Mar 25, 2019 Last Updated 8:55 PM, Mar 22, 2019

Medici di famiglia: è un diritto il completamento dell'iter formativo post laurea

Il Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani interviene sulla carenza di Medici di Medicina Generale. “Da anni puntualmente denunciamo inascoltati - dice Angelo Testa, presidente nazionale dello Snami -, la politica scellerata dei governi che nel tempo hanno sempre procrastinato una adeguata programmazione del fabbisogno di borse di studio per il corso di formazione di medicina generale, per cui adesso ci troviamo con più di 10.000 medici privi del titolo di formazione richiesto dalla normativa europea nel Sistema Sanitario Nazionale”. “L’aumento delle borse nel triennio 2018-2021, novecento unità in più ogni anno per 3 anni, è sicuramente un buon proposito - spiega Simona Autunnali, vicesegretario nazionale dello Snami e responsabile nazionale dei Giovani Medici, - ma questi numeri non basteranno a coprire il fabbisogno nazionale e riassorbire l’imbuto formativo”. “Come Snami - aggiunge Federico Leto, responsabile nazionale della Continuità Assistenziale, - stiamo ascoltando attentamente i Medici che per anni hanno prestato la loro professionalità al SSN senza essere ufficialmente riconosciuti e studiando con loro le misure di “emergenza” al fine di risolvere le problematiche sulla loro formazione. Abbiamo incontrato in questi giorni molti Colleghi dei “camici grigi” ed insieme stiamo definendo una soluzione in un clima di serena collaborazione tra professionisti della stessa categoria.” “Lavoriamo insieme - conclude Angelo Testa - per un Medico di Medicina Generale formato affinché i professionisti che hanno retto il Sistema Sanitario Nazionale per anni possano avere il diritto di completare l’iter formativo post laurea, attraverso un percorso che, sono sicuro, riusciremo a condividere”.

Fonte: Ufficio Stampa SNAMI

ANMIL presenta in Senato "Faccende pericolose"

Caratteristiche, evoluzione e prospettive del mestiere più rischioso del mondo: la casalinga  

Ieri, 5 marzo, nella Sala degli Atti parlamentari della Biblioteca del Senato "Giovanni Spadolini" (Piazza della Minerva n. 38), ANMIL ha presentato “Faccende pericolose”, uno studio volto ad approfondire sia una valutazione dei cambiamenti che ha subito l’assicurazione casalinghe sia ad offrire un’analisi dei dati sugli infortuni al femminile in generale e, in particolare, quelli legati all’ambito familiare e domestico.

Oltre al Presidente nazionale ANMIL Franco Bettoni e alle componenti del Gruppo Donne partecipano all’evento: il Segretario della Commissione Lavoro e Previdenza Sociale del Senato, Sen. Roberta Toffanin; il Direttore centrale prevenzione dell’INAIL, Ester Rotoli; il Presidente del CIV INAIL, Giovanni Luciano; la Presidente di Federcasalinghe, Federica Rossi Gasparrini; il Sottosegretario al Lavoro, On. Claudio Durigon; il Responsabile dei servizi statistici dell’ANMIL,Franco D’Amico. I lavori sono coordinati dalla giornalista Luce Tommasi.

La realizzazione di tale ricerca è frutto di una proposta del Gruppo Donne ANMIL per le Politiche Femminili - composto da Graziella Nori, Maria Agnello, Alessandra Caponi, Michelina Ferrazzo e Patrizia Sannino - che, in occasione della Giornata della Donna, ogni anno promuove un’iniziativa differente per richiamare l’attenzione sul mondo del lavoro femminile, sulla tutela prevista per le donne che si infortunano o rimangono invalide per aver contratto una malattia professionale a causa dell’attività lavorativa, compresa quella svolta negli ambienti domestici o familiari.

I principali risultati dello studio sono stati pubblicati in un accattivante opuscolo animato dalle originali vignette del giovanissimo e talentuoso Michele Russo, che verrà distribuito nelle scuole per sensibilizzare i giovani sul tema degli incidenti in ambito domestico.

Infatti ogni anno, in Italia, si verificano in totale oltre 3 milioni di infortuni domestici e secondo la più recente rilevazione ISTAT (2017) e se sono 7 milioni 338mila le donne che si dichiarano casalinghe nel nostro Paese, tra di esse sono circa 600.000 quelle coinvolte in un incidente avvenuto tra le mura di casa.

Dunque, lo studio curato dall’ANMIL accende i riflettori su importanti aspetti legati ai rischi e agli infortuni in ambito domestico, un tema che in ottica femminile abbiamo voluto mettere in luce per richiamare l’attenzione sulle modifiche recentemente apportate dalla Legge di bilancio 2019 alla normativa che nel 1999 ha istituito l’assicurazione contro gli infortuni domestici, migliorandola profondamente, e di cui si parlerà avendo recepito il legislatore gran parte delle nostre richieste.

Per richiedere una copia dell’opuscolo “Faccende pericolose” è possibile inviare una mail ad Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Fonte: Ufficio Stampa ANMIL

Expomedica: prevenzione, cura e innovazione in fiera a Lugano

Tecnologie e servizi, salute e benessere, con un focus particolare su prevenzione, cura e innovazione: tutti settori fortemente integrati tra loro, protagonisti di Expomedica, la fiera internazionale in programma a Lugano, crocevia di culture e di commerci europei della Svizzera italiana, dal 13 al 16 marzo: una manifestazione dedicata a un pubblico ampio, che svelerà prodotti e soluzioni di un mercato in costante evoluzione.

Nata per soddisfare le esigenze di un sistema medico sempre più competitivo e all’avanguardia, Expomedica è l'evento biennale dell’innovazione sanitaria, ricca di  tecnologie, apparecchiature e strategie ad ampio raggio per la creazione di percorsi di cura più efficaci e una migliore gestione del sistema sanitario nel suo complesso.

Con l’obiettivo di favorire contatti e collaborazioni tra industrie e operatori specializzati, la kermesse ospiterà aziende leader del comparto sanità, enti e istituzioni all’interno dei sette padiglioni del Centro Esposizioni, su una superficie di 12.000 metri quadrati, divisa in diversi settori espositivi:

  • Hospital, dedicato alle tecnologie e ai prodotti per ospedali;
  • Horus, focalizzato su prodotti e servizi per la disabilità, l’ortopedia e la riabilitazione;
  • Diagnostic & Digital Medica, che propone apparecchiature e prodotti per la diagnostica per immagini e l’elettrodiagnostica;
  • Terza Età, con soluzioni, apparecchi e servizi per il pubblico senior;
  • Social Medica, che comprende strumenti per l’assistenza e per una vita attiva.

Il calendario, denso di convegni e workshop, e che vanterà la partecipazione di relatori, medici e professionisti di rilievo, è il biglietto da visita che permetterà ad Expomedica di confermarsi come il punto di riferimento affidabile per l’informazione e l’aggiornamento specializzato nel settore sanitario.  

#RispettaChiTiAiuta: nasce dagli infermieri una delle maggiori campagne social contro la violenza sugli operatori sanitari

#RispettaChiTiAiuta: l'89,6% degli operatori sanitari è stato coinvolto, nel corso della sua attività, in episodi di violenza fisica, verbale o psicologica.

Infermieri e medici - i più coinvolti perché in prima linea - e tutti gli operatori sanitari non ce la fanno più.

Per questo l'Ordine delle professioni infermieristiche di Arezzo ha lanciato una campagna social con lo slogan #RispettaChiTiAiuta, che in poche settimane è già diventata virale ed è stata condivisa in tutta Italia.

Anche dal ministro della Salute Giulia Grillo che oltre a essere testimonial della campagna, ha commentato sui suoi social “Questo problema non deve essere sottovalutato e il mio impegno contro ogni forma di aggressione nelle strutture sanitarie è massimo. Gli odiosi episodi di aggressioni e minacce in corsia, nei pronto soccorso, e negli ambulatori, devono finire. Ogni cura inizia dal rapporto di fiducia tra paziente e operatore, un'alleanza che dobbiamo riportare al centro del sistema sanitario. Presto il Parlamento approverà la legge contro la violenza sugli operatori sanitari, ma è solo un primo passo per dare un forte segnale di sostegno a tutti i lavoratori della sanità, impegnati giorno e notte nell’assistenza ai cittadini”. 

Ma Giulia Grillo non è l’unica testimonial della campagna. Oltre ai presidenti della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (oltre 450mila iscritti) Barbara Mangiacavalli e della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli Odontoiatri Filippo Anelli (435mila iscritti), hanno partecipato attori, personaggi dello spettacolo e dello sport  come Pupo, Ciccio Graziani, Paolo Rossi, Gabriele Marconcini, Fabio Canino, Giovanni Malagò, Ron Moss, Roberto Burioni, Fabio Basile, Paolo Conticini, Nicolas Vaporidis e molti altri che si vedono nello spot realizzato per la campagna.

“Quando abbiamo pensato a questa campagna – spiega il presidente dell'Ordine di Arezzo Giovanni Grasso – eravamo certamente consapevoli della sua importanza, ma non immaginavamo che avrebbe trovato uno spazio e un'attenzione che hanno trasformato il convegno che abbiamo organizzato per oggi, lunedì 4 marzo da evento locale a nazionale”.

“La nostra professione - ha commentato la presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche Barbara Mangiacavalli, la più numerosa d’Italia e che vede coinvolti negli atti di violenza circa il 50% di infermieri - ha come scopo il rapporto coi pazienti. È per noi un elemento valoriale importante sia professionalmente che per il ‘patto col cittadino’ che da anni ci caratterizza. Per noi è essenziale avere una relazione privilegiata con loro, per comprendere come ci vedono e come possiamo soddisfare nel modo migliore i loro bisogni di salute.
Ed è altrettanto essenziale che i cittadini, spesso sopraffatti dalla tensione e dalle paure che generano i problemi di salute, purtroppo il più delle volte anche gravi, comprendano che i nostri professionisti lavorano per loro e per il loro bene e non li aggrediscano, ma li mettano nelle condizioni di dare il meglio di sé per poterli davvero aiutare. La campagna social di Arezzo va in questo senso   e siamo felici che ha realizzarla siano stati proprio gli infermieri. In questo senso anche una migliore organizzazione del lavoro a livello interdisciplinare e multi-professionale aiuta a dare risposte migliori e più rapide agli assistiti”.

“Lavoriamo insieme su formazione e informazione facendo leva su valori comuni e impegni concreti. Al ministero della Salute chiediamo di dare concretezza all'Osservatorio sulle aggressioni”, ha commentato il segretario nazionale FnomCeO Roberto Monaco, presente all’iniziativa di Viareggio, confermando le parole di Mangiacavalli.

La campagna, che proseguirà nei prossimi mesi, ha coinvolto ad Arezzo, dove ha avuto origine, anche i cittadini che hanno sfilato per le vie della città.

“Non è un argomento facile da trattare - ha aggiunto Grasso -  e abbiamo voluto che fossero tra i relatori proprio l'autore della ricerca che ha prodotto il dato allarmante della quasi totalità degli operatori che hanno avuto esperienze negative di questo tipo, Gianluca Pucciarelli dell'Università di Tor Vergata,  lo psichiatra e criminologo Massimo Picozzi, noto a livello nazionale anche per le sue tante partecipazioni televisive e che svolge attività di docenza nei corsi di formazione per la Polizia di Stato e per l'Arma dei Carabinieri, con i quali è impegnato in progetti di ricerca nell'ambito dell'aggressività e della violenza, che spiega come riconoscere e gestire l'aggressività di pazienti e familiari, e la coordinatrice nazionale di Federsanità Anci, che rappresenta i vertici delle aziende sanitarie e dei Comuni, Marzia Sandroni”.

CLICCA QUI PER IL VIDEO DELLA CAMPAGNA E UNA RASSEGNA DI ALCUNI TESTIMONIAL

 

Fonte: Ufficio Stampa FNOPI 



IFO: Open Day contro l'HPV, consulenze e visite gratuite, gli esperti dialogano con gli studenti alla Sapienza

Il 4 marzo è l’HPV Awarness Day promosso dall’international Papillomavirus Society -IPVS. Informazione, prevenzione, vaccinazione e screening le armi per eliminare l’HPV

Gli IFO-Regina Elena e San Gallicano, insieme alle oltre  80 istituzioni scientifiche aderenti all’International Papillomavirus Society, si impegnano ad aumentare la consapevolezza dei rischi che il virus HPV può generare nella popolazione e ad informare sulle straordinarie armi a disposizione che oggi la medicina offre per evitare le infezioni HPV correlate. Due le iniziative in programma il 4 marzo in occasione dell’International HPV Awarness Day: un Open Day con visite e consulenze gratuite presso il Centro per le Infezioni sessualmente Trasmesse (MST) dell’Istituto Dermatologico San Gallicano e un incontro con gli studenti della Sapienza dove gli esperti degli Istituti e dell’Università daranno informazioni e sensibilizzeranno su un virus che è causa del tumore della cervice uterina e che riveste un ruolo sempre più rilevante in vari altri tumori dell’area genitale e dell’orofaringe. Informazione e prevenzione le parole d’ordine.

 

Appuntamenti di lunedì 4 marzo:

dalle 08.30 alle 17.30 consulenze e visite presso il Centro delle Infezioni Sessualmente Trasmesse dell’Istituto Dermatologico San Gallicano

dalle ore 15.00 alle 17.00 dialogo con gli esperti presso l’Aula A di Patologia Generale dell’Università degli Studi di Roma Sapienza  (vedi all.)

 

Agli IFO sono 600 i casi trattati all’anno di condilomatosi genitale in uomini e donne e seguiti presso il centro MST dell’Istituto Dermatologico San Gallicano diretto da Antonio Cristaudo, che svolge inoltre attività di monitoraggio del rischio di infezione in vaste popolazioni a rischio e la campagna  di vaccinazione verso i soggetti più a rischio. Altrettante 600 sono le donne visitate dalla ginecologia oncologica del Regina Elena, diretta da Enrico Vizza per attività di prevenzione, diagnosi e trattamento dell’HPV per un totale di oltre 1000 prestazioni tra vaccinazioni, conizzazioni e trattamenti laser. Inoltre, la HPV-Unit coordinata da Luciano Mariani e Aldo Venuti, nell'ambito della sensibilizzazione maschile alla prevenzione, si occupa di vaccinazione nel maschio adulto (100 vaccinazioni/anno)

“Il 4 marzo sarà un’occasione importante per incontrare molti cittadini e continuare quella campagna di sensibilizzazione – sottolinea Branka Vujovic, Direttore Sanitario IFO - che vogliamo soprattutto rivolgere ai giovanissimi e alle fasce della popolazione più vulnerabili all’infezione ”.

All’incontro alla Sapienza organizzato da Aldo Venuti, virologo e coordinatore dall’HPV Unit IFO in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Molecolare della Facoltà di Farmacia e Medicina parteciperanno gli esperti degli Istituti Regina Elena e San Gallicano: Alessandra Latini, dermatologa del San Gallicano, Enrico Vizza, ginecologo, Barbara Pichi, otorinolaringoiatra del Regina Elena. Parleranno delle patologie HPV dermatologiche, ginecologiche, otorinolaringoiatriche e della loro prevenzione e cura ma soprattutto  all’insegna dell’ hashtag #AskaboutHPV daranno risposte a domande quali: cosa è l’HPV? Come si tramette? E’ una malattia sessualmente trasmessa? Quali i sintomi dell’HPV nella bocca? Quali sono i tumori ad esso collegati? Quali terapie? Efficacia del  vaccino HPV ? Lo Screening cosa prevede?

In Italia dal 2007 è possibile, aderendo innanzitutto al programma nazionale di vaccinazione e screening, prevenire l’infezione da HPV e le patologie ad esso collegate, ma occorre informare con costanza la popolazione riguardo alla patologia da HPV perché la vaccinazione e lo screening devono essere sempre di più una scelta consapevole. La corretta informazione è sempre l’arma migliore a disposizione per rispondere all’appello globale lanciato nel 2018 dal Direttore generale dell'OMS, Dr Tedros Adhanom Ghebreyesus, per l'eliminazione del cancro cervicale ed un mondo libero da tumori da HPV.

 

Fonte: Ufficio Stampa IFO

 

 

8 marzo: le ospiti di Villaggio Amico “stiliste” per un giorno

Per celebrare la Festa della donna, la Rsa di Gerenzano ha dato vita a un laboratorio creativo riservato alle sue ospiti. Sotto la guida della stilista Nada Fattori, le “ragazze” di Villaggio Amico hanno cucito un bellissimo abito sartoriale ispirato alle mimose. La creazione verrà esposta l’8 marzo nella zona reception della struttura

In vista dell’8 marzo, la Residenza sanitaria assistenziale e centro polifunzionale Villaggio Amico – che si trova a Gerenzano, in provincia di Varese – ha organizzato un laboratorio creativo con lo scopo di confezionare un abito dedicato alla donna. Protagoniste del progetto sono state le ospiti della struttura, coordinate dalla stilista Nada Fattori, che hanno realizzato con le loro mani un meraviglioso vestito di tulle e decori in lana per rappresentare il fiore simbolo della donna, la mimosa.

L’abito realizzato verrà esposto per tutta la giornata dell’8 marzo nella zona reception di Villaggio Amico e sarà accompagnato da alcune immagini che mostrano e descrivono le varie fasi del lavoro.

Marina Indino, direttore generale area tecnica operativa e responsabile comunicazione e marketing di Villaggio Amico, ha accolto con entusiasmo l’iniziativa: “Eravamo alla ricerca di un laboratorio incentrato sul tema della donna, che avesse un valore per le nostre ospiti e un richiamo al passato dato che molte delle nostre signore si sono dedicate alla sartoria nel corso della loro vita. Siamo rimasti molto colpiti dall’idea di Nada Fattori, che con stile, intelligenza e sensibilità ha coinvolto le nostre ospiti nella creazione di un abito sartoriale così bello. Un vestito che rappresenta al tempo stesso sia un omaggio alla donna nel giorno a lei dedicato, sia un omaggio alle abilità manuali delle nostre “ragazze”, che si sono dimostrate delle bravissime stiliste. L'attività è stata dunque gratificante e stimolante e ha avuto il merito di rendere le nostre ospiti protagoniste di ben dieci giornate di laboratorio, che le hanno fatte sentire non solo utili ma anche valorizzate per le loro capacità. Ringrazio tantissimo Nada Fattori per aver fatto rivivere loro momenti di vita passata”.

 

Per questo progetto volevamo rappresentare i concetti di raffinatezza ed eleganza; per questo motivo ci siamo ispirate agli abiti vaporosi e iconici degli Anni 60 – ha spiegato Nada Fattori, modellista, figurinista e stilista che dopo anni al servizio di marchi sportivi del calibro di Champions ha oggi creato una propria linea di moda (In Arte) in collaborazione con l’amica e artista Elisa Pedron –. Con le ospiti di Villaggio Amico è stato un dare e avere: ho insegnato ma ho anche avuto modo di imparare tanto. C’è stata complicità, c’è stato un intendersi che mi ha fatto provare delle forti emozioni. E, soprattutto, mi sono trovata difronte a delle donne con grandi capacità e manualità. Del resto, questo lavoro che oggi si insegna nelle scuole ai loro tempi si imparava dalle sarte oppure veniva tramandata dalle mamme o dalle nonne. Sono molto felice di questa esperienza che senza dubbio è stata un arricchimento per la mia vita professionale”.


Fonte: Ufficio Stampa Villaggio Amico

Nicotina, cavallo di Troia della cannabis

Il rischio di dipendenza da altre droghe non è relativo alla tipologia di sigarette, tradizionali o elettroniche contenenti la stessa dose di nicotina, poiché esse aumentano comunque la gratificazione indotta dal Δ9-tetraidrocannabinolo (THC), il principio attivo della marijuana, e quindi ne facilitano l’uso. Lo dice uno studio dell’Istituto di neuroscienze del Cnr pubblicato su European Neuropsychopharmacology, che dà importanti suggerimenti sui meccanismi molecolari alla base di questo effetto

Il tabagismo rappresenta indubbiamente un grande problema di sanità pubblica, essendo uno dei maggiori fattori di rischio prevenibile per lo sviluppo di patologie neoplastiche, cardiovascolari e respiratorie. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, inoltre, l’uso del tabacco può determinare l’insorgenza di disturbi mentali, comportamentali e fisici tipici delle dipendenze. Studi epidemiologici hanno peraltro mostrato che il consumo di tabacco è predittivo per il futuro consumo di altre droghe come cannabis e cocaina. Le sigarette elettroniche contenenti nicotina sono proposte come sostituto per diminuire l'uso delle sigarette convenzionali e gli effetti nocivi del tabacco combusto, ma ancora non è chiaro se l’eventuale beneficio sia estendibile a tutti gli effetti del fumo di tabacco. Ricercatori dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano (Cecilia Gotti e Mariaelvina Sala, associato) in collaborazione con colleghi del Dipartimento Biometra delle Università degli Studi di Milano (Milena Moretti e Paola Viani, Francesco Clementi) e di Modena-Reggio Emilia (Michele Zoli) e ai ricercatori finanziati dalla Fondazione Zardi-Gori (Braida Daniela e Luisa Ponzoni) hanno cercato di chiarire questo aspetto con un lavoro riportato nella rivista European Neuropsychopharmacology: ‘Increased sensitivity to Δ9-THC-induced rewarding effects after seven-week exposure to electronic and tobacco cigarettes in mice’.

“Tabacco e marijuana sono le sostanze usate più comunemente dagli adolescenti a scopo ricreativo, spesso in associazione tra loro, e la frequenza dell’uso della seconda è associata alla dipendenza da nicotina, la principale sostanza d’abuso presente nel tabacco. Inoltre, il lavoro sperimentale dei coniugi Eric (già vincitore del premio Nobel) e Denise Kandel del Department of Neuroscience, della Columbia University NY, ha posto le basi molecolari per capire come la nicotina possa abbassare la soglia per la dipendenza da altre sostanze, come marijuana e cocaina (cosiddetto effetto gateway)”, premette Cecilia Gotti dell’Istituto di neuroscienze del Cnr.

“Il nostro studio ha ora dimostrato che, in modelli animali validati in questo campo, l’esposizione alla nicotina assunta attraverso il fumo di tabacco o vapori di sigaretta elettronica, in quantità simile a quella assunta da un fumatore nell'arco di circa 5 anni, aumenta gli effetti gratificanti del Δ9-tetraidrocannabinolo (THC), il principio attivo della marijuana”, prosegue la ricercatrice. “Somministrando anche una dose di Δ9-THC molto bassa (sottosoglia) in animali già esposti al fumo di tabacco o ai vapori della sigaretta elettronica si ottiene un forte effetto gratificante che non si riscontra in quelli esposti all’aria pura”.

Lo studio ha inoltre registrato una serie di alterazioni molecolari cerebrali legate proprio a questa maggiore risposta comportamentale al Δ9-THC negli animali esposti a nicotina: “Ad esempio un’aumentata espressione del fattore di trascrizione ΔfosB, ed un’alterata espressione dei recettori AMPA del glutammato a livello del nucleo accumbens, snodo essenziale nelle vie cerebrali del piacere”, conclude Gotti. “Lo studio pertanto conferma che la nicotina, in qualunque modo assunta, diventa una sorta di cavallo di Troia che aumentando la gratificazione da cannabis ne facilita l’uso e dà importanti suggerimenti sui possibili meccanismi molecolari alla base di questo effetto. Quindi, il rischio di dipendenza da altre droghe non è relativo alla tipologia di sigarette, tradizionali o elettroniche, ma al livello di nicotina assunto per loro tramite. Va ricordato che questo effetto è particolarmente grave se l’esposizione alla nicotina avviene nell'adolescenza, periodo delicato per quanto riguarda la crescita del cervello”.

Questi risultati suggeriscono la necessità di considerare a livello delle politiche sociosanitarie il problema della pericolosità della sigaretta elettronica soprattutto tra gli adolescenti che, sempre più diffusamente e ad età sempre più precoci, utilizzano questi dispositivi di assunzione della nicotina.

 

Fonte: Ufficio Stampa Cnr

 

GiochiAMO a imparare: La Sapienza di Roma promuove salute e prevenzione tra i bambini

Il gruppo di ricerca “Promozione e Prevenzione” del Dipartimento di Sanità pubblica e malattie infettive della Sapienza ha realizzato “GiochiAMO”, un modello innovativo di promozione della salute nella scuola primaria che si basa sulla trasmissione di conoscenze e l’apprendimento attivo tramite l’utilizzo del gioco 

GiochiAMO è il progetto rivolto alle scuole primarie promosso dal team del Dipartimento di Sanità pubblica e malattie infettive della Sapienza, guidato da Giuseppe La Torre. L’iniziativa si inserisce nel contesto di un ampio filone di studi nel campo della promozione della salute nella scuola, nell’università, sul luogo di lavoro e in comunità.

Lo scopo è quello di insegnare a mangiare correttamente, fare attività fisica ed evitare comportamenti nocivi, oltre a favorire una buona salute psichica e sociale, creando un contesto in cui viene facilitato il confronto, la socialità e l’apprendimento attivo.

GiochiAMO ha raggiunto questi obiettivi affrontando argomenti quali la sana alimentazione, l’attività motoria, la lotta al fumo e all’alcol nelle classi dalla seconda alla quinta elementare. Per determinare un cambiamento nei comportamenti, la tradizionale trasmissione di conoscenze è stata supportata daI gioco, strumento di crescita e di interazione con un promettente valore educativo e pedagogico. Sfruttandone la natura aggregativa e creativa, il progetto ha inserito nel programma didattico alcune attività ludiche come i giochi di carte, da tavolo e di movimento.

Per consolidare l’acquisizione di un comportamento positivo e flessibile di fronte alle difficoltà della vita quotidiana, GiochiAMO introduce un altro elemento innovativo: le “life skills”. I bambini delle scuola primaria acquisiranno alcune competenze psico-sociali, riconosciute dall’Organizzazione mondiale della sanità in riferimento a una gamma di abilità cognitive, emotive e relazionali di base, che consentono di riconoscere e soddisfare i bisogni di salute e agire con competenza sia sul piano individuale che su quello sociale.

“Le malattie connesse ai cattivi stili di vita o Non Communicable Diseases (NSDs) – spiega Giuseppe La Torre, a capo del progetto – sono largamente prevenibili e, dato che la prevenzione è la forma meno invasiva e più economica di cura, è importante affrontare queste tematiche fin dall’infanzia”.

I risultati del progetto, ottenuti dal confronto pre e post intervento, hanno mostrato cambiamenti significativi sia in termini di acquisizione di conoscenze sui temi “caldi”, sia di messa in atto di comportamenti positivi in campo alimentare e motorio.

GiochiAMO è stato recentemente proposto come “buona pratica” all’interno della banca dati Progetti e interventi per la promozione della salute (Pro.Sa.) e ulteriori sviluppi stanno portando il progetto ad ampliarsi verso le tematiche vaccinali.

 

Fonte: Ufficio Stampa La Sapienza Università di Roma

 

Mass disaster e grandi ustioni: Cardarelli e Niguarda lavorano sulle linee guida

I due grandi ospedali italiani, coordinati dalla Siust, provano a colmare la lacuna organizzativa nel caso di soccorsi per maxiemergenza e ustioni

Siamo preparati a gestire una maxi emergenza in caso di incendio, esplosione o una grande catastrofe che genera un numero elevato di grandi ustionati? Cosa fare al momento dei soccorsi? Tutti i pazienti ustionati vanno trattati allo stesso modo e inviati insieme ai Centri ustioni? L’incendio della discoteca ‘Colectiv’ di Bucarest del 2015, l’eruzione del vulcano Fuego in Guatemala dell’anno scorso, l’incendio in Grecia a luglio del 2018 con 90 morti e 550 ustionati, solo per citare alcuni esempi, hanno posto in evidenza l’impreparazione nella gestione di eventi che coinvolgono un numero elevato di persone.
A queste domande, e soprattutto alla lacuna organizzativa nel caso di maxiemergenza e ustioni, cercano di dare risposta due grandi ospedali italiani, il Cardarelli di Napoli e il Niguarda di Milano che lavorano tutt’oggi, coordinati dalla Siust, a linee guida condivise.
Secondo il professor Roberto D’Alessio, direttore di Chirurgia e del Centro Ustioni dell’ospedale Cardarelli di Napoli, “laddove si dovesse verificare una situazione simile a quella successa a Bucarest non c’è una procedura unica adoggi in Italia da attuare in caso di ustioni. Spesso ci capita di ricevere chiamate di ospedali periferici che ci dicono di avere pazienti con gravi livelli di ustione e poi arrivano nel nostro centro e non riportano ustioni così importanti. Si tende ad inviare pazienti senza uno studio a monte del caso. E’ chiaro che l’ustionato deve essere gestito da personale medico competente”.
D’Alessio poi chiede un coordinamento a monte: “Un paziente carbonizzato al 90% senza chance di sopravvivenza se inviato al centro ustioni finisce solo per ‘ingolfare’ il Centro e rende impossibile salvare la vita ai pazienti che sembrano apparentemente riportare delle ustioni più esigue che per carenza di posti e personale vengono inviati a ospedali generici. A Viareggio successe questo, gli ustionati più gravi vennero inviati al Centro Ustioni di Pisa e gli altri considerati ‘meno gravi’ in altri nosocomi non specializzati decretandone così la morte. È necessario un coordinamento, che può essere fatto solo da chi ha competenza. Proprio per colmare questo gap che il Cardarelli e il Niguarda stanno lavorando insieme a linee guida per la gestioni di maxi emergenze e grandi ustioni. Fortunatamente questi sono eventi rari ma che quando accadono mettono in crisi il sistema”.
Marco Bosio, direttore generale dell’Asst Grande Ospedale metropolitano Niguarda di Milano, si dice “soddisfatto di avere intrapreso questo ambizioso progetto con i colleghi del Cardarelli di Napoli, il cui obiettivo finale è quello di elaborare una strategia di gestione delle maxi emergenze e dei pazienti ustionati sempre più efficace. Entrambi gli ospedali sono strutture di riferimento metropolitano per le urgenze e regionale per specifici settori come il trattamento delle grandi ustioni, la medicina iperbarica e il centro antiveleni. Il Niguarda in particolare è sede di un grande Centro Grandi Ustionati (unico centro di riferimento regionale per circa 10 milioni di abitanti lombardi) ed è quindi in prima linea nel caso di catastrofi interessanti anche pazienti con gravi ustioni”.
Armando De Angelis, direttore del Centro ustioni e chirurgia plastica ricostruttiva dell’ospedale Niguarda, ricorda che “nel caso di maxiemergenze con numero elevato di grandi ustionati non esistono ad oggi linee guida unificate e codificate da applicare nel momento dei soccorsi. C’è la necessità di attuare protocolli operativi specifici. In aiuto arriva anche il Nexobrid. I centri ustioni devono fare rete con gli altri ospedali. Insieme all’ospedale Cardarelli stiamo facendo qualcosa di nuovo che ad oggi non esiste nei Piani nazionali volti a colmare tale vuoto operativo e a salvare vite”.
Secondo Rosario Ranno, presidente della Società italiana ustioni (Siust) e direttore del Centro grandi ustioni dell’ospedale Cannizzaro di Catania, “in caso di grandi emergenze è la Protezione civile a dover esser preparata. È fondamentale, in questi casi più che mai, avere un team di soccorso preparato. È un tema così importante che quest’anno il convegno della Siust, che si terrà ad ottobre prossimo a Bari, è dedicato al tema della gestione dei mass disaster e ustioni”.
“Il nostro appello come Siust- prosegue Ranno- è rivolto tanto alla Protezione civile che alla Conferenza Stato-Regioni perché attraverso queste due vie passa l’organizzazione dei mass disaster e delle grandi ustioni. L’ultima grande novità degli ultimi 20 anni nella terapia delle ustioni arriva dalla farmaceutica con il Nexobrid. L’Italia è stato uno dei primi Paesi ad utilizzare il farmaco e a godere della rimborsabilità. La Siust è stata la società scientifica tra le prime a produrre linee guida per l’utilizzo della potente pomata e ad indagare sugli effetti a lungo termine del prodotto e relativamente al miglioramento sulla qualità della vita di questi pazienti”.

 

FNOPI: “La soluzione per l’assistenza del futuro è nell’infermieristica, ma uguale e omogenea in tutte e le Regioni”

 “Quella dell’infermiere è la professione più vicina al paziente che segue 24 ore su 24 sia in ricovero che a domicilio. Ma non allo stesso modo in tutte le Regioni”, sottolinea all’Assemblea di tutte le Professioni Sanitarie e Sociali che si è svolta a Roma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, il maggior Ordine italiano con oltre 450mila iscritti.

“Due dati per comprendere – aggiunge -: il rapporto infermieri pazienti che studi internazionali indicano come ottimale per abbattere la mortalità del 20% è di 1:6. In Italia abbiamo Regioni che sono a 1:17 (la Campania ad esempio) e altre a 1:8 come il Friuli-Venezia Giulia. La carenza di infermieri, soprattutto sul territorio e quindi accanto ai più fragili e bisognosi di assistenza continua (malati cronici, anziani, non autosufficienti ecc.) è di circa 50-53mila unità, ma ci sono Regioni dove i numeri potrebbero considerarsi a posto (ad esempio Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ecc.) e Regioni dove invece l’assenza di organici è pesante e mette l’assistenza a rischio (in Campania sono circa il 48% in meno di quelli che sarebbero necessari, raggiungono il 55% in meno in Calabria e il 56% in Sicilia)”.

“In questo modo – prosegue - anche l’introduzione della figura innovativa dell’infermiere di famiglia e comunità a fianco del medico di medicina generale – voluta fortemente anche dai cittadini - non può essere omogenea: al Nord infatti ci sono già esperienze e modelli affermati, al Sud gli infermieri sono troppo pochi anche solo per assistere i pazienti in ricovero, figuriamoci sul territorio”.

Secondo i dati Eurostat, l'Ufficio Statistico dell'Unione Europea, una Direzione Generale della Commissione europea, che collabora a stretto contatto anche con Onu e Ocse, l’Italia nel 2016 aveva 557 infermieri ogni 100.000 abitanti (negli anni successivi sono diminuiti), mentre sei Paesi dell’Ue 28 tra cui i maggiori partner come Germania e Francia, superavano i mille (dai 1.172 del Lussemburgo ai 1.019 della Francia) e altre sette, tra cui anche il Regno Unito, erano comunque tra i 981 infermieri per 100.000 abitanti della Danimarca e i 610 dell’Estonia.

Anche volendo solo raggiungere il livello medio di questi Paesi, in Italia mancherebbero tra i 50 e i 60mila infermieri. Per farlo ci si dovrebbe adeguare all’Europa, prevedendo più infermieri in formazione e occupazione, con evidenti progressi nell'eliminazione della carenza globale entro il 2030. La Commissione europea sottolinea che tutti i piani nazionali per la realizzazione della copertura sanitaria universale formulano proposte specifiche per migliorare e sviluppare il ruolo degli infermieri come professionisti della salute più vicini alla comunità; almeno il 75% dei paesi ha un infermiere con responsabilità di alta gestione in materia di salute; quel che serve è una rete globale di leadership infermieristica. 

Mangiacavalli fa anche riferimento alla diversa epidemiologia della popolazione: le malattie croniche l’anno scorso – secondo i dati Istat da poco evidenziati nel rapporto Osservasalute - hanno interessato quasi il 40% della popolazione, cioè 24 milioni di italiani dei quali 12,5 milioni hanno multi-cronicità. Le proiezioni della cronicità indicano che tra 10 anni, nel 2028, il numero di malati cronici salirà a 25 milioni, mentre i multi-cronici saranno 14 milioni.

Attualmente infatti nel nostro Paese si stima che si spendono, complessivamente, circa 66,7 miliardi per la cronicità; stando alle proiezioni effettuate sulla base degli scenari demografici futuri elaborati dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e ipotizzando una prevalenza stabile nelle diverse classi di età, nel 2028 spenderemo 70,7 miliardi di euro.

E le cronicità si acuiscono anche secondo le aree geografiche. La prevalenza più elevata di almeno una malattica cronica si registra in Liguria con il 45,1% della popolazione. I Comuni sotto i 2.000 abitanti sono quelli con la quota più elevata di cronicità, quasi il 45%, mentre nelle periferie delle città Metropolitane si riscontra la quota più elevata di persone che soffrono di malattie allergiche, il 12,2% della popolazione residente.

“Anche per questo gli infermieri vogliono dare un contributo ancora maggiore al miglioramento della salute – ha detto -. Nel XXI secolo – conclude Mangiacavalli - vedremo più comunità e servizi a domicilio, una migliore tecnologia e la cura centrata sulla persona: gli infermieri saranno in prima linea in questi cambiamenti e per questo devono imparare a essere leader perché tutte queste qualità le hanno già sviluppate e fanno parte della loro vocazione e della loro professionalità: una nuova epidemiologia richiede nuovi modelli di assistenza e, per questi, c’è già il nuovo infermiere che deve essere specializzato e presente h24 sul territorio. Ma deve essere disponibile ovunque e in tutte le Regioni senza carenze e in modo omogeneo”.

Fonte: Ufficio Stampa FNOPI