Oct 15, 2019 Last Updated 9:31 AM, Oct 15, 2019

I segreti del modello Lombardia

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La Regione Lombardia ha al suo arco le frecce dell’eccellenza e della funzionalità, per ciò che concerne il settore sanitario. Un modello di Sanità integrata dove Pubblico e Privato lavorano insieme, un’idea avanzata del regionalismo che funziona.
Ma c’è di più: costituisce l’avamposto della tanto idealizzata riforma delle autonomie che, finalmente, supera la “ordinaria amministrazione” della cosa pubblica. Come dovrebbe essere, quando parliamo della salute del cittadino...
Incontriamo nella sede della Regione lombarda, l’assessore al Welfare Giulio Gallera.
Assessore, già il fatto di avere un dicastero al welfare ha un significato…
È un impegno cui il governo regionale tiene in modo speciale proprio perché si riflette non solo in primis sulla salute dei cittadini ma anche sulla buona amministrazione della cosa pubblica, le buone pratiche, il Sociale e quindi l’economia da cui dipendono il lavoro, la vita e il benessere di tutti.
L’attuale ministro Giulia Grillo, sempre presente sulla nostra rivista, ha parlato dall’inizio del suo mandato della volontà di un cambiamento nella gestione della Sanità italiana… Lei che ne pensa?
Siamo in un momento delicato di svolta per la Sanità pubblica nel suo complesso, che compie 40 anni ed ha bisogno di una… rivisitazione. Di qui, il dibattito sul riordino amministrativo e funzionale, dove la sfida è ammodernare gli strumenti e le modalità che garantiscono il miglioramento della macchina sanitaria… questo se vogliamo arrivare a festeggiare i prossimi 40 anni! La crescita esponenziale dei conti pubblici, fra farmaci e tecnologie, nodi strutturali e personale dipendente della cosa pubblica passa attraverso un cambiamento obbligato: il Sistema Sanitario nazionale di oggi è ancora troppo ospedalocentrico…
Ora, si è posto mano alla responsabilizzazione delle figure professionali creando nuovi Albi e Ordini, partendo da figure intermedie della Sanità che operano dentro e fuori il SSN con lo scopo di una gestione sostenibile. Stiamo approcciando alla realizzazione di un nuovo patto per la Salute che dovrà contenere gli strumenti che ci consentiranno di migliorare la qualità della vita dei pazienti, dando una risposta ai doverosi cambi epidemiologici e garantendo la sostenibilità del sistema.
La situazione della Lombardia, a livello Sanità, è stata sempre migliore di altre: anzi, le strutture d’eccellenza attirano sempre pazienti da tutta Italia. E’ così?
La nostra forte attrattività regionale per quanto riguarda la Sanità è data dal nostro sistema peculiare che dobbiamo alla riforma del 1997 che ha inserito nel sistema di erogazione pubblico anche la sanità privata con gli accreditamenti e la contrattualizzazione. Ciò ha consentito un meccanismo di competizione virtuosa in cui il privato con le stesse risorse con cui venivano pagate le strutture pubbliche ha cercato di migliorare la qualità e ampliare il mercato della domanda; il pubblico, con un’azione politica di investimenti mirati è stato quindi messo in condizione di competere con l’agile struttura privata anche per le questioni di innovazione tecnologica e strumentazione. L’introduzione di quella riforma ci ha portato ad avere la migliore attrattiva in ambito sanitario italiano, poiché il Privato in tal caso non è solo presente in forma collaborativa attendendo le linee direttive politiche ma è integrato al sistema, consentendo anche a noi di avere le migliori professionalità a disposizione.
E arrivando alla situazione attuale?
È evidente che oggi si va verso un’ulteriore evoluzione. Siamo contenti di aver costruito un sistema così solido ed efficiente però nel momento attuale in cui  i bisogni crescono e le risorse invece diminuiscono dobbiamo adesso creare – per governare meglio – una regia di costruzione di reti e di condivisione anche sulle azioni da compiere. Non più a briglia sciolta competizioni Pubblico-Privato o fra strutture ma sostegno e reti con i presidi-eccellenza che hanno una marcia in più. Se l’Oncologia l’Humanitas la fa meglio dell’altro ospedale pubblico lì vicino, vedremo di valorizzare quella, mentre se nel pubblico per le malattie rare, il Policlinico funziona meglio…
Il vostro Piano Sanitario Regionale ha indirizzi precisi, possiamo riassumerli? In sostanza, una regione come la Lombardia, di che cosa ha bisogno in primis?
Crediamo molto nella capacità di mandare messaggi: sosteniamo scuole e aziende che promuovono la salute. Abbiamo un approccio anche sull’informazione per la vaccinazione e non solo nelle famiglie.
Fra le priorità, promuoviamo la capacità di presa in carico del paziente cronico, al di fuori anche dell’ospedale, ma della cronicità parliamo dopo.
Abbiamo accennato alla necessaria riorganizzazione della rete: oggi non ha più senso che ci siano tanti ospedali dove tutti fanno tutto. Poi c’è la prevenzione, per cui serve conoscere