Nov 19, 2017 Last Updated 12:07 PM, Nov 17, 2017

Bologna: gli ospiti di Villa Ranuzzi protagonisti di uno studio sul deterioramento cognitivo. La relazione degli autori

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Pubblichiamo un interessante ricerca che ci ha inviato il Consorzio Ospedaliero Colibrì, dal titolo "La gestione innovativa delle turbe psico-comportamentali correlate al deterioramento cognitivo degli ospiti di una Casa Residenza Anziani:Villa Ranuzzi di Bologna", ad opera di:

Vincenzo Pedone - Direttore Sanitario Consorzio Colibrì Bologna

Eugenio De Martino - Responsabile Medico Villa Ranuzzi

Federica Taddia - Responsabile Servizio di Animazione Villa Ranuzzi

 

Il deterioramento cognitivo è caratterizzato dalla compromissione più o meno avanzata delle funzioni cerebrali superiori (che sono costituite da memoria, orientamento in tempo, spazio e persone, abilità visuospaziali, capacità simboliche, gnosiche e prassiche e funzioni esecutive come programmazione, giudizio critico e problem solving).

Esso, nei suoi diversi gradi, è riscontrabile in una percentuale generalmente molto elevata degli ospiti delle Case Residenza Anziani, come sono denominate oggi in Emilia-Romagna le Case di Riposo: a Villa Ranuzzi una accurata valutazione effettuata nel 2016, su 240 ospiti, ha verificato l’esistenza di un tasso di prevalenza di oltre l’85%.

La forma più frequente di demenza negli ospiti delle CRA è risultata, in tale studio ricognitivo, quella mista degenerativo-vascolare, mentre le forme pure degenerative (il cui prototipo è la Malattia di Alzheimer), la malattia a corpi di Lewis, la demenza vascolare (post-ictale e sottocorticale) e le demenze se-condarie hanno una prevalenza decisamente inferiore nelle età avanzate del-la vita, come appunto negli ospiti abituali delle nostre CRA.

Il deterioramento cognitivo è solo parte del quadro sintomatologico complessivo delle demenze, che comprende anche alterazioni della sfera affettiva (come variabili gradi di depressione del tono dell’umore) e diverse forme delle cosiddette turbe psico-comportamentali.

Le compromissioni cognitiva, affettiva e comportamentale complessivamente, insieme con la varie inevitabili comorbilità somatiche, finiscono col condizionare quadri disfunzionali con livelli di perdita di autonomia, di dipendenza e di fabbisogno assistenziale più o meno importanti e progressivi.

Tra gli aspetti che maggiormente contribuiscono al carico assistenziale sono certamente i disturbi del comportamento, che sono solo in parte l’espressione costitutiva della malattia dementigena, ma nella cui genesi sono significativi altri 2 elementi: la personalità premorbosa e l’ ambiente attuale nella sua accezione più ampia, inteso cioè come spazi, persone ed attività.

I disturbi psico-comportamentali (con acronimo inglese BPSD Behavioral and Psychological Symptoms of Dementia) comprendono disordini della percezio-ne e del pensiero come allucinazioni e deliri, alterazioni della sfera affettivo-impulsiva come agitazione, irritabilità, euforia,apatia, ansia, disinibizione, aggressività e infine turbe delle condotte (alimentare, sessuale, motricità, ritmo sonno-veglia).

A Villa Ranuzzi, negli ospiti che li manifestano (si verificano infatti abbastanza frequentemente, ma solo in alcune fasi del decorso della demenza), i disturbi vengono correntemente monitorizzati con una scala valutativa quali-quantitativa (NPI) che ne misura tipo, frequenza ed intensità.

Gli interventi che oggi vengono considerati prioritari ed efficaci, in termini di prevenzione e controllo dei disturbi non cognitivi delle demenze, sono quelli non farmacologici.

Infatti, seppure talora irrinunciabile, la terapia farmacologica con neurolettici risulta gravata da un eccesso di effetti indesiderati che sono particolarmente temibili nell’anziano istituzionalizzato, quali ipersedazione, compromissione dell’andatura e della motricità, con cadute o sindrome ipocinetica, oltre ad eventi cardiovascolari, come da recente (dic. 2016) warning della Cochrane Review.

Orbene, alla luce del quadro epidemiologico che caratterizza gli attuali conte-sti residenziali per anziani e delle più moderne acquisizioni scientifiche in tema di appropriatezza gestionale dei disturbi psico-comportamentali nelle CRA, si comprende bene come Villa Ranuzzi, che punta ad essere un’eccellenza nel settore, si sia orientata a sviluppare un ambiente effettivamente “protesico” rispetto ai problemi emergenti degli attuali ospiti delle strutture residenziali, che sono i problemi sanitari (in generale) e i disturbi psico-comportamentali demenzarelati (in particolare).

La CRA Villa Ranuzzi è una delle strutture residenziali per la terza età più grandi di Bologna, localizzata all’interno del territorio comunale, in via Casteldebole, 12.

E’ strutturata su tre edifici: Villa Ranuzzi storica con 100 pl, Nuova Villa Ranuzzi con 120 pl e la cd Ranuzzina con 21 pl.

Presenta caratteristiche strutturali e organizzative d’avanguardia, adatte ad una gestione veramente innovativa dell’ospite anziano.

E’ infatti in grado di intercettare e rispondere ai frequentissimi bisogni medici e riabilitativi con risorse tecniche e strumentali proprie e con un team multiprofessionale e multidisciplinare.

La presenza medica è continua, nelle 24 ore e nella settimana, con geriatri, internisti e psicoterapeuti coordinati da un responsabile clinico che assicura anche la diagnostica ultrasonografica diretta. L’attività riabilitativa è rivolta non solo alle patologie motorie per le quali è disponibile una palestra particolarmente ampia ed attrezzata, gestita dal team dei fisioterapisti coordinati dal fisiatra del gruppo, ma anche appunto ai frequenti problemi psichici e comportamentali (legati al deterioramento cognitivo) che sono gestiti con programmi di attività psico-sociale da parte di professionisti dell’animazione: essi sono diventati un riconosciuto punto di riferimento nel campo, a livello dell’ area metropolitana bolognese.

Vengono applicate da moltissimi anni tecniche di intervento tradizionale che hanno una finalità socio-educativa specifica ed esplicitamente diretta al controllo dei BPSD, che prevede una valutazione oggettiva dei guadagni conse-guiti con il trattamento.

Più recentemente all’attività animativa tradizionale è stato affiancato l’utilizzo delle più moderne tecnologie informatiche.

E da ultimo si stanno sperimentando, con promettenti prospettive, i principi pedagogici, anch’essi molto innovativi, del metodo montessoriano applicati alle demenze dell’anziano con le relative complicanze della sfera psico-com-portamentale.

L’applicazione inoltre di un counseling familiare-relazionale sistematico per accompagnare il familiare nel suo percorso di adattamento alla realtà della struttura persegue, tra i suoi obiettivi, anche il miglioramento delle abilità di coping del familiare il quale sviluppa così un preciso ruolo di risorsa attiva nel complesso degli interventi terapeutici verso il congiunto istituzionalizzato.

L’animazione professionale nelle CRA in generale punta a potenziare/valoriz-zare le abilità individuali, a contrastare l’isolamento socio-affettivo e a stimo-lare le abilità adattive con nuovi modi di percepirsi (empowerment) e di rapportarsi (coping).

Comunemente applicati a Villa Ranuzzi dal team degli animatori professionali sono il laboratorio ludico-ricreativo, il laboratorio artistico-creativo, il laboratorio teatrale e di lettura, la stimolazione multi-sensoriale, con esperienze significative anche nella pet-terapia, doll-terapia, clown-terapia, praticate nelle differenti forme e fasi del processo di deterioramento cognitivo.

Le nuove tecnologie assistive largamente sperimentate a Villa Ranuzzi sono in particolare mediate dall’impiego di Touch screen e della Wii.

Due anni fa è stato condotto a Villa Ranuzzi uno studio comparativo sull’intervento animativo specificamente disegnato per migliorare le aree relazionale-comunicativa, comportamentale ed emotivo-affettiva di pazienti affetti da gradi moderati di deterioramento cognitivo, in un campione significativo di ospiti, con risultati decisamente lusinghieri così sintetizzabili: miglioramento dell’NPI totale nel 67%, dell’agitazione nel 62%, della depressione nell’81% e dell’irritabilità nel 59% dei casi trattati

Nella nostra esperienza, nei casi lievi di agitazione verbale o motoria, depressione e irritabilità, l’animazione migliora o addirittura elimina i sintomi, prevenendo l’impiego degli psicofarmaci, mentre nei casi più gravi di agitazione o di apatia, per i quali è indispensabile la terapia farmacologica, l’animazione può aiutare nel compenso psico-comportamentale, potenziando l’efficacia del farmaco, consentendone una riduzione del dosaggio giornaliero.

Estremamente interessante è anche l’attuale esperienza col metodo montes-soriano, già collaudato negli Stati Uniti nel deterioramento cognitivo dell’anziano da C. Camp: esso utilizza i principi della riabilitazione (ripetizione gui-data, scomposizione dei compiti, progressione da semplice a complesso…) e la metodologia di intervento sui pazienti con demenza (ricorso a segnali di rinforzo esterni, affidamento alla memoria implicita…).

La metodologia montessoriana in versione geriatrica conserva i fondamenti pedagogici originali che sono costituiti dalla concentrazione sulle abilità dell’individuo e non sui suoi deficit, dall’impegnare la persona in attività significative, dal consentire la massima performance, dal fornire ruoli sociali definiti, dal sostenere l’autostima, tutti elementi opportunamente concatenati in un circolo virtuoso.

Si può quindi, al termine questo breve report sulla quotidiana esperienza nel campo dei disordini cognitivi con l’approccio socio-educativo (che collettivamente possiamo catalogare come terapia non farmacologica del deterioramento cognitivo), concludere con le seguenti note riassuntive.

Il deterioramento cognitivo è molto frequente nelle CRA e deve essere affrontato secondo le più recenti acquisizioni scientifiche.

La terapia non farmacologica del deterioramento cognitivo è una forma di intervento diversificata (animazione tradizionale e animazione innovativa in senso tecnologico o metodologico).

Le prove di efficacia sono difficili da ottenere con gli strumenti classici della medicina basata sull’evidenza EBM (RCT, Metanalisi…), ma la letteratura scientifica è ricca di esperienze positive nel campo specifico (medicina narrativa).

Dal lato della sicurezza: essa è certamente priva di effetti indesiderati che gravano invece sulle terapie farmacologiche con neurolettici.

Il bilancio costo/beneficio è positivo, anche per tutta una serie di effetti favorevoli indotti sul contesto ambientale (clima lavorativo e coinvolgimento automatico di tutto il complesso degli operatori dell’assistenza)

L’intervento non farmacologico non va inteso in senso sostitutivo rispetto alla terapia farmacologica, ma come risorsa selettiva e complementare (potenziamento dei risultati e/o minimizzazione dei dosaggi dei farmaci e dei rischi correlati).