Mar 25, 2019 Last Updated 8:55 PM, Mar 22, 2019

MEDICI SENZA… NUMERI

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L’OMCEO denuncia: “Fuga di camici bianchi dal sistema pubblico, blocco del turnover, liste d’attesa interminabili, costi sociali per la formazione di ogni medico con cifre a più zeri”. I medici che rimangono – segno forse di una qualità professionale più scadente? – sono bersagliati da denunce, episodi di malasanità, addirittura aggressioni, tanto che il gruppo Consulcesi ha avanzato al ministero la proposta di istituire l’Arbitrato della Salute.
Intanto, ci si interroga sull’abolizione del numero chiuso a Medicina e Infermieristica. Ci sono molti dubbi, pochi pro e tanti contro: abolire il test di ingresso significa abbassare la media di preparazione di chi si iscrive? Con meno selezione i medici e gli infermieri di domani saranno insomma meno preparati, determinati, capaci? Eppure la selezione in tali materie scientifiche è forte e naturale e chi si laurea sarà poi senza dubbio bravo e competente… Allora perché non adottare un imbuto al contrario dell’attuale: ossia mantenere una selezione d’ingresso ma allargare la fase di specializzazione successiva? Servirebbe molto di più garantendo un elevato livello qualitativo di formazione.
Nel frattempo registriamo le situazioni regionali, ancora troppo diversificate e complesse: ci sono Regioni al Nord che attraggono fortemente, al Sud che hanno problemi di conti e bilanci in rosso (come Lazio e Campania commissariate). Eppure la Sanità costituisce l’85% dei bilanci di tutte e 20 le Regioni e dello Stato!
Perché non si riesce ad uniformare nulla e si parla ancora di grandi differenze a partire dal costo della fornitura di una siringa che varia tanto da Regione a Regione, per non parlare di condizioni e retribuzioni dei contratti professionali di lavoro?
Prendiamo nota della situazione illustrata. Ma non ci fermiamo qui: Senzaetà ha contattato tutti gli assessorati e gli uffici stampa d’Italia, Regione per Regione: ospiteremo on line comunicati e notizie di ogni Sanità regionale. Finora nessuno mai ha fatto questo: una comparazione spontanea e automatica che offrirà un panorama italiano delle varie “diversità” di approccio al modus operandi sociosanitario, guardando da vicino, anzi dal di dentro, come viene gestita localmente questa primaria e importantissima materia che è la Salute nei confronti del cittadino.
Scopriremo così le priorità programmatiche, le strategie politiche, magagne – e pregi - regionali e se ci sono cittadini di serie A e quelli di serie B.
Lasceremo però giudicare a chi ci legge: noi facciamo i giornalisti.
Per  interloquire, c’è sempre la mail:
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“In attesa di capire se la Regione Lazio uscirà dal commissariamento, in realtà il problema è che in questo momento la mancata programmazione, sia in ospedale che sul territorio, ha creato una carenza numerica di camici bianchi, in particolar modo nelle branche della medicina che possono sviluppare conflittualità medico-legali e risarcimenti. Questo stato di cose, associato poi al blocco del turnover e al conseguente precariato dovuto a contratti soprattutto a termine e malpagati, spinge i giovani medici ad abbandonare il Paese per proposte molto più attrattive. In questo momento ci sono società che reclutano medici offrendo compensi alti fino a 4mila e 400 euro più alloggio e altri benefit. È naturale che il medico che riceve un’offerta di questo tipo rispetto a quanto proposto in Italia, magari un contratto con retribuzione di 1.200 euro senza alloggio, assicurazione e formazione, sia spinto ad emigrare. I posti vacanti per concorso sono quelli al Nord, mentre al Sud -amara realtà - non si pone proprio il problema: i bandi di concorso non vengono programmati. Negli ultimi 5 anni in Italia abbiamo contato 4.500 medici giovani specializzati che hanno abbandonato il Paese per lavorare all’estero. Poi c’è tutta la parte di medici non specializzati che sono andati in Ue ed oltreoceano. Insomma, stiamo perdendo quote di specialisti anche perché le università italiane formano bene: non a caso i medici italiani sono richiesti in tutto il mondo. A Roma sono 44mila gli iscritti all’Ordine, quindi i medici ancora ci sono. Il problema è un altro: se non si fanno concorsi e non si stabilizzano le persone dando loro una prospettiva, sia lavorativa che di vita, perderemo sempre più cervelli. Se passa poi il regionalismo differenziato forse avremmo qualche problema in più, in quanto ci potrebbe essere una autonomia contrattuale tra una Regione e l’altra per cui Regioni più ricche possono essere più attrattive generando ulteriori disparità di cure tra Nord e Sud”.