May 24, 2019 Last Updated 1:31 PM, May 23, 2019

Emilia-Romagna. Un futuro più sereno per le persone disabili e le loro famiglie

Via libera dalla Regione a 23 progetti, da Piacenza a Rimini, finanziati con il fondo del "Dopo di noi". Quasi 3 milioni di euro le risorse disponibili, in Emilia-Romagna già realizzati oltre 1.000 progetti personalizzati. Obiettivo: garantire assistenza, indipendenza e autonomia ai disabili rimasti privi di sostegno perché orfani o con genitori anziani

Emancipazione dal nucleo familiare, supporto all’assistenza domiciliare, miglioramento delle capacità di gestione della vita quotidiana: guardano al “Dopo di noi”, quindi alla possibilità per le persone disabili sole di vedere un futuro più autonomo, i 23 progetti approvati in questi giorni, dalla Giunta regionale e finanziati su tutto il territorio, da Piacenza a Rimini, con 2 milioni e 800 mila euro.  

Gli interventi sono stati valutati dal Gruppo tecnico regionale e selezionati dalle singole Conferenze Territoriali Sociali e Sanitarie (gli organismi in capo ai Comuni per coordinare le politiche sociali, sanitarie e socio-sanitarie) tra le proposte presentate attraverso il bando 2018 da Comuni e Unioni, soggetti del Terzo settoreassociazioni di genitori singoli familiari. Le risorse per finanziare i progetti provengono dal Fondo nazionale del “Dopo di noi”, che ha messo a disposizione dell’Emilia-Romagna oltre 13 milioni di euro per il triennio 2016-2018.  

A livello territoriale, gli interventi ammessi al finanziamento sono così suddivisi: Area metropolitana di Bologna 6 progetti finanziati per 618 mila euro; Modena 3 progetti (449 mila euro); Reggio Emilia 3 progetti(337 mila euro); Parma 1 progetto(270 mila euro); Ravenna 2 progetti(253 mila euro); Forlì-Cesena 2 progetti(253 mila euro); Ferrara 2 progetti(224 mila euro); Rimini 2 progetti(224 mila euro); 2 progetti finanziati anche a Piacenza, per 168 mila euro.

I 23 progetti selezionati riguardano il sostegno alla residenzialità, il cuore innovativo della legge sul Dopo di noi, per consentire alle persone con disabilità di decidere autonomamente dove, come e con chi vivere la propria vita futura, in maniera gradualmente indipendente dai genitori, in una vera casa e non necessariamente in un istituto o una struttura speciale. Tra le soluzioni abitative proposte rientrano le cosiddette “Scuole di autonomia” o “Appartamenti palestra” nei quali le persone con disabilità, ancora assistite dai propri familiari anche se ormai anziani, imparano gradualmente, con l’aiuto di educatori, a rendersi il più possibile autonome nella gestione della vita quotidiana (cucinare, fare la spesa, pulire la casa, prendersi cura della propria persona), per poi trasferirsi definitivamente in case vere e proprie. O ancora, piccoli appartamenti (da 3 a 5 ospiti) che non prevedono la presenza di personale giorno e notte, oppure gruppi-appartamento, dove l’assistenza sanitaria, in presenza di persone con disabilità più gravi, si coniuga con un maggiore impegno per l’integrazione sociale. Costituiscono invece una novità i progetti di co-housing: strutture residenziali più innovative, “di tipo familiare”, che favoriscono lo sviluppo relazionale, attraverso l’istituzione di spazi comuni per la quotidianità e il tempo libero. I nuovi alloggi, secondo quanto previsto dalla legge, dovranno essere collocati in zone residenziali e non potranno essere abitati da più di cinque persone.

Il programma regionale del “Dopo di noi”
Dare ai disabili gravi la possibilità di decidere del proprio futuro, per poter scegliere dove e con chi vivere e cominciare un percorso che li porti alla massima autonomia possibile, in vista del momento in cui i genitori non ci saranno più. Un risultato da raggiungere con un progetto individuale elaborato per ciascuno di loro, calato nel contesto in cui vivono e pronto a evolversi nel tempo. Con questo obiettivo la Regione Emilia-Romagna ha approvato nel 2017 il primo programma regionale di attuazione della Legge nazionale per l’assistenza alle persone con disabilità prive del sostegno familiare, il cosiddetto ‘Dopo di noi’.  

Interventi già realizzati in Emilia-Romagna
In Emilia-Romagna sono complessivamente 91 le soluzioni residenziali utilizzate su tutto il territorio per progetti del “Dopo di noi” tra Gruppi appartamento, Abitazioni per piccoli gruppi e convivenza stabile e Appartamenti Palestra o Scuole di autonomia per soggiorni a termine. Le più diffuse sono queste ultime, che consistono in appartamenti dove le persone con disabilità, ancora assistite dai propri familiari anche se ormai anziani, imparano a rendersi il più possibile autonomi nella gestione della vita quotidiana preparandosi ad uscire dalla famiglia di origine. Le persone coinvolte in questi soggiorni a termine - dal primo anno di avvio del programma, nel 2016 - sono state 482.  

Altri interventi hanno riguardato 325 persone, ormai prive di sostegno familiare, ospitate in piccoli appartamenti (da 3 a 5 ospiti), che non prevedono la presenza di personale giorno e notte, oppure in gruppi-appartamento, che garantiscono una presenza maggiore di personale educativo ed assistenziale e dunque una situazione più adeguata a chi ha meno autonomia.

144 interventi hanno inoltre riguardato percorsi di accompagnamento per l’uscita programmata dal nucleo familiare di origine o da strutture residenziali ritenute meno adeguate, con la successiva accoglienza in piccoli appartamenti per l’autonomia o gruppi appartamento. Infine, sono stati 55 tirocini finalizzati all’inclusione e 58 i ricoveri temporanei in strutture residenziali, per fornire alle famiglie assistenza in particolari casi di emergenza.

Fonte: Ufficio Stampa Giunta Regionale dell'Emilia-Romagna

Bettoni (Anmil), un primo maggio che non sa di festa per le tragedie sul lavoro

 

“Grazie alla rinnovata attenzione dei media, siamo tutti informati, in tempo reale, sullo stillicidio quotidiano di morti e infortuni causati dal lavoro – dichiara il Presidente dell’ANMIL Franco Bettoni -, stillicidio che prosegue senza soluzione di continuità creando sconcerto e dolore nelle famiglie, da nord a sud senza grandi differenze e, oggi, i dati divulgati dall’INAIL sulle denunce relative al primo trimestre del 2019, non fanno che confermare la gravità del fenomeno certificando impietosamente una preoccupante recrudescenza degli incidenti lavorativi con esiti spesso letali”.

Già nel 2015, sul finire della lunga crisi economica, le morti sul lavoro avevano fatto registrare una crescita del 9,8%, proseguita poi  nel 2017 (+1,1%), per culminare, infine, con un incremento di ben il 10,1% nel 2018, attestandosi su quota 1.133, vale a dire 3,1 decessi ogni giorno, compresi ferie e festivi.

Anche i recentissimi dati relativi al primo trimestre del 2019, forniti dall’Open Data INAIL, pur se ancora ufficiosi e provvisori, non sembrano destinati ad invertire questa drammatica tendenza.

E se il numero di morti registrati nei primi tre mesi di quest’anno si attesta esattamente sugli stessi alti livelli raggiunti nel 2018 (212 casi in entrambi i periodi), gli infortuni in generale segnano un significativo aumento dell’1,9% con circa 3.000 infortuni in più rispetto al 1° trimestre dell’anno precedente (da circa 154.800 a 157.700).

La crescita degli infortuni risulta peraltro generalizzata a tutti i livelli. Aumentano, infatti, sia gli infortuni in occasione di lavoro (+1,0%) che soprattutto quelli in itinere (+7,4%), sia quelli maschili (+1,6%) che quelli femminili (+5,5%) e, a livello settoriale, oltre all’Industria e Servizi (+0,1%) gli infortuni sul lavoro aumentano, e in misura molto consistente, anche in Agricoltura (+9,3%), un dato che sembra invertire una tendenza al ribasso ormai storica per questo settore.

A livello territoriale l’incremento infortunistico risulta diffuso in tutte le ripartizioni geografiche: Nord-Ovest +1,5%, Nord-Est +2,1%, Centro 2,8%, Sud +2,2% ed Isole +3,1%.

“Davanti a questi numeri, alla vigilia della Festa del 1° maggio - che per noi ha ben poco sapore di festa - a nome di tutte le centinaia di migliaia di vittime del lavoro del nostro paese, rivolgiamo un accorato appello al Capo dello Stato, affinché inviti i rappresentanti delle massime istituzioni in materia, presenti alla cerimonia in Quirinale, a condividere un impegno comune che veda ciascuno adoperarsi concretamente per un medesimo obiettivo: quello in cui la sicurezza sia per tutti un valore aggiunto ed un investimento, oltre che un dovere, nel rispetto della dignità dei lavoratori. La sicurezza sul lavoro è un tema che non appartiene politicamente ad alcuno – continua Franco Bettoni – perché, se così fosse, probabilmente avremmo interpretazioni della normativa al servizio degli interessi più disparati e non a difesa della salute dei lavoratori; dunque, serve un salto di qualità, un deciso cambio di rotta che renda concrete ed efficaci le pur numerose dichiarazioni di intenti che i numeri dimostrano rimanere astratte”.

“Siamo pronti, ormai da mesi, a partecipare al tavolo istituzionale sulla sicurezza e, dal canto nostro, per la festa del Lavoro abbiamo voluto dare un nuovo contributo alla diffusione della cultura della prevenzione e al sostegno delle vittime del lavoro con il potenziamento di due servizi: il portale dell’ANMIL ( www.anmil.it ) oggi al suo 3° restyling per essere più facilmente consultabile e che intende diventare un punto di riferimento per chiunque voglia saperne di più sui nostri temi attraverso notizie, approfondimenti, condivisioni di iniziative, consulenza e supporto professionali mirati e il Numero Verde gratuito ( 800.180943 )” - conclude il Presidente dell’ANMIL.

Fonte: Ufficio Stampa ANMIL

 

Giornata mondiale della Salute e Sicurezza sul Lavoro. ANMIL: investiamo su prevenzione, informazione e formazione

Il 28 aprile si è celebrata la giornata promossa dall'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro). Bettoni (ANMIL): investiamo adeguate risorse per la diffusione della prevenzione, l'informazione e la formazione dei lavoratori, cominciando dalla scuola 

“Non passa giorno ormai senza che le cronache riportino la notizia di uno o più lavoratori le cui vite sono state spezzate nell’adempimento del proprio lavoro: sia che si tratti dell’interno di una nave, di una fabbrica o di un cantiere, lo stillicidio quotidiano prosegue senza soluzione di continuità, creando sconcerto e dolore in tutto il Paese”, dichiara Franco Bettoni, Presidente dell’ANMIL, alla vigilia della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro promossa dall’ILO, in occasione della quale è stato presentato un interessante rapporto che analizza le nuove sfide sulla salute e sicurezza sul lavoro che emergono dai cambiamenti dell’organizzazione del lavoro, demografia, tecnologia e ambiente.

E per sottolineare l’importanza di questa giornata, anche l’Associazione ha dato un proprio contributo alla diffusione della cultura della prevenzione attraverso un videomessaggio del Presidente Bettoni pubblicato sul sito dell’ILO e sul portale dell’ANMIL.

“La recente morte di quattro lavoratori, avvenuta nello stesso giorno (il 24 aprile, quello precedente la Festa della Liberazione) in luoghi e contesti molto diversificati, ha suscitato forte attenzione nell’opinione pubblica ma a confermare la gravità del fenomeno ci sono le risultanze statistiche, freddi numeri, che però certificano una preoccupante recrudescenza degli incidenti lavorativi spesso letali – aggiunge Bettoni – anche se già dal 2015, sul finire della lunga crisi economica, le morti sul lavoro avevano fatto registrare una crescita del 9,8%, proseguita poi  nel 2017 (+1,1%), per culminare, infine, con un incremento di ben il 10,1% nel 2018, attestandosi su quota 1.133, vale a dire 3,1 decessi ogni giorno, compresi ferie e festivi”.

Pur se ancora ufficiosi e provvisori, anche i dati relativi al primo bimestre del 2019 diffusi dall’INAIL, non sono purtroppo incoraggianti e, peraltro, non sembrano destinati ad invertire questa drammatica tendenza. Infatti, il confronto gennaio-febbraio 2019/2018, il numero di morti denunciati si attesta sostanzialmente sugli stessi alti livelli con un lieve calo da 125 a 121 unità), mentre gli infortuni in generale segnano un significativo aumento del 4,3% con oltre 4.000 infortuni in più rispetto al 1° bimestre dell’anno precedente (da circa 96.100 a 100.300).

“Duole profondamente constatare che la crescita degli infortuni risulta, peraltro, generalizzata a tutti i livelli”, precisa il Presidente dell’ANMIL – aumentano, infatti, sia gli infortuni in occasione di lavoro (+2,8%) che quelli in itinere (+5,0%) e sia quelli maschili (+3,7%) che quelli femminili (+5,5%); a livello di settori, oltre all’Industria e Servizi (+2,6%) gli infortuni sul lavoro aumentano, e in misura consistente, anche in Agricoltura (+7,4%) invertendo una tendenza al ribasso ormai storica, quanto poi a livello territoriale l’incremento infortunistico appare diffuso in tutte le ripartizioni geografiche: Nord-Ovest +4,9%, Nord-Est +5,2%, Centro +4,6%, Sud +1,0% ed Isole +4,1%.

“È del tutto evidente – afferma Franco Bettoni, Presidente ANMIL – che ci troviamo di fronte ad una situazione che, giorno dopo giorno, diventa sempre più intollerabile e indegna di un Paese civile. Occorre un salto di qualità, un deciso cambio di rotta che renda concrete ed efficaci le pur numerose dichiarazioni di intenti che rimangono spesso sulla carta. Non bastano, infatti, le varie normative ed i protocolli sulla sicurezza sottoscritti da pluralità di soggetti se poi questi non vengono applicati nella pratica”.

“Per questo chiediamo con forza al Governo che la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro vengano inserite tra le priorità dell'agenda istituzionale - aggiunge il presidente dell'ANMIL – e si provveda quanto prima all’investimento di adeguate risorse per la diffusione della prevenzione, per l’informazione e la formazione dei lavoratori, cominciando dal mondo della scuola, e per il rafforzamento di personale e di ispettori che controllino il rispetto delle normative vigenti in materia di sicurezza del lavoro”.

“Mancano poi 3 giorni alla Festa del 1° maggio e al Presidente della Repubblica che sappiamo tenere in profonda considerazione il lavoro quale momento fondante del nostro paese nel rispetto della dignità di tutti gli uomini – aggiunge il Bettoni - rivolgiamo un appello a nome di tutte le centinaia di migliaia di vittime del lavoro, affinché i rappresentanti delle massime istituzioni in materia presenti alla cerimonia in Quirinale, siano invitati a condividere un impegno comune che veda tutti adoperarsi concretamente per un medesimo obiettivo in cui la sicurezza diventi per tutti un valore aggiunto ed un investimento oltre che un dovere”.

“Voglio ricordare, a tale proposito, che proprio in materia di sicurezza sul lavoro, delle 20.942 aziende ispezionate nel 2018 dall’I.N.L. (Ispettorato Nazionale del Lavoro) ben 16.394, pari al 78,2% del totale, sono risultate irregolari con una crescita del tasso di irregolarità del 5% rispetto all’anno precedente, invece le violazioni accertate sono state 31.218, di cui la stragrande maggioranza (26.885) di natura penale e 4.333 di natura amministrativa”.

Fonte: Ufficio Stampa ANMIL

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