Jan 17, 2019 Last Updated 2:28 PM, Jan 17, 2019

Neurogenesi, nuova frontiera del Parkinson

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Si presenta Villa Margherita, dove si promuove un diverso modello terapeutico che guarda al futuro

Il dott. Daniele Volpe (nella foto con lo staff) è uno specialista. Si occupa da molti anni di malattie neurodegenerative ed è oggi il direttore del Centro Parkinson di Villa Margherita e direttore del Fresco Parkinson Institute.

Qui una serie di strutture come laboratori, sale attrezzate, padiglioni dedicati al residenziale e al ricovero e presto una nuova piscina, lavorano all’unisono per il recupero di alcune funzioni nei pazienti che possono migliorare il loro status di parkinsoniani. Ma quali sono? Siamo andati a trovare il dott. Volpe ad Arcugnano (Vicenza) per scoprire la particolarità di un Centro che ha caratteristiche molto diverse dai normali Centri di riabilitazione, dal tipico ospedale, da una qualsiasi clinica o rsa tradizionale. Villa Margherita è una struttura architettonica bellissima e antica, un castello di origini romane che vigilava sulla vallata circostante dall’alto, guardando in fronte alle catene montuose delle Alpi che si scorgono da lontano, fortificata militarmente in epoca più recente, tanto che merli e torrette testimoniano l’indiscussa posizione strategica. Un giardino all’italiana di rara bellezza, con statue d’epoca disseminate fra panchine e aiuole che assicurano d’estate ombra, relax e un senso distensivo di oasi e di pace per passeggiate rilassanti e rigeneranti.

Dott. Volpe, che cos’è Villa Margherita?

“La specializzazione di Villa Margherita nella patologia del morbo di Parkinson risale a oltre trent’anni fa, legata alla figura del medico Giampietro Nordera che ha lasciato un ricordo indelebile di grande professionista, pioniere delle cure per tale patologia, fondatore di questo Centro. Fu lui ad avere l’intuizione di allargare i confini della conoscenza e delle terapie, aprendosi ad un confronto continuo e di livello internazionale, invitando per primo qui David Marsden, un luminare studioso del Parkinson che ebbe per anni il suo studiolo privato, dove visitava una volta al mese i pazienti italiani, nella suggestiva torre più alta della Villa. In questi ultimi anni abbiamo potuto implementare il programma di cura neurologico facendo di Villa Margherita un modello di cura multidisciplinare, di tipo onnicomprensivo”.

Questo che significa?

“Villa Margherita non è un ospedale, o almeno non solo. Qui il paziente lavora dalle 3 alle 6 ore al giorno con esercizi di stimolazione continua in molte direzioni. Abbiamo molte strutture dedicate proprio alle diverse esigenze di ognuno. L’obiettivo è mettere “alla prova” il malato di parkinson per vedere a che cosa può reagire positivamente, che cosa può ancora interessarlo e scuoterlo, fin dove può arrivare la sua volontà di migliorare, a partire dalla capacità motoria e fisica, al di là naturalmente del naturale stimolo intellettuale e cerebrale. Oggi la ricerca scientifica va in tale direzione: oltre la geriatria tradizionale, come testimoniano molti saggi scientifici pubblicati sulle riviste di tutto il mondo, si parla di passi avanti notevoli fatti in termini di neuroprotezione e neurogenesi...”

Si spieghi meglio...

“Parliamo di una prevenzione possibile per rallentare la fase degenerativa e in molti casi la possibilità di migliorare postura, mobilità del paziente e l’autosufficienza. Non è raro che da Villa Margherita, dopo un percorso-programma della durata di 4 settimane, il paziente torna a casa e sta molto meglio. Si inizia dalla revisione dei piani terapeutici con una visione personalizzata, che va dalla riabilitazione neuroriabilitativa a quella motoria, al recupero dell’equilibrio, della postura, della capacità di camminare... Il lavoro è duro: si richiede molto impegno, ecco perché usiamo la parola “lavoro”. Il paziente deve essere partecipe, deve impegnarsi, esercitarsi con una serie di specialisti che stanno con lui, dal logopedista al nutrizionista, dal fisioterapista ai medici e farmacisti. Verrà soppesata la sua condizione fisica per un lavoro mirato di esercizio, la sua capacità di espressione e comunicazione, dai gesti alla parola, al comportamento, fino alla nutrizione, alla necessità alimentare, alla capacità di deglutizione... Di più, ci sono laboratori dove i nostri pazienti eseguono terapie “occupazionali”, ossia fanno lavori che modificano gradualmente le attitudini, i comportamenti, le abitudini sbagliate o ripetitive, tipiche della vita domestica che purtroppo a volte debilitano o non aiutano a stimolare capacità e attitudini positive”.

Che intende per riabilitazione cognitiva?

“I parkinsoniani manifestano per lo più deficit di tipo cognitivo, comportamentale, psichiatrico, anche aggravati insieme dagli effetti devastanti e collaterali dei farmaci somministrati. La terapia di riabilitazione cognitiva parte dall’anamnesi precisa della condizione di ognuno e soprattutto dall’inizio di pratiche di musicoterapia, danzaterapia, nordic walking, a seconda dei casi e della predisposizione. Ecco cosa intendiamo a Villa Margherita per quello che ho definito un approccio onnicomprensivo alla terapia: solo considerando tutti questi aspetti insieme si può tentare di ottenere risultati migliorativi”.

L’obiettivo è promuovere la neurogenesi.

“Questo è l’obiettivo, la nostra missione di terapeuti: è importante la dimensione, la densità dell’impegno del paziente che deve vincere ogni forma di pigrizia e volere fortemente una reazione, per quanto piccola, per quanto debole, per quanto iniziale. Ecco che il colloquio, il dialogo con la psicologa di solito avviene su livelli fondamentali: si mette in discussione lo stile di vita del parkinsoniano”.

Che cosa si intende per stile di vita?

“E’ il lifestyle che riguarda tutti. Abbiamo una casistica molto vasta: di tutti i malati che abbiamo visto e analizzato solo una piccola parte che va dal 10 al 20% conduce uno stile di vita casalingo corretto. Ecco dove dobbiamo intervenire. Occorre attivare una piccola rivoluzione di tipo comportamentale che continui nell’alveo domestico, familiare, insieme alla badante, nelle abitudini quotidiane, dentro casa propria. Il nostro metodo è sostanzialmente quello di far lavorare il paziente e tenerlo occupato con esercizi propedeutici e stimolatori. Ciò deve diventare attività regolare per il parkinsoniano, un lifestyle nuovo e durevole che di sicuro mantiene più a lungo la condizione media del paziente”.

Quando e a che età si presentano i malati con speranze di miglioramento?

“Difficile fare statistiche, ognuno è un caso a sé anche per lo stile di vita che è abituato a condurre. La depressione in età pensionistica aggrava la soglia di rischio e rende fragile la persona. L’esercizio aerobico, motorio, l’impegno sono di estrema importanza. Ma in italia siamo molto indietro su tale pensiero che appare banale ma non lo è. In Paesi come Svezia o Olanda, il fatto di andare in bicicletta aiuta. Quelli che usano la bici per una passeggiata, è provato, si ammalano meno di Parkinson e fra quei pochi che sviluppano comunque il morbo, ciò avviene molto meno velocemente...”

Parliamo di questa location

“Come casa di cura è senza dubbio una location atipica. Ha un setting ecologico notevole e i padiglioni sono davvero molto attrezzati, moderni e tecnologicamente all’avanguardia. C’è di più: è stato curato l’arredamento, la sistemazione interna che non stona con il notevole patrimonio architettonico antico esterno, perfino tenendo conto di dettagli come l’illuminazione, calda, moderna, non invasiva, a differenza dei neon di un ospedale... Insomma Villa Margherita è quasi un...luogo di vacanza per gli ospiti parkinsoniani, in modo che chi ha bisogno di cure si trovi a suo agio sempre. Non siamo però le terme: qui si viene per lavorare...!”.

Che ne pensa dell’invecchiamento in forte crescita della popolazione mondiale?

“E’ un problema grave: se non vengono studiate le mutevoli condizioni di vita e la società che cambia. Oggi i pochi scienziati e ricercatori che si occupano di questo, relativamente alla possibilità di una crescita esponenziale parallela delle malattie neurodegenerative, per motivi vari come atmosfere inquinanti, stress, stili e comportamenti di vita, di lavoro, familiari che accelerano all’impazzata, parlano infatti di “the pandemic Parkinson”... Sarà un’epidemia? Noi abbiamo già la risposta: stiamo dimostrando qui a Villa Margherita che la qualità della vita si può e si deve migliorare a cominciare dalle cure e dai cicli terapeutici; che l’autosufficienza si può riguadagnare, che l’anziano può abituarsi gradualmente a condizioni di vita anche in sofferenza, come solitudine, depressione, ecc. senza per questo abbandonarsi alla malattia...”.

Sarebbe anche un risparmio sociale...

“Certo: poniamo il caso delle cadute. L’anziano che cade innesca un volano di conseguenze familiari, sociali, contestuali che costano tantissimo alla società tutta. Il risparmio in tal senso, attraverso terapie riabilitative preventive e di mantenimento dei toni muscolari, con attività psicomotorie benefiche, è l’unica strada percorribile, visto l’aumento sicuro della popolazione anziana”.

Il Gruppo Kos vuole fare “rete”....

“Questo Centro è appunto un hub primario in senso formativo per la patologia in questione. Sorgeranno altri centri dove ciò che conta sarà avere personale altamente specializzato. Noi, grazie anche ad un progetto di Academy cui stiamo pensando con Fresco Foundation, gemellati con la New York University, creeremo una scuola di formazione che si occupa esclusivamente di Parkinson e di ricerca avanzata. Ciò significa anche riconoscere la professionalità di figure finora nell’ombra, come istruttori di danza, arte, animatori, ecc. ecc. e coloro che lavorano nel delicato compito di diffondere l’informazione sociosanitaria, che potranno diventare provider nel giro di pochi mesi... un servizio utile a tutti”.

Ci svela il segreto di Villa Margherita?

“Per carità, è un segreto che tutti devono conoscere: qui si lavora in team. Questa è la nostra forza e ciò fa la differenza. Fare riabilitazione è come fare artigianato, plasmare un programma di recupero e vederlo crescere con il risultato finale di fare star meglio una persona è la più grande e incomparabile soddisfazione che possiamo avere. Essere professionisti – a tutti i livelli – nella riabilitazione significa far suonare un violino dentro un’orchestra. Nel nostro mondo è così: sappiamo che se il violino è buono non basta saperlo suonare bene, che per imparare occorre studiare e fare sacrifici; che due violini non suonano mai uguale e che se ogni elemento dell’orchestra fa il suo, non solo impari a non sbagliare mai, ma alla fine il risultato è... melodia. E’ questo che facciamo. Tutti i giorni”.

 

 

Dentro Villa Margherita

La sede ha al suo interno come CTRP Comunità terapeutica residenza protetta, il padiglione di neuroriabilitazione con tre distinte unità (lesioni cerebrali, mielolesi e spinale): Llunità di stroke, il reparto di riabilitazione cardiorespiratoria e il padiglione psichiatrico, oltre a reparto di disturbi alimentari come bulimia e anoressia.

 

Luca Guazzati