Jun 24, 2018 Last Updated 9:10 AM, Jun 19, 2018

Incidente sul lavoro a Milano: ANMIL sottolinea l'urgenza di potenziare gli organi ispettivi

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“Siamo stanchi di assistere impotenti ogni giorno alla morte di lavoratori ed è ormai difficile commentare quanto accade, soprattutto per noi che sappiamo cosa significa per le famiglie coinvolte, alle quali va tutta la nostra vicinanza. Non è possibile che ogni volta ci si dimentichi dei drammi fino al caso successivo e, certamente, le indagini faranno il loro corso, ma poco potranno dire di fronte ad altre tre persone morte sul lavoro”, questo l’amaro commento del Presidente dell’ANMIL, Franco Bettoni, all’indomani della sciagura verificatasi presso la Lemina di Milano, dove 3 operai sono rimasti intossicati da una fuga di gas, mentre un altro versa in condizioni gravi.
“Dobbiamo avere la certezza che i lavoratori siano opportunamente formati e messi in condizione di lavorare con gli strumenti giusti per svolgere i loro compiti – sottolinea Bettoni - e, visto che le regole ci sono, quello che bisogna fare è verificare assiduamente che siano correttamente applicate. Noi continueremo come associazione la nostra battaglia culturale, continueremo ad arrabbiarci e a indignarci, ma chiediamo che sia immediatamente potenziata la capacità delle strutture competenti per le attività ispettive”.
“Con regolarità drammatica cinque lavoratori ogni anno perdono la vita all’interno di cisterne, serbatoi o simili  - conclude il Presidente dell’ANMIL - e non è oggettivamente accettabile che non si riesca ad interrompere questa tragica catena: occorre allora avviare massicce campagne informative in materia di prevenzione degli infortuni, perché è evidente che la storia non ci ha insegnato nulla e che è ancora lunga la strada da percorrere per garantire la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.
 
L'ANMIL ha anche provedduto a diffondere i dati sugli infortuni in ambiente confinato. "Con il termine “ambiente confinato” - spiega il comunicato - s'intende un luogo circoscritto, totalmente o parzialmente chiuso, che non è stato progettato e costruito per essere occupato da persone, ma che - all’occasione - può essere impiegato per l’esecuzione d'interventi lavorativi (quali l'ispezione, la manutenzione o la riparazione, la pulizia) in cui il pericolo di morte o di infortunio grave è molto elevato, a causa della presenza di condizioni di pericolo per le sostanze che possono esalare gas mortali.
Gli spazi confinati (serbatoi, cisterne, vasche di raccolta acque piovane o liquami, silos, stive di imbarcazioni, recipienti, reti fognarie, ecc.) sono spesso teatro di incidenti mortali e infortuni gravi, a volte ulteriormente aggravati da un soccorso inadeguato e improvvisato.  E’ normale infatti immaginare che ci sia uno spontaneo moto d’intervento quando si vede un collega in difficoltà, ma la catena di solidarietà umana porta spesso a compiere gesti estremi che, di fatto, non fanno altro che incrementare il numero delle vittime. Nelle statistiche nazionali ed internazionali, oltre il 50% delle vittime è rappresentato, infatti, dai soccorritori. E questa percentuale è sostanzialmente confermata anche dalla dinamica degli incidenti che si verifica periodicamente nel nostro Paese.
In merito agli aspetti quantitativi del fenomeno esistono studi specifici effettuati “ad hoc” sulle varie tragiche vicende che si sono susseguite in questi ultimi anni nel nostro Paese.  Tra le più interessanti, un’indagine effettuata da alcuni esperti INAIL relativamente agli anni 2005-2010 che noi abbiamo provveduto ad aggiornare con quelle relative agli anni successivi, compreso quello in corso, per fornire informazioni utili sulle dimensioni e sulle circostanze determinanti del fenomeno. Complessivamente, nel periodo 2005-2016 (al 31 novembre) si sono verificati 35 incidenti mortali in ambienti confinati, che hanno causato la morte di 56 lavoratori: ogni episodio ha portato in media alla morte di 1,6 persone. Si tratta per lo più di incidenti che avvengono in particolare all’interno di cisterne (oltre la metà dei decessi), serbatoi o vasche di deposito, dove si sprigionano spesso gas venefici. La causa del decesso, infatti, è dovuta in prevalenza alla presenza di gas asfissianti nell’ambiente confinato teatro dell’evento: il 64,3% delle morti avviene per questo motivo; mentre il 20% dei decessi avviene per caduta traumatica della vittima.
Basandoci su queste statistiche si può affermare che nel nostro Paese ogni anno si verificano mediamente più di 3 eventi di questo tipo che causano la morte di oltre 5 lavoratori".