Jan 17, 2019 Last Updated 2:28 PM, Jan 17, 2019

Spot risarcimenti in Sanità, Snami: "Grave danno al SSN, ai pazienti e ai medici"

Presa di posizione del Sindacato Autonomo nei confronti dello spot che varie televisioni stanno trasmettendo invitando alla richiesta di risarcimenti danni in ambito sanitario. "Le sollecitazioni di azioni di rivalsa verso il Servizio sanitario nazionale da parte di pazienti che non si ritengano soddisfatti delle prestazioni ricevute- dice Angelo Testa, presidente nazionale dello Snami -possono indurre sfiducia dei cittadini nei confronti del sistema sanitario pubblico. Le istituzioni dovrebbero adottare strumenti di controllo preventivo al fine di evitare che messaggi distorti vengano veicolati sui canali di comunicazione".                                                                                               

"Nulla togliendo ai pazienti che nel caso di danni reali hanno diritto ad un giusto risarcimento - continua Domenico Salvago, vicepresidente  dello Snami -è ovvio che il messaggio pubblicitario a pagamento ha lo scopo di procurare clienti alla società commerciale s.r.l., che deve fare business sul maggior numero di adesioni. La ricerca esasperata di una presunta malasanità danneggia pesantemente la sanità pubblica, che come Snami difendiamo come principio fondamentale di civiltà, e si favorisce in questo modo il privato ed i suoi sistemi assicurativi". "Chiediamo a gran voce- conclude Angelo Testa -che il sistema televisivo pubblico, il cui canone paghiamo tutti, verifichi con attenzione la qualità degli spot che manda in onda ed il fatto che la Rai, anche se con ritardo, abbia sospeso gli spot sui risarcimenti in sanità avvalora le nostre posizioni che il tutto sia stato un danno al sistema sanitario pubblico, ai pazienti e ai  Medici".

Fonte: Ufficio Stampa SNAMI

 

Legge di Bilancio, FNOPI: "Lascia molto nelle mani del Patto per la salute e crea disuguaglianze"

 
Una manovra che lascia molto in mano al nuovo Patto per la salute 2019-2021:  l’aumento per il biennio 2020-2021 (3,5 miliardi); la revisione dei ticket; la riorganizzazione delle reti ospedale-territorio i e liste d’attesa (da ridurre); la valutazione dei fabbisogni di personale anche per quanto riguarda la formazione di base e specialistica e le necessità assunzionali; l’implementazione del sistema tessera sanitaria per seguire davvero il paziente attraverso il suo percorso di cura, migliorando l’appropriatezza nell’erogazione delle risorse (pubbliche e private)  anche grazie allo sviluppo tecnologico; la promozione della ricerca sanitaria.
Una serie di   previsioni e parametri su cui non si può non essere d’accordo: sono la base del nuovo modello di assistenza che ormai da tempo gli infermieri descrivono come necessario per far fronte all’epidemiologia e ai bisogni di salute che saranno da oggi e nel prossimo futuro.
Argomenti su cui la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche  non a caso ha stipulato un protocollo d’intesa per un tavolo permanente con le Regioni che tratti proprio dello sviluppo di nuovi modelli organizzativo-assistenziali e delle competenze esperte e specialistiche, degli standard del personale infermieristico dei vari Servizi sanitari regionali anche in considerazione della riduzione degli organici per il blocco del turn over, dello sviluppo professionale e di carriera, formazione e aggiornamento del personale infermieristico e della sua formazione manageriale, del fabbisogno formativo degli infermieri e infermieri pediatrici fino all’avvio di percorsi per lo sviluppo del corpo docente universitario dei corsi di laurea delle professioni sanitarie.
Purtroppo, però, una manovra anche di occasioni perdute e non sempre di equità.
Ad esempio, si è deciso di calcolare per la dirigenza medica, veterinaria e sanitaria non medica la percentuale di aumento degli stipendi che sarà con i prossimi contratti, anche sull’indennità di esclusiva che entra così a far parte del monte salari del prossimo contratto. Ma nonostante gli emendamenti presentati nell’iter parlamentare non si è ritenuto di estendere – l’indennità di esclusiva ai dirigenti delle professioni sanitarie, neo inseriti in quest’area contrattuale, che così verranno sempre a guadagnare, a parità di contratto, cifre inferiori ai loro colleghi.  
Oppure ancora si offrono deroghe per le cure palliative ai medici che non sono in possesso dei titoli previsti dall’apposito decreto del ministero della Salute. Giusto, visto che la terapia del dolore e il rispetto dei Lea di settore stenta a decollare. Ma gli infermieri?  Che delle cure palliative e dell’assistenza nella terapia del dolore ne fanno una bandiera anche dal punto di vista deontologico (è prevista nel Codice) e che sono per ammissione degli stessi pazienti i professionisti clinicamente, continuativamente e dal punto di vista organizzativo più vicini a loro e alle loro famiglie?  
Così via per numerosi particolari che non sfuggono davvero agli oltre 440mila professionisti iscritti agli Ordini che ogni giorno mettono in gioco se stessi per assistere e far fronte ai bisogni dei cittadini.
Una manovra purtroppo – senza entrare nel merito dell’appropriatezza della norma – che genera per colpa di una disinformazione, di una generalizzazione nei termini e di un’approssimazione diffusa, errori interpretativi gravissimi. Ma non tanto per i professionisti che sono consapevoli dei propri diritti e doveri, quanto nei cittadini.
La norma che cerca di non far licenziare chi lavora da almeno tre anni (quindi non certo abusivamente e comunque secondo regole precise su cui dovrà intervenire anche un decreto del ministero della Salute) in alcune professioni non regolamentate prima della legge 3/2018che ha istituito gli Ordini professionali (e quindi, ancora, sicuramente non riguarda infermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari, ostetriche e tecnici di radiologia per quali era già d’obbligo l’iscrizione agli albi per esercitare) è stata ampiamente fraintesa  ed è stata mal-presentata da molti media ai cittadini come una norma “libera tutti” per abusivi in tutte le professioni sanitarie, creando tensioni certe e situazioni di disagio  al momento del contatto col paziente, scorrettamente “impaurito” di trovarsi difronte a qualcuno non all’altezza del suo bisogno di salute.
Tirando le somme quindi, una legge di Bilancio che lascia molto lavoro a prospettive future, che non premia e non aiuta alcune categorie professionali nella loro naturale crescita, anche a favore di una migliore assistenza.
C’è ancora moltissimo su cui lavorare, tantissime le questioni da affrontare e da risolvere, e molte le diseguaglianze in ambito professionale.
 
Fonte: Ufficio Stampa FNOPI
 
 

Addominali, adesso viene il bello

Sempre più richieste le linee uomo Dermarays

 

Cresce e si specializza la gamma di prodotti di cosmetica funzionale della Rays. E, il mercato lo chiede, va anche nella direzione maschile. Per saperne di più abbiamo intervistato un vero esperto che, lavorando proprio in questo settore, ci ha raccontato attualmente dove sono posizionati ed in base a quali richieste, i prodotti di punta per la cura e la bellezza.

“Per il marchio Dermarays è stata incrementata (con più prodotti per il corpo e shampoo) la linea dermatologica medicale ospedaliera di detergenti senza risciacquo. Inizialmente era dedicata sia ai pazienti allettati sia agli operatori della sanità, per le caratteristiche igienizzanti e dermoprotettive. Ma da oggi tornerà utile per tutta la famiglia poiché per accontentare un parco clienti più ampio – ci racconta Michele Badioli, chimico formulatore, direttore tecnico dell’Area cosmetica della Rays – la gamma si allarga con alcune creme per idratazione, più morbide rispetto a quelle nate per la terza età, detergenti, oppure lenitive e antiprurito, oltre a quelle per la cura uniformante, schiarente delle macchie cutanee. Inoltre fra i detergenti attivi abbiamo uno spray attivo Micospray consigliato come coadiuvante per il trattamento preventivo delle infezioni batteriche, micotiche, che possono attaccare la cute, le unghie o le mucose genitali esterne... Un prodotto multifunzionale pratico anche per operatori sociosanitari nelle strutture ospedaliere e cliniche o per l’assistenza domiciliare... è davvero molto richiesto”.

Anche per il dentale siete molto presenti...

“Sì, abbiamo un’importante linea per la salute dei denti, che si chiama Oralcare. Consiste in uno spray parodontale (studiato per persone non autosufficienti) e prodotti con diversa concentrazione di clorexidina, a seconda dell’impiego in un trattamento quotidiano o uno massiccio con proprietà di disinfezione, oltre alla igiene della protesi con applicatore specifico e colluttori classici, antiplacca e sbiancanti, della linea Oralclin”.

Ma c’è anche la novità delle linee Uomo...

Rays ha sempre pensato sia al femminile che al maschile nell’ambito dei prodotti di bellezza e cura. Ma dopo aver testato il mercato adesso la domanda per uomo sta crescendo: per esempio con Fresh aftershave, uno spray dopobarba con effetto al mentolo che contiene principi attivi inglobati su un reticolo per rilascio graduale sulla pelle. Inoltre abbiamo lanciato la linea IODEX, che è il vero e proprio brand al maschile, in due direzioni: 1) con la crema per addominali ed il siero (trattamento d’urto per la definizione e la valorizzazione degli addominali) 2) per l’azione rimodellante e tonificante di mantenimento con la crema a base di fosfatidilcolina. In tal caso la messa a punto di una formulazione cosmetica specifica permette di ottenere una discreta riduzione della massa adiposa e degli accumuli localizzati evitando metodi più invasivi...”.

C’è poi una linea per chi fa sport.

“Questa comprende una serie di tre prodotti che si dividono in Preworkout; Workout Booster e Postworkout.
Il primo è per un riscaldamento preparatore e ogni atleta sa quanto sia fondamentale. il secondo è per un rimodellamento total body di addominali, gambe e glutei; il terzo è un trattamento defaticante muscolare con un gel lenitivo”.

Qual è in tal caso il prodotto di punta della gamma sportiva?

“Sicuramente nella linea Workout Booster, è il Sinergym, un rimodellante total body adatto a tutti. E’ in pratica un trattamento in crema ad effetto termogenico applicabile soprattutto con il massaggio della pelle. Ha fra gli ingredienti principali il Sinergym complex and hotflux, un complesso di principi attivi di lipobreak che “mima” l’effetto dell’allenamento esaltando i risultati dell’attività fisica. Questo è un prodotto che alla fiera “In Cosmetics” ha anche ricevuto un premio prestigioso, con la motivazione che contiene “il miglior ingrediente per efficacia e principio attivo”.

 

 

Uomo: cambia la cultura del fisico

Chirurgia plastica e tecnologia arrivano a interventi microfocalizzati inimmaginabili: risponde il nostro esperto prof. Oddenino 

L’attenzione che sempre più l’uomo mette nell’aspetto esteriore e nella cura di sé indica oggi il profondo mutamento della società in cui uomo e donna appaiono in competizione sotto molti punti di vista. In alcuni ambienti di lavoro ad esempio, mettiamo lo spettacolo, la canzone, il teatro oppure le agenzie, la moda, la figura femminile ha iniziato a prendere il sopravvento da anni e l’uomo spesso si è trovato a disagio nello stereotipo maschile, specialmente in Italia. Il maschio latino si è in qualche modo evoluto, ha lasciato da parte canoni trasandati, casual o “mediterranei” per assumere atteggiamenti, cliché e addirittura senso estetico più curato, gentile, accondiscendente alle tendenze modaiole. Non sarà un caso che alla consueta muscolatura, si preferisce oggi quel filo di magrezza che permette di vestire “striminzito”. I baffi sono spariti ma va la peluria sul viso strapazzata in lungo e largo da regolabarba capaci di misurare il mezzo millimetro.... Per il resto, altro esempio, non si vedono più “peli superflui” che per l’uomo erano semplicemente naturali, oppure punti neri, acne giovanili, denti gialli da sigaretta e caffè, persino nei, ecc ecc.

Non sempre però “la cura” ed il cambiamento è spontaneo. Spesso serve il ritocco a si corre dallo specialista. Chiediamo allora spiegazioni e tendenze al nostro esperto, Ruben Oddenino che è il presidente dei Chirur- ghi estetici europei (ASSECE), e professore nella Scuola di Specializzazione in Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica all’Università di Milano.

Grandi case di cosmetica di livello mondiale stanno dedicando più prodotti al maschile per bellezza, ringiovanimento, antirughe e antinvecchiamento. L’uomo dunque ha più cura e attenzione per il suo fisico. Aumentano di pari passo anche le richieste di interventi nella chirurgia plastica? Ci sono più richieste da parte degli uomini dei cosiddetti “ritocchini”? E da quando si verifica tale aumento... è cosa recente o da qualche anno? Che tipo di interventi può richiedere un uomo? Dipende anche qui dall’età?

Risponde il prof. Oddenino che oltre che chirurgo plastico è dottore in Scienze giuridiche e come tale consulente tecnico del Tribunale.

“Da alcuni anni anche l’uomo si è avvicinato alla chirurgica estetica in maniera decisa avendo superato il pregiudizio del passato che relegava il miglioramento del proprio aspetto a mera e futile vanità, tipica del sesso femminile. A ciò hanno sicuramente contribuito i media che quotidianamente veicolano messaggi pubblicitari sull’importanza di una prestanza fisica a cui è doveroso conformarsi per essere alla moda e degni di considerazione. Il fenomeno si è anche accentuato con l’abitudine di mostrare la propria immagine sui social ove accanto al proprio nome sempre più sovente gli utenti postano immagini che li ritraggono con dieci o venti anni di meno se non addirittura truccate con programmi di elaborazione grafica. Questa abitudine li porta ad avere poi problematiche con la vita reale nel presentarsi di persona a coloro i quali li hanno conosciuti ed apprezzati con un aspetto fisico diverso. Da qui la richiesta di uniformarsi a una figura che hanno reso pubblica e che non corrisponde alla realtà. Un problema che riguarda entrambi i sessi ma che ha spinto in maniera particolare il maschio ad avvicinarsi sempre più a questa branca medica a qualsiasi età: i giovani, perché hanno una cultura del fisico che coltivano frequentando palestre, estetiste e usando prodotti cosmetici oggi propagandati come elisir del fascino maschile; i meno giovani, per riconquistare un posto nella società moderna sia nell’ambito lavorativo così come in quello affettivo per la più alta incidenza di separazioni matrimoniali e divorzi”.

Quali sono in genere gli interventi che nell’uomo riescono a tale scopo ad essere più incisivi?

“Sicuramente il ringiovanimento facciale con il rimodellamento del naso e l’eliminazione delle borse palpebrali. A seguire il lifting della faccia e del collo. Non di minore importanza i trattamenti di medicina estetica, che oggi, grazie all’evoluzione tecnologica, risultano meno traumatizzanti e sempre più performanti. Classico esempio è rappresentato dalla tecnologia HIFU, che utilizza manipoli che a contatto della cute del viso emette ultrasuoni microfocalizzati ad alta intensità. Grazie al supporto di un ecografo integrato nel macchinario tali ultrasuoni possono essere veicolati nelle profondità dei tessuti creando un pregevole effetto lifting sul volto”.

 

Iss, Giulia Grillo: “Accetto le dimissioni del prof. Ricciardi. Nomineremo un commissario per garantire l’operatività dell’Istituto"

Iss, Giulia Grillo: “Accetto le dimissioni del prof. Ricciardi. Nomineremo un commissario per garantire l’operatività dell’Istituto"

“Accetto le dimissioni del prof. Ricciardi dalla presidenza dell’Istituto Superiore di Sanità, oggi abbiamo ricevuto la sua lettera. Ero a conoscenza da qualche settimana della sua volontà che rispetto.

Il presidente lascerà l’incarico dal 1° gennaio e contestualmente nomineremo un commissario per assicurare il funzionamento della macchina amministrativa, perché è necessario garantire continuità operativa all’Istituto, che è un fiore all’occhiello del nostro Paese.”

 

Giulia Grillo, ministro della Salute

 

 

 

 

 

9 minuti a visita: medici di base oberati di lavoro. Lo denuncia Consulcesi

La testimonianza di Marco Nardelli, medico di famiglia costretto a trasferirsi a Londra: «Nella maggior parte dei Paesi europei la Medicina Generale è una specializzazione, l’Italia offre una borsa di studio di 800 euro al mese rendendo la vita impossibile a centinaia di giovani medici. Se non esiste la volontà politica o sindacale di mettere un punto a questa vergona lo farà la legge»

Il 20 dicembre scatta l’azione legale per le disparità di trattamento economico, fiscale e assicurativo che subiscono tutti gli MMG durante la formazione post laurea

Cosa puoi fare in 9 minuti? Forse leggere i titoli di un giornale, prendere un caffè, fare una doccia. Sicuramente, se sei un medico di famiglia, non puoi occuparti dei tuoi pazienti al meglio. Eppure, in Italia il tempo medio di una visita non supera i fatidici 9 minuti: lo rivelano i dati della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI). Meno della metà della Svezia, che vanta 22 minuti, con la magra consolazione di fare meglio del Bangladesh dove i camici bianchi dedicano agli assistiti appena 48 secondi, come riportato da uno studio pubblicato sul British Medical Journal.

 

Di fatto, i medici di base italiani sono costretti alle visite lampo in quanto pochi e oberati di lavoro. Nell’arco di appena 10 anni (dal 2005 al 2015), come segnala la Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), il carico di lavoro dei medici di famiglia è più che raddoppiato: tra appuntamenti, telefonate e visite a domicilio, i contatti da parte dei pazienti sono passati da 4,6 a 9,7 nell’arco dei 12 mesi. Parallelamente, nei prossimi 10 anni andrà in pensione circa il 70% dei medici di base e, senza un incremento del numero di borse di studio per i corsi di Medicina Generale e un’equiparazione del trattamento economico, fiscale e assicurativo a quello previsto per chi sceglie le scuole di specializzazione mediche, il rischio estinzione per i medici di base è concreto.

 

Proprio per questo Consulcesi, network legale da oltre 20 anni a fianco dei camici bianchi, ha voluto lanciare la campagna social #laprovadel9 sull’importanza di tutelare i diritti dei medici di famiglia, in vista dell’azione legale prevista per il 20 dicembre 2018, a cui i camici bianchi che dal ’93 subiscono un trattamento discriminatorio potranno aderire per ottenere un risarcimento a titolo forfettario fino a 50mila euro per ogni anno di specializzazione. Una somma comprensiva della differenza retributiva tra la borsa di studio percepita e quella presa dai medici in formazione specialistica a partire dall’anno 2006/2007, tassazione IRPEF non dovuta e contributi pensionistici non percepiti.

 

Infatti, la disparità di trattamento tra chi frequenta corsi di Medicina Generale e chi opta per i corsi di specializzazione medica è evidente: i primi guadagnano 11mila euro all’anno (considerati fonte di reddito e quindi tassati), mentre la remunerazione dei secondi varia tra i 25mila e i 27mila euro (consistenti in borse di studio non tassate). Inoltre, i medici di Medicina Generale non godono delle tutele previste dai normali rapporti lavorativi (per esempio la gravidanza), mentre agli specializzandi spettano i contributi previdenziali e la stipula di un’assicurazione.

 

L’avvocato Marco Tortorella, specialista del contenzioso per Consulcesi, in una diretta Facebook sul Gruppo “Medici di Famiglia” si è messo a disposizione dei tanti intenzionati a far valere i propri diritti, rispondendo alle loro numerose domande. «Molto bene le iniziative legali come quella di Consulcesi che fanno emergere e contrastano questa vergognosa discriminazione tra i medici di famiglia in formazione e gli ospedalieri», commenta Marco Nardelli, medico di Medicina Generale trasferitosi a Londra, membro della Italian Medical Society of Great Britain e amministratore del Gruppo FB “Medici di famiglia”. Nardelli spiega che «nella maggior parte dei Paesi europei la Medicina Generale è una specializzazione e l’Italia non solo non si adegua, ma offre una borsa di studio di 800 euro al mese rendendo la vita impossibile a centinaia di giovani medici. Se non esiste la volontà politica o sindacale di mettere un punto a questa vergona lo farà la legge e sono sicuro che sarà un successo».

 

Per tutti gli interessati alla nuova azione collettiva del 20 dicembre 2018 riservata ai medici di famiglia penalizzati dallo Stato, Consulcesi mette a disposizione oltre 1000 consulenti contattabili gratuitamente attraverso il sito www.consulcesi.it e il numero 800.122.777.

 

Fonte: Ufficio stampa Consulcesi

                     

Cannabis a uso medico, ok dell’Olanda a maggiori scorte.

Giulia Grillo: “Dai 350 kg del 2017 a oltre 1000 kg nel 2019: finalmente svolta per i pazienti in cura”

“The Ministry of Health gives the OMC a positive reaction on your request to increase the amount of medicinal cannabis imported from the Netherlands to 700 kg in 2018/19. Best regards” . Con una lettera di poche righe, il ministro della Salute olandese, Hugo De Jonge, ha comunicato all’omologo italiano, Giulia Grillo, di aver accolto la richiesta di aumentare i quantitativi di cannabis flos per l'anno 2018 e 2019, portando così il totale fino a 700 kg all’anno.

Si tratta di infiorescenze prodotte dalla società Bedrocan per conto del Governo dell’Aja, commercializzate dall'Office of medicinal cannabis, l’organismo nazionale deputato al controllo e alla vendita della cannabis a uso medico.

Le varietà inviate dipenderanno dall’effettiva disponibilità.

Il nostro Paese può contare attualmente oltre all’importazione dall’Olanda, sulla produzione nazionale assicurata dallo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze (che dovrebbe arrivare a 200 kg annui dai 50 iniziali) e sull’importazione dalla Germania (stock in corso di definizione).

“Il 2019 dovrebbe finalmente segnare l’anno della svolta per i pazienti in trattamento, poiché per la prima volta le disponibilità effettive dovrebbero superare la tonnellata, a fronte dei 350 kg del 2017 e dei circa 600 kg del 2018, rispondendo in maniera più adeguata alle aumentate richieste di prescrizioni mediche - sottolinea il ministro Grillo -. Negli ultimi mesi, le disponibilità di cannabis a uso medico sono cresciute, venendo dunque incontro alle giuste richieste delle associazioni dei pazienti, anche se restano difficoltà nella distribuzione su cui vanno fatti ulteriori passi avanti. Mi sono impegnata fin dalle prime settimane del mio insediamento a trovare il modo per rispondere con atti concreti alle esigenze delle persone sofferenti, che dall’uso della cannabis terapeutica traggono effettivo sollievo al dolore cronico.

A chi guarda con sufficienza a queste problematiche e fa ironia sull’uso di questa sostanza, rispondo da medico, prima che da ministro, ricordando a tutti che le preparazioni a base di cannabis possono essere prescritte solo dal medico e sono utilizzate principalmente nella terapia del dolore, in caso di gravi patologie quali la sclerosi multipla e le lesioni midollari, ma anche nella cura dei tumori per alleviare i sintomi causati dalla chemio e radioterapia. Anche per questo sono particolarmente orgogliosa di poter dare una prima risposta ai pazienti, perché sappiamo, lo ripeto, che vi sono ancora disomogeneità nella distribuzione del farmaco e su questo bisogna continuare a lavorare".

 

Fonte: Ufficio stampa Ministero della Salute

Univpm e Comando Scuole Marina Militare insieme per la sicurezza

Seminari sulla sicurezza negli ambienti di lavoro, continua la collaborazione tra l’Univpm e il Comando Scuole della Marina Militare.

Il Comando Scuole della Marina Militare e l’Università Politecnica delle Marche continuano a collaborare sul fronte della formazione. martedì si è tenuto, presso l'Aula Azzurra dell'Univpm, il seminario sulla tutela della salute e sicurezza del lavoratore ed è il primo evento realizzato dopo il protocollo firmato tra i due enti lo scorso maggio. Al taglio del nastro il Rettore UnivPM, Prof. Sauro Longhi e il Comandante Scuole della Marina Militare Amm. Alberto Bianchi. La novità, annunciata durante la presentazione del seminario, riguarda il corso di perfezionamento che sarà pronto all’inizio del prossimo anno sulla sicurezza nei luoghi di lavoro in ambito portuale.  

Nell’Aula Azzurra, di fronte a studenti e operatori della sicurezza di enti diversi, il Capitano di Fregata Corrado de Robertis ha tenuto due percorsi sull’Approccio metodologico Top-down e Bottom-up al D.Lgs.81/2008 e sull’Evoluzione del concetto Safety First nel più moderno Safety In.  

“Trasferire le conoscenze sulla salute e la sicurezza nell’ambiente di lavoro è fondamentale - ha sottolineato il rettore dell’Università Politecnica delle Marche Sauro Longhi - e gli eventi formativi come questi sono un'occasione utile per condividere le buone pratiche dei due enti”.

 

Fonte: Ufficio stampa UNIVPM

Fibrosi cistica: la malattia modifica il microbiota intestinale dei bambini

Uno studio del Bambino Gesù, CNR, Università Sapienza e Federico II disegna la prima mappa funzionale delle comunità batteriche dell’intestino dei piccoli pazienti. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica PLOS ONE.

Esiste un rapporto diretto tra fibrosi cistica e alterazione del microbiota intestinale: è la proteina “difettosa” della malattia, infatti, a guidare la composizione e il funzionamento delle comunità batteriche dell’intestino dei bambini che ne sono affetti. La scoperta è stata fatta dai ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, del Consiglio Nazionale delle Ricerche e delle Università Sapienza e Federico II che,per la prima volta, hanno disegnato la mappa funzionale del microbiota di pazienti da 1 a 6 anni con fibrosi cistica, facendo luce sui meccanismi che lo regolano. Lo studio, appena pubblicato sulla rivista scientifica PLOS ONE, apre la strada a nuovi modelli di trattamento per le patologie intestinali associate alla fibrosi cistica e per la prevenzione di alcune gravi complicanze come, ad esempio, i tumori. 

LA FIBROSI CISTICA E LE COMPLICANZE

La fibrosi cistica è la patologia più frequente tra le malattie genetiche rare. Colpisce circa 1 neonato su 2.500 ed è causata dalle mutazioni del gene CFTR che producono una proteina difettosa non più in grado di svolgere regolarmente la sua funzione di controllo del passaggio di acqua e di alcuni sali all'interno e all'esterno delle cellule. L’alterazione della proteina porta l’organismo a produrre un muco eccessivamente denso che ostruisce l'apparato respiratorio, le vie aeree, l’apparato riproduttivo, il pancreas, il fegato, l'intestino. Espone i pazienti a continue infezioni e, nel tempo, anche a gravi complicanze gastrointestinali e nutrizionali.

LO STUDIO

Un team multidisciplinare composto da clinici, microbiologi, chimici e bioinformatici ha studiato 31 bambini di età compresa tra 1 e 6 anni affetti da fibrosi cistica in condizioni cliniche stabili. I pazienti pediatrici sono stati quindi confrontati con un gruppo, comparabile per numero ed età, di bambini sani. Dalla fusione dei dati di metagenomica (analisi dell'intero corredo genetico e delle funzioni potenziali di un campione) e metabolomica (analisi dei metaboliti prodotti dai processi cellulari) è stato definito il profilo del microbiota dei bambini con fibrosi cistica: come è composto, come funziona, in che modo interagisce col metabolismo del paziente/ospite.

Per la prima volta è stato dimostrato che il microbiota intestinale è modulato prioritariamente dal difetto della proteina CFTR e che è condizionato solo marginalmente dall’età del paziente (almeno nei primi anni di vita), dalla presenza di infezioni e dal trattamento antibiotico cronico, fattori che in altri modelli di microbiota umano sono, invece, causa primaria di squilibrio tra comunità batteriche e loro metabolismo.

MICROBIOTA ALTERATO E INDICATORI DI MALATTIA

Per effetto diretto della proteina difettosa, il microbiota intestinale dei bambini con fibrosi cistica nasce con una struttura e con funzioni alterate. Lo studio ha evidenziato la diminuzione di alcuni batteri(Eggerthella, Eubacterium, Ruminococcus, Dorea, Faecalibacterium prausnitzii), sovrabbondanze batteriche (Propionibacterium, Staphylococcus, Clostridiaceae, Clostridium difficile) e alterati livelli di alcuniprodotti del metabolismo. In particolare, composti organici come alcoli ed esteri possono essere considerati indicatori dell’attività microbica alterata, mentre le molecole GABA e colina (delle quali è stata rilevata una sovrabbondanza) specifici indicatori di malattia di origine umana, poiché riflettono direttamente - a livello dell’intestino - le alterazioni del trasporto di acqua e dei componenti che regolano l’osmosi.

 LE PROSPETTIVE TERAPEUTICHE

L’individuazione dei principali “attori” del microbiota collegati con le alterazioni delle funzioni dell’intestino dei pazienti con fibrosi cistica, apre la strada a potenziali nuovi modelli di trattamento per le patologie intestinali associate alla malattia e ad azioni di prevenzione di alcune complicanze gravi, come i tumori, in particolare quelli intestinali che dimostrano una maggiore incidenza con l’aumento della sopravvivenza dei pazienti. Tra le possibilità terapeutiche, la somministrazione di probiotici mirati (ad esempio il Faecalibacterium prausnitzii) per il ripristino di alcune funzionalità del microbiota e il miglioramento delle condizioni cliniche in caso di deficit digestivi e nutrizionali.

GLI AUTORI DELLO STUDIO

Allo studio hanno lavorato il gruppo di ricerca della Dott.ssa Lorenza Putignani e in particolare la Dott.ssa Pamela Vernocchi, dell’Unità di Ricerca di Microbioma Umano e Unità di Parassitologia del Bambino Gesù; la Dott.ssa Vincenzina Lucidi dell’Unità di Fibrosi Cistica del Bambino Gesù; la Dott.ssa Ersilia Vita Fiscarelli dell’Unità di Diagnostica della Fibrosi Cistica del Bambino Gesù; il Prof. Danilo Ercolini dell’Università degli Studi di Napoli Federico II; la Dott.ssa Paola Paci dell’Istituto di Analisi dei Sistemi ed Informatica del CNR; il Prof. Cesare Manetti del Dipartimento di Biologia ambientale, il Prof. Alfredo Miccheli e il Prof. Federico Marini del Dipartimento di Chimica e i colleghi dell’Unità di Metabolomica della Sapienza Università di Roma.

L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e la Task Force di Ateneo per gli Studi sul Microbioma dell’Università degli Studi di Napoli Federico II hanno recentemente siglato un accordo di collaborazione sul tema del microbioma.

QUI LO STUDIO COMPLETO 

 

Fonte: Ufficio stampa Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

 

 

Nasce il primo Laboratorio di Genetica Forense della Polizia Stato in Lombardia

Il laboratorio sarà realizzato all’Ospedale Fatebenefratelli di Milano.

Nella mattinata di domani 20 dicembre 2018, alle ore 10.00 presso la Quadreria della Direzione Medica dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, verrà siglato il Protocollo d’Intesa tra il Ministero dell’Interno - Dipartimento della Pubblica Sicurezza, la Regione Lombardia e l’Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) Fatebenefratelli-Sacco, per la realizzazione del primo Laboratorio di Genetica Forense della Polizia di Stato nella regione.
Il Protocollo verrà firmato dal Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, dal Direttore Generale dell’ASST Fatebenefratelli Sacco Alessandro Visconti e dal Capo della Polizia - Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Prefetto Franco Gabrielli.
Alla sottoscrizione sarà presente il Ministro degli Interno, On. Matteo Salvini.
 
Fonte: Ufficio stampa ASST Fatebenefratelli Sacco