regionale per l'Innovazione e gli Acquisti (ARIA), saranno attivate procedure di gara per la creazione di: - Un sistema HUB centrale multimediale, composto da un data center, un archivio con spazi di back up, snodi di collegamento verso le aziende socio-sanitarie; - Un sistema periferico di gestione delle immagini per ogni ASST, collegato a quello centrale, che renda funzionale e omogenea la consultazione diagnostica all'interno della stessa azienda (fra i vari reparti) e fra aziende diverse.

I TEMPI: l'Offerta Tecnico Economica curata da Lombardia Informatica prevede, a decorrere dal prossimo gennaio, un periodo di start-up della durata di un anno per la conduzione della gara e la l'esecuzione delle attività di predisposizione e di erogazione del servizio; un periodo di 8 anni per la diffusione e l'erogazione vera e propria del servizio.

I COSTI: la procedura centralizzata avrà una base di copertura pari a complessivi 182 milioni di euro, per la durata di 8 anni e per tutto il sistema regionale. Attraverso la piattaforma centralizzata si prevede un risparmio effettivo per la Regione e le Aziende socio-sanitarie pubbliche.

"Nell'ottica di una reale semplificazione e dematerializzazione delle procedure e dei servizi - conclude l'assessore Gallera - i cittadini non dovranno più recarsi da un ospedale all'altro carichi di referti, lastre o diagnosi. Il nuovo sistema garantirà infatti un accesso diretto alle informazioni diagnostiche indipendentemente dal luogo di visita, cura o assistenza".

 

Fonte: www.regione.lombardia.it

 

Giornata Mondiale di Prevenzione del Suicidio. Al Bambino Gesù presentato il documentario "TAGLI"

In occasione della Giornata Mondiale di Prevenzione del Suicidio, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ha promosso un convegno scientifico nel corso del quale è stata presentata l’anteprima del documentario “TAGLI”, di Discovery Italia, che racconta storie vere di autolesionismo giovanile

Il suicidio, nel mondo, è la seconda causa di morte tra giovani e giovanissimi. In Italia circa 200 decessi all’anno riguardano ragazzi sotto i 24 anni. La tendenza al suicidio è in calo, rileva ISTAT, ma cresce il fenomeno dell’autolesionismo tra gli adolescenti.

In occasione della Giornata mondiale per la prevezione del suicidio e in concomitanza del convegno scientifico “Bambini, adolescenti e suicidio: una nuova emergenza” all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, arriva dal 10 settembre su Dplay Plus (a ottobre in prima tv su Real Time, canale 31) “TAGLI”: il documentario, scritto da Stefano Pistolini, Daniele Autieri e Giuseppe Scarpa, prodotto da Darallouche Film per Discovery Italia, racconta le storie di autolesionismo di tre giovani ex pazienti del Bambino Gesù.

Ana, Erika e Alessandro ripercorrono in prima persona la loro esperienza e il loro percorso di guarigione fino ad oggi insieme al Prof. Stefano Vicari, neuropsichiatra infantile e Responsabile dell’Unità di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

La prima storia a essere raccontata è quella di Ana, una ragazza che inizia a tagliarsi a 13 anni a causa di una disregolazione dell’umore. Lei ripercuote la sua sofferenza nel dolore fisico.

La seconda storia è quella di Erika, ragazza vulnerabile e incentrata sul perfezionismo, che a causa di problemi di apprendimento a scuola, sviluppa una fobia sociale che la porta a rifiutare il cibo e a tagliarsi.

La terza storia è quella di Alessandro, diversa dal quelle delle altre due ragazze. Sin da bambino ha sempre sofferto di un disturbo di ansia generalizzato in tutte le sfide che la vita gli proponeva. Come metodo di autolesionismo ha iniziato a farsi delle docce bollenti autoinducendosi collassi dovuti anche al suo problema al cuore.

"TAGLI” è disponibile su Dplay Plus (sul sito www.it.dplay.com – o scarica l’app su App Store o Google Play) e andrà in onda in prima visione TV free a ottobre su REAL TIME (canale 31).

Il commento della presidente del Bambino Gesù, Mariella Enoc: «La malattia mentale è forse la condizione di maggiore fragilità che incontriamo nel nostro ospedale. I ragazzi con disturbi mentali vivono una situazione di estrema sofferenza, la loro difficoltà diventa quella della famiglia, che entra in crisi. I genitori si sentono responsabili e tendono a nascondere la realtà che stanno vivendo, schiacciati dallo stigma sociale. I tentativi di suicidio, gli atti di autolesionismo, più in generale i disturbi mentali tra giovani e giovanissimi sono temi delicati che invece vanno portati alla luce. Bisogna parlarne, con coraggio, per creare consapevolezza, come è stato fatto nel documentario “TAGLI”. Lancio un appello affinché tutti, strutture sanitarie, istituzioni, famiglie, si impegnino per dare risposte a questo problema. Dobbiamo tutti fare di più».

Fonte: Ufficio Stampa Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

Iscriviti alla Newsletter