May 24, 2019 Last Updated 1:31 PM, May 23, 2019

La medicina del Sorriso

Clowterapia: docufilm e tavola rotonda il 24 maggio ad Ancona

Un docufilm originale intitolato “Clown in corsia” (Metters studio-Sonne film-Mok) , emozionante e suggestivo, dedicato alla clownterapia ed ai suoi risvolti terapeutici, umani e sociali. Un dibattito ed una tavola rotonda con veri esperti e operatori del settore, per parlare del progetto “I dottori del sorriso” e degli effetti benefici che può portare a coloro che ne hanno più bisogno, come i bambini. Infine, una riflessione sulle persone che donano, con la loro opera e il loro impegno, un momento lieve e una piccola grande distrazione, insieme alla loro presenza ed alla partecipazione solidale, tutto dentro un semplice sorriso. Saranno questi i temi fondamentali trattati nell’incontro che si terrà ad Ancona il 24 maggio alla Loggia dei Mercanti, alle ore 15. L’iniziativa dell’Associazione Il Baule dei Sogni, con patrocinio di Consiglio regionale Marche e Comune di Ancona, è gratuita e aperta a tutti.

 

PROGRAMMA

  1. 00 – 15.45   La clownterapia in Italia (A. Dionigi)
  2. 45 – 16.45 Tavola rotonda e interventi relatori
  3. 45 – 17.00   Pausa
  4. 00 – 17.15 Il progetto “I dottori del sorriso” (M. Medri)
  5. 15 – 18.15   Proiezione del docufilm “I dottori del sorriso”
  6. 15 – 18.45   Dibattito con il pubblico

 

Relatori:

Fabio Ambrosini (Clown Dottore, Il Baule dei Sogni – Ancona)

Ottavia Cantuti Castelvetri (Presidente FNC)

Alberto Dionigi (Clown Dottore l’Aquilone di Iqbal, Past President FNC)

Massimiliano La Paglia (Psicoterapeuta, coordinatore Clowndoc Pescara)

Matteo Medri (Regista)

Andrea Minelli (Professore, SIPNEI Società Italiana Psico Neuro Endocrinologia)

Oro Katia (Infermiera Oncoematologia Pediatrica, f.f. Coordinatrice, Ospedale Salesi – Ancona)

Giulia Palego (Psicologa Fondazione Salesi – Ancona)

Paolo Pierani (Primario Oncoematologia osp Salesi Ancona)

Paolo Perri (Primario Reparto Pediatrico Macerata)

COOSS, 40 anni di… FUTURO

 

Quarant’anni sono davvero tanti. Una bella e lunga storia, quella di COOSS, che ci ha permesso di diventare soggetto attivo della cooperazione nell’assistenza sociosanitaria,leader nelle Marche e protagonista a livello nazionale, aprendoci a rapporti e collaborazioni sempre più importanti attraverso la rete Ribes.
COOSS Marche sta attraversando oggi una fase di profondo cambiamento per prepararsi alle nuove sfide del futuro ed essere pronti a rispondere a necessità di servizio molto impegnative che vengono dall’invecchiamento della popolazione e dalle correlate esigenze di innovazione e tecnologia. Dobbiamo perciò essere pronti più che mai a cogliere al meglio le opportunità che tale cambiamento epocale rappresenta, di fronte ad un Sistema Paese che invece segna il passo. Il trend di crescita COOSS Marche dal 2000 non si è mai fermato grazie alla nostra capacità di riposizionamento e aggiornamento dei servizi: abbiamo fatto tesoro di un knowhow acquisito con sacrifici ed esperienze, sempre guardando avanti alla formazione professionale, alla qualità dei servizi, alla riqualificazione del personale: questo significa rispondere alle sfide del sistema sanitario pubblico e privato, in continua evoluzione.
Un ringraziamento particolare deve andare al gruppo dirigente, competente, serio, qualificato che mai si è tirato indietro in questi anni pur nel difficile passaggio generazionale necessario ed inevitabile: un impegno forte nella continuità e nella presenza e nell’attaccamento al territorio ed ai valori da esso espressi. Sono questi i principi cooperativi ai quali la COOSS Marche si ispira e che costituiscono realtà e patrimonio preziosi per i soci. Un  atrimonio che è del territorio tutto.
Ma c’è di più. I soci lavoratori e la cura alle persone, due punti fondamentali della mission di COOSS Marche, si fondono nella pratica quotidiana! I nostri operatori e soci sono infatti le prime famiglie ad usufruire dei servizi offerti e ciò ha un significato notevole: i nostri progetti hanno gambe forti perché camminano grazie a delle persone che conosciamo bene. Noi stessi. Non solo: i risultati economici ottenuti corrispondono infatti sempre a nuovi investimenti e dimostrano la stessa attrattività d’investimento che COOSS Marche ha, nello spirito e in linea della formula cooperativa sociale No profit!
Infine, tengo a sottolineare la capacità, dopo quanto sopra, di continuare a stare sul mercato, coltivando i nostri valori. Ci siamo riusciti sempre e vogliamo continuare a farlo nell’eticità e nella consapevolezza che sono i punti fermi, alla base dello spirito di servizio, che animano e rendono forte COOSS Marche.

Case famiglia, business senza regole?

 
“Casa” e “famiglia”: due parole che, solo a pronunciarle, suscitano immediatamente un senso di accoglienza e protezione. Concetti che dovrebbero essere un comandamento per chi decide di votare la propria vita alla cura dei più deboli. Anziani, minori con situazioni familiari disagiate e persone con infermità mentale: questi sono generalmente gli ospiti delle case famiglia, strutture perlopiù private che dovrebbero possedere tutti i requisiti necessari ad assistere persone di questo tipo. Dovrebbero, appunto.  Alla luce dei fatti di cronaca più o meno recenti, il condizionale è d’obbligo: intercettazioni e telecamere nascoste hanno più volte rivelato realtà a dir poco sconcertanti, fatte di violenze fisiche e verbali, vessazioni, addirittura abusi sessuali. Severi provvedimenti vengono adottati (si spera…) solo in presenza di prove schiaccianti, ma quanto tempo passa prima di averle in mano? Quanti soprusi devono subire i malcapitati ospiti di questi lager del terzo millennio prima che sia fatta giustizia? E soprattutto: perché una persona totalmente priva di ogni forma di compassione verso la fragilità umana dovrebbe aprire –o anche solo lavorare- in una casa famiglia? Risposta: perché potrebbe essere un affare d’oro.
Prendiamo il caso delle residenze private per anziani: l’età media della popolazione e, di conseguenza, il numero dei potenziali ricoverati negli ospizi, crescono sempre di più. Il Sistema sanitario nazionale, così come il privato convenzionato, non riesce a far fronte all’aumento della domanda di assistenza a lungo termine ed ecco che quello delle case famiglia diventa un business a rischio zero. Basta poco: un appartamento in regola, requisiti minimi in materia socio-sanitaria, la registrazione presso la Camera di Commercio (come qualsiasi altra azienda) et voilà, il gioco è fatto. Costi d’impresa potenzialmente contenuti che, in ogni caso, possono essere ben presto assorbiti grazie alle rette mensili. Quindi, di fatto, ogni casa famiglia di questo genere è un’impresa privata ed ha meno controlli di quelle pubbliche. Il problema è ben chiaro agli enti locali dei territori – spesso piccoli paesi dell’entroterra- saliti alla ribalta della cronaca per casi di violenze nelle case famiglia: “Il Comune non può nemmeno mandare un controllo della polizia municipale in queste strutture – ha dichiarato Isabella Conti, sindaco di San Lazzaro di Sàvena, nel bolognese - È necessario imporre un controllo preventivo da parte degli enti locali e, al contempo, l’odierno trend di invecchiamento deve spingere la politica ad individuare percorsi di welfare più moderni ed innovativi”. Dal canto loro, diverse Regioni, Emilia-Romagna in testa, promettono norme più severe, estese a tutti, il cui rispetto sia periodicamente verificato, anche senza preavviso. In attesa che ciò avvenga, i cittadini sono chiamati a vestire i panni degli ispettori e a verificare scrupolosamente le condizioni del luogo a la competenza del personale a cui intendono affidare i loro cari bisognosi di assistenza.
De Santis (Anaste): “Case famiglia come case di riposo: norme rigide e verifiche costanti”
È intervenuto sull’argomento anche il nostro opinion leader Alberto De Santis, presidente Anaste. “Per avviare una casa famiglia non servono competenze specifiche, basta disporre di un appartamento di tipo civile con un massimo di 10 posti letto. L’abusivismo è presente anche in questo settore: spesso non viene chiesta neppure l’autorizzazione alle Ausl ed eventuali verifiche scattano solo in seguito ad una denuncia. Non si può continuare così: servono regole certe e controlli severi per prevenire i fatti incresciosi di cui troppo spesso sentiamo parlare”. Ben diversa è la situazione in cui operano Rsa e case di riposo accreditate: “Le nostre strutture residenziali subiscono controlli frequenti e rigorosi da parte di Ausl, Nas e ispettorato del lavoro. Un trattamento giusto che va esteso a chiunque si trovi a svolgere una funzione delicata come l’assistenza agli anziani”.
A questo proposito: “Anaste insieme a Senior Italia sta elaborando nuove linee guida per regolamentare la realizzazione di case famiglia, che dovranno possedere requisiti ben precisi: personale preparato, costante presenza di un medico, numero di operatori adeguato al numero degli ospiti, vitto di qualità, porte aperte ai controlli. Noi lo facciamo già, è giusto che lo facciano tutti”.

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