May 24, 2019 Last Updated 1:31 PM, May 23, 2019

Scrivere, bell’esercizio per il cervello

L’esercizio della scrittura può stimolare il cervello, il gesto, l’educazione, non solo nei ragazzi in età scolare che si stanno disabituando ma anche negli anziani con problemi di degenerazione cognitiva?
Può essere la scrittura una forma terapeutica?
L’esercizio della scrittura è di fondamentale importanza per mantenere giovani le masse neuronali cerebrali direttamente collegate alle dita della mano che si muovono, queste ultime in seguito ad impulsi elettrici e chimici trasportati da neurotrasmettitori, attraverso le fibre nervose che vanno dal cervello passando per  tutto il braccio fino alla mano, pertanto all’atto dello scrivere.
Tale percorso è a senso biunivoco poiché dalle dita l’impulso ripercorre lo stesso tragitto a ritroso fino alle cellule cerebrali.
In un esperimento, in cui sono stati posti degli elettrodi nella zona motoria e premotoria del cervello, è stato possibile registrare un’attività cerebrale 750 millesimi di secondo prima che la mano iniziasse a scrivere, questo ci documenta l’intenzionalità e la volontà di scrivere antecedente l’atto fisico stesso.
Si può comprendere dunque che a seconda di come scriviamo (stampatello, corsivo o computer) e se scriviamo inviamo o non inviamo segnali e di che qualità al cervello.
In linea generale scrivere è un allenamento per la mente, esattamente come si va in palestra per esercitare e mantenere la tonicità ed elasticità muscolare, così possiamo avere una mente elastica e dinamica.
In particolare la rieducazione della scrittura è un settore utile, mirato e sempre più conosciuto e utilizzato anche in Italia sia come prevenzione sia come  riabilitazione nei casi di apprendimento disfunzionale della scrittura nei bambini e nei ragazzi in età scolare o in adulti che nel percorso evolutivo hanno incontrato difficoltà di qualche tipo, in virtù delle quali hanno perso padronanza ed elasticità del gesto grafico o nei casi di degrado grafomotorio per fisiologica senilità o per l’intervento di una qualche patologia.
A seconda della gravità si otterranno risultati di diverso livello così come a seconda dei casi saranno elaborati esercizi specifici e mirati alla problematica in cui è richiesto di intervenire.  In ogni caso inviare impulsi scrittori (in corsivo!) al cervello è salutare e potremmo definire tale lavoro come “terapeutico”.
Anche trasferire i nostri contenuti interiori ed emotivi nel foglio di carta risulta essere molto efficace, si tratta di uno strumento semplice ed economico ma che può avere risvolti importanti e profondi, in molti casi aiuta ad acquisire consapevolezza dei propri stati d’animo: in uno stile di vita in cui si è pressati dalla fretta e sollecitati da numerosissimi stimoli, fermarsi e prendere un momento per mettersi in contatto con se stessi è un atto davvero prezioso e insostituibile.

Il mestiere più pericoloso del mondo: la casalinga

Nella Sala degli Atti parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” ANMIL ha presentato “Faccende pericolose”, uno studio volto ad approfondire sia una valutazione dei cambiamenti che ha subìto l’assicurazione casalinghe, sia ad offrire un’analisi dei dati sugli infortuni al femminile in generale e, in particolare, quelli legati all’ambito familiare e domestico.
La realizzazione di tale ricerca è frutto di una proposta del Gruppo Donne ANMIL per le Politiche Femminili che, in occasione della Giornata della Donna, ogni anno promuove un’iniziativa differente per richiamare l’attenzione sul mondo del lavoro femminile, sulla tutela prevista per le donne che si infortunano o rimangono invalide per aver contratto una malattia professionale a causa dell’attività lavorativa, compresa quella svolta negli ambienti domestici o familiari.
Oltre al Presidente nazionale ANMIL Franco Bettoni e alle componenti del Gruppo Donne hanno partecipato all’evento: il Segretario della Commissione Lavoro e Previdenza Sociale del Senato, Sen. Roberta Toffanin; il Direttore centrale prevenzione dell’INAIL, Ester Rotoli; il Presidente del CIV INAIL, Giovanni Luciano; la Presidente di Federcasalinghe, Federica Rossi Gasparrini; Sottosegretario al Lavoro, On. Claudio Durigone il Responsabile dei servizi statistici dell’ANMIL, Franco D’Amico. I principali risultati dello studio saranno pubblicati in un accattivante opuscolo animato dalle originali vignette del giovanissimo e talentuoso Michele Russo.
Tale opuscolo verrà distribuito nelle scuole per sensibilizzare i giovani sul tema degli incidenti in ambito domestico.
Ogni anno in Italia si verificano oltre 3 milioni di infortuni domestici e secondo la più recente rilevazione ISTAT (2017) sono 7milioni 338mila le donne che si dichiarano casalinghe nel nostro Paese.Tra le donne, sono circa 600.000 le casalinghe coinvolte in un incidente avvenuto tra le pareti di casa.
Lo studio mette, dunque, in luce importanti aspetti legati agli infortuni in ambito domestico ed evidenzia le modifiche apportate al sistema di tutela previsto dall’“Assicurazione casalinghe” che, anche a seguito delle reiterate richieste da parte di varie Associazioni (in primis l’ANMIL), è stato profondamente migliorato dalla recentissima Legge di bilancio 2019 che ha previsto rilevanti novità.

Comunicare bene…fa bene!

Tra il 2017 e il 2018 abbiamo assistito a numerosi  fenomeni di violenza in rete, bufale online, hate speech, a dimostrazione che il problema oggi non riguarda solo la tecnologia, ma l’uomo, la sua conoscenza, le sue fragilità,  il suo basso livello di “alfabetizzazione mediale-digitale”.
L’utilizzo inconsapevole dei social, in questo senso, rischia di essere utilizzato per costruire strategie difensive per deviare dall’eticità, per sfuggire al processo di negoziazione e condivisione necessario (per sua definizione) in un processo comunicativo-relazionale.
Paul Ricoeur, filosofo della comunicazione, affermava come fosse  necessario individuare sempre una “situazione limite” in ogni cosa e cioè capire quando l’utilizzo dei social, in questo caso, nutre o danneggia una società.
Riconsiderare la dimensione etica e umana della comunicazione è un passo necessario; più che capire come comportarci, nel nuovo ecosistema mediale dovremmo seguire tre principi/virtù, che il filosofo ci suggerisce, e trasformarli in pratiche mediali contemporanee:
-precisione: capacità di mettere in campo risorse e accertarsi che quello che stiamo comunicando sia chiaro e preciso in modo da favorire feedback;
- sincerità: essere disposti a dire quello che effettivamente si pensa, creando confronto, partecipazione attiva e critica nei social;
- cura: saper “curare” le conseguenze della mia propria; ogni contenuto messo in circolo può infastidire o interessare ed è necessario essere in grado di prevedere questo doppio effetto.
Disintossicare il web ed educarci ai media è possibile a partire dalla creazione di un nuovo storytelling positivo e responsabile, che punti al bene comune e non all’autocelebrazione, all’ascolto dell’Altro e non al maggior numero di like. La diffusione del bene moltiplica il bene, genera un nuovo ecosistema di sapere e contenuti che rafforzano il benessere e la coesione sociale. Oltre alla dimensione etica, c’è un altro punto interessante: “la gestione del tempo di convers-azione”.
Il tempo all’interno del web è sinonimo di dialogo, strategia, azione e ascolto attivo, ma bisogna essere in grado di saperlo gestire. Questo significa innanzitutto iniziare ad accettare che il contesto ipermedializzato in cui ci muoviamo si nutre di opinioni, stati emotivi differenti che necessitano di diventare  strumento di maggior confronto e negoziazione e non di odio e falsità.
La nuova competenza mediale da sviluppare riguarda la capacità di “compartimentare il nostro tempo di convers-azione”, saper costruire una risposta sempre meno istintiva ed emotiva, ma più ragionata, approfondita, sincera, basata su una comunicazione assertiva e quindi chiara ed efficace, senza bisogno di prevaricare il nostro interlocutore.
Questa è la nuova sfida contemporanea, prendersi tempo per conversare “ in salute”..anche in rete.

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