Jun 19, 2019 Last Updated 8:04 AM, Jun 19, 2019

LA SAPIENZA DI ROMA, FUCINA DI MEDICI DAL CINQUECENTO

Visite: 139 times

 

Initium sapientiae timor Domini (“L’inizio della sapienza è il timor di Dio): così recita la scritta che appare sul portone principale della chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, opera seicentesca del celebre architetto Francesco Borromini. Il nome dell’edificio non è un caso: sorge a Roma, nel rione Sant’Eustachio, proprio come la città universitaria che fa capo all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, uno degli atenei più antichi del mondo. Nacque infatti il 20 aprile 1303 per volontà di Papa Bonifacio VIII ma, a seguito del trasferimento ad Avignone della sede pontificia, la sua gestione fu affidata al Comune di Roma. Inutile dire che, in oltre 800 anni di storia, La Sapienza ha annoverato tra i suoi studenti buona parte delle menti più illustri del nostro Paese e molti sono i futuri personaggi di spicco destinati a fare tappa nel prestigioso ateneo capitolino, considerato che, con oltre 110.000 iscritti, è ad oggi la maggiore università europea! Tra loro non mancheranno certamente i medici: l’ateneo romano conferisce lauree in medicina dal XVI secolo e oggi, tra le sue 11 facoltà, sono 3 quelle incentrate sul mondo della Salute, operanti all’interno del Policlinico l’Umberto I e dell’Ospedale Sant’Andrea. Parliamo delle Facoltà di Farmacia e Medicina, Medicina e Psicologia e Medicina e Odontoiatria; è proprio di quest’ultima che ci occupiamo insieme al suo Preside, Antonella Polimeni, Professore Ordinario di Malattie Odontostomatologiche.
Prof.ssa Polimeni, ci presenti la Facoltà di Medicina e Odontoiatria della Sapienza Università̀ di Roma.
“La Facoltà di Medicina e Odontoiatria è composta da 11 dipartimenti ed è suddivisa in 9 poli didattici dislocati nell’intera regione, nei quali svolgono attività di ricerca e di insegnamento oltre 600 docenti. La platea studentesca della facoltà è formata da circa 10.000 studenti che frequentano gli oltre 150 corsi formativi offerti dalla struttura, suddivisi in tre ambiti: medico-chirurgico, odontoiatrico e delle professioni sanitarie. Attualmente sono attivi circa 40 corsi di laurea (triennali, magistrali e a ciclo unico), svolti in collaborazione con la Facoltà di Farmacia e Medicina, e oltre 100 corsi post-lauream tra master di I e II livello, scuole di specializzazione e dottorati di ricerca”.
Quali sono le principali eccellenze della Facoltà di Medicina e Odontoiatria? Quali gli aspetti che ritiene di dover migliorare?
“C’è sempre qualcosa da migliorare, soprattutto se si considera la complessità organizzativa e gestionale di una realtà composita come la facoltà che presiedo. Tuttavia, siamo sulla strada giusta e ne abbiamo alcuni vividi esempi. Senza dubbio, quella che ad oggi rappresenta una delle eccellenze che la Facoltà è in grado di offrire ai propri studenti è la recente istituzione dello Skill Lab. Realizzato grazie al sostegno della Fondazione Roma, la facoltà si è dotata di un laboratorio di simulazione in cui gli studenti possono mettere in pratica, sotto la supervisione di docenti, il sapere medico appreso nel corso degli anni di studio. Il centro è dotato di strumentazioni altamente tecnologiche, in grado di “simulare” fedelmente le condizioni che caratterizzano la realizzazione di interventi in urgenza e in condizioni di crisi. Un ulteriore elemento di prestigio per quanto riguarda, invece, l’ambito della ricerca scientifica è certamente il centro di ricerca interdipartimentale “STITCH”. Il centro è frutto di un lavoro sinergico di cinque dipartimenti dell’ateneo, afferenti a diverse discipline: medicina, informatica e ingegneria; ed ha come obiettivo principale quello di dar vita a progetti e collaborazioni volti ad una sempre maggiore implementazione dell’innovazione tecnologica nell’ambito della ricerca in medicina”.
Ci parli di un progetto che le sta particolarmente a cuore in cui siete direttamente coinvolti.
“È di pochi mesi fa la firma del Protocollo d’Intesa tra la Facoltà e la Fondazione Operation Smile Italia Onlus. Grazie a questo accordo (al quale prendono parte anche i Dipartimenti di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo-Facciali, Chirurgia “Pietro Valdoni”, Neuroscienze Umane, Materno Infantile e Scienze Urologiche, e Organi di Senso) le due istituzioni si impegnano a rafforzare la reciproca collaborazione, iniziata già dieci anni fa, con lo sviluppo di attività di ricerca nell’ambito delle malformazioni cranio-maxillo-facciali in età infantile e di formazione per il personale medico dei Paesi a basso e medio reddito. In particolare, la Facoltà di Medicina e Odontoiatria vuole offrire il proprio contributo mettendo a disposizione le risorse di eccellenza e le conoscenze scientifiche dei nostri dipartimenti universitari al servizio delle campagne di solidarietà promosse in tutto il mondo da Operation Smile. Al contempo, è doveroso sottolineare l’interessamento all’iniziativa anche da parte di Angelo Tanese, Direttore della Asl Roma 1 che attualmente ospita la Smile House Roma presso l’Ospedale San Filippo Neri, e di Vincenzo Panella, Direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico Umberto I, che ha sottolineato quanto tale evento possa rappresentare l’occasione per porre le basi per una futura partnership con tutte le altre realtà che già sono impegnate in tale progetto”.
Si parla spesso dell’opportunità̀ di mantenere o meno il numero chiuso a Medicina, secondo lei è un problema? La liberalizzazione non potrebbe aprire un capitolo nuovo collegato anche alla previsione di una futura carenza di nuovi medici?
“Il tema della futura carenza di medici è un problema che è al centro del dibattito non solo a livello delle autorità accademiche e ministeriali, ma anche dell’opinione pubblica. A tal riguardo, va ricordato lo sforzo delle facoltà mediche nell’aumentare di quasi 800 unità il numero dei posti messi a disposizione in occasione degli scorsi test di accesso ai corsi di laurea a numero chiuso in ambito medico. Ma rispondere ad un’esigenza, come quella di far fronte ad una futura carenza di medici, deve allo stesso tempo fare i conti con quello che l’abolizione del numero chiuso a Medicina e ad Odontoiatria comporterebbe dal punto di vista organizzativo sulla sostenibilità della formazione.
Vorrei inoltre sottolineare la problematica riguardante l’imbuto formativo per le specializzazioni: negli ultimi anni sono aumentati gli accessi alla facoltà mediche, ma il numero di contratti specialistici disponibili è di gran lunga inferiore al numero dei laureati in medicina”. 
Che messaggio vorrebbe lanciare ai giovani ricercatori che cercano fortuna all’estero? Ci sono secondo lei dei buoni motivi per tornare o restare in Italia?
“Assolutamente sì. Innanzitutto, bisogna sottolineare che “partire per poi tornare” rappresenta un’opportunità di crescita, di arricchimento, sia personale che comunitario. Non è un caso, infatti, che l’Unione Europea sostenga attivamente programmi di finanziamento e progetti di mobilità internazionale, rivolti sia a studenti ma anche a ricercatori e docenti universitari. Auspico che il nostro Paese sviluppi nei prossimi anni strategie di recupero dei giovani ricercatori italiani attualmente all’estero, attraverso investimenti di lungo periodo in ricerca e innovazione, con un cambio di passo che diventi volano per il futuro”.


Iscriviti alla Newsletter