Jan 17, 2019 Last Updated 2:28 PM, Jan 17, 2019

Farmacie comunali: firmato protocollo di intesa tra Anci e A.S.SO.FARM.

Regolare la collaborazione con l’Anci e con il mondo dei Comuni per analizzare e affrontare le diverse problematiche relative alla gestione del servizio delle farmacie comunali, anche alla luce della normativa generale e di quella specifica di settore. Questi gli obiettivi del protocollo di intesa sottoscritto  dal presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro,  e dal presidente di Assofarm, Venanzio Gizzi.

In particolare, attraverso l’intesa, Anci ed Assofarm si impegnano a collaborare per la realizzazione di iniziative comuni a livello locale, nazionale ed internazionale, nell’ambito di una politica generale di rafforzamento e sviluppo della promozione della salute e degli interventi nel sociale. La partnership sarà sviluppata anche attraverso il rafforzamento dell’integrazione fra il servizio farmaceutico comunale e le amministrazioni locali, a tutto beneficio dei cittadini. Previste anche una serie di attività per fornire valore aggiunto alle amministrazioni comunali ed alle loro farmacie che assumono un ruolo sociale spesso trascurato, nella fornitura di beni e prestazioni a prezzi calmierati.

Il protocollo, che ha la durata di due anni, prevede anche l’attivazione di un gruppo di lavoro congiunto tra Anci e Assofarm.

“Le farmacie comunali – sostiene Decaro - sono presidi fondamentali nei piccoli Comuni come nei quartieri delle centri più grandi. Un presidio di salute e di servizi. La collaborazione di Anci con Assofarm sarà fondamentale per affrontare insieme, ognuno per il suo ruolo, le criticità e per rimuoverle”.

“Questo accordo con Anci – spiega il presidente Assofarm - è importante sia per i Comuni che già dispongono di farmacie comunali sia di quelli che ancora ne sono sprovvisti. Questi ultimi, in particolare, potranno comprendere le due grandi potenzialità di questa presenza sul proprio territorio. La prima è quella di offrire ai propri concittadini una risposta sanitaria direttamente gestita. La seconda consiste nel dotarsi di uno strumento in grado di generare risorse economiche a sostegno dei bilanci comunali. Si tratta di non poca cosa, in un presente caratterizzato da uno strutturale calo di risorse dedicate al welfare locale”.

 

Fonte: Ufficio Stampa A.S.SO.FARM

Progetto Adhere: chi cura meglio spende meno

11 miliardi l’anno è la cifra che l’Italia spende per la mancata aderenza dei pazienti cronici alle terapie. Oggi parte il progetto Adhere per abbattere questi costi e migliorare la qualità delle cure. “Si tratta di uno studio multicentrico triennale inteso a valutare in modo scientifico il ruolo del farmacista- afferma Andrea Mandelli presidente FOFI – nel migliorare l’aderenza terapeutica, puntando sull’importanza della sua professionalità, capillarità sul territorio e nel frequente contatto con i pazienti”.

Lanciato nell’ambito del “Forum Risk Management in Sanità”, è ideato da Enrico Desideri direttore della Azienda Asl Toscana sud est e realizzato dai veri protagonisti del sistema farmaceutico italiano: FOFI, Federfarma nazionale e Assofarm nazionale con il supporto della Fondazione ReS di Nello Martini. Il progetto Adhere nasce dalla necessità di incrementare l’aderenza terapeutica e dalla valutazione dei dati relativi alla spesa della sanità, temi strettamente connessi tra loro. Dall’aumento dell’aderenza terapeutica consegue una maggiore efficacia della terapia e una drastica riduzione dei costi in quanto, ad esempio, diminuiscono i ricoveri, gli accessi al pronto soccorso, le complicanze. “Per il futuro, la vera sfida della Sanità è la cronicità: in Italia i malati cronici sono 24 milioni e “assorbono” oltre l’80% delle risorse economiche – ha spiegato Enrico Desideri, direttore scientifico del progetto e direttore generale della Asl Toscana sud est – Occorre quindi un modello, come quello delle Reti Cliniche Integrate e Strutturate, sperimentato per la prima volta nella Toscana sud est, in cui il farmacista, insieme al medico di medicina generale e allo specialista, sia parte integrante di una gestione proattiva, prossima, partecipata, personalizzata e attenta alla prevenzione. Un modello che garantisce la massima attenzione alle specifiche esigenze del malato, riducendo i tempi d’attesa, l’ospedalizzazione, le spese per la diagnostica e gli accessi inappropriati al pronto soccorso. Abbiamo scelto due patologie ad alto rischio di complicazioni, cioè lo scompenso cardiaco e la BPCO. L’obiettivo è dimostrare che, attraverso il modello delle Reti Cliniche Integrate e Strutturate, che hanno nel farmacista di comunità uno dei protagonisti, aumentiamo rispettivamente del 25% e del 35% la copertura terapeutica. Crediamo infatti che oggi ci sia la necessità di nuovi modelli organizzativi e visioni: quelli attuali sono ormai vecchi di 20 anni”. “La Sanità italiana, infatti, spende 11 miliardi l’anno per la mancata aderenza terapeutica dei pazienti cronici- afferma Nello Martini- Il dato Aifa si può spiegare, per esempio, con il fatto che solo il 55,1% degli ipertesi assume il trattamento antipertensivo con continuità. Recenti studi osservazionali dimostrano inoltre che quasi il 50% dei pazienti in trattamento con antidepressivi sospende la cura nei primi tre mesi di terapia ed oltre il 70% nei primi 6 mesi. I dati provenienti dai database amministrativi delle ASL mostrano che nel 2012 la percentuale di pazienti diabetici aderenti al trattamento è stata pari al 62,1%. Bassi livelli di aderenza al trattamento (34,3%) si registrano anche per l’asma e la bronco-pneumopatia cronica ostruttiva (BPCO)”.

“Il progetto Adhere – afferma Marco Nocentini Mungai, Presidente di Federfarma Toscana, presente in rappresentanza del Presidente Nazionale Federfarma Marco Cossolo – costituisce un esempio concreto di farmacia che Protocollo A.S.SO.FARM. num. 00053 del 09/01/2019 Protocollo A.S.SO.FARM. num. 00053 del 09/01/2019 5 eroga nuove prestazioni di alto valore sociale e sanitario, fa prevenzione e monitoraggio dei pazienti cronici”. Venanzio Gizzi, presidente nazionale delle farmacie comunali, (Assofarm) sottolinea oltre alla valenza sociale, perché chi meno accede alle terapie sono proprio le fasce meno abbienti, la valenza scientifica che ne permetterà la messa a sistema e la replicabilità in altre Regioni”. L’aderenza alla terapia è un aspetto essenziale per garantire l’efficacia delle cure e la riduzione dei costi sostenuti dal sistema sanitario pubblico. E in questo contesto il farmacista insieme al medico può avere un ruolo significativo permettendo la riduzione degli accessi al pronto soccorso e dei ricoveri ospedalieri. 

(corriere nazionale.it)

Ancona: incontro sulla Medicina Narrativa nelle cure di fine vita

Giovedì 10 gennaio si tiene alla Facoltà di Medicina dell’Università Politecnica delle Marche (Aula Q) un incontro aperto sulla medicina narrativa integrata con le cure palliative.

Giovedì 10 gennaio si tiene alla Facoltà di Medicina dell’Università Politecnica delle Marche (Aula Q) un incontro aperto a tutti gli studenti e docenti dell'Ateneo e agli operatori sanitari che ne fossero interessati con lo scopo di far conoscere la medicina narrativa integrata con le cure palliative, ovvero un modo diverso di affrontare il fine vita con dignità e nel rispetto delle aspettative, dei desideri, dei modi e dei tempi che le persone insieme ai curanti scelgono per ridurre i dolori e le sofferenze.
 
Ospiti di questo appuntamento gli autori del libro “In modo giusto”, Marta De Angelis e Paolo Trenta (Emmebi Edizioni Firenze). Dialogheranno con loro Erica Adrario prof.ssa di Anestesia Rianimazione Univpm, Fulvio Borromei presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Ancona, Marcello D’Errico preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia Univpm, Massimiliano Marinelli docente di Medicina Narrativa Univpm e Cristina Marmorale presidente del corso di laurea Medicina e Chirurgia Univpm.
 
Marta De Angelis è una palliativista che lavora all’Hospice di Spoleto e nelle cure domiciliari, Paolo Trenta è il presidente dell’Osservatorio di Medicina Narrativa Italiana e si occupa della formazione di professionisti della cura.

Il libro è strutturato in due parti, nella prima Paolo Trenta esamina come società e culture abbiano affrontato il tema della morte e della finitudine della condizione umana illustrando come questo tema abbia impegnato da sempre l’uomo unica specie vivente consapevole del suo destino limitato nel tempo.
 
La medicina narrativa, una pratica clinica basata sulle narrazioni delle persone malate della propria esperienza di malattia, sull’ascolto e sul dialogo, integrata con le cure palliative che leniscono anche quando non si può più guarire, viene presentata nella ultima parte della prima sezione del libro come una possibile strada per un fine vita dignitoso, scelto, condiviso e non imposto da procedure serializzate e standardizzate e spesso disumane in condizione di angosciosa solitudine.
 
Nella seconda parte Marta De Angelis introduce alla storia e alle basi teoriche delle cure palliative ed evidenzia come esse, se tempestive, possano costituire un approccio che prenda in carico globalmente il paziente e la sua famiglia, non solo quindi gli aspetti fisici, ma anche quelli emotivi, culturali, spirituali e sociali. Cure palliative che non devono intervenire quando non c’è più niente da fare, ma che devono iniziare precocemente ed integrarsi al momento giusto con le cure tradizionali. Il libro termina con delle storie vere di esperienze di medicina narrativa e cure palliative integrate nell’hospice e nel distretto di Spoleto.

Fonte: Ufficio Stampa UNIVPM

Reddito di cittadinanza e disabilità: la FISH chiede correzioni immediate

La FISH, Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, in riferimento alla bozza di decreto legge che dovrebbe introdurre il reddito e la pensione di cittadinanza, oltre a stigmatizzare le dichiarazioni che affermano infondatamente l’aumento delle pensioni di invalidità civile, rileva come non vi siano, nei testi attualmente noti, sufficienti misure a favore delle persone con disabilità.
Non vi trova spazio la consapevolezza che quelle persone vivano una maggiore esclusione sociale, un maggior rischio di impoverimento, maggiori oneri assistenziali a fronte di servizi troppo spesso insufficienti e compensati dai loro familiari.
Si afferma ciò, ancora con più forza, leggendo le dichiarazioni che indicano in 260.000 le persone con invalidità che gioverebbero del reddito di cittadinanza, cifra del tutto aleatoria, oltre che risibile di fronte a milioni di persone con disabilità grave in Italia. Ma quand’anche la cifra fosse reale, è decisamente inferiore a quella che dovrebbe o potrebbe essere se vi fosse concreto riconoscimento delle condizioni di vita. Infatti i testi della bozza di decreto, in alcuni rilevanti passaggi, trattano i nuclei in cui sia presente una persona con disabilità (anche se non autosufficiente o con disabilità grave) in modo più svantaggioso rispetto ai nuclei in cui non sia presente la disabilità pur a parità di condizioni economiche. Chi diffonde quelle cifre non dice che le stesse pensioni (esclusa l’indennità di accompagnamento) vengono di fatto considerate un reddito dal provvedimento.
FISH è perfettamente consapevole che al momento non sia stata prevista una copertura economica sufficiente a garantire le “promesse” di elevare le pensioni di invalidità a 780 euro. Al di là del giudizio politico su tale lacuna, FISH riserva una grande attenzione e conseguenti aspettative proprio sulle premesse fondative del reddito di cittadinanza definito come: “misura unica di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, a garanzia del diritto al lavoro, nonché a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione, alla cultura attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro.”
Pertanto, affinché queste finalità riguardino davvero anche le persone con disabilità e le loro famiglie, rispetto alla bozza di decreto la Federazione chiede, con forza e convinzione, per lo meno le seguenti correzioni:

  1. la pensione di cittadinanza, con i limiti corretti di seguito, sia estesa anche alle persone con disabilità a prescindere dall’età;
  2. il limite ISEE previsto per la concessione di reddito e pensione di cittadinanza sia elevato a 15.000 nel caso in cui nel nucleo sia presente una persona con disabilità grave o non autosufficiente (come definite dal DPCM 159/2013, quello che ha disciplinato l’ISEE);
  3. la soglia reddituale fissata a 6.000 euro ai fini della concessione del reddito di cittadinanza sia elevata a 12.000 euro nel caso in cui nel nucleo sia presente una persona con disabilità grave o non autosufficiente; nelle medesime situazioni la soglia ai fini della pensione sia elevata da 7.560 euro a 16.560 euro e con riferimento al solo reddito personale dell’interessato;
  4. sia eliminato dal decreto la parte che prevede il computo, nel reddito di cui al punto precedente, delle provvidenze assistenziali (e quindi: “ed inclusivo del valore annuo dei trattamenti assistenziali in corso di godimento da parte dei componenti il nucleo familiare, fatta eccezione per le prestazioni non sottoposte alla prova dei mezzi.”);
  5. il limite di patrimonio mobiliare consenta un incremento maggiore di quello previsto, nel caso in cui sia presente nel nucleo una persona con disabilità: 10.000 euro nel caso di disabilità media; 30.000 euro nel caso di disabilità grave o non autosufficiente al fine di riconoscere il potenziale investimento del nucleo rispetto al “dopo di noi”;
  6. nella scala di equivalenza adottata per il calcolo del limite di reddito e dell’importo del reddito di cittadinanza sia aggiunto un coefficiente ulteriore ed aggiuntivo di 0,5 per ogni persona con disabilità grave o non autosufficiente presente nel nucleo e dello 0,2 nel caso sia presente una persona con disabilità media (come da definizioni del DPCM 159/2013);
  7. adottare ai fini del calcolo dell’ISEE quanto previsto dall’articolo 6 del DPCM 159/2013 (cioè  il cosiddetto ISEE ridotto) quando il valore sia di maggior favore per il richiedente nel caso sia persona con disabilità;
  8. consentire alle persone con disabilità e a chi le assiste di accedere, su loro richiesta, ai servizi relativi ai progetti personali connessi al Patto per il Lavoro e al Patto per l’Inclusione Sociale.


Sono queste le istanze, chiare e anche sostenibili, che FISH sottopone al Governo e al Parlamento che dovrà convertire il decreto legge. Rinviare sine die gli interventi a favore della non autosufficienza e della disabilità, invocando interventi futuri e codici complessivi, non favorisce certo la credibilità e l’autorevolezza dei decisori politici.

Fonte: Ufficio Stampa FISH

 

Sinapsi artificiali per la comunicazione tra i neuroni

Realizzata per la prima volta la connessione sinaptica tra neuroni tramite un dispositivo elettronico (memristore) sviluppato da polimeri, garantendo funzionalità analoghe alle sinapsi naturali. Viene così abilitata la diretta comunicazione tra neuroni in modo artificiale, aprendo prospettive nelle interfacce brain-computer e nella protesica di nuova generazione. La ricerca, condotta dal Cnr-Imem, è pubblicata su Advanced Materials Technologies

Una sinapsi è una struttura biologica che connette due neuroni stabilendo tra essi un flusso di informazioni specifico e unidirezionale. Queste connessioni sono elementi chiave per funzioni neuronali essenziali come l’apprendimento e la memorizzazione che si fondano sul numero di ripetizioni (o prove) e il raggiungimento di varie soglie di tensione.

L’emulazione delle loro proprietà e la realizzazione di interfacce tra cervello e macchine (brain-computer), in grado di acquisire, leggere e stimolare l’attività celebrale naturale, è oggetto di studio intensivo crescente nel panorama delle ricerche internazionali.

Grazie allo studio condotto da Silvia Battistoni, Victor Erokhin e Salvatore Iannotta, l’Istituto dei materiali per l'elettronica ed il magnetismo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Imem) ha realizzato dei memristori organici, dispositivi in grado di trattenere una memoria della corrente passata al loro interno, in grado di emulare i comportamenti sinaptici di memorizzazione e apprendimento delle cellule neuronali naturali. Lo studio è stato pubblicato su Advanced Materials Technologies. “I risultati dimostrano l’effettiva interfaccia funzionale ‘neurone-memristore-neurone’, in cui il dispositivo gioca il ruolo di una sinapsi, consentendo la comunicazione tra le due cellule in modo pressoché analogo a quanto avviene in natura con un importante cambio di paradigma rispetto all’approccio consolidato basato su microelettrodi”, spiega Salvatore Iannotta del Cnr-Imem. “Dettagli molto rilevanti della comunicazione interneuronale sono riprodotti, sia dal punto di vista dell’eccitazione reciproca tra i neuroni sia nel dettaglio dell’evoluzione temporale”. Questi risultati rappresentano una importante base di riferimento per la realizzazione di ‘protesi sinaptiche’, per il rispristino della funzionalità in caso di incidente, di malattie neurodegenerative, di disfunzioni delle sinapsi e per lo sviluppo di interfacce ‘brain-computer’ di nuova generazione.

Il lavoro condotto del Cnr-Imem, in collaborazione con Università di Kazan (Russia) e con Institut de Neurobiologie de la Méditerranée Inmed (Francia), è stato realizzato nell’ambito del progetto ‘Madelena’ (Developing and studying novel intelligent nano materials and devices towards adaptive electronics and neuroscience applications), finanziato dalla provincia autonoma di Trento, con l’obiettivo di realizzare reti neuronali artificiali con capacità di memorizzazione e apprendimento usando dispositivi elettronici in grado di emulare il comportamento sinaptico e quello di costruire una rete neuronale ibrida, in cui il ruolo della connessione sinaptica tra cellule neuronali fosse rappresentato da dispositivi elettronici con proprietà memristive, di essere cioè in grado di trattenere una memoria della corrente passata al loro interno.

 

Fonte: Ufficio Stampa Cnr

 

Obesità infantile: l'idrossitirosolo (olio d'oliva) migliora le condizioni del fegato grasso

Lo studio del Bambino Gesù pubblicato su Antioxidant and Redox Signaling

L’idrossitirosolo, una sostanza contenuta nell’olio di oliva, migliora lo stress ossidativo, l’insulino resistenza e la steatosi epatica nei bambini obesi e affetti da fegato grasso. Lo dimostra uno studio condotto da medici e ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e pubblicato sulla più importante rivista scientifica del settore, Antioxidant and Redox Signaling.

L'obesità è uno dei principali problemi mondiali sia nei bambini che negli adolescenti. L'aumento del numero dei bambini con sovrappeso e obesità nei Paesi industrializzati ha portato alparallelo aumento di casi di fegato grasso o steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Negli ultimi vent'anni infatti la steatosi ha raggiunto proporzioni epidemiche anche tra i più piccoli diventando la patologia cronica del fegato di più frequente riscontro nel mondo occidentale. In Italia si stima che ne sia affetto circa il 15% dei bambini, ma si arriva fino all'80% tra i bambini obesi.

Tra le cause del fegato grasso c’è l’aumento dello stress ossidativo che le cellule subiscono come conseguenza dell'obesità. Per stress ossidativo si intende qualsiasi condizione patologica causata dalla rottura dell'equilibrio fisiologico fra la produzione e l'eliminazione, da parte dei sistemi di difesa antiossidanti, di sostanze chimiche ossidanti. Queste sostanze possono essere misurate nel sangue dei bambini e in questo studio ci si è avvalsi dell’esperienza del dipartimento di chimica biologia e farmacologia dell’Università di Messina.

Quello condotto dai medici del Bambino Gesù è il primo trial pediatrico con l'uso dell'idrossitirosolo, un fenolo dell'olio di oliva con elevato potere antiossidante. I fenoli sono infatti dei composti chimici presenti in diversi alimenti e bevande (olio, vino, ecc.) capaci di inibire i processi ossidanti. L'olio d'oliva è l’ingrediente principale della dieta mediterranea, un regime alimentare i cui benefici sono stati più volte dimostrati. Il problema è che per avere il desiderato effetto antiossidante sarebbe necessario usare grosse quantità di olio d'oliva col serio rischio di diventare obesi, poiché l'olio d'oliva è molto calorico. Ma fortunatamente oggi è possibile usare, grazie ai progressi della tecnologia farmaceutica, solo le sostanze antiossidanti dell'olio d'oliva (come appunto l'idrossitirosolo) senza avere l'effetto calorico ma solo gli effetti benefici.

«Questi prodotti assolutamente naturali – spiega il professor Valerio Nobili, responsabile di epatologia, gastroenterologia e nutrizione del bambino Gesù - possono essere integrati nella dieta dei bambini obesi per combattere le complicanze dell'obesità come lo stress ossidativo (invecchiamento cellulare, danno delle pareti delle arterie e vene) l'insulino resistenza e la steatosi epatica».

Lo studio ha coinvolto 80 bambini obesi e con fegato grasso e suddivisi in due gruppi da 4. A un gruppo è stato somministrato l’idrossitirosolo (in dosi da 7 mg al giorno), all’altro un placebo. A 4 mesi di distanza e senza modificare il regime alimentare è stato possibile osservare 3 importanti risultati nel gruppo trattato: il grande miglioramento dei parametri di stress ossidativo(problema risolto in 3 bambini su 4); il miglioramento dell’insulino resistenza; il miglioramento della steatosi epatica che nel 60% dei casi si è risolta.

«Lo studio ha evidenziato le ottime capacità antiossidanti e antisteatosiche dell’idrossitirosolo – continua Nobili -  Sostanza che se usata nei dosaggi testati riduce l'insulino resistenza (primo step verso il diabete tipo II) senza causare aumenti di peso al contrario dell'olio di oliva "intero" che è molto calorico. L'idorossitirosolo viene assunto in perle facilmente assumibili dai bambini e non presenta problemi di palatabilità o di effetti collaterali (essendo una sostanza naturale). Può essere prescritto da tutti i pediatri che curano bambini con obesità e fegato grasso».

 

Fonte: Ufficio Stampa Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

 

 

 

Iss, Silvio Brusaferro nominato commissario

Brusaferro: “Ringrazio il ministro Grillo, questo incarico è un onore e una grande responsabilità”. Giulia Grillo: “Il presidente sarà scelto sulla base dei curriculum ricevuti”

Il prof. Silvio Brusaferro è da ieri il nuovo commissario per l’esercizio delle funzioni del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.  Professore Ordinario di Igiene e Medicina Preventiva e Direttore del Dipartimento Area Medica dell’Università degli Studi di Udine, Brusaferro,nato a Udine l’8 aprile 1960, è anche direttore SOC accreditamento, gestione del rischio clinico e valutazione delle performance dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine. 

La nomina segue le dimissioni del presidente Walter Ricciardi che ha lasciato l’incarico dal 1° gennaio scorso.

Il commissario assicurerà l’operatività in vista della nomina del presidente che sarà effettuata sulla base dei curriculum che arriveranno nelle prossime settimane, come previsto dal regolamento dell’Istituto Superiore di Sanità. “Sono molto felice che il prof. Brusaferro abbia accettato l’incarico - spiega il ministro della Salute, Giulia Grillo. Ho grande stima professionale e umana del neocommissario che ringrazio e al quale auguro di fare un ottimo lavoro di “traghettatore” verso la nomina del presidente che avverrà nei prossimi mesi. Entro un paio di settimane avvieremo la procedura per la scelta di altissimo profilo per ricoprire l’incarico di presidente, che avverrà nel segno della competenza e dell’indipendenza, come già è successo nei mesi scorsi per l’incarico di Dg dell’Agenzia del Farmaco (Aifa).

L’Istituto Superiore di Sanità ha bisogno di entrare in una nuova fase storica in cui sia pienamente valorizzato il suo ruolo guida nelle politiche scientifico-sanitarie del Paese, in piena autonomia e indipendenza e con l’autorevolezza indispensabile per rappresentare l’Italia nel mondo” precisa Grillo.

“Ringrazio il ministro della Salute per aver pensato a me per questo difficile incarico - dichiara il neocommissario Brusaferro -. Sono chiamato a traghettare questo Istituto verso una nuova governance che sarà definita nei prossimi mesi e con questo spirito di servizio intendo caratterizzare la mia azione di commissario.

Raccolgo le redini di un Istituto che sotto la guida del presidente professor Ricciardi, che ringrazio per quanto fatto, ha visto un rinnovato protagonismo su scala nazionale e internazionale”.

E, conclude Brusaferro: “L’Iss è un’istituzione e una risorsa fondamentale, una bussola per la ricerca a livello internazionale, per il nostro Paese e per il Servizio sanitario nazionale. Considero mio dovere mettere a disposizione la mia esperienza e i miei rapporti nazionali e internazionali per dare continuità alle progettualità avviate e proseguire nell’opera di valorizzazione e rafforzamento di tutte le sue componenti, assicurando quella necessaria indipendenza che la scienza impone”.

 

Fonte: Ufficio Stampa Ministero della Salute

Rientro a scuola con qualche chilo in più: dalla SIPPS i consigli per tornare in forma dopo Natale

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale e le regole per rimettere in sesto l’intestino dei bambini

La Befana è volata via a bordo della sua scopa e con lei sono finite le vacanze di Natale. I giorni di festa hanno portato ai bambini i tanto sospirati regali ma anche qualche chilo di troppo. Merito (o colpa) dell’alimentazione sregolata di queste due settimane di festività.

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale fornisce utili consigli per tornare sui banchi in forma e per “rimettere in sesto” l’intestino del bambino.

L’alimentazione, spiegano gli esperti della SIPPS, deve essere reimpostata sulla base dei quattro pasti principali, dicendo ‘No’ ai digiuni forzati, ma con una ripresa progressiva dell’attività motoria e una cura nella preparazione dei pasti. Soprattutto per quanto riguarda il periodo natalizio che ci siamo appena lasciati alle spalle, non sono soltanto le trasgressioni alimentari a causare disturbi ma la colpa va ricercata anche dei numerosi virus circolanti, che possono creare problemi all’apparato digerente. Può anche succedere, ad esempio, che una classica indigestione alteri la flora batterica e renda l’intestino più vulnerabile nei confronti di eventuali patogeni. Oppure che un microrganismo, che inizialmente causa febbre, tosse e altri sintomi respiratori, possa favorire anche nausea, vomito, scariche liquide, interferendo sui processi digestivi.

Quali sono, allora, i provvedimenti più indicati per aiutare il bambino a stare meglio?

“Innanzitutto bisogna seguire un’alimentazione semplice - afferma il Dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS -, non necessariamente “in bianco”, ma caratterizzata da piatti poco conditi ed elaborati: spaghetti al pomodoro, bistecca o pesce ai ferri, oltre a pasta e fagioli e minestrone. Fondamentale è anche un giusto equilibrio tra alimenti animali e vegetali: sulla tavola devono sempre trovare posto frutta e verdura e se proprio non fossero graditi al bambino, se pure con una perdita delle fibre queste fonti di nutrienti importantissimi possono essere proposte sotto forma di succhi e centrifugati, preparati in casa e consumati al momento”.

Attenzione, poi, alle quantità dei pasti consumati nell’arco della giornata.

“In presenza di disturbi – aggiunge il Dott. Piercarlo Salari, pediatra responsabile del Gruppo di Lavoro per il sostegno alla genitorialità della SIPPS - è meglio che siano leggeri e frequenti piuttosto che radi e abbondanti. I grassi devono essere consumati in quantità ridotte per una questione calorica, perché rallentano e appesantiscono la digestione. Se poi l’assunzione di latte dovesse causare meteorismo o diarrea, la motivazione potrebbe essere legata a un deficit anche estemporaneo di lattasi, l’enzima che degrada il lattosio in due zuccheri semplici e più facilmente digeribili. In questo caso si può fare ricorso a un preparato, disponibile sotto forma di integratore alimentare, a base proprio di questo enzima. Se i disturbi dovessero persistere e insinuare il sospetto di una reale intolleranza al lattosio, si può eseguire uno specifico test per la sua conferma. Non dimentichiamo l’importanza che riveste l’attività fisica, vero e proprio stimolo favorevole sulla motilità del tubo digerente, e l’assunzione di preparati probiotici, utili a ripristinare un assetto equilibrato della microflora intestinale. Infine, se si è stravolto il ritmo sonno-veglia sarà opportuno un recupero graduale degli orari tradizionali”.

 

Fonte: Ufficio Stampa SIPPS

 

 

Giulia Grillo: “Cordoglio per la morte dei tre neonati a Brescia. Inviati i Nas e avviata ispezione ministeriale”

Sabato 5 gennaio agli Spedali Civili di Brescia è morto il piccolo Marco, nato prematuro un mese fa. Si tratta del terzo neonato morto nella stessa struttura in pochi giorni. “È necessario fare chiarezza per capire se ci sia correlazione tra i diversi casi. Proprio per questo sto inviando gli ispettori del ministero per andare a fondo della questione”, spiega il ministro della Salute, Giulia Grillo.

I Carabinieri del Nas sono già sul posto per verificare la situazione e nei prossimi giorni ci sarà un'ispezione ministeriale.

“Dobbiamo capire cosa ha portato alla morte di questi piccolissimi pazienti in pochi giorni. Lo dobbiamo a questi bambini che non hanno fatto in tempo ad affacciarsi alla vita, ai loro familiari che abbraccio in questo momento di dolore, e anche a chi lavora con impegno e serietà ogni giorno in una struttura eccellente com’è l’ospedale bresciano” conclude il ministro.

 

Fonte: Ufficio Stampa Ministero della Salute

Con il freddo torna la stagione delle bronchioliti: i consigli degli esperti del Bambino Gesù

Alcuni semplici accorgimenti possono ridurre il rischio per i più piccoli di contrarre la malattia. Già quasi 300 gli accessi al Bambino Gesù

Evitare il contatto con adulti o fratellini più grandi raffreddati, lavarsi le mani ogni volta che si prende in braccio un neonato o un lattante, non fumare in casa: sono le indicazioni basilari per ridurre il rischio di contrarre la bronchiolite, un’infezione delle vie respiratorie che colpisce i più piccoli e torna a presentarsi puntuale nella stagione fredda. In un solo mese – dallo scorso dicembre ai primi del nuovo anno – sono stati già quasi 300 gli accessi all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù con una diagnosi di bronchiolite. Ma prima di ricorrere alle cure del pronto soccorso - spiegano gli specialisti - è necessario farsi consigliare dal proprio pediatra.

“La bronchiolite – spiega il dott. Renato Cutrera, responsabile di Broncopneumologia al Bambino Gesù – è una patologia virale che colpisce i bambini sotto i due anni. Sono molti i virus coinvolti, ma il principale si chiama virus respiratorio sinciziale. E’ un virus particolarmente attivo nell’emisfero nord – quindi anche in Italia – nel periodo invernale, con un picco che può variare tra dicembre e febbraio. L’infezione colpisce la maggior parte dei bambini e diventa, quindi, endemica. A tre anni tutti i bambini o quasi tutti sono già positivi agli anticorpi contro questo virus”.

In presenza dei sintomi del raffreddamento - tosse, difficoltà respiratorie –, occorre non improvvisare diagnosi o somministrare farmaci, ma rivolgersi al pediatra di famiglia che deciderà le opportune terapie da effettuare, nella stragrande maggioranza dei casi, a casa.

Come suggerisce il nome, il virus provoca un’ostruzione dei bronchi più piccoli dovuta al catarro. Il bambino va aiutato a liberare le prime vie aeree con dei lavaggi nasali. Spesso, inoltre, non riesce ad alimentarsi bene e va sostenuto nella nutrizione frazionando i pasti e aumentandone la frequenza mentre si diminuisce la quantità.

E’ consigliabile incentivare il più possibile l’allattamento al seno dei bambini perché il latte materno contiene fattori protettivi per questa patologia. Per cercare di ridurre il rischio di contagio per i bambini più piccoli è bene che non stiano a contatto diretto con altre persone raffreddate in famiglia e ricordarsi di lavare bene le mani prima di toccarli per evitare il passaggio del virus. E’ molto importante, inoltre, evitare accuratamente il fumo in casa perché il fumo passivo è uno dei fattori più importanti di aggravamento della patologia.

In casi particolari il pediatra può disporre l’invio in ospedale. In bambini molto piccoli o che già presentano patologie di base come cardiopatie congenite, sindromi genetiche, prematurità, c’è infatti il rischio di gravi difficoltà respiratorie che richiedano il ricovero. La bronchiolite, soprattutto da virus respiratorio sinciziale, è la prima causa di ospedalizzazione del bambino sotto l’anno di vita.

E’ opportuno rivolgersi direttamente al pronto soccorso solo nel caso in cui il bambino presenti una difficoltà respiratoria molto grave o addirittura abbia assunto un colorito cianotico delle dita delle mani o intorno alle labbra.

Nel periodo tra il 1° dicembre 2018 e il 3 gennaio del nuovo anno, il Bambino Gesù ha registrato 279 accessi per bronchioliti, circa il 40% del numero di accessi registrato complessivamente nella passata stagione (tra il 1°dicembre 2017 e il 31 marzo 2018) ma non si è ancora raggiunto il picco. Il numero di accessi a dicembre 2017 era stato di 252, il numero più alto della stagione, sceso poi a 241 a gennaio 2018 e dimezzatosi a febbraio e marzo (rispettivamente 127 e 108 accessi).

Il dott. Antonino Reale, responsabile di Pediatria dell’emergenza del Bambino Gesù, segnala che al 67,7% dei casi di dicembre 2018 è stato assegnato il codice giallo e all'1% il codice rosso. Nel dicembre 2017 la percentuale di codici gialli era stata di 77,8% sul totale degli accessi.

Nel dicembre appena trascorso sono stati ricoverati il 51% dei bambini (1 su 2) e tra questi 20 bambini in Sub Intensiva neonatale e Terapia Intensiva neonatale e 11 nelle Terapie Intensive. La percentuale dei ricoveri era stata più alta nella scorsa stagione: 56,7% a dicembre 2017; 59,3% a gennaio e marzo 2018 e addirittura 60,6% a febbraio.

Anche quest'anno, nella maggior parte dei casi vi è stata coinfezione (VRS, adenovirus, bocavirus...) mentre il virus influenzale è stato ancora poco riscontrato.

 

Fonte: Ufficio stampa Ospedale Pediatrico Bambino Gesù