Mar 25, 2019 Last Updated 8:55 PM, Mar 22, 2019

I PROFESSIONISTI DELLA SALUTE SI ALLEANO PER UN NUOVO SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

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Le professioni sanitarie e sociali si sono riunite a Roma il 23 febbraio scorso e hanno sottoscritto un Manifesto comune: “La sanità si evolve e lo deve fare per tutti i cittadini in modo assolutamente universalistico e uguale per tutti. E non lo farà mai più senza di noi”. Su questo assunto si articola la posizione dei professionisti.
I presidenti delle 10 Federazioni riunite, oltre a impegnarsi a garantire una sempre maggiore equità nell’accesso alle cure, sostenere politiche efficaci per un adeguato finanziamento degli obiettivi di salute, mettere a disposizione le loro competenze e proporre soluzioni e nuovi modelli di governance per un Ssn equo, solidale, sostenibile e per superare le diseguaglianze presenti nel Paese, fanno anche delle richieste puntuali al Governo e alle Regioni:
1. intensificare la collaborazione con le professioni sanitarie e sociali perché il Ssn garantisca effettivamente e uniformemente i diritti costituzionalmente tutelati dei cittadini;
2. rispettare i principi costituzionali di uguaglianza, solidarietà, universalismo ed equità alla base del Servizio sanitario;
3. elaborare un’analisi rischi/benefici delle proposte di autonomia differenziata presentate dalle Regioni per misurarne l’impatto sulla finanza pubblica e sulla tenuta di tutti i servizi sanitari regionali;
4. adottare iniziative per parametrare il fabbisogno regionale standard anche in base alle carenze infrastrutturali, alle condizioni geomorfologiche e demografiche e alle condizioni di deprivazione e di povertà sociale;
5. garantire il superamento delle differenze tra i diversi sistemi sanitari regionali anche mediante la definizione e implementazione di un Piano Nazionale di Azione per il contrasto alle diseguaglianze;
6. scongiurare il rischio che sia pregiudicato il carattere nazionale del nostro Servizio sanitario.
In questa occasione, Barbara Mangiacavalli, Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), ha ribadito che l’infermiere è il professionista più vicino al paziente che segue 24 ore su 24 sia in ricovero che a domicilio. Ma questo – ha sottolineato - non avviene allo stesso modo in tutte le Regioni. Il rapporto infermieri-pazienti che studi internazionali indicano come ottimale per abbattere la mortalità del 20% è di 1:6. In Italia abbiamo Regioni che sono a 1:17 (la Campania ad esempio) e altre a 1:8 come il Friuli-Venezia Giulia. La carenza di infermieri, soprattutto sul territorio è di circa 50-53mila unità, ma ci sono Regioni dove i numeri potrebbero considerarsi a posto (ad esempio Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia ecc.) e Regioni dove invece l’assenza di organici è pesante e mette l’assistenza a rischio (in Campania sono circa il 48% in meno di quelli che sarebbero necessari, raggiungono il 55% in meno in Calabria e il 56% in Sicilia).
In questa situazione, secondo Mangiacavalli, anche l’introduzione della figura innovativa dell’infermiere di famiglia e comunità a fianco del medico di medicina generale – voluta fortemente anche dai cittadini – non può essere omogenea: al Nord infatti ci sono già esperienze e modelli affermati, al Sud gli infermieri sono troppo pochi anche solo per assistere i pazienti in ricovero, impensabile sul territorio. Secondo i dati ISTAT, nel 2018 le malattie croniche hanno interessato quasi il 40% della popolazione, cioè 24 milioni di italiani dei quali 12,5 milioni hanno multi-cronicità che si acuiscono anche secondo le aree geografiche. La prevalenza più elevata di almeno una malattia cronica si registra in Liguria con il 45,1% della popolazione. I Comuni sotto i 2.000 abitanti sono quelli con la quota più elevata di cronicità, quasi il 45%, mentre nelle periferie delle città Metropolitane si riscontra la quota più elevata di persone che soffrono di malattie allergiche, il 12,2% della popolazione residente.
Nel XXI secolo – ha concluso Mangiacavalli – vedremo più comunità e servizi a domicilio, una migliore tecnologia e la cura centrata sulla persona: gli infermieri saranno in prima linea in questi cambiamenti e per questo devono imparare a essere leader, perché tutte queste qualità le hanno già sviluppate e fanno parte della loro vocazione e della loro professionalità: una nuova epidemiologia richiede nuovi modelli di assistenza e, per questi, c’è già il nuovo infermiere che deve essere specializzato e presente h24 sul territorio. Ma deve essere disponibile ovunque e in tutte le Regioni senza carenze e in modo omogeneo”.