Aug 25, 2019 Last Updated 12:47 PM, Aug 23, 2019

ENPAM, i medici guardano al futuro

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Dott. Oliveti, come presidente ENPAM ha importanti responsabilità. Molte sono le questioni delicate sul tavolo, in primis la pensione. Come si pongono i medici rispetto a questo argomento?
“Come qualsiasi altro cittadino che, dopo anni di lavoro, spera di godere della pensione. L’ENPAM ha il compito di amministrare denaro altrui vincolato al destino previdenziale, ma quest’ultimo non contempla solo la pensione di anzianità: in caso di bisogno, non solo siamo pronti a sostenere i nostri iscritti  nel periodo lavorativo, ma anche nella fase della formazione. Da padre, più che da professionista, mi infastidisce sentire i giovani aspiranti medici dire che non avranno mai una pensione! Come presidente ENPAM, ho la soddisfazione di assicurare ai nostri ragazzi prestazioni previdenziali già a partire dagli ultimi 2 anni di studi in Medicina e Odontoiatria. Questo significa, per esempio, avere un baby bonus in caso di gravidanza, accedere al mutuo per la prima casa o godere di una polizza di long term care nella malaugurata ipotesi dovessero intervenire condizioni di non autosufficienza.
La tutela delle nuove generazioni ci inorgoglisce e ci stimola ad andare avanti su questa strada. Per quel che riguarda il welfare, abbiamo definito il progetto “Quadrifoglio”, perché consta di 4 aree: previdenza complementare, fondo sanitario integrativo, credito agevolato, tutela dei rischi professionali e biometrici (ad esempio, infortunio, malattia o perdita dell’autonomia). In termini di responsabilità civile, ci proponiamo di lavorare insieme alla Federazione Nazionale degli Ordini per trovare una proposta di tutela per tutti i nostri iscritti. Questo lavoro implica un’attività di commissione ancora in fase di costituzione. Inoltre, intendiamo attuare quanto prima i dettami della legge Gelli-Bianco , anche se non sono ancora disponibili i decreti applicativi.
Altro punto che ci sta molto a cuore: mantenere un rapporto di fiducia con tutti coloro che nutrono un legittimo interesse nei confronti della Fondazione. È importante rendicontare costantemente il proprio operato e noi lo facciamo dal 2013 con il nostro bilancio sociale, con il quale illustriamo le nostre attività e il modo di rapportarci con gli iscritti e con le istituzioni”.
E’ stato appena riconfermato presidente, un bilancio?
“Abbiamo raggiunto importanti traguardi in questi ultimi tre anni – ha detto Oliveti dopo la sua elezione –. Dobbiamo andare avanti e ampliare le quattro direttrici del progetto WISE (welfare, investimenti, servizi, Europa) che ha caratterizzato finora il nostro cammino. Abbiamo messo in campo servizi comuni nella logica della condivisione, cogliendo nelle diversità un valore aggiunto”.
E per il futuro?
“Affronteremo uniti le prossime sfide che consisteranno nell’ampliare l’assistenza strategica agli iscritti, nel fare investimenti sia qualitativi sia con ricadute professionali, nell’offrire servizi che contribuiscano a creare una corsia preferenziale per i professionisti nei riguardi dei finanziamenti europei, sempre con la massima attenzione alla componente giovanile delle nostre categorie”.
Recentemente si è discusso della possibilità di abolire il numero chiuso per le facoltà di Medicina e Scienze Infermieristiche. Cosa ne pensa l’EMPAM?
“L’ENPAM vive dei contributi dei suoi iscritti: se cresce il loro numero, cresce anche l’ENPAM…ma credo che, in un’epoca di grandi cambiamenti come quella che viviamo, la nostra Fondazione debba preoccuparsi di altre questioni; l’innovazione tecnologica (ormai essenziale in campo medico), la globalizzazione e il progressivo invecchiamento della popolazione stanno impattando in maniera consistente sulle casse di previdenza. Noi pensiamo ad esercitare bene il nostro mestiere, occupandoci di pensioni, assistenza, investimenti, welfare professionale: sta qui la nostra utilità per il Paese”.
Ma, come medico, il dott. Oliveti cosa pensa della questione del numero chiuso?
“Quelle del medico e dell’infermiere sono professioni che richiedono un alto livello di conoscenza, formazione e competenza. Non sono lavori alla portata di tutti e temo che l’abolizione del numero chiuso possa generare illusioni destinate a rimanere tali. D’altra parte, anche una scorretta programmazione del numero chiuso alla fine risulta deleteria…l’ideale sarebbe prevedere un numero di ingressi che possa corrispondere al numero di studenti che, alla fine del percorso universitario, risulteranno adeguatamente formati per sostenere il nostro Sistema Sanitario”.


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