Jun 19, 2019 Last Updated 8:04 AM, Jun 19, 2019

Case famiglia, business senza regole?

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“Casa” e “famiglia”: due parole che, solo a pronunciarle, suscitano immediatamente un senso di accoglienza e protezione. Concetti che dovrebbero essere un comandamento per chi decide di votare la propria vita alla cura dei più deboli. Anziani, minori con situazioni familiari disagiate e persone con infermità mentale: questi sono generalmente gli ospiti delle case famiglia, strutture perlopiù private che dovrebbero possedere tutti i requisiti necessari ad assistere persone di questo tipo. Dovrebbero, appunto.  Alla luce dei fatti di cronaca più o meno recenti, il condizionale è d’obbligo: intercettazioni e telecamere nascoste hanno più volte rivelato realtà a dir poco sconcertanti, fatte di violenze fisiche e verbali, vessazioni, addirittura abusi sessuali. Severi provvedimenti vengono adottati (si spera…) solo in presenza di prove schiaccianti, ma quanto tempo passa prima di averle in mano? Quanti soprusi devono subire i malcapitati ospiti di questi lager del terzo millennio prima che sia fatta giustizia? E soprattutto: perché una persona totalmente priva di ogni forma di compassione verso la fragilità umana dovrebbe aprire –o anche solo lavorare- in una casa famiglia? Risposta: perché potrebbe essere un affare d’oro.
Prendiamo il caso delle residenze private per anziani: l’età media della popolazione e, di conseguenza, il numero dei potenziali ricoverati negli ospizi, crescono sempre di più. Il Sistema sanitario nazionale, così come il privato convenzionato, non riesce a far fronte all’aumento della domanda di assistenza a lungo termine ed ecco che quello delle case famiglia diventa un business a rischio zero. Basta poco: un appartamento in regola, requisiti minimi in materia socio-sanitaria, la registrazione presso la Camera di Commercio (come qualsiasi altra azienda) et voilà, il gioco è fatto. Costi d’impresa potenzialmente contenuti che, in ogni caso, possono essere ben presto assorbiti grazie alle rette mensili. Quindi, di fatto, ogni casa famiglia di questo genere è un’impresa privata ed ha meno controlli di quelle pubbliche. Il problema è ben chiaro agli enti locali dei territori – spesso piccoli paesi dell’entroterra- saliti alla ribalta della cronaca per casi di violenze nelle case famiglia: “Il Comune non può nemmeno mandare un controllo della polizia municipale in queste strutture – ha dichiarato Isabella Conti, sindaco di San Lazzaro di Sàvena, nel bolognese - È necessario imporre un controllo preventivo da parte degli enti locali e, al contempo, l’odierno trend di invecchiamento deve spingere la politica ad individuare percorsi di welfare più moderni ed innovativi”. Dal canto loro, diverse Regioni, Emilia-Romagna in testa, promettono norme più severe, estese a tutti, il cui rispetto sia periodicamente verificato, anche senza preavviso. In attesa che ciò avvenga, i cittadini sono chiamati a vestire i panni degli ispettori e a verificare scrupolosamente le condizioni del luogo a la competenza del personale a cui intendono affidare i loro cari bisognosi di assistenza.
De Santis (Anaste): “Case famiglia come case di riposo: norme rigide e verifiche costanti”
È intervenuto sull’argomento anche il nostro opinion leader Alberto De Santis, presidente Anaste. “Per avviare una casa famiglia non servono competenze specifiche, basta disporre di un appartamento di tipo civile con un massimo di 10 posti letto. L’abusivismo è presente anche in questo settore: spesso non viene chiesta neppure l’autorizzazione alle Ausl ed eventuali verifiche scattano solo in seguito ad una denuncia. Non si può continuare così: servono regole certe e controlli severi per prevenire i fatti incresciosi di cui troppo spesso sentiamo parlare”. Ben diversa è la situazione in cui operano Rsa e case di riposo accreditate: “Le nostre strutture residenziali subiscono controlli frequenti e rigorosi da parte di Ausl, Nas e ispettorato del lavoro. Un trattamento giusto che va esteso a chiunque si trovi a svolgere una funzione delicata come l’assistenza agli anziani”.
A questo proposito: “Anaste insieme a Senior Italia sta elaborando nuove linee guida per regolamentare la realizzazione di case famiglia, che dovranno possedere requisiti ben precisi: personale preparato, costante presenza di un medico, numero di operatori adeguato al numero degli ospiti, vitto di qualità, porte aperte ai controlli. Noi lo facciamo già, è giusto che lo facciano tutti”.

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