Mar 25, 2019 Last Updated 8:55 PM, Mar 22, 2019

Campi magnetici per le atrofie muscolari: nuova metodologia rallenta il declino dei muscoli e ne migliora la funzionalità

Quattro dipartimenti della Sapienza hanno sperimentato per la prima volta l’applicazione del campo magnetico sui muscoli di pazienti affetti da Sclerosi laterale amiotrofica (SLA), evidenziando gli effetti positivi della stimolazione. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports

La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) è una malattia neurodegenerativa fortemente invalidante che colpisce le cellule nervose preposte al controllo dei muscoli, compromettendo i movimenti della muscolatura volontaria. Il target principale degli studi pregressi sono stati i motoneuroni, la cui degenerazione porta all’atrofia muscolare.

Un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports (Nature Publishing Group), è il risultato della collaborazione di un team interdisciplinare della Sapienza, composto da quattro diversi Dipartimenti (afferenti agli ambiti della biologia molecolare di base, alla anatomia patologica, alla fisiologia, alla clinica) e ha adoperato un approccio traslazionale con metodi differenti, impiegando per la prima volta campi magnetici molto intensi per la stimolazione muscolare, con l’obiettivo di migliorare la funzionalità dei muscoli e rallentarne il declino.

“Il vantaggio di questa metodologia – spiega Maurizio Inghilleri, del Dipartimento di Neuroscienze umane – è la possibilità offerta dal campo magnetico di raggiungere muscoli profondi senza far avvertire al paziente la classica “scossa” dello stimolo elettrico. Il nostro studio supporta la recente teoria che i muscoli possano essere target terapeutici in quanto partecipano alla progressione della malattia”.

Lo studio è iniziato nel 2016 con la sperimentazione di questa nuova tecnica su un campione di 22 pazienti: su un braccio di ciascuno di loro sono stati usati campi magnetici d’intensità pari a due volte quella del campo magnetico terrestre con impulsi della durata di pochi milionesimi di secondo, mentre sull’altro è stato prodotto una stimolazione placebo. Chi analizzava i dati dei pazienti era all’oscuro di quale braccio fosse sottoposto a stimolazione reale (esperimenti “in blind”). Clinicamente è stato osservato un aumento della forza muscolare dal lato realmente stimolato.

In seguito è stata effettuata una agobiopsia non invasiva del tessuto muscolare. Il materiale estratto è stato esaminato da tre punti di vista: a livello fisiologico Eleonora Palma, del Dipartimento di Fisiologia e farmacologia, ha studiato la risposta all’acetilcolina del recettore nicotinico, individuando una risposta più efficiente in seguito alla stimolazione magnetica, con un progressivo miglioramento della funzionalità; Carla Giordano, del Dipartimento di Scienze radiologiche, oncologiche e anatomo-patologiche, ha approfondito il lato anatomo-patologico, riscontrando delle differenze di forma e dimensione nelle fibre muscolari stimolate rispetto a quelle non stimolate; Antonio Musarò, del Dipartimento di Scienze anatomiche istologiche medico legali e dell'apparato locomotore, ha analizzato il muscolo a livello molecolare, individuando una serie di geni che favoriscono il recupero dell’atrofia muscolare.

I risultati di questa ricerca aprono prospettive nuove per contrastare l’atrofia muscolare e potranno esser applicati a tutte le patologie in cui è necessaria una riabilitazione muscolare in grado di agire sui muscoli profondi.

 

Fonte: Ufficio Stampa Università La Sapienza di Roma

DATI PERSONALI E STUDI PROFESSIONALI: COSA CAMBIA

L’adeguamento a GDPR e decreto 101/2018 comporta una serie di obblighi per gli studi e gli ambulatori degli esercenti la professione sanitaria.
Il Regolamento Europeo 2016/679 divenuto efficace il 25 maggio 2018 ha modificato sostanzialmente la disciplina relativa al trattamento dei dati personali per i cittadini nell’ambito dell’Unione europea.
L’orientamento del legislatore europeo è quello di responsabilizzare chi esercita l’attività di impresa, una libera professione, le PA ecc... nella “gestione dei rischi” connessi e correlati alla propria attività. Nell’ambito del trattamento dei dati personali questo orientamento è declinato nel principio cardine della cosiddetta Accountability (termine che si può tradurre in “responsabilizzazione”/“rendicontazione”).
Come “gestire” dunque i rischi correlati al trattamento dei dati personali?
1) Innanzitutto attraverso un’analisi della propria organizzazione ed una mappatura della categoria dei dati trattati e dei  rischi ai quali possono essere soggetti nell’ambito dell’esercizio della propria normale attività; l’art.31 del Regolamento UE 2016/679, indica tra i rischi:
• la distruzione o la perdita,
   anche accidentale;
• l’accesso non autorizzato;
• il trattamento non consentito;
• il trattamento non conforme alle
   finalità per le quali è avvenuta la
   raccolta dei dati personali.
In ragione di questa analisi il Titolare deve “progettare” (Privacy by Design) le misure poste a tutela dei dati dallo stesso trattati, sia dal punto di vista delle cautele e delle procedure informatiche, che dal punto di vista delle tutela dei dati conservati su supporto cartaceo in archivi materiali, ma anche formare ed informare i propri collaboratori (interni ed esterni) sul “progetto” in modo che tutti possano agire coerentemente con le decisioni prese dal Titolare.
In ambito sanitario il Titolare tratta di norma dati dei pazienti (che deve essere adeguatamente informato) per finalità di prevenzione, anamnesi, diagnosi, terapia sanitaria, riabilitazione o per altre prestazioni di natura medica e/o sanitaria e/o farmaceutica. I dati personali possono essere trattati anche per finalità diverse da quelle indicate: si pensi agli infortuni sul lavoro, alla malattia professionale, al trattamento dei dati per finalità collegate a richieste di risarcimento del danno etc ma anche comunicazioni obbligatorie per legge; ogni finalità deve essere ben comunicata nell’informativa (anche in caso trattamento per ricerca scientifica, epidemiologica, pubblicazioni scientifiche);
2) Il Titolare deve formare i collaboratori (specializzanti, tirocinanti, stagisti, etc) affinché gli stessi trattino i dati dei pazienti dello studio in maniera legittima, lecita e corretta e secondo quanto da questi progettato. Quando più professionisti condividono locali, ognuno di essi può essere considerato Titolare autonomo del trattamento dei dati dei propri pazienti; tuttavia, qualora ci siano rapporti interni di collaborazione (consulenze/pareri etc) è necessario che il rapporto sia regolato da un contatto interno che chiarisca le responsabilità di ognuno nella filiera del trattamento dei dati dei pazienti.
3) Per quanto riguarda la conservazione dei dati, il Titolare deve adottare tutte le misure che ritiene adeguate al rischio per la tutela dei dati ed in linea di massima: usare software, antivirus e malware aggiornati, programmi di back up in cloud, etc; utilizzare la criptazione dei dati genetici, biometrici e sanitari nei file del pc o in chiavette o hard disk esterni (di cui si sconsiglia l’utilizzo).Per la documentazione cartacea si consiglia di adottare le buone prassi; a titolo esemplificativo non lasciare documenti in luoghi ad uso promiscuo (sala ricevimento pazienti) senza che vi sia un controllo degli stessi; anonimizzare le cartelle contenenti documenti e che si trovano al di fuori degli archivi; accesso alla documentazione contenente i dati dei pazienti consentito ai soli operatori autorizzati, appositamente formati, solo per le finalità legate al ruolo dell’operatore e solo per lo stretto tempo necessario alla prestazione richiesta. All’interno dei locali è vietato, per la riservatezza degli utenti, registrare audio, video e scattare foto senza il consenso esplicito da parte del paziente.
4) Il Titolare del Trattamento può conservare i dati personali dei pazienti per 10 anni. Termine indicato in  base al termine di prescrizione delle azioni di responsabilità civile (contrattuale ed extracontrattuale) e penale cui può incorrere l’esercente la professione sanitaria.
5) Il Titolare deve adottare il Registro del Trattamento documento in cui annotare tutte le operazioni descritte. Si tratta di uno strumento fondamentale per avere un quadro aggiornato dei trattamenti in essere all’interno dello studio, indispensabile per ogni valutazione e analisi del rischio. Il registro deve avere forma scritta, anche elettronica, e deve essere esibito su richiesta al Garante, pochè sostituisce la notificazione al Garante (Codice Privacy, art. 37 abrogato dal D.lgs. 101/18).
In caso di violazione dei dati personali, sussiste l’obbligo di documentazione (art 33.5 GDPR). Tale obbligo è attribuito solo al Titolare, il quale dovrà conservare un dossier relativo alle circostanze della violazione, alle sue conseguenze, ed ai provvedimenti adottati per porvi rimedio.
Basta un trattamento di dati particolari o un trattamento non occasionale o rischioso per far scattare l’obbligo della tenuta dello stesso, anche al di sotto della soglia di 250 dipendenti.
 
 
 
 

I PROFESSIONISTI DELLA SALUTE SI ALLEANO PER UN NUOVO SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

Le professioni sanitarie e sociali si sono riunite a Roma il 23 febbraio scorso e hanno sottoscritto un Manifesto comune: “La sanità si evolve e lo deve fare per tutti i cittadini in modo assolutamente universalistico e uguale per tutti. E non lo farà mai più senza di noi”. Su questo assunto si articola la posizione dei professionisti.
I presidenti delle 10 Federazioni riunite, oltre a impegnarsi a garantire una sempre maggiore equità nell’accesso alle cure, sostenere politiche efficaci per un adeguato finanziamento degli obiettivi di salute, mettere a disposizione le loro competenze e proporre soluzioni e nuovi modelli di governance per un Ssn equo, solidale, sostenibile e per superare le diseguaglianze presenti nel Paese, fanno anche delle richieste puntuali al Governo e alle Regioni:
1. intensificare la collaborazione con le professioni sanitarie e sociali perché il Ssn garantisca effettivamente e uniformemente i diritti costituzionalmente tutelati dei cittadini;
2. rispettare i principi costituzionali di uguaglianza, solidarietà, universalismo ed equità alla base del Servizio sanitario;
3. elaborare un’analisi rischi/benefici delle proposte di autonomia differenziata presentate dalle Regioni per misurarne l’impatto sulla finanza pubblica e sulla tenuta di tutti i servizi sanitari regionali;
4. adottare iniziative per parametrare il fabbisogno regionale standard anche in base alle carenze infrastrutturali, alle condizioni geomorfologiche e demografiche e alle condizioni di deprivazione e di povertà sociale;
5. garantire il superamento delle differenze tra i diversi sistemi sanitari regionali anche mediante la definizione e implementazione di un Piano Nazionale di Azione per il contrasto alle diseguaglianze;
6. scongiurare il rischio che sia pregiudicato il carattere nazionale del nostro Servizio sanitario.
In questa occasione, Barbara Mangiacavalli, Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), ha ribadito che l’infermiere è il professionista più vicino al paziente che segue 24 ore su 24 sia in ricovero che a domicilio. Ma questo – ha sottolineato - non avviene allo stesso modo in tutte le Regioni. Il rapporto infermieri-pazienti che studi internazionali indicano come ottimale per abbattere la mortalità del 20% è di 1:6. In Italia abbiamo Regioni che sono a 1:17 (la Campania ad esempio) e altre a 1:8 come il Friuli-Venezia Giulia. La carenza di infermieri, soprattutto sul territorio è di circa 50-53mila unità, ma ci sono Regioni dove i numeri potrebbero considerarsi a posto (ad esempio Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia ecc.) e Regioni dove invece l’assenza di organici è pesante e mette l’assistenza a rischio (in Campania sono circa il 48% in meno di quelli che sarebbero necessari, raggiungono il 55% in meno in Calabria e il 56% in Sicilia).
In questa situazione, secondo Mangiacavalli, anche l’introduzione della figura innovativa dell’infermiere di famiglia e comunità a fianco del medico di medicina generale – voluta fortemente anche dai cittadini – non può essere omogenea: al Nord infatti ci sono già esperienze e modelli affermati, al Sud gli infermieri sono troppo pochi anche solo per assistere i pazienti in ricovero, impensabile sul territorio. Secondo i dati ISTAT, nel 2018 le malattie croniche hanno interessato quasi il 40% della popolazione, cioè 24 milioni di italiani dei quali 12,5 milioni hanno multi-cronicità che si acuiscono anche secondo le aree geografiche. La prevalenza più elevata di almeno una malattia cronica si registra in Liguria con il 45,1% della popolazione. I Comuni sotto i 2.000 abitanti sono quelli con la quota più elevata di cronicità, quasi il 45%, mentre nelle periferie delle città Metropolitane si riscontra la quota più elevata di persone che soffrono di malattie allergiche, il 12,2% della popolazione residente.
Nel XXI secolo – ha concluso Mangiacavalli – vedremo più comunità e servizi a domicilio, una migliore tecnologia e la cura centrata sulla persona: gli infermieri saranno in prima linea in questi cambiamenti e per questo devono imparare a essere leader, perché tutte queste qualità le hanno già sviluppate e fanno parte della loro vocazione e della loro professionalità: una nuova epidemiologia richiede nuovi modelli di assistenza e, per questi, c’è già il nuovo infermiere che deve essere specializzato e presente h24 sul territorio. Ma deve essere disponibile ovunque e in tutte le Regioni senza carenze e in modo omogeneo”.

 

 

Alopecia maschile: dallo stress ai geni materni, le cause della calvizie più frequenti

I capelli rappresentano da sempre uno degli elementi estetici più importanti, soprattutto per un uomo. Perderli significa andare incontro ad una serie di problemi psicologici alle volte molto pesanti: insieme alla chioma, “perde volume” anche la fiducia in se stessi e l’autostima.

Questo a sua volta porta a conseguenze come difficoltà nelle relazioni sociali e sentimentali, causate da una maggiore insicurezza in sé, che va a intaccare anche la vita lavorativa del singolo. In altre parole, l’alopecia maschile può comportare problemi di diversa natura, e non sempre facili da risolvere. Il consiglio generale è intervenire tempestivamente, sin dai primi sintomi, con i giusti prodotti per la caduta dei capelli nell’uomo come la linea Bioscalin Energy la cui formula è studiata appositamente per le esigenze maschili.

In ogni caso va detto che per combattere al meglio questo problema è fondamentale conoscere le cause responsabili. Per questo motivo oggi andremo a vedere alcune tra le più frequenti

Calvizie e geni materni

Recentemente uno studio ha dimostrato che il nostro dna potrebbe nascondere una delle cause della calvizie maschile: questa infatti può esser causata dall'eredità genetica trasmessa dal lato materno.

Il Cromosoma X, infatti, ospita oltre 200 regioni che pare siano coinvolte in questo processo: si parla per la precisione di ben 13 geni e 40 marcatori responsabili dell’alopecia maschile, come stabilito dalla ricerca pubblicata da PLoS Genetics.

Si tratta di una scoperta che potrebbe avere implicazioni importanti per il futuro degli uomini calvi per migliorare ancora di più la prevenzione e le cure contro la perdita dei capelli.

Perdita di capelli e stress

In questo caso si parla di una correlazione già nota da diverso tempo in ambito scientifico.

Sebbene si tratti di un disturbo molto complicato da analizzare e studiare, la cosiddetta alopecia psicogena è di frequente la causa principale della caduta. L'alopecia da stress insomma, anche se ancora non dimostrata scientificamente, ha una forte incidenza statistica tanto che è possibile definirla come un disturbo psicosomatico che può emergere in presenza di traumi, situazioni di forte stress e periodi in cui si è particolarmente in tensione.

Però si tratta comunque di una condizione reversibile, in quanto non va ad interessare la chiusura dei follicoli piliferi e la loro successiva atrofizzazione. Per questo motivo, occorre intervenire risolvendo le fonti dalle quali dipende lo stress.

Testosterone ed enzima 5alfareduttasi

Dato che spesso l’alopecia dipende da una situazione genetica ereditata dalla madre, è importante capire quale meccanismo produce la caduta dei capelli. Il primo responsabile, anche se in maniera indiretta, è l’ormone del testosterone: una parte di questi ormoni maschili viene infatti trasformata in un androgeno noto come diidrotestosterone (DHT). Il DHT, in base alla predisposizione genetica, può andare ad incidere sullo stato di salute del cuoio capelluto e dei follicoli piliferi.

Questi ultimi, più sensibili nelle persone con un certo bagaglio genetico, subiscono l’azione del DHT e tendono poi verso l’atrofia. Da sottolineare che il processo di trasformazione del testosterone in questa sostanza viene avviato dall’enzima 5alfareduttasi.

In base a quanto visto oggi, per trattare l’alopecia è necessario prima studiarne e comprenderne le cause ricordandosi che in ogni caso è fondamentale giocare in anticipo, magari intervenendo anche sull'alimentazione, e iniziare subito un trattamento specifico.

MEDICI SENZA… NUMERI

L’OMCEO denuncia: “Fuga di camici bianchi dal sistema pubblico, blocco del turnover, liste d’attesa interminabili, costi sociali per la formazione di ogni medico con cifre a più zeri”. I medici che rimangono – segno forse di una qualità professionale più scadente? – sono bersagliati da denunce, episodi di malasanità, addirittura aggressioni, tanto che il gruppo Consulcesi ha avanzato al ministero la proposta di istituire l’Arbitrato della Salute.
Intanto, ci si interroga sull’abolizione del numero chiuso a Medicina e Infermieristica. Ci sono molti dubbi, pochi pro e tanti contro: abolire il test di ingresso significa abbassare la media di preparazione di chi si iscrive? Con meno selezione i medici e gli infermieri di domani saranno insomma meno preparati, determinati, capaci? Eppure la selezione in tali materie scientifiche è forte e naturale e chi si laurea sarà poi senza dubbio bravo e competente… Allora perché non adottare un imbuto al contrario dell’attuale: ossia mantenere una selezione d’ingresso ma allargare la fase di specializzazione successiva? Servirebbe molto di più garantendo un elevato livello qualitativo di formazione.
Nel frattempo registriamo le situazioni regionali, ancora troppo diversificate e complesse: ci sono Regioni al Nord che attraggono fortemente, al Sud che hanno problemi di conti e bilanci in rosso (come Lazio e Campania commissariate). Eppure la Sanità costituisce l’85% dei bilanci di tutte e 20 le Regioni e dello Stato!
Perché non si riesce ad uniformare nulla e si parla ancora di grandi differenze a partire dal costo della fornitura di una siringa che varia tanto da Regione a Regione, per non parlare di condizioni e retribuzioni dei contratti professionali di lavoro?
Prendiamo nota della situazione illustrata. Ma non ci fermiamo qui: Senzaetà ha contattato tutti gli assessorati e gli uffici stampa d’Italia, Regione per Regione: ospiteremo on line comunicati e notizie di ogni Sanità regionale. Finora nessuno mai ha fatto questo: una comparazione spontanea e automatica che offrirà un panorama italiano delle varie “diversità” di approccio al modus operandi sociosanitario, guardando da vicino, anzi dal di dentro, come viene gestita localmente questa primaria e importantissima materia che è la Salute nei confronti del cittadino.
Scopriremo così le priorità programmatiche, le strategie politiche, magagne – e pregi - regionali e se ci sono cittadini di serie A e quelli di serie B.
Lasceremo però giudicare a chi ci legge: noi facciamo i giornalisti.
Per  interloquire, c’è sempre la mail:
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“In attesa di capire se la Regione Lazio uscirà dal commissariamento, in realtà il problema è che in questo momento la mancata programmazione, sia in ospedale che sul territorio, ha creato una carenza numerica di camici bianchi, in particolar modo nelle branche della medicina che possono sviluppare conflittualità medico-legali e risarcimenti. Questo stato di cose, associato poi al blocco del turnover e al conseguente precariato dovuto a contratti soprattutto a termine e malpagati, spinge i giovani medici ad abbandonare il Paese per proposte molto più attrattive. In questo momento ci sono società che reclutano medici offrendo compensi alti fino a 4mila e 400 euro più alloggio e altri benefit. È naturale che il medico che riceve un’offerta di questo tipo rispetto a quanto proposto in Italia, magari un contratto con retribuzione di 1.200 euro senza alloggio, assicurazione e formazione, sia spinto ad emigrare. I posti vacanti per concorso sono quelli al Nord, mentre al Sud -amara realtà - non si pone proprio il problema: i bandi di concorso non vengono programmati. Negli ultimi 5 anni in Italia abbiamo contato 4.500 medici giovani specializzati che hanno abbandonato il Paese per lavorare all’estero. Poi c’è tutta la parte di medici non specializzati che sono andati in Ue ed oltreoceano. Insomma, stiamo perdendo quote di specialisti anche perché le università italiane formano bene: non a caso i medici italiani sono richiesti in tutto il mondo. A Roma sono 44mila gli iscritti all’Ordine, quindi i medici ancora ci sono. Il problema è un altro: se non si fanno concorsi e non si stabilizzano le persone dando loro una prospettiva, sia lavorativa che di vita, perderemo sempre più cervelli. Se passa poi il regionalismo differenziato forse avremmo qualche problema in più, in quanto ci potrebbe essere una autonomia contrattuale tra una Regione e l’altra per cui Regioni più ricche possono essere più attrattive generando ulteriori disparità di cure tra Nord e Sud”.

 

A Civitanova presentato il Polo di Ricerche cliniche del Gruppo Fisiomed

Tra le iniziative più importanti dedicate alla donna in questo weekend, spicca sabato il convegno organizzato a Civitanova dal Gruppo Medico Associati Fisiomed.
La grande realtà maceratese nel settore della sanità privata “presenta” alla città ed ai cittadini il polo di Ricerche Cliniche situato in pieno centro e ormai diventato struttura polifunzionale a tutti gli effetti, laboratorio analisi e centro diagnostico. E soprattutto appena dotato della Mammografia, anzi la prima di tipo 3D esistente a Civitanova. Nonché della nuova Moc (Mineralometria Ossea Computerizzata), esame di cui ci si avvale per misurare la quantità di calcio presente nelle ossa.
Investimenti importanti da parte di Fisiomed e grandi aiuti alle donne che potranno sfruttare servizi e macchinari all’avanguardia per controllare la propria salute ed evitare possibili rischi. Queste novità verranno illustrate più nei dettagli appunto sabato nel convegno intitolato “La prevenzione al femminile: nuove tecnologie e nuovi approcci per un miglior risultato terapeutico” che verrà allestito all’Auditorium dell’Hotel Cosmopolitan alla presenza di oltre cento medici (partecipazione gratuita previa iscrizione e 6 crediti Ecm).
La giornata verrà aperta alle 9.30 dai saluti del sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica e dell’assessore comunale alle pari opportunità Barbara Capponi, poi sarà l’amministratore del Gruppo Medico Associati Fisiomed, Enrico Falistocco, a fare gli onori di casa. Il convegno, con presidenti formali i dottori Gianfranco Bonfili e Marco Pozone, si svilupperà con autorevoli interventi mediante due sessioni tra mattina e pomeriggio.
In dettaglio Bonfili fungerà da moderatore in avvio dei lavori e ci si soffermerà sulla prevenzione senologica. Dopo il pranzo, la seconda sessione sarà moderata da Pozone e verterà sul centro dell’osteoporosi. Alle 15 comincerà la discussione finale, 15’ dopo il test di verifica dell’apprendimento.

 

Allergie alimentari: farmaco per l'asma riduce il rischio di shock anafilattico

 

Lo rivela uno studio dei ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Oltre il 70% degli alimenti “proibiti” reintrodotto nella dieta di bambini e ragazzi

QUI LO STUDIO versione integrale (ENG) ->

Ridotto in maniera significativa il rischio di shock anafilattico per i bambini affetti da allergie gravi: è l’effetto di un farmaco per migliorare il controllo dell'asma allergico che si è rivelato capace di innalzare unabarriera protettiva anche contro l’anafilassi, la forma più grave di allergia alimentare. La scoperta è stata fatta dai ricercatori allergologi dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che hanno osservato le reazioni a vari allergeni alimentari in un gruppo di bambini durante il trattamento con il farmaco omalizumab. I risultati dello studio sono stati appena pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Allergy and Clinical Immunology: in practice. 

ALLERGIA ALIMENTARE: COLPITI 5 BAMBINI SU 100

Le malattie allergiche sono le patologie croniche più diffuse nella popolazione dopo l’artrosi/artrite e l’ipertensione arteriosa. L’allergia alimentare, in particolare, colpisce 5 bambini su 100, con un picco nei primi 3 anni di vita. Questa forma di allergia è scatenata dalle proteine contenute in alcuni cibi che - per un errore del sistema immunitario - vengono riconosciute come minacce, innescando la reazione infiammatoria. In circa il 40% dei casi l’allergia alimentare è associata ad asma allergico grave che pregiudica la crescita dei polmoni e riduce la qualità di vita.

LO SHOCK ANAFILATTICO

L’anafilassi è la forma più grave di allergia alimentare. In età pediatrica ha una prevalenza compresa tra l’1 ed il 3% dei casi di allergia alimentare ed è 10 volte più frequente tra i bambini che tra gli adulti. I sintomidella reazione allergica agli alimenti si sviluppano molto rapidamente: basta l’ingestione, il contatto, o la semplice inalazione di minute quantità dell'alimento “incriminato” per creare immediatamente orticaria, edema e gonfiore del volto, prurito e gonfiore delle estremità, rinite, congiuntivite, mancanza di fiato, tosse convulsa. Altrettanto velocemente, in circa 3 casi su 100, i sintomi di una manifestazione allergica alimentare progrediscono fino ad arrivare alla riduzione della pressione arteriosa e allo shock anafilattico. I bambini con allergia alimentare associata ad asma allergico grave corrono un rischio maggiore diandare incontro allo shock anafilattico.

LO STUDIO E GLI EFFETTI DEL FARMACO OMALIZUMAB

I ricercatori del Bambino Gesù, diretti dal Prof. Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia dell’Ospedale Pediatrico della Santa Sede, hanno studiato un gruppo di 15 bambini e ragazzi, di età compresa tra i 6 e i 18 anni, affetti da asma allergico grave associato a forme complesse di allergia alimentare (reazione immediata a 2 o più alimenti).

Lo studio è durato quasi 3 anni: in questo periodo sono state osservate le reazioni a vari allergeni alimentari prima e dopo l’avvio del trattamento con omalizumab, un principio attivo utilizzato per la cura dell’asma allergico grave persistente. Il farmaco agisce direttamente contro le immunoglobuline E (IgE), che sono all'origine delle crisi asmatiche, prevenendo l’attacco infiammatorio. Di documentata efficacia sul fronte dell’asma allergico e dell’orticaria cronica, fino ad oggi gli effetti dell’omalizumab su altre forme di allergia erano stati scarsamente indagati. Lo studio del Bambino Gesù ne ha dimostrato le ricadute positive anche sull’allergia alimentare severa, cioè sul livello di tollerabilità degli allergeni alimentari durante il trattamento per l'asma grave.

I RISULTATI DELLO STUDIO

I 15 pazienti arruolati nella ricerca manifestavano reazioni allergiche immediate a 37 alimenti. L’80% di loro aveva già affrontato episodi di anafilassi. I ricercatori hanno effettuato il test dei livelli di reattività per 23 diversi alimenti (compresi latte, uova, grano, nocciola) prima e dopo l’inizio del trattamento con omalizumab. Dal confronto dei dati è emerso un innalzamento della soglia di tolleranza agli allergeni (si è passati da una soglia media iniziale di 460 mg di proteine a 8192 mg) che ha ridotto sensibilmente il rischio di shock anafilattico in caso di contatto involontario con i cibi “proibiti”. Nel periodo di osservazione, infatti, il numero di reazioni all’ingestione accidentale di allergeni è sceso da 47 a 2 episodi registrati.

Grazie all’azione protettiva del farmaco, oltre il 70% degli alimenti testati (15 su 23) è stato reintrodotto in sicurezza nella dieta dei bambini, senza necessità di procedure di immunoterapia orale. I restanti cibi sono stati quasi del tutto tollerati. In base al giudizio di genitori e pazienti, espresso tramite un questionario, la qualità della vita è aumentata mediamente del 40%.

«Lo studio ci ha permesso di capire che con l’omalizumab l’allergia alimentare smette di essere pericolosa e che dosi di cibo prima molto rischiose possono essere tollerate, pressoché azzerando il rischio di shock anafilattico» spiega Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù. «Con la somministrazione del farmaco il bambino guadagna uno stato di tolleranza che gli permette di respirare, mangiare ed entrare in contatto con gli allergeni, anche i più pericolosi per lui, senza averne danno. I risultati della nostra ricerca aprono ora la strada a studi prospettici sull’opportunità di utilizzare il trattamento anche per casi selezionati di pazienti con allergia alimentare non che non abbiano asma».

 

Fonte: Ufficio Stampa Ospedale Pediatrico Bambino Gesù - IRCCS 

Violenza sulle donne anziane: Auser Veneto mette in campo il progetto “TACI: Teatro, arte cultura e inclusione”

La violenza contro le donne anziane, sembra essere ancora un tabù. Un fenomeno silente di cui non si hanno dati precisi. Vessazioni, raggiri, violenze fisiche e psicologiche, maltrattamenti e privazioni subite da donne over 70 si consumano spesso nell’indifferenza e nella solitudine. 

È quindi un tema forte e doloroso quello su cui Auser Veneto ha deciso ad intervenire con il progetto “TACI - Teatro, Arte, Cultura, Inclusione contro la violenza sulle donne”, che è stato giudicato il miglior progetto su scala regionale e pertanto finanziato dalla Regione del Veneto con risorse statali del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il progetto  promosso da Auser Veneto in collaborazione con la ricca rete di circoli territoriali e università popolari dell'associazione ha la durata di un anno e prevede azioni di sensibilizzazione  diffusa e informazione dislocate in numerosi comuni della Regione. Sono tante le iniziative previste: incontri pubblici di formazione ed informazione,  attività artistiche per i ragazzi delle scuole medie, realizzazione di opere di "street art" come messaggio permanente per la collettività, spettacoli di danza e teatro, realizzazione di una pubblicazione con storie di vita vissuta raccolte dai volontari Auser. E’ prevista anche un quadrangolare di rugby femminile, oltre ad una capillare campagna di comunicazione che coprirà l’intera regione. Il progetto TACI mira ad educare al riconoscimento del problema della violenza di genere e della violenza su donne anziane e ad accompagnare le potenziali vittime verso una presa di coscienza.

“Abbiamo purtroppo riscontrato nella nostra quotidiana attività sul territorio – sottolinea Maria Gallo presidente di Auser Veneto – che le donne over 65 che subiscono violenze e maltrattamenti di ogni tipo, raramente denunciano. Spesso a causa di condizionamenti sociali e culturali derivanti da rapporti di genere di tipo patriarcale che consideravano “normali” comportamenti di abuso e violenza. Con il progetto TACI noi vogliamo dire con forza che No, la violenza non è normale”.

Il progetto è stato presentato a Rovigo e le prime iniziative partiranno proprio da questo territorio. “Il progetto TACI – spiega Marinella Mantovani presidente di Auser Polesine – vuole contribuire a costruire una nuova cultura del rispetto, della condivisione e della qualità nelle relazioni fra uomo e donna”.

Fra i primi appuntamenti, il 7 ed 8 marzo sarà presentato a Taglio di Po e a Polesella, in provincia di Rovigo, il libro "Federica, la ragazza del lago" di Massimo Mangiapelo, in cui si narra la vicenda di una sedicenne uccisa dal fidanzato.

 

Fonte: Ufficio Stampa AUSER

FISH: l’8 marzo delle donne e delle ragazze con disabilità

Nella Giornata della donna la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap sente forte il dovere di richiamare l’attenzione sulla discriminazione multipla delle donne con disabilità, situazione troppo spesso ignorata o ricondotta ad una sola delle due condizioni.

Vogliamo farlo senza molte circonlocuzioni ma con un elenco di dati che restituiscono tutta l’evidenza del fenomeno.

Violenze fisiche o sessuali
Donne con disabilità: 36,6%
Donne senza limitazioni: 30,4%

Stupri o tentati stupri
Donne con disabilità: 10,0%
Donne senza limitazioni: 4,7%

Violenza psicologica dal partner attuale
Donne con disabilità: 31,4%
Donne senza limitazioni: 25,0%

Stalking prima o dopo separazione
Donne con disabilità: 21,6%
Donne senza limitazioni: 14,3%
Fonte: ISTAT, La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia. Anno 2014

Salute e prevenzione: Pap-test
Donne con disabilità: 52,3%
Popolazione femminile: 67,5%

Salute e prevenzione: Mammografia
Donne con limitazioni funzionali: 58,5%
Popolazione femminile: 75,0%
Fonte: Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, Rapporto Osservasalute 2015

Lavoro: iscrizioni alle liste di collocamento
Donne con disabilità: 43,8%
Uomini con disabilità: 56,2%

Lavoro: avviamenti presso aziende pubbliche e private
Donne con disabilità: 43,2%
Uomini con disabilità: 56,8%
Fonte: Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Ottava Relazione stato di attuazione legge 68/1999 Anno 2014-2015

E altri inquietanti dati che raccontano le violenze e gli abusi subiti dalle ragazze e dalle donne con disabilità sono quelli che emergono dai questionari raccolti dall’indagine VERA (Violence Emergence, Recognition and Awareness), un’iniziativa promossa da FISH e da Differenza Donna che intende approfondire e portare alla luce appunto il fenomeno della violenza sulle donne con disabilità, che sono, secondo ISTAT, circa 2 milioni.

Hanno finora risposto al questionario 450 donne e ragazze con diverse disabilità, di cui oltre il 60% con disabilità motoria, il 17,4% con disabilità plurima, il 12,3% con disabilità sensoriale e l’8,7% con disabilità intellettiva, relazionale, psichiatrica o dell’apprendimento. Il 31% delle donne con disabilità che hanno compilato il questionario ha dichiarato di avere subito una qualche forma di violenza. In particolare, circa il 10% delle donne con disabilità interpellate ha affermato di essere stata vittima di stupro nella propria vita.

L’indagine VERA e la possibilità di rispondere ai questionari sono ancora attive all’indirizzo http://www.fishonlus.it/vera/

Il questionario è rivolto a tutte le donne con disabilità, anche quelle che ritengono di non aver subito violenze o abusi.

 

Fonte: Ufficio Stampa FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap

E' di scena Cosmofarma Exhibition 2019

Mercoledì 5 marzo, il teatro Gerolamo di Milano è stato la cornice della presentazione di Cosmofarma Exhibition 2019. In questa storica location sono state presentate le novità della manifestazione, i numeri del mercato di settore e le iniziative che vedremo in atto dal 12 al 14 aprile.

Una delle novità dell'edizione è sicuramente l’area Cosmofarma Young nel padiglione 26, dedicata alle giovani aziende e agli imprenditori che si sono affacciati solo recentemente sul mercato.Tecnologia in primo piano: presentato infatti anche il primo Cosmofarma Digital Lab per comprendere meglio le possibilità che un futuro digitale può offrire.

Bologna torna capitale della salute dal 10 al 14 aprile con una rinnovata Bologna Health Week. Un evento in città e per la città, che prende vita grazie a Cosmofarma Pharmintech – la manifestazione dedicata alle tecnologie per la produzione e il confezionamento del farmaco – con il Patrocinio di Federfarma Bologna e del Comune di Bologna

Presentato anche l’attesissimo programma convegnistico. Sono oltre 80 gli eventi organizzati durante la manifestazione, con importanti approfondimenti e spunti per comprendere l’evoluzione del mercato e adattare di conseguenza le strategie per la gestione della propria farmacia. 

Non mancheranno le iniziative "storiche" di Cosmofarma, che ogni anno sono fonte di aggiornamento e ispirazione per gli attori del mercato e i futuri protagonisti del mondo della farmacia: Cosmofarma Business Conference, l'Arena e lo Startup Village.

Per info: http://www.cosmofarma.com/