May 24, 2018 Last Updated 10:16 AM, May 23, 2018

Le donne vivono più a lungo, ma meno in salute

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Ieri a Roma è stato presentato il volume “La salute della donna. La nuova longevità: una sfida al femminile” ,realizzato da Onda, l’Osservatorio Nazionale sulla salute della donna, con la collaborazione di Farmindustria. La popolazione femminile over 65, in Italia, ha raggiunto quota 7,5 milioni, gli uomini sono 2 milioni in meno. Anche tra gli ultraottantenni c’è una prevalenza di quote rosa: 2 su 3 sono donne.

L’aspettativa di vita delle signore è più lunga di quasi 5 anni, 85,1 anni contro una media maschile di 80,6. Ma le donne sono più malate: il 72% delle over 75 ha 2 o più malattie croniche, rispetto al 58% degli uomini. Patologie che inevitabilmente si trasformano in una peggiore condizione di salute. Una signora su 3 svolge le sue attività quotidiane con limitazioni funzionali gravi, che nel 37,8% dei casi sono delle vere e proprie disabilità. Tra i maschi una situazione analoga si riscontra in 22 casi su 100.

Dal 2007, ogni due anni, viene pubblicato, il Libro bianco, un volume che fa il punto sullo stato dell’arte della salute delle donne italiane. In alternanza al Libro bianco, è realizzato un volume monografico dedicato a un tema di particolare interesse per l’Osservatorio. Per il 2017 è stato scelto l’invecchiamento, in quanto rappresenta un argomento di grande attualità per il Belpaese. L’Italia è il secondo Paese più vecchio nel mondo, dopo il Giappone e il primo in Europa.
“Questo volume – ha spiegato Francesca Merzagora, presidente Onda - ci consente di fotografare la situazione delle donne in una fase della loro vita che, nonostante le fragilità specifiche, può essere vissuta con piena soddisfazione. Questa è la sfida più grande oggi: garantire alle donne un invecchiamento sano, attivo e positivo. Da una indagine condotta da Onda su un campione di 314 over 70, emerge infatti che Il 44% di loro è molto soddisfatto della propria vita, pur ritenendola peggiore rispetto a quando era più giovane”.

Per quel che riguarda le malattie croniche delle over 65, artrosi e artrite colpiscono il 59,4% di loro, contro il 38,9% degli uomini. Le signore soffrono molto di più di cefalea ed emicrania ricorrente, 14,6% contro 7,1%. L’ osteoporosi è quasi a prevalenza femminile: ne soffrono quasi 4 donne su 10 e 8 uomini su 100. Sono ansiose e depresse il 16,7% delle donne, contro il 9% degli uomini. Meno differenze di genere per Alzheimer e demenze senili: 5,1% contro 3,1%. Soffrire di più patologie significa anche dover ricorrere a più farmaci con un aumento de rischio di eventi avversi e di ospedalizzazioni per effetti collaterali.
Ad aggravare i malanni del corpo ci pensa anche la società, dove ancora persistono differenze di genere. Le donne, che spesso sono vedove e sole, sono meno istruite e più povere. Gli squilibri di retribuzione tra i due sessi nel mondo del lavoro si trasformano in pensioni inferiori, in media di circa 6 mila euro in mwno rispetto agli uomini. La violenza è un altro aggravante della situazione di disagio delle anziane: il 65% degli over 65 vittime di abusi è donna.
“Le donne che dicono di sentirsi sole e malinconiche – ha aggiunto Merzagora– sono in numero maggiore rispetto agli uomini - punteggio medio 2,4 donne contro 2,1 uomini - e sono anche quelle che si dedicano meno ad attività di svago e piacere. Onda ha accettato la sfida e rivolge da tempo il suo interesse al mondo delle donne in tutte le fasi della loro vita, occupandosi di loro non solo come ‘anziane’, ma anche della funzione sociale che rivestono all’interno della famiglia”.


Ma quali sono le cose da fare e quelle da non fare per invecchiare bene?
È Salvatore Varia, vicepresidente della Società italiana di Psichiatria a rispondere a questa domanda. “Assolutamente da evitare - ha detto Varia - obesità, diabete, ipertensione, tabagismo, consumo eccessivo di alcol, vita sedentaria, stress fuori controllo. Il primo fattore di protezione, alla portata di tutti è la dieta bilanciata: diminuire del 30% l’apporto giornaliero di carboidrati aiuta ad invecchiare più lentamente”. 

Secondo impegno da mettere nell’agenda per una terza età in salute è l’attività fisica: “migliora il flusso ematico celebrale – ha aggiunto il vicepresidente della Società italiana di Psichiatria -  riduce il rischio di malattie cardiovalscoari, abbassa i livelli di stress. Terzo punto, la stimolazione cognitiva, dalla lettura, al gioco, alla musica, tutte attività che diminiscono l’insorgere di demenze. Infine, la meditazione, senza distinzione di appartenenza ad una fede, può calmare, rinvigorire, migliorare il sonno, rendere più felici, compassionevoli, gentili e altruisti”.  Consigli validi per tutti. Ma sono soprattutto i più anziani a non dover perdere nemmeno un minuto, rimboccarsi le maniche e cominciare a seguirli fin da ora. Per intervenire non è mai troppo tardi. “L’uomo e la donna – ha spiegato Marco Trabucchi, presidente della Società italiana di Psicogeriatria – restano modificabili sempre, anche ad 80 anni. Sicuramente agire sul proprio stato di salute a 20 anni porterà a risultati migliori, ma ci si può dedicare alla propria cura anche durante la terza età. La solitudine è senz’altro il fattore sociale che più di ogni altro ha dei seri risvolti clinici. Per questo - ha continuato Trabucchi - avere degli interessi, avere qualcosa in cui credere è uno degli ingredienti principali per una vecchiaia in salute. L’attività intellettuale autonoma mantiene giovani. Chi perde l’attenzione per ciò che accade intorno a sé invecchia molto prima”.