Mar 25, 2019 Last Updated 8:55 PM, Mar 22, 2019

Igienisti dentali, un anno storico

Il 2018 è stato un anno denso di novità per gli igienisti dentali e per tutte le professioni sanitarie. La più eclatante l’istituzione, con l’approvazione della legge 3/2018, degli Ordini e dei rispettivi Albi per le 22 professioni sanitarie,denominati Ordini dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica, delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione (TSRM PSTRP). Per gli igienisti dentali i dati relativi all’iscrizione al proprio Albo professionale sono incoraggianti. Gli aggiornamenti a dicembre rilevano ben 5299 preiscritti, tra cui 1352 iscrizioni deliberate dai rispettivi ordini. Un provvedimento importante per completare il percorso di riconoscimento giuridico e conferire la dovuta dignità professionale come enti pubblici non economici che agiranno come organi sussidiari dello Stato, verificando il possesso dei titoli abilitanti all’esercizio professionale, curando la tenuta e la pubblicità degli albi dei professionisti, indispensabile per promuovere e assicurare l’indipendenza, l’autonomia e la responsabilità delle professioni e dell’esercizio professionale, la qualità tecnico-professionale, la valorizzazione della funzione sociale, la salvaguardia dei diritti umani e dei princìpi etici dell’esercizio professionale indicati nei codici deontologici. Sino alla costituzione delle commissioni d’albo, ai sensi dell’art. 5, comma 2 del DM 13 marzo 2018, AIDI in quanto Associazione Maggiormente Rappresentativa (DM 28 luglio 2014), sta supportando gli Ordini territoriali dei TSRM PSTRP, mettendo a disposizione il contributo tecnico amministrativo, per la valutazione delle domande di preiscrizione, di 41 Rappresentanti (RAMR) che cesseranno il proprio mandato decorsi 18 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto (settembre 2019). Altra importante conquista per la professione è l’inclusione di AIDI, da parte del Ministero della Salute pubblica, nell’Elenco delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie in attuazione dell’articolo 5 della Legge 8 marzo 2017, n. 24 (Legge Gelli) e del Decreto ministeriale 2 agosto 2017 per l’elaborazione di linee guida e raccomandazioni per il corretto esercizio delle prestazio-ni sanitarie. A tal proposito ricordiamo che la legge Gelli-Bianco ha riformato inoltre, la disciplina delle responsabilità penale degli esercenti le professioni sanitarie e istituito l’obbligo di assicurazione per tutte le strutture sanitarie pubbliche e private. Con la creazione dell’albo e il riconoscimento di AIDI come Associazione Tecnico Scientifica, sarà necessario soddisfare ulteriori esigenze della nostra professione, dalla tutela previdenziale e assistenziale, alla partecipazione alle trattative per la conclusione di contratti e accordi che interessano la categoria, all’assunzione di ogni iniziativa, anche giurisdizionale, presso autorità, enti, organismi nazionali e internazionali (pubblici e privati) per la tutela degli interessi degli igienisti dentali. Per questo abbiamo ritenuto necessario istituire SindacAIDI, un nuovo soggetto, distinto e autonomo rispetto ad AIDI, che si assumerà la responsabilità di rappresentare e difendere i propri iscritti facendosi portavoce di tutte le istanze dei professionisti igienisti dentali.
Altra importante novità, l’insediamento del nuovo consiglio Direttivo Nazionale AIDI che resterà in carica sino al 2021 e avrà l’onere e l’onore di proseguire il grande lavoro svolto da ciascun componente del direttivo uscente a cui va la tutta mia riconoscenza per i traguardi raggiunti e in particolare a chi ha terminato il mandato come Caterina Di Marco, Monica Castellaro, Stefano Checchi, Paola Gavoglio, Gabriella Cagnin.
Sono sicura che il nuovo direttivo si impegnerà al meglio, in quanto composto da colleghi di grande valore sia professionale che umano e che saprà condurre la professione a livelli sempre più qualificanti grazie al supporto dei Presidenti e Consiglieri Regionali di tutta Italia e di tutti i colleghi che continueranno a sostenerci.
Ci sarà ancora tanta strada da percorrere e ci auguriamo pertanto, nel 2019, di vedervi sempre più partecipi e numerosi nella nostra Associazione che sarà più attiva che mai nell’espletamento di quanto necessario a valorizzare la nostra categoria in termini di competenza, autonomia e responsabilità professionale.

La rivoluzione DENTALWELFARE

Affidarsi ad un dentista competente e specializzato, è un diritto di tutti: se poi questo dentista, come un medico di famiglia, diventa un punto di riferimento stabile che ci garantisce i servizi odontoiatrici di base più essenziali, è ancora meglio. Ma se tale dentista opera in una rete  odontoiatrica privata che fa parte del SSN perchè è composta solo da ambulatori odontoiatrici accreditati del SSN a garanzia della sicurezza, qualità e accessibilità economica del servizio sanitario erogato, allora siamo di fronte a DENTALWELFARE. 
Nato nelle Marche, DENTALWELFARE si presenta nel territorio regionale come primo Fondo Integrativo Odontoiatrico del SSN di tipo DOC (Denominazione di Origine Controllata SSN).
Come funziona
Ieri, nell’Odontoiatria non intermediata, modello storico a cui si rifà il tradizionale dentista privato, il paziente rappresentava “la Domanda” mentre il libero professionista rappresentava “l’Offerta”, ossia se stesso. Non esistevano alternative né intermediari tra dentista e paziente a parte il SSN con le sue strutture pubbliche ma riservate alle fasce vulnerabili, per motivi sociali o sanitari, aventi diritto per legge ai LEA-Livelli Essenziali di Assistenza gratuiti o parzialmente gratuiti (ticket).
Oggi, nell’Odontoiatria intermediata, grazie alla legge 229/99, l’odontoiatria, prima riservata ai soli dentisti privati, è stata liberalizzata di fatto attraverso “l’autorizzazione alle attività sanitarie”: ciò ha favorito l’ingresso di intermediari tra domanda e offerta quali le aziende sanitarie private. Inoltre la stessa legge, attraverso l’accreditamento istituzionale e l’assistenza integrativa del SSN ha favorito l’affermarsi dei Fondi Integrativi del SSN, veri e propri intermediatori tra dentista e paziente. Tutto questo ha rivoluzionato il sistema delle cure dentistiche private offrendo ai pazienti alternative diverse da quella, prima obbligata, del dentista privato.
Perché è conveniente passare dal Far West al Welfare Odontoiatrico
Basta con l’abusivismo odontoiatrico, le offerte stracciate, la caccia al prezzo e al massimo ribasso, i pacchetti vacanza denti compresi: con DentalWelfare stiamo parlando di una organizzazione senza fini di lucro regolarmente iscritta presso il Ministero della Salute e facente parte del SSN stesso: le strutture convenzionate a questo Fondo non solo sono autorizzate ma anche accreditate istituzionalmente nel SSN perchè aventi requisiti ulteriori a quelli autorizzativi.
Tutti i pazienti che si rivolgono a una struttura convenzionata DENTALWELFARE iscrivendosi al Fondo potranno beneficiare degli sconti fiscali (fino a 3.615,20 euro/anno) previsti dallo Stato per potenziare l’assistenza sanitaria integrativa del SSN.
Ma c’è di più: iscriversi e convenzionarsi al Fondo, insomma “battere bandiera DELTALWELFARE”, è un vantaggio non solo per il paziente ma anche per il dentista privato! Questo Fondo DOC offre infatti al dentista la possibilità di collaborare presso ogni struttura aderente al network DentalWelfare, nel rispetto di precise linee guida clinico organizzative e di tariffari calmierati, con la possibilità, come per un medico di famiglia, di diventare egli stesso il punto di riferimento per gli iscritti al Fondo e per i loro familiari.
La programmazione territoriale
nella Regione Marche
Nella sostanza DENTALWELFARE opera attraverso un network odontoiatrico integrativo del SSN che ha l’obiettivo di ottimizzare costi e prestazioni, garantendo alta qualità e tecnologia in modo da stabilire uno rapporto fiduciario dei suoi dentisti con i propri pazienti grazie anche ai vantaggi fiscali concessi dallo Stato: tutto ciò non solo per battere l’abusivismo odontoiatrico, la concorrenza sleale, i franchising o le catene internazionali globalizzate bensì per offrire, in condizioni di sicurezza controllata dal SSN stesso, cure dentali di qualità erogabili solamente da strutture odontoiatriche accreditate  istituzionalmente con il SSN e deducibili fiscalmente al 100%.
La Regione Marche, con le sue
strutture accreditate SSN,
è l’incubatore di DENTALWELFARE
Questo Fondo DOC si sviluppa in base a una programmazione territoriale dei suoi ambulatori convenzionati e prevede all’inizio una presenza di almeno una struttura convenzionata su ogni territorio provinciale per poi svilupparsi nelle aree carenti in modo di andare incontro alle esigenze di economia di scala delle strutture private che, in base alla convenzione, debbono garantire oltre tariffe calmierate ai suoi iscritti anche pacchetti integrati di cura per l’odontoiatria di base.

Staminali e Biobanche, basta con le notizie terroristiche

E’ apparsa sotto le feste natalizie una notizia riguardante una video inchiesta di alcuni apprendisti giornalisti che mira a screditare il sistema delle staminali. Addirittura si dice che sarebbe l’Istituto Superiore della Sanità a sostenere l’inutilità di conservare il cordone ombelicale. Si legge addirittura nel titolo “Nessuna evidenza che le cellule servano a curare malattie del sangue”. Ma abbiamo controllato: sul sito dell’ISS non c’è nulla di ciò. La scelta familiare è riconosciuta libera e altrettanto libera dev’essere l’opzione di tutelare il neonato per la sua salute futura.
Abbiamo chiesto lumi alla direttrice di In Scientia Fides di San Marino, la dott.ssa Luana Piroli.
“In Italia è attiva dal 2005 un’ordinanza ministeriale diventata decreto ministeriale nel 2009 dove viene chiaramente autorizzata la raccolta per la conservazione privata in tutti gli ospedali previa autorizzazione da parte della direzione sanitaria dell’ospedale in cui avverrà il parto. Per ottenere l’autorizzazione o nulla osta al prelievo, la mamma deve presentare analisi ematiche eseguite nel nono mese di gravidanza e deve mostrare il kit utile alla raccolta rilasciato dalla Biobanca privata. Nello stesso decreto ministeriale è autorizzata la “conservazione autologo dedicata”. Si legge: “In Italia non è consentita la conservazione per uso unicamente autologo cioè personale del sangue del cordone ombelicale, tranne quando, tra i consanguinei del nascituro, vi sia una patologia per la quale è riconosciuto clinicamente valido ed appropriato l’utilizzo terapeutico delle cellule staminali del sangue da cordone ombelicale.
In tal caso si tratta di “donazione dedicata” e le cellule staminali, conservate gratuitamente nelle banche italiane, sono ad esclusiva disposizione della persona alla quale sono state dedicate in ragione della sua patologia. Dunque ci sono leggi e disposizioni chiare”.
Quando è possibile la conservazione autologo - dedicata secondo la normativa?
“La normativa nel nostro Paese consente la conservazione delle cellule staminali da sangue cordonale per uso autologo-dedicato al neonato o ad un consanguineo, presso le banche di sangue placentare esistenti sul territorio nazionale, solo in alcuni casi:
• quando il nascituro o un suo consanguineo presenta, o al momento del parto o in epoca pregressa, una patologia per la quale il trapianto di cellule staminali emopoietiche è clinicamente valido
• quando nella famiglia c’è il rischio di una malattia geneticamente trasmissibile a futuri figli per la quale il trapianto è una pratica scientificamente appropriata.
La norma consente inoltre, la conservazione del sangue da cordone ombelicale ad uso autologo dedicato anche in caso di particolari patologie, non ancora presenti nell’elenco allegato al decreto ministeriale 18 novembre 2009, per le quali sussistono comprovate evidenze scientifiche di un possibile impiego di cellule staminali da sangue cordonale anche nell’ambito di sperimentazioni cliniche approvate secondo la normativa vigente, previa presentazione di una documentazione rilasciata da un medico specialista nel relativo ambito clinico.
Ciò rappresenta chiaramente l’importanza di avere a disposizione le cellule staminali da cordone ombelicale in caso di necessità.
Ciò che non si capisce è come mai però se una famiglia decide di mantenere per sè le cellule staminali e quindi garantire alla propria famiglia, attraverso una assicurazione biologica, una possibilità di cura, l’utilizzo diventa “l’illusione del cordone ombelicale, inutile conservarle per se stessi”. Incoerente e fuoriviante!”
Forse ci sono interessi più o meno nascosti per nuotare contro….
“Sì ma spesso mi chiedo quali? Negli ospedali nessuno parla di questo servizio salvo quando qualche coppia richiede di fare la conservazione privata ed in quel caso gli operatori sanitari si schierano contro senza valide ed oggettive motivazioni. L’educazione sanitaria è praticamente assente….”
Uno dei leit-motiv ricorrenti in italia, specialmente nell’argomentazione a favore della donazione pubblica, è che donare non costa niente.
“Possiamo ritenere poche affermazioni più errate e fuorvianti di questa: la donazione costa, eccome! Certamente, chi dona non ha alcun esborso all’atto della nascita, ma in modo dilazionato, costantemente, tutti paghiamo e sosteniamo questo sistema, con le tasse che vanno anche a sostegno del SSN: nel territorio italiano vi sono 19 banche di sangue del cordone ombelicale esistenti, sono tutte pubbliche, ed è evidente dalla natura stessa dell’atto che ha consentito la nascita delle banche SCO (Accordo della Conferenza Stato-Regioni)  come ciascuna singola Regione abbia potuto gestire fondi per la creazione di una propria banca”.
E se parliamo di prezzi?
“Nell’accordo stato regioni del 29 ottobre 2009 si fa riferimento all’Accordo del 24 luglio 2003 fra il Ministero della Salute e le Regioni per quel che riguarda l’Aggiornamento del prezzo unitario di cessione del sangue e degli emoderivati tra servizi sanitari pubblici. Quello che è possibile fare, dunque, è una stima. Ciascuna unità di SCO ha un valore: dal Tariffario per le prestazioni per la ricerca e reperimento di cellule staminali ematopoietiche da non consanguineo [decorrenza marzo 2014]. Secondo tale documento, il costo totale dell’invio dell’unità di CSE da sangue cordonale è pari a 17.475,35 Euro, di cui 475,35 Euro sono il costo per l’estrazione del DNA e la tipizzazione (HLA-A, B e DRB1* LR) di conferma sia della precedente tipizzazione che dell’identità dell’unità SCO, e 17.000 Euro per il rilascio dell’unità e i costi connessi (controlli di qualità esclusa la tipizzazione HLA, costo del personale sanitario addetto alla manipolazione delle CSE, eventuali campioni materni, materiale d’uso, ecc.)”.
Ma le biobanche sono in crisi o no?
Dall’inizio dell’attività delle banche sul territorio italiano (1993) a tutto il 2013 sono state rilasciate in tutto 1.283 unità, per un ammontare complessivo di circa 22.000.000 di euro che sono andati a sostentamento delle banche. Distribuiti in maniera non uniforme in vent’anni. Molte biobanche pubbliche hanno chiuso perchè il sistema sanitario non riesce a mantenerle tutte e questo ha ridotto ulteriormente la raccolta utile alla donazione già scarsa. Su circa 450.000 parti solo 300 sacche vengono raccolte ed il servizio è attivo in pochissimi ospedali. Mentre la raccolta per la conservazione privata può essere effettuata in tutti gli ospedali. A questo si aggiunge che il SSN per fare cassa ha deciso di applicare un ticket sanitario per il rilascio della autorizzazione alla conservazione privata. Un Ticket che varia da € 150 a € 300. Esagerato se consideriamo che una biobanca chiede mediamente per la conservazione poco più di 30 euro”.
E le biobanche private che falliscono?
“A me non risulta. Hanno chiuso, semmai, le agenzie commerciali che si occupavano di fornire tale servizio appoggiandosi alle Biobanche private.
Certo manca il controllo delle biobanche private, questo è vero.
Una struttura come la nostra, sia pubblica che privata, per poter operare e garantire il rilascio del campione di cellule staminali al momento del bisogno deve possedere l’accreditamento FACTNetcord. Requisito essenziale”.
Perchè lo Stato e per lui il Ministero della salute non accredita le biobanche private che operano in Italia attraverso la valutazione dei requisiti essenziali?
“Noi abbiamo fatto una proposta in tal senso ma nessuno l’ha accolta. Una verifica e quindi una autorizzazione mette in sicurezza i cittadini. Ciò che comunque ritengo inaccettabile è l’informazione errata, quella che vuole fare notizia con la malasanità  a tutti i costi...“

Medicina e Chirurgia a Napoli: eccellenza didattica al Federico II

Napoli: molti problemi, moltissime risorse. Ma a fare notizia, si sa, è sempre ciò che non funziona, e il clamore delle polemiche spesso finisce per gettare un’ombra sulle luci di una città che, in tema di istruzione ha... veri gioielli! Un esempio? Tra il quartiere Vomero e i Camaldoli sorge un complesso architettonico circondato dal verde: si tratta della “Zona Ospedaliera”, sede del Nuovo Policlinico e della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II. Da questa eccellenza, riconosciuta come tale a livello europeo, parte il viaggio di Senzaetà alla scoperta delle Facoltà italiane che hanno il compito di formare i futuri attori della Sanità. L’Università degli Studi di Napoli fu fondata il 5 giugno 1224 dall’imperatore del Sacro Romano Impero e re di Sicilia Federico II di Svevia, soprannominato Stupor Mundi dai suoi contemporanei per l’inestinguibile curiosità intellettuale alla base della sua grande cultura. Poiché fu creata per volontà imperiale, l’Università di Napoli è considerata la prima università laica europea di tipo statale. La nascita del complesso edilizio di Cappella dei Cangiani della Facoltà di Medicina e Chirurgia risale al 1960, ma l’attività didattica ebbe inizio il 15 novembre 1972. Recentemente, con l’entrata in vigore del ddl Gelmini, l’assetto delle Università italiane ha subito profonde modifiche: dal 2013 la Facoltà di Medicina e Chirurgia è confluita nella Scuola di Medicina e Chirurgia insieme alle Facoltà di Farmacia e Biotecnologie Mediche. L’anno successivo il prof. Luigi Califano, chirurgo maxillo-facciale, è stato eletto Presidente della Scuola, incarico che tutt’ora detiene. E proprio al prof. Califano abbiamo chiesto di presentare la Scuola di Medicina e Chirurgia napoletana.  Prof. Califano, ci descriva la Scuola di Medicina e Chirurgia di Napoli e le sue eccellenze.
“La nostra è una grande struttura didattica, assistenziale e di ricerca, un vero gioiello del Mezzogiorno. Sul piano della didattica, la Scuola comprende 34 corsi di laurea e 51 scuole di specializzazione, frequentati da oltre 23.000 studenti. 7 sono i nostri dipartimenti, 2 dei quali sono stati valutati come eccellenze dall’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca): il Dipartimento di Farmacia e il Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche. Per quel che riguarda l’assistenza, la Scuola è direttamente collegata al maggiore ospedale del Sud Italia, il Nuovo Policlinico universitario, in cui sono presenti tutte le specializzazioni mediche esistenti. Qui ogni anno si effettuano oltre 400.000 visite e 60.000 ricoveri. Infine, un aspetto a cui tengo molto: la ricerca. Posso orgogliosamente affermare che da noi lavorano gruppi di ricerca tra i più importanti d’Italia, come Cnr, Tigem (Istituto Theleton di Genetica e Medicina) e Ceinge, il centro di ingegneria genetica e biotecnologie avanzate”.
Quali sono gli aspetti da potenziare?
“Malgrado l’alto livello della struttura, di aspetti da migliorare ce ne sarebbero molti. Per quel che riguarda la didattica, la connessione sempre più stretta tra medicina e tecnologia accresce il bisogno di dotarsi di strumenti molto avanzati per formare i futuri professionisti della Sanità. Poi torno ad insistere sulla ricerca: senza ricerca non c’è cura, incentivare lo sviluppo di questo aspetto è fondamentale per l’intera comunità, non solo per la Federico II. Lo stesso discorso vale per le prestazioni ospedaliere del Policlinico, un’eccellenza che potrebbe ulteriormente migliorare per garantire cure ed assistenza ai cittadini napoletani e di tutto il meridione”.
Cosa ne pensa dell’ipotesi di abolire il numero chiuso?
“Penso che non sia un progetto attuabile. Le Scuole di Medicina possiedono aule, strumentazione e corpo docenti tarati per assicurare un buon livello di formazione ad un determinato numero di studenti, permettere l’ingresso a tutti senza una selezione iniziale rischierebbe di incidere pesantemente sulla qualità dell’insegnamento. Inoltre, stando alla normativa europea, nel nostro paese gli specializzandi vengono retribuiti, ma i contratti annuali a loro riservati  sono solo 6.000. Quello che serve in Italia è una rigorosa programmazione del fabbisogno di medici, un’indagine meticolosa che sveli il numero reale dei posti che vanno messi a concorso, al quale, ovviamente, dovrebbe corrispondere il numero dei nuovi medici usciti dalle Università”.

Chirurghi a confronto su responsabilità

Un confronto sulla responsabilità del medico, i rischi professionali e la tutela della figura professionale del chirurgo plastico, del suo lavoro e dei capitali che possiede, è stato un elevato momento di discussione quanto mai attuale.
L’ASSECE, European Association of Aesthetic Surgery ha organizzato alla Casa dell’Aviatore di Roma l’incontro dal titolo: “La nuova responsabilità sanitaria e la tutela del professionista” che ha visto la partecipazione degli esperti consulenti della Fiduciaria Marche. Oltre 80 i medici iscritti al corso ECM reso possibile dal provider Advanced di Ancona. Tanti i relatori illustri dai prof. Gian Aristide Norelli e Stefania Spina che hanno parlato della legge Gelli, alla psicologa Susanna Baldi, a Serafino Ricci che è intervenuto sulla privacy mentre Walter Rossi ha parlato delle coperture assicurative con la partecipazione dell’esperto Alberto Zucchi, sia per Area Insurance Brokers che Assicuratrice Milanese.
Per la Fiduciaria Marche, sulla tutela del professionista e il funzionamento degli strumenti fiduciari, sono intervenuti il presidente Valerio Vico, Francesco De Benedetto e Federico Barbieri mentre Andrea Vicari e Valentina Ottani Sconza hanno spiegato nuovi strumenti di ingegneria del patrimonio, come il trust e l’affidamento fiduciario.
Sempre più, nella società in cui viviamo, il medico è chiamato a rispondere della responsabilità sociale che deriva dalla sua attività professionale.
Questo dibattito, voluto in particolare dal prof. Ruben Oddenino presidente di Assece e dal presidente di Fiduciaria Marche dott. Valerio Vico, è partito dalla responsabilità professionale del medico attraverso il confronto su criteri pratici, competenze e normativa, esperienze quotidiane e straordinarie. Ha suscitato infatti molto interesse l’intervento del dott. Francesco De Benedetto che, entrando nel dettaglio, ha citato casi particolari di rischio in cui il medico chirurgo potrebbe aver problemi giuridici che minano il suo patrimonio. Ecco dunque che tutelarsi per tempo appartiene ai diritti e doveri della professione medica e Fiduciaria Marche ha tutti gli strumenti per garantire ai professionisti l’efficacia giuridica della tutela dei capitali nella massima trasparenza e legalità. Proprio per questo l’Assece nella figura dell’organizzatore dott. Nicola Pepe, ha chiesto il supporto della Fiduciaria Marche e dei suoi esperti consulenti.
La Fiduciaria Marche apre così un capitolo di consulenza specifica, dedicato a chi, come i medici in genere e i chirurghi plastici nella fattispecie, può intervenire – e interviene di fatto - non solo nella sfera fisica ed estetica personale, ma anche in quella sociale e psicologica dell’individuo, fin dalle operazioni più semplici. Con tutti i rischi che ne conseguono, dai quali si può e si deve tutelarsi con largo anticipo, nell’interesse di tutti.

RITORNA L’HTC CHALLENGE

Il tema del “valore” effettivo della sanità italiana – sempre più compressa tra tematiche di tagli e risparmi e spessa messo in discussione da chi vorrebbe un superamento dell’universalismo del SSN – sarà al centro del 19° Convegno nazionale dell’Associazione Italiana Ingegneri Clinici che si terrà a Catanzaro dal 16 al 18 maggio 2019. Titolo dell’evento sarà “Tecnologie, accessibilità, esiti: l’ingegneria clinica per una sanità di valore” (Università degli Studi Magna Grecia, Catanzaro-Germaneto).
“Tema e location del nostro Convegno nazionale”, ha detto il presidente AIIC Lorenzo Leogrande, “indicano una scelta doppiamente importante: da un lato abbiamo infatti voluto sintetizzare nel titolo del Convegno una serie di elementi imprescindibili della nostra attività come associazione e come professionisti impegnati nella sanità; dall’altro abbiamo scelto una location forse inusuale per un grande evento nazionale, proprio per richiamare l’attenzione sul ‘Sud che si muove’, su un centro virtuoso di vita accademica, sanitaria e tecnologica”.
Il titolo prescelto da AIIC per il suo evento annuale mette in fila i valori su cui il Servizio Sanitario nazionale gioca il suo futuro: le tecnologie healthcare devono essere abilitanti per un’equità d’accesso e per esiti che conducano ad una salute migliore, diffusa ed universalista.
Ma quali sono le condizioni per cui tutto questo possa accadere? E con quali contributi professionali? “E’ proprio ciò che vogliamo approfondire nella nostra tre giorni”, precisa Leogrande, “che, ne sono certo, sarà come negli ultimi anni fortemente seguita, dinamicamente partecipata e professionalmente ricca”.
Non a caso i temi degli “esiti” e del “valore” diventano parte importante della riflessione AIIC: il nostro Paese ha appena celebrato i 40 anni del Servizio Sanitario Nazionale e la stessa associazione nel suo Meeting di Napoli ha messo sotto la lente alcune criticità riguardanti la sicurezza dei sistemi tecnologici in healthcare.
Il tutto ha un significato preciso: il futuro della salute dei cittadini passa attraverso la valutazione concreta degli esiti dei percorsi terapeutici, soprattutto se questi hanno una forte componente tecnologica che permette valutazioni chiare e oggettive.
A presiedere il Convegno saranno Aldo Mauro e Carmelo Minniti (Presidenti Comitato Organizzatore) mentre Giovanni Poggialini e Giulio Iachetti (Presidenti Comitato Scientifico) stanno già sviluppando in collaborazione con il Direttivo AIIC un programma in cui si approfondiranno tre differenti “percorsi scientifici”: il “Value based health procurement”, il “Value based health process management” e il “Value based health technologies maintenance”.
Mentre nei prossimi tempi illustreremo temi e sessioni del Convegno, vale la pena già da oggi ricordare che è già confermata la Seconda edizione dell’Health Technology Challenge (HTC), una “sfida” che l’Associazione ripropone dopo il grande successo (di numeri e di qualità progettuale) registrata nell’edizione 2018.
Con questa iniziativa l’AIIC vuole dare spazio alla presentazione di esperienze, progetti e soluzioni innovative per affrontare piccoli e grandi problemi della sanità attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori del sistema sanitario e l’utilizzo delle tecnologie intese nella loro accezione più ampia. Come nello scorso anno le aree tematiche su cui si articola l’Health Technology Challenge sono otto:
1-Health Technology Assessment,
2-Gestione delle tecnologie biomediche,
3-ICT ed informatica medica,
4-Health Operations/Project Management,
5-Gestione del rischio clinico,
6-Sviluppo di tecnologie e dispositivi per la salute,
7-Progettazione funzionale,
8-Assistenza domiciliare e tecnologie per il territorio.

Italia, il Paese più “bestiale” d’Europa

È ormai risaputo che gli italiani non fanno più figli: secondo il Bilancio Demografico Istat, i bambini nati nel 2017 sono stati 458.151, il numero più basso nella storia del nostro paese.
Non ci riproduciamo, eppure non rinunciamo a sentirci un po’ “mamme” e “papà”, a riversare tonnellate di amore su di un essere (quasi) completamente dipendente da noi…magari peloso!
Sono infatti 60 milioni gli animali domestici che abitano le nostre case, di cui circa la metà sono pesci, a cui si aggiungono 13 milioni di volatili, 7 milioni di cani, 7,5 milioni di gatti (ormai sovrani del web) e poco più di 3 milioni tra piccoli roditori e rettili; questi alcuni dei numeri diffusi dall’ultimo rapporto Assalco-Zoomark, compendio annuale sul mondo dei pets, presentato lo scorso maggio in occasione di Zoomark international, il salone internazionale sui prodotti e le attrezzature per gli animali da compagnia. Stando agli stessi dati, con i suoi 50,3 pets ogni 100 abitanti, proprio l’Italia sarebbe al primo posto tra i Paesi europei per numero di animali da compagnia in rapporto alla popolazione.
La ricaduta sul mercato è evidente: si moltiplicano i grandi negozi interamente dedicati ai nostri amici più o meno piccoli e, oltre al classico cibo industriale e agli accessori strettamente necessari (ciotole, spazzole, lettiere ecc), propongono gelati e torte di compleanno per cani, cappottini degni di una sfilata di alta moda, collari simili a collier, tiragraffi per gatti degni di un’architettura futuristica e tanto altro ancora.
Tutto effimero, tutto costoso, tutto incredibilmente attraente per i proprietari, più che per le bestiole.
E così la pet economy supera i 2 miliardi di euro e crescono sempre più anche le prestazioni veterinarie, ormai incluse nella dichiarazione dei redditi.
Già, perché pur di vedere il nostro amico a quattro zampe vispo e in salute saremmo pronti a spendere un patrimonio…ma, come vedremo, proprio i veterinari consigliano di prestare un po’ di attenzione in più ai propri pets e seguire qualche piccola regola di prevenzione per avere animali più sani e portafogli meno vuoti. 

Quei cari, piccoli, preziosi amici

I nostri amici a quattro zampe ci fanno compagnia, ma anche loro hanno bisogno di cure particolari. Senzaetà avvia pertanto una rubrica dove vorremmo trattare sempre l’argomento animali, non solo dal punto di vista della fondamentale compagnia e amicizia che ci danno, a volte preziosa come nella pet therapy. Ne parliamo con il dott. Francesco Ceccaroni della Clinica Veterinaria San Giovanni di Roma. Dottore, chi si rivolge generalmente a voi?
“La nostra clinica si trova nel centro di Roma, quindi generalmente accogliamo soprattutto cani e gatti più o meno in egual misura, con una leggera prevalenza dei cani. I loro padroni appartengono ormai ad ogni ceto sociale, perché per molti l’animale da compagnia è un membro della famiglia a tutti gli effetti e sono quindi disposti a dedicargli cure amorevoli e fare dei sacrifici economici più o meno importanti per il suo benessere”.
Questo di cui parla è un atteggiamento tipico di chi vive in città?
“Diciamo che convivere con i pets all’interno della stessa abitazione fa sì che si sviluppi un rapporto affettivo molto stretto tra umani e animali, al punto che questi ultimi vengono considerati quasi dei figli per i proprietari. Ciò è meno frequente quando l’animale vive fuori dalle mura domestiche (ad esempio in giardino), soprattutto nelle zone rurali, dove tutti i nostri piccoli amici –cani e gatti compresi- sono ancora considerati in base alla loro funzione all’interno della fattoria”.
Quali sono le cause principali per cui è richiesto il vostro intervento?
“Spesso siamo impegnati in interventi di pronto soccorso per emergenze di natura traumatica, ad esempio incidenti, o tossica (avvelenamento). Oppure capita di trovarci di fronte a malattie che si manifestano in modo acuto. In questo caso, molti proprietari tendono a riferire un malessere recente ed improvviso dell’animale, ma, visitandolo, a volte appare evidente che il nostro paziente soffre da molto più tempo! Tutti coloro che possiedono un animale da compagnia dovrebbero quotidianamente prestare attenzione ai suoi comportamenti: un semplice cambiamento nelle sue abitudini dovrebbe costituire un buon motivo per consultare il proprio veterinario di fiducia”.
Ci parli dell’alimentazione dei nostri piccoli amici. Ormai non c’è tempo di stare ai fornelli per cucinare i nostri pasti, figuriamoci per quelli degli animali!
“Ed è proprio questo il motivo per cui le diete commerciali, sia umide che secche, vanno per la maggiore. Se gli animali potessero scegliere, preferirebbero di gran lunga del buon cibo fatto in casa, ma, come ha giustamente sottolineato, i proprietari non hanno il tempo di prepararlo. Ciò non vuol dire che croccantini e scatolette non siano in grado di fornire un corretto nutrimento: come per gli alimenti degli umani, la qualità dipende molto dalle marche”.
Non deve essere semplice fare il veterinario: oltre a curare dei pazienti “particolari”, bisogna dispensare molti consigli a chi se ne occupa nella quotidianità…
“Effettivamente il nostro mestiere non è facile, innanzitutto per la varietà di specie e razze con cui dobbiamo avere a che fare: è evidente che, pur essendo entrambi cani, tra un Chihuahua e un San Bernardo c’è una bella differenza! E poi ci sono i proprietari. Più o meno tutti tendono a cercare informazioni in rete, ma non tutti hanno il buon senso di capire che questo non basta per occuparsi adeguatamente della salute del proprio animale: il Dr Google non può di certo sostituire lo specialista in medicina veterinaria! Altra difficoltà sta nel fatto che i nostri pazienti non possiedono il dono della parola. Per avviare un iter diagnostico, dobbiamo dedurre i sintomi dai racconti dei proprietari e per questo torno a chiedere loro di aguzzare lo spirito di osservazione nei confronti dei pets”.
Alla luce di quanto detto, vuole lanciare un messaggio di prevenzione?
“La mia raccomandazione è di portare il proprio animale dal veterinario anche quando sta bene. Investire un po’ di tempo e denaro in controlli periodici è certamente meglio che correre ai ripari quando l’animale sta molto male e costituisce la miglior forma di prevenzione”.
Infine, scopriamo che Lei ha appena conseguito una Specializzazione importante…
“Nonostante io abbia alle spalle 30 anni di entusiasmante lavoro, costellato da continui corsi di approfondimento nelle varie branche della medicina veterinaria, ho deciso di ufficializzare i miei studi, conseguendo il più alto grado di specializzazione conferito dall’università italiana. Da qualche mese ho infatti conseguito il Diploma di Specializzazione in Patologia Clinica dei Piccoli Animali e Affezione, con indirizzo internistico, presso L’ Università degli Studi Di Milano”.

L’animale da compagnia, uno di famiglia

Amici a quattrozampe: prima di tutto ascoltiamo gli esperti. Cominciamo dal Presidente FNOVI (Federazione Nazionale degli ordini Veterinari) Gaetano Penocchio.
Sono sempre di più gli italiani che decidono di accogliere un animale da compagnia. Quali sono i benefici nel possedere un amico a quattro zampe, in particolare per le categorie più fragili, come anziani, malati e portatori di handicap?
“Il rapporto con un animale da compagnia ha vantaggi innegabili e ben conosciuti che sono anche alla base delle Attività e delle terapie assistite con gli animali. Il termine possesso però deve essere sempre accompagnato dall’aggettivo responsabile.
Questa domanda ci consente di spostare il punto di vista sui vantaggi verso gli animali e di ricordare i tanti cani e gatti da adottare nei rifugi, animali che meritano una vita migliore. Animali che proprio in virtù del loro passato infelice possono essere di grande supporto alle persone più fragili. Esistono esperienze molto interessanti che andrebbero diffuse”.
Crescere con un animale da compagnia può risultare vantaggioso anche per un bambino piccolo?
“Una pubblicazione di Plos dello scorso dicembre “Pet-keeping in early life reduces the risk of allergy in a dose-dependent fashion” ha concluso che la prevalenza di malattie allergiche nei bambini tra i 7-9 anni si riduce in modo dose-dipendente al numero di animali domestici che vivono con il bambino durante il primo anno di vita, suggerendo un effetto “mini-fattoria”, grazie al quale i cani e gatti proteggono contro lo sviluppo delle allergie.
A partire dal 2016 le spese veterinarie sono presenti nella dichiarazione precompilata perché le fatture sono inviate dai medici veterinari tramite il Sistema tessera Sanitaria - al pari delle spese mediche e sanitarie - oneri deducibili dalla dichiarazione dei redditi. Chi può usufruirne e in che misura?
“E’ possibile scaricare dalle tasse il 19% di costo che eccede l’importo di 129,11 euro, la cosiddetta franchigia. I proprietari di animali da compagnia possono portare in detrazione la spesa sostenuta per le loro cure entro il limite di 387,40 euro, in altre parole 49 euro.
E’ evidente che si tratta di importi che andrebbero aggiornati ma tutti gli emendamenti alla finanziaria su questo tema purtroppo non sono stati approvati e resta solo una raccomandazione al Governo.
Anche il costo dei farmaci ad uso veterinario – e ricordiamo che le norme impongono ai medici veterinari di prescrivere solo farmaci registrati per animali, seguendo una rigida gerarchia di possibili deroghe – è stato oggetto di proposte di emendamenti che non sono stati accolti.
Godere della compagnia di un pet è sicuramente un piacere, ma comporta anche numerosi impegni... In questo senso, quali sono gli errori che i proprietari di cani e gatti non dovrebbero commettere?
“Premesso che la maggior parte degli errori è dovuta alla scarsa informazione o alla scelta di fonti poco affidabili, la principale accortezza è quella di consultare un medico veterinario PRIMA di prendersi la responsabilità di accogliere in famiglia un animale. Sarà così possibile prevenire errori che possono avere conseguenza negative sulla convivenza, non solo in famiglia, ma anche più in generale con la società. Ricordiamo che moltissimi animali vengono rifiutati, abbandonati e destinati ad una esistenza deplorevole se non alla morte perché è mancata la razionalità. È necessario conoscere le esigenze dell’animale che andranno poi valutate rispetto alla disponibilità di tempo e di spazio della famiglia e delle sue caratteristiche. Ogni specie e ogni soggetto ha esigenze particolari che definiscono il livello di impegno del futuro proprietario. Una serena analisi di tutti questi elementi è dovuta agli animali, a prescindere dalla specie.
I medici veterinari potranno poi indicare come soddisfare le esigenze alimentari e quali siano le modalità per prevenire le malattie e avere una soddisfacente vita in comune”.
E se parliamo di vaccinazioni?
“Sarà il medico veterinario ad instaurare e realizzare il piano vaccinale e quello di prevenzione delle patologie parassitarie più adeguati.
Anche e soprattutto in questo ambito il fai da te non è solo sconsigliabile: oltre ad essere un illecito rappresenta un pericolo per il proprio animale, la famiglia e la società. La prevenzione è sempre preferibile alla terapia.
La collaborazione fra proprietari e medici veterinari porta benefici a tutti e richiede solamente di essere attenti ai cambiamenti di comportamento o di umore – che sono i segnali di allarme delle malattie - prima che diventino un problema grave”.
Cani e gatti restano gli amici a quattro zampe per eccellenza, ma sono sempre di più le persone che decidono di adottare altri tipi di animali: anche loro sono in grado di instaurare un rapporto empatico con il proprietario e dimostrare affetto?
“L’empatia è strettamente correlata alle cure parentali e quindi i mammiferi sono certamente più predisposti ad instaurare un rapporto empatico con il compagno umano. Rettili e anfibi hanno un livello di domesticazione più limitato e un livello di cure parentali molto inferiore ai mammiferi. Difficile stabilire il grado di empatia. Resta comunque la responsabilità, tutta a carico dell’uomo, di assicurare cure e condizioni adatte ad ogni animale accolto in casa.  L’acquisto e adozione devono essere atti consapevoli e ponderati. Per questo abbiamo realizzato una locandina contro il traffico di animali e sono in programma altre iniziative per il 2019”.

Mentorage, la tecnologia che ti accompagna e ti protegge

Durante la nostra partecipazione a CosmoSenior scopriamo un prodotto innovativo, frutto di un’ampia ricerca scientifica, che non poteva sfuggire a Senzaetà. Si chiama MentorAge®, è un sistema altamente tecnologico per il monitoraggio dei movimenti delle persone, pensato per le strutture che guardano sempre più spesso a nuove soluzioni disponibili sul mercato, con l’obiettivo di migliorare il benessere dei propri ospiti e la qualità di lavoro degli operatori. Ne parliamo con Piergiorgio Anselmo, Business Unit Director WITA – Gruppo Waldner.
Dove può essere fondamentale disporre di un sistema come questo?
“MentorAge® è un sistema universale, adattabile a qualsiasi struttura. Attraverso un sensore 3D ad infrarossi, è in grado di monitorare costantemente le persone in situazioni di fragilità, autosufficienti o non autosufficienti, nel pieno rispetto della privacy. Se necessario, allerta le figure preposte alla loro assistenza in tempo reale su dispositivi mobili o desktop. Il personale di assistenza può quindi ottimizzare l’organizzazione del lavoro e di cura della persona, grazie al tempo guadagnato con il monitoraggio centralizzato offerto da MentorAge®”
Ha un’applicazione che deriva dall’alta tecnologia…
“Corretto. La versione 2.0 del sistema è fondata sull’analisi dei movimenti dell’intero scheletro della persona. Ascoltando le esigenze delle strutture, la gamma di situazioni di potenziale pericolo monitorata, è stata studiata appositamente per includere gli eventi più frequenti, ed è destinata ad ampliarsi nel tempo. Oggi MentorAge® monitora le cadute, le alzate dal letto, il “wandering”, l’allontanamento non autorizzato e la permanenza prolungata in una stanza. Ulteriore vantaggio è la possibilità di creare delle automazioni, come ad esempio accendere una piccola luce a seguito di una alzata notturna, per agevolare il tragitto della persona.”
Perché di notte serve di più?
“Il sistema di sensori di cui è dotato il dispositivo, comprende anche gli infrarossi, garantendo quindi una resa notturna ottimale. Solitamente la notte, il numero di operatori è minore, a parità di persone residenti. Avere un aiuto costante è sicuramente un vantaggio per loro, per la persona e per l’intera struttura”.
Parliamo di Waldner: dove è la vostra sede?
“L’azienda, che opera nel settore medicale da oltre 20 anni ha sede in Trentino, mentre il centro di ricerca e sviluppo, composto da un team di ingegneri altamente qualificati, si trova a Nizza. Abbiamo inoltre una importante collaborazione con l’Università di Salonicco per quanto riguarda l’aspetto scientifico.
Siamo in grado di valutare ogni situazione nelle strutture pubbliche e private che hanno necessità, anche complesse. È possibile contattarci tramite e-mail scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. e saremo lieti di soddisfare le vostre esigenze con soluzioni anche personalizzate”.