Jan 17, 2019 Last Updated 2:28 PM, Jan 17, 2019

Pastelli, l'importanza di un selfie

 

La forza comunicativa e rassicurante del camice. Mettiamoci nei panni – è il caso di dirlo – di chi opera in corsia. La parola alla Pastelli.

Perché comperare un nuovo camice? Abitualmente a questa domanda si risponde che non è necessario, il camice è ancora buono, anche se lievemente scolo- rito, qualche macchia è il simbolo dell’operatività, la taglia è confortevole e automaticamente si soprassiede ad una ulteriore analisi e quindi all’acquisto... Ma come interpreta il paziente il nostro camice? Questa è la prima domanda da porsi alla quale dovrebbe seguire un’altra domanda ancora più importante: questo camice rispecchia fedelmente chi sono, come opero, la mia professionalità, l’attenzione che dedico quotidianamente al mio paziente? Il camice rappresenta il centro di costo più trascurabile nella gestione di uno studio privato, ma è abitualmente anche l’aspetto meno considerato. Eppure il camice ha una potente forza comunicativa. Il camice è il simbolo di una professione medica, ma essendo solitamente vissuto come un obbligo, non sempre sollecita il dovuto rispetto per gli anni di studio e per il lavoro che rappresenta.

Il paziente cerca ancora chi sia in grado di rassicurarlo, dedicandogli il tempo necessario per garantire le migliori cure: per questo motivo la prima impressione, i famosi primi 30 secondi, deve rappresentare queste aspettative in linea con l’ambiente e gli obiettivi. L’immagine personale, quindi, non è un concetto meramente estetico: ha un’importanza fondamentale nella vita professionale di ognuno. Deve comunicare al nostro paziente chi siamo, la nostra serietà e la nostra professionalità. Questo è il messaggio da trasmettere, altrimenti, a livello istintivo, il paziente non sarà ben disposto nei nostri confronti e si otterrà l’effetto contrario provocando un’immediata sfiducia nel nostro interlocutore.

Il camice, questo capo indispensabile nella costruzione della nostra immagine, deve inoltre essere armonico con l’ambiente e con la personalità dell’operatore senza dimenticare di valutare l’impatto del colore. In campo medicale il colore viene interpretato in maniera lievemente differente dagli standard. Un esempio classico può essere rappresentato dal verde, colore notoriamente rilassante, ma che il paziente interpreta come chirurgico, aumentando automaticamente i suoi livelli di stress. Il camice bianco, progressivamente sostituito in campo odontoiatrico da casacca e pantalone, non genera ansia nel paziente, bensì lo rassicura, e andrebbe sempre indossato durante il primo incontro, per rafforzare l’immagine di competenza. Una ultimo esempio è rappresentato dai i colori solari e brillanti che senz’altro rendono l’ambiente più informale e cordiale, ma vanno sempre dosati con cura per evitare un effetto caotico.

Fatevi allora un selfie per verificare se l’immagine che vedete è quella che pensate di trasmettere! Potreste considerare di sostituire il camice, forse un po’ usurato o forse del colore non azzeccato, con uno nuovo. Questa scelta potrebbe veramente soddisfare le aspettative del paziente rassicurato immediatamente dalla vostra immagine.

Noi, alla Pastelli, produciamo camici da sempre, e siamo al vostro fianco per garantirvi un prodotto all’altezza della vostra professione, con un camice che rispetta la vostra salute e soddisfa le vostre esigenze. Con quasi 90 anni di esperienza nel tessile e 40 nel settore dentale e farmaceutico, siamo dei partner ideali a cui affidare la vostra immagine, con la certezza che il risultato rispecchierà i vostri desideri.

Tradizione e innovazione

L’esperienza Pastelli risale al 1929 con la nascita a Trieste di un laboratorio di confezione sartoriale. Nel 1978, dall’intuizione e il coraggio di Nada e Gianna Pamich, vede la luce la prima collezione Pastelli, una linea di abbigliamento sanitario di concezione assolutamente innovativa: capi di estrema qualità ed eleganza, originali ed accurati nei dettagli, in grado di offrire confort ed alte performance. Inizialmente rivolto solo al settore odontoiatrico, successivamente allargato a tutti i settori medicali e a quello estetico. Il brand pastelli è cresciuto e si è affermato in tutto il mondo. Nel passaggio da sartoria ad azienda, l’impronta artigianale è rimasta intatta pur investendo sempre in tecnologia e ricerca.

Questo originale mix di tradizione e innovazione rappresenta un valore universale, che ha permesso al brand in questi anni di crescere costantemente, affermando la propria leadership a livello internazionale.

 

 

Tragedia di Corinaldo. Il Cnr rilancia uno studio sull'effetto gregge per prevenire simili eventi

Il terribile incidente occorso nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo dove - stando alle attuali notizie - sono morte sei persone di cui cinque minorenni, ha dato occasione al Consiglio Nazionale delle Ricerche di rispolverare uno studio del 2015 sulla dinamica delle folle che in futuro potrebbe risultare utile nella prevenzione di situazioni di questo genere

L'effetto gregge esiste: in situazioni di confusione, i gruppi umani si comportano esattamente come le pecore, tendono cioè a seguire le persone davanti a loro, in particolare se sembrano sapere dove andare. Un comportamento che, secondo uno studio italo-tedesco risalente al 2015 cui ha partecipato l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma, può essere sfruttato per "orientare" i movimenti di una folla in situazioni di emergenza, magari mescolando ad essa soggetti che sappiano precisamente come comportarsi. Una ricerca che potrebbe tornare utile, per esempio, per gestire grande flussi di persone in occasione di concerti ed eventi e prevenire tragedie come quella avvenuta nella notte tra il 7 e l'8 dicembre a Corinaldo (AN).
“Abbiamo voluto testare sul campo la correttezza delle previsioni dei modelli matematici per il controllo delle folle che sfruttano il cosiddetto 'effetto gregge' -spiegava 3 anni fa Emiliano Cristiani dell’Iac-Cnr- Si tratta di un comportamento che si manifesta in animali sociali, come oche, scarafaggi e, naturalmente, pecore, che porta a muoversi seguendo i compagni vicini, indipendentemente dalla loro destinazione. In matematica, un gregge è un esempio di sistema auto-organizzante, un gruppo composto da un numero elevato di 'agenti' che seguono regole semplici e in cui le dinamiche individuali sono influenzate da quelle degli agenti più prossimi. Nonostante si tratti di atteggiamenti solitamente associati ad animali, studi del genere sono utili per indirizzare al meglio anche grandi folle di esseri umani in situazioni delicate come nei piani strategici di evacuazione”.

L’ esperimento, a cui collaborarono anche scienziati della Technische Universität di Monaco di Baviera, si svolse nel Dipartimento di matematica della Sapienza Università di Roma e apparve su arXiv . A due gruppi di circa 40 persone ognuno è stato chiesto di raggiungere, a partire da un’aula, un determinato luogo, sconosciuto a tutti tranne che a una persona nel primo gruppo e a cinque nel secondo (che non si sono svelate fino alla fine dell'esperimento). “Uscendo dalla classe - proseguiva il ricercatore Iac-Cnr - i soggetti hanno mostrato una lieve tendenza ad andare a destra, verso la parte del Dipartimento a loro più familiare, presto superata dal desiderio di raggiungere e seguire i compagni che si trovavano di fronte a loro. Questo comportamento ha permesso alle persone informate di ‘trascinare’ gli altri, portandoli a destinazione lungo il percorso più veloce”.
Fu primo esperimento di questo genere effettuato con pedoni in un ambito di ricerca. Gli studiosi hanno verificarono che le persone non sembrano a loro agio con istruzioni calate ‘dall'alto’, ma diventano docili quando viene fatto loro credere di scegliere autonomamente. “Nuovi modelli matematici e metodi di ottimizzazione sono stati usati in combinazione per trovare la strategia dei 'leader nascosti' e portare tutti a destinazione evitando attese e congestioni. La migliore consiste nello spezzare la folla per indirizzarla verso tutte le uscite disponibili, anche le più lontane e meno conosciute. Nel caso di una sola uscita, invece per garantire un deflusso ottimale è paradossalmente preferibile ingannare alcune persone conducendole lontano da essa, per poi riportarle successivamente nella giusta direzione”.
Le tecniche di controllo di grandi folle studiate in questa ricerca trovano una naturale applicazione nei casi in cui la situazione di pericolo è prevedibile, ma la comunicazione tra autorità e folla è difficoltosa, come per esempio durante una manifestazione violenta. In questi casi agenti in borghese nascosti nella folla potrebbero correre in direzioni concordate per attivare l’effetto gregge. 

Farmacie Comunali, tra solidarietà e mercato

Quali sono le innovazioni che la Farmacia Comunale italiana dovrà adottare per rimanere se stessa anche in futuro, per salvaguardare cioè quella sua anima tanto sanitaria quanto di mercato? È la domanda cui ha cercato di rispondere la 3° Giornata Nazionale delle Farmacie Comunali, svoltasi a Napoli il 6 dicembre.

L'ospitalità partenopea ha peraltro offerto l'elemento introduttivo al primo dei due aspetti: “la Campania sta progressivamente uniformando i sistemi di distribuzione per conto su tutto il territorio regionale e sta sperimentando un innovativo progetto di de-ospedalizzazione, posizionandosi quindi come laboratorio nazionale su questi due temi cruciali per la farmacia” ha ricordato Domenico Della Gatta, Amministratore Delegato di Inco.Farma, società presente con ventidue farmacie comunali in tutta la Campania.

La de-ospedalizzazione delle terapie è stato anche il focus dell'intervento del vice-segretario organizzativo di Snami Gennaro Caiffa, secondo il quale lo sviluppo dell'aderenza terapeutica necessita di una maggiore collaborazione tra medico di medicina generale e farmacista territoriale.

Posizione, questa, rilanciata con forza dal direttore generale di Drug&Health Nello Martini, secondo il quale la partecipazione del farmacista ai team di assistenza domiciliare integrata sarà una vera e propria condizione di sopravvivenza per la farmacia italiana: “il farmacista deve recuperare uno spazio di lavoro non replicabile da altri professionisti, ed essere remunerato per questo suo unicum. Ogni altra soluzione alternativa è una battaglia di pura retroguardia”.

Il secondo versante, quello del mercato, è stato affrontato dall'intervento di Paolo di Cesare di Nativa, secondo una prospettiva suggestiva: performance aziendali con ricadute socialmente positive come il rispetto dell'ambiente, delle comunità locali o dei diritti dei lavoratori, rafforzano la credibilità aziendale presso i suoi pubblici di riferimento, producendo così riverberi positivi sui suoi bilanci. Produrre benefit socio-economici diffusi è condizione essenziale per stabilizzare la redditività aziendale, questa la tesi del co-fondatore della prima società benefit d'Europa.

Prospettiva, questa, nella quale le farmacie comunali italiane si riconoscono da tempo e che stanno iniziando a formalizzare. Il primo caso, come noto, è quello delle Farmacie Comunali Afam di Firenze, divenute società benefit nel marzo scorso e presenti a Napoli col loro presidente Massimo Mercati: “ci siamo chiesti quale sarà il valore competitivo delle farmacie comunali tra dieci anni. La nostra risposta è stata quella di un rapporto di fiducia col cittadino. È questo che in futuro genererà redditività”.

“L’incontro di Napoli – ha ricordato il presidente di Assofarm Venanzio Gizzi – cui hanno partecipato numerose nostre associate, conferma la capacità delle farmacie comunali italiane di produrre pensiero innovativoal passo con le migliori esperienze europee. La sfida del nostro mondo è certamente quella di essere tanto soggetti di mercato quanto parte del Servizio Sanitario Nazionale, producendo valore aggiunto per quest’ultimo e un servizio di alta qualità sociale per le comunità locali”.

 

Fonte: Ufficio Stampa ASSOFARM

Marche: presentato il progetto "Sviluppo di competenze a livello comunitario nel diabete in età pediatrica"

Soggetti realizzatori: ASUR MARCHE - Area vasta II, Centro S.O.D. Diabetologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona e CRISS-UNIVPM (Centro di ricerca e servizio sull’integrazione socio-sanitaria)

I dati epidemiologici sul diabete indicano un costante aumento nel numero di soggetti affetti da questa malattia. Peraltro l’incremento riguarda il diabete giovanile e dunque la progressiva riduzione dell’età della diagnosi. L’andamento e le caratteristiche assunte da questa malattia cronica pongono problemi tanto per quel che riguarda l’assistenza ai pazienti ed ai loro familiari, quanto per quel che riguarda le modalità di gestione del diabete in età pediatrica. L’assistenza ai pazienti in età pediatrica affetti da diabete di tipo 1 richiede un piano di intervento che coinvolga tanto il Servizio Sanitario Nazionale quanto le istituzioni scolastiche, le famiglie e le associazioni al fine di tutelare lo sviluppo del minore e per promuovere l’autogestione della malattia.

Il progetto denominato “Sviluppo di competenze a livello comunitario nel diabete in età pediatrica” che si è appena concluso ed è durato un anno, è stato presentato il 4 dicembre 2018 presso il Museo Omero. Nasce da una collaborazione tra il CRISS dell’UNIVPM Centro di Ricerca e Servizio sull’Integrazione Socio-Sanitaria e il Centro S.O.D. di Diabetologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona ed è stato realizzato dall’Area vasta 2 dell’ASUR Marche. Il progetto aveva l'obiettivo di formare il personale territoriale, in particolare gli infermieri del servizio ADI, alla realizzazione di interventi di Community Learning (CL) e Family Learning Socio Sanitario (FLSS).

Nello specifico, 15 infermieri ADI sono stati formati a realizzare e condurre incontri nelle scuole (CL) della Provincia di Ancona (laddove fossero presenti casi di diabete pediatrico) in cui illustrare i punti di forza e le criticità legate alla gestione del diabete, così da motivare il personale della scuola ad assumere comportamenti attivi di supporto. La logica del CL permette ai genitori di sentirsi più sicuri nel lasciare il proprio figlio a scuola e agli operatori scolastici di sentirsi anch’essi rassicurati nel supportare i bambini perché più consapevoli del loro ruolo.

Inoltre, gli infermieri sono stati formati ad organizzare percorsi di FSSL. Quest’ultimo rappresenta un modello innovativo di educazione terapeutica, messo a punto dal CRISS dell’UNIVPM, rivolto alle famiglie, avente l’obiettivo di migliorare la gestione della malattia e di ridurre i costi diretti, indiretti ed intangibili da questa derivanti. Dodici famiglie con figli in età pediatrica sono state arruolate con il criterio dei “nuovi esordi a partire da Luglio 2018” per partecipare al corso di FLSS denominato “La famiglia che apprende: il diabete pediatrico”. Gli incontri si sono svolti dal 31 ottobre 2018 al 4 dicembre 2018 nella sede del Museo Omero di Ancona.

Il progetto tiene conto di quanto indicato nella “Dichiarazione dei diritti dei bambini a scuola” del 2015 a partire dalla quale la regione Marche ha prodotto disposizioni legislative. In particolare, il progetto si inserisce a pieno titolo tra i compiti per l’assistenza specialistica per minori prevista dalla L.R. sul diabete n.9 del 24 marzo 2015. La legge prevede l’erogazione delle cure attraverso un percorso di rete tra centro regionale (S.O.D. Diabetologia Pediatrica) e territorio, a partire dalle scuole.

Capitali, fisco e legalità per chi lavora all’estero: Fiduciaria Marche alla Farnesina

Si è svolto al Ministero degli Affari esteri l’incontro tra i funzionari e dipendenti del Mae, l’Acdmae (Associazione consorti dipendenti Mae) e la Fiduciaria Marche che ha illustrato i vantaggi dell’utilizzo di una Fiduciaria per detenere legalmente capitali all’estero senza adempimenti fiscali e per investire nelle principali piazze d’affari internazionali.

Il presidente Valerio Vico, alla presenza del dott. Papadia responsabile del VI Ufficio – DGAI del Ministero e della Presidente dell’Acdmae dott.ssa Nancy Romano, ha parlato delle modalità legali per detenere i capitali all'estero od organizzarne il loro rientro senza incappare in sanzioni ed irregolarità. Sono in molti infatti coloro che, percependo uno stipendio all’estero, risiedendovi con la famiglia per lavoro, hanno risparmi, casa, capitali, denaro e non sanno poi come fare quando devono dichiararli, oppure quando devono rientrare in Italia. Gli ex iscritti Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) e incaricati del Ministero per missioni estere maturano guadagni e conseguono stipendi come dipendenti e di conseguenza hanno conti correnti all’estero, e naturalmente possono avere là proprietà, capitali investiti o depositati, in virtù della loro attività e della professione, anche in seguito alla loro cancellazione dall’Aire e al loro rientro in Italia, possono aver omesso negli anni il monitoraggio e quindi la compilazione del quadro RW della propria dichiarazione dei redditi che è obbligatoria dal 6° mese dalla data di cancellazione dall’Aire.

Poi è stata la volta degli esperti consulenti di Fiduciaria Marche Francesco De Benedetto, Salvatore Rossi e Federico Barbieri che hanno spiegato le opportunità estere di affari e finanza, di investimento e delle polizze vita, con la necessità di pianificare al meglio, insieme agli esperti, la propria situazione patrimoniale in Italia e all’estero in modo da non avere sorprese o incappare in problemi fiscali, di riservatezza o trasparenza.

Chirurghi a confronto su responsabilità e tutela

ROMA – L’ASSECE, European Association of Aesthetic Surgery ha organizzato alla Casa dell’Aviatore di Roma l’incontro dal titolo: “La nuova responsabilità sanitaria e la tutela del professionista” che ha visto la partecipazione degli esperti consulenti della Fiduciaria Marche. Oltre 80 i medici iscritti al corso ECM reso possibile dal provider Advanced di Ancona. Tanti i relatori illustri dai prof. Gian Aristide Norelli e Stefania Spina che hanno parlato della legge Gelli, alla psicologa Susanna Baldi, a Serafino Ricci che è intervenuto sulla privacy mentre Walter Rossi ha parlato delle coperture assicurative.

Per la Fiduciaria Marche, sulla tutela del professionista e il funzionamento degli strumenti fiduciari, sono intervenuti il presidente Valerio Vico, Francesco De Benedetto e Federico Barbieri mentre Andrea Vicari e Valentina Ottani Sconza hanno spiegato nuovi strumenti di ingegneria del patrimonio, come il trust e l’affidamento fiduciario.

Sempre più, nella società in cui viviamo, il medico è chiamato a rispondere della responsabilità sociale che deriva dalla sua attività professionale.

Questo dibattito, voluto in particolare dal prof. Ruben Oddenino presidente di Assece e dal presidente di Fiduciaria Marche Valerio Vico, è partito dalla responsabilità professionale del medico attraverso il confronto su criteri pratici, competenze e normativa, esperienze quotidiane e straordinarie. Fino alla tutela del professionista, della sua professionalità e del suo patrimonio. Per questo l’Assece nella figura dell’organizzatore dott. Nicola R. Pepe ha chiesto il supporto della Fiduciaria Marche e dei suoi esperti consulenti.

La Fiduciaria Marche apre così un capitolo di consulenza specifica, dedicato a chi, come i medici in genere e i chirurghi plastici nella fattispecie, possono intervenire – e intervengono spesso - non solo nella sfera fisica ed estetica personale, ma anche in quella sociale e psicologica. Con tutti i rischi che ne conseguono, dai quali si può e si deve tutelarsi con largo anticipo, nell’interesse di tutti.

Cani e gatti: arriva il banco farmaceutico

Una raccolta di farmaci per cani, gatti e altri animali, per garantire anche agli esemplari meno fortunati un immediato accesso alle cure. È questa l’ultima iniziativa di LAV, pronta ad avviare nelle piazze di molte città italiane il primo banco farmaceutico per amici a quattro zampe. Dall’8 al 16 dicembre si potrà quindi donare un farmaco per il benessere di questi animali o, in alternativa, offrire un piccolo supporto economico.

Cani e gatti sono oggi ospitati in 3 famiglie italiane su 10, tuttavia le loro necessità di cura possono arrivare a pesare sensibilmente sul budget mensile a propria disposizione. I farmaci veterinari possono infatti arrivare a costare dalle 5 alle 10 volte in più rispetto a quelli destinati per gli umani, a parità di principio attivo. Ad esempio, il Corriere della Sera riporta come un comune diuretico per cani richieda un esborso di 8.20 euro, contro gli 1.72 del corrispondente umano.

I veterinari non possono però prescrivere medicinali per uso umano agli animali domestici, così come specifica il decreto legislativo 192/2006. Sempre il Corriere della Sera spiega: "Il veterinario può usare e prescrivere il farmaco registrato per quella specie animale per curare una determinata patologia. Qualora non vi sia, ne può prescrivere un altro previsto per un’altra specie animale o per un’altra affezione della stessa specie animale. Solo in mancanza di entrambi il veterinario può ricorrere a un medicinale autorizzato per l’uso umano. Se invece dovesse prescrivere un farmaco umano equivalente al farmaco veterinario, rischia una sanzione da 1.549 euro a 9.296 euro".

La campagna di LAV, intitolata “Curiamoli Tutti” e patrocinata dal Ministero della Salute e dalla Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani, mira quindi a superare gli ostacoli di questa misura, per permettere a chi non avesse le risorse economiche – e in particolare a rifugi, gattili e canili – di approfittare del farmaco corretto per il benessere del quadrupede. Sarà sufficiente inserire il prodotto in proprio possesso – sia di nuovo acquisto che già precedentemente comprato e non più necessario per il proprio animale, purché non scaduto – negli appositi contenitori o, ancora, effettuare una piccola donazione.

 

Fonte: Corriere della Sera

 

Bettoni (Anmil): a Rieti ancora morti sul lavoro inaccettabili. Nel 2018 aggravamento degli incidenti mortali denunciati

 

“Siamo addolorati e vicini alle famiglie dei due deceduti nel reatino a seguito dell’esplosione di una cisterna, tra cui un vigile del fuoco, morti in prossimità di Borgo Quinzio, per placare l’incendio scoppiato in un distributore di carburanti, che ha coinvolto una ventina di persone”, dichiaraFranco Bettoni, Presidente nazionale ANMIL (Associazione Nazionale Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro).

“Di fronte a simili tragedie restiamo sgomenti perché sappiamo bene che il corpo dei vigili del fuoco rappresenta una tra le categorie più a rischio che si adopera per garantire l’incolumità di tutti i cittadini - prosegue Bettoni - e sono eroi sconosciuti che ogni giorno salvano e proteggono vite senza fare notizia”.

“Tuttavia - spiega il Presidente dell’ANMIL - questo ennesimo gravissimo evento ci dà modo di ricordare la gravità degli infortuni lavorativi, un fenomeno che non accenna a diminuire, come rilevato dagli Open Data INAIL, i cui dati evidenziano che nei soli primi 10 mesi del 2018 sono morti ben 945 lavoratori, vale a dire 81 in più rispetto agli 864 segnalati nello stesso periodo nel 2017 (con un saldo del +9,4%) e, nel solo mese di ottobre, gli esiti mortali segnalati quest’anno sono stati 68, ovvero 11 in più rispetto ai 57 dello stesso mese nel 2017. Ma anche le statistiche relative agli infortuni lavorativi nel loro complesso, riguardanti sempre i primi 10 del corrente anno, indicano un aumento seppure in misura molto più contenuta (+0,2%), rilevando incrementi in particolare modo nelle fasce di età fino a 29 anni (+4,1) e tra i 60 e i 69 anni (+5,8%). A tale proposito, non possiamo non sottolineare che questi numeri, sono inferiori rispetto alla realtà poiché non contano circa 2 milioni di lavoratori, tra cui proprio i vigili del fuoco, che mancano all’appello dell’Istituto in quanto assicurati con altri enti”.

“Siamo vicini alle famiglie di tutti i lavoratori implicati nella tragedia - conclude il Presidente Bettoni - perché sappiamo fin troppo bene che a causa di un infortunio la vita può cambiare improvvisamente e, pertanto, siamo pronti a offrire il nostro pieno supporto”.

 

Fonte: Ufficio Stampa Anmil

 

Far West ospedali italiani, Consulcesi lancia il "telefono rosso" per i medici aggrediti

Nonostante l’escalation di violenze, 2 operatori sanitari su 3 non denunciano le aggressioni subìte. Massimo Tortorella, Presidente Consulcesi: «Il caso della dottoressa di Crotone è solo l’ultimo di una lunga serie di violenze fisiche, verbali e anche sui social network dove il pericolo non va sottovalutato». Con il nuovo servizio supporto umano e legale alle vittime: prossimo passo il Tribunale del Medico da affiancare a quello del Malato

Il caso della dottoressa di Crotone brutalmente aggredita a colpi di cacciavite dovrebbe essere un episodio eclatante, e invece è solo l’ennesimo caso di cronaca dell’inarrestabile scia di violenze nei confronti degli operatori sanitari. Sono migliaia ogni anno i medici che vengono insultati e aggrediti dai pazienti o dai loro familiari, ma è difficile quantificare con precisione l’entità del fenomeno: secondo dati FIASO (Federazione di Asl e Ospedali) in 2 casi su 3 non viene presentata alcuna denuncia. Spesso per paura di ritorsioni, ma anche a causa del senso di sfiducia e rassegnazione ormai generalizzato negli operatori sanitari costretti a lavorare praticamente in trincea.

«Gli ospedali italiani sono ormai un vero e proprio Far West, i nostri medici non sono più al sicuro», così Massimo Tortorella, Presidente del Gruppo Consulcesi, network da oltre 20 anni a fianco dei medici, sul suo profilo LinkedIn. «Da mesi – spiega Tortorella – siamo impegnati in numerose campagne di sensibilizzazione e informazione per denunciare la gravità della situazione, attraverso statistiche, corsi di formazione e approfondimenti legali, rivolgendoci anche alle strutture sanitarie affinché si dotino delle adeguate misure per proteggere l’incolumità dei propri dipendenti». «La dottoressa di Crotone, come tanti suoi colleghi, non è stata vittima dell’imprevedibilità di uno scatto d’ira – continua Tortorella – ma di un desolante contesto dove i medici sono lasciati soli e inascoltati. Proprio per questo, abbiamo deciso di lanciare il ‘telefono rosso’, un pronto soccorso telefonico per la violenza in corsia. Chiamando gratuitamente il numero 800620525 attivo tutti i giorni, 24 ore su 24, i camici bianchi che si sentono in pericolo o hanno subìto aggressioni e minacce, anche tramite social network, potranno trovare supporto umano e legale, con la possibilità di rimanere del tutto anonimi. A fianco del Tribunale del Malato, - conclude Massimo Tortorella - è il momento di istituire un vero e proprio Tribunale del Medico perché le vittime delle inefficienze del Sistema Sanitario Nazionale non sono solo i pazienti, ma anche chi è costretto a lavorare in condizioni di disagio, sovraffollamento, mancanza di personale e senza le misure minime necessarie per la sicurezza».

Sul tema è intervenuto anche il Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, Filippo Anelli: «Chiediamo al Governo un atto concreto: trasmuti il Disegno di Legge sulla violenza contro gli operatori sanitari, attualmente incardinato in Commissione Igiene e Sanità del Senato, in un Decreto Legge, in modo da renderlo immediatamente esecutivo o, in alternativa, inserisca un emendamento sulla materia all’interno della Legge di Bilancio, prevedendo la procedibilità d’ufficio per gli aggressori, che scatterebbe in automatico se i medici fossero sempre considerati pubblici ufficiali».

 

Fonte: Ufficio Stampa Consulcesi

Giulia Grillo: “Con il nuovo Piano nazionale delle liste d’attesa riportiamo la salute dei cittadini al primo posto”

 “Ho trasmesso alle Regioni il nuovo Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa per riportare la salute dei cittadini nelle priorità dell’azione politica.

Il piano mancava da quasi 10 anni e conteneva generiche azioni di governo. Ora mettiamo regole certe e stanziamo fondi per dire basta alle attese infinite per una visita medica o un esame diagnostico!

 

Presto, insieme alle Regioni, garantiremo tempi certi per ogni prestazione. Grazie ai 350 milioni previsti in Legge di Bilancio per il triennio 2018-20 aiuteremo i territori a potenziare i servizi di prenotazione implementando i Cup digitali e tutte le misure per rendere più efficiente il sistema. Non erano mai state stanziate risorse dedicate specificatamente alle liste d'attese. Noi lo stiamo facendo. A Sud e a Nord, le regole saranno uguali per tutti, questo servirà a ridurre le diseguaglianze.

È un primo passo concreto verso un cambiamento reale. La sanità del Paese deve ritornare in cima alle priorità dell’agenda politica.

Pur lasciando l’autonomia alle Regioni, il ministero della Salute garantirà il monitoraggio dei percorsi diagnostico-terapeutici, ma anche delle prestazioni ambulatoriali in regime libero-professionale. Sembrano concetti tecnici, ma riguardano la vita di tutti noi cittadini. Questo nuovo Piano è diretto innanzitutto ai pazienti, specialmente a quelli che in questi anni si sono sentiti abbandonati.

L’Osservatorio Nazionale sulle Liste di Attesa del ministero della Salute sarà la cabina di regia che assicurerà ai cittadini un monitoraggio effettivo sui servizi sanitari e quindi sull’applicazione concreta del diritto alla salute, ma sarà anche uno stimolo per le Regioni. Le aziende sanitarie dovranno competere per offrire i servizi migliori, attivando un circolo virtuoso con ricadute positive sulle persone, ma anche sui lavoratori del Ssn, che devono sentirsi maggiormente valorizzati.

I direttori generali delle aziende sanitarie saranno valutati anche in base al raggiungimento degli obiettivi di salute connessi agli adempimenti dei Lea: questo significa che chi non mette l’efficienza delle liste d’attesa al primo posto del suo mandato, potrà essere rimosso dall’incarico”.

 

Giulia Grillo, ministro della Salute