Jan 17, 2019 Last Updated 2:28 PM, Jan 17, 2019

Diabete giovanile: dalla pelle delle rane una possibile cura

Diabete Giovanile | Senzaetà salute e famiglia

Usa - In una sostanza scoperta nella pelle delle rane potrebbe nascondersi il segreto per curare il diabete giovanile, o diabete insulino-dipendente: si chiama ceruleina e stimola il pancreas a produrre nuove cellule che fanno insulina, quelle che vengono distrutte dalla malattia.

Studi condotti presso il centro di ricerca californiano Sanford-Burnham Medical Research Institute dimostrano che iniettare la ceruleina è sufficiente per farricomparire nel pancreas le cosiddette “cellule beta”, quelle cioè che producono insulina. Gli esperimenti, il cui esito è stato reso noto sulla rivista Cell Death and Disease, sono stati condotti sia su animali diabetici, sia su campioni di pancreas di pazienti in provetta.
Il diabete giovanile o di tipo uno è una malattia autoimmune: all'improvviso il sistema immunitario “va in tilt” e distrugge le cellule beta del pancreas, quelle che producono insulina. Il paziente resta così incapace di produrre l'ormone e deve assumerlo ogni giorno per regolare la propria glicemia. La malattia è tuttora orfana di cura, se non quella di usare iniezioni di insulina al bisogno.
Gli esperti Usa hanno tentato con la ceruleina, già usata in passato per fare diagnosi di malattie pancreatiche sia su topolini diabetici, sia su campioni di pancreas di pazienti. Una semplice somministrazione di ceruleina è risultata capace di attivare la trasformazione di altre cellule pancreatiche in cellule beta produttrici di insulina. Una volta compreso il meccanismo e il bersaglio d'azione della ceruleina e sviluppato un composto con lo stesso tipo di azione sul pancreas, si potrebbe aprire una prospettiva terapeutica contro il diabete giovanile.

Fonte: Ansa

Soia: naturale protettore del cuore e prevenzione contro arterosclerosi

Soia naturale protettore del cuore | Senzaetà salute e famiglia

Usa - Una dieta ricca di soia aiuta a proteggere il cuore delle donne soprattutto nella fase dell'invecchiamento, ma il consumo di questo alimento va iniziato per tempo. A suggerirlo è una ricerca della Wake Forest School of Medicine, pubblicata sulla rivista Menopause.

In particolare - spiegano gli studiosi- un consumo di soia molto prima della menopausa, per quasi tutta la vita come nel caso delle donne asiatiche, può aiutare a prevenire in maniera del tutto naturale l'aterosclerosi,caratterizzata da un'infiammazione cronica delle arterie di grande e medio calibro. Per arrivare a questa conclusione sono state analizzate delle scimmie di laboratorio, che hanno subito un intervento di rimozione delle ovaie per simulare la menopausa. Un gruppo ha iniziato prima dell'intervento una dieta a base di soia, che poi è stata fatta proseguire anche dopo la menopausa, un altro gruppo, che aveva seguito prima una dieta a base di proteine animali, ha continuato a farlo, mentre un terzo ha cambiato alimentazione, iniziando una dieta a base di soia .

Dopo 34 mesi di osservazione i livelli di colesterolo erano ottimali nelle scimmie che avevano seguito una dieta ricca di soia prima e dopo la menopausa. Risultavano migliorati anche i valori di chi tra gli animali era stato sottoposto a un cambio di alimentazione, salvo quelli in cui il processo di ispessimento delle arterie era già in atto. "I risultati di questa ricerca suggeriscono che stili di vita salutari vanno messi in atto prima per ottenere benefici negli anni seguenti" spiega Margery Grass, direttore esecutivo della American Society of Menopause.

Fonte: Ansa

Finanziamenti “Start Up”: 15,2 milioni 156 iniziative 579 nuovi avviamenti

Nunzio Tartaglia | Senzaetà salute e famiglia

Jesi - A poco più di un anno dal lancio di “Finanziamento Start Up”, UBI Banca ha erogato oltre 579 finanziamenti a nuove start up per un valore complessivo di quasi 15,2 milioni di euro. Di questi, oltre 6,5 milioni sono stati concessi a 259 nuove imprese il cui titolare è una donna. Il Gruppoha così dato seguito all’impegno di supportare concretamente i clienti alla ricerca di risorse per l’avvio diun progetto imprenditoriale o la realizzazione di un’idea innovativa.

E’ perseguendo questo obiettivo, infatti, che UBI Banca ha creato e promosso “Finanziamento Start Up”: un prodottodisponibile presso le Banche Rete del Gruppo UBI, che prevede l’erogazione fino a 50.000 euro per sostenere le prime spese di avviamento di una attività imprenditoriale che vanno dagli investimenti nella produzione, alle nuove assunzioni di personale.

Possono continuare a beneficiare dell’iniziativa le aziende (comprese imprese individuali), appartenenti a tutti i settori, costituite sotto qualsiasi forma societaria, anche consorziate fra di loro, iscritte alla C.C.I.A.A., liberi professionisti, associazioni ed  enti (Persone giuridiche) di nuova costituzione.

Finanziamento Start Up asseconda un trend per cui in Italia la creazione di nuove piccole imprese, nonostante la crisi, ha continuato a essere un tratto distintivo dell’economia. Secondo Unioncamere, infatti,  nel 2013 il numero complessivo delle imprese italiane di nuova costituzione (384.483) è stato elevato e non inferiore a quelle  costituite l’anno precedente (383.883).

“Finanziare concretamente la nuova imprenditorialità, anche in settori tradizionali, è parte di una strategia più generale di UBI Banca, volta ad assecondare, con prodotti specializzati, le esigenze di segmenti emergenti della società”, afferma Nunzio Tartaglia, Direttore Generale della Banca Popolare di Ancona. “Toccato il punto più basso della crisi, è per noi importante sostenere con un’offerta adeguata le iniziative attraverso le quali puntare alla stabilizzazione del ciclo economico e alla ripresa”.

A livello nazionale, in termini settoriali, il comparto che ha primeggiato per nuove iniziative imprenditoriali finanziate è il settore del commercio che nel complesso ha visto nascere 163 iniziative. Il dato comprende sia le attività all’ingrosso che il commercio al dettaglio, sia di beni finali, che di beni strumentali (macchine) e intermedi (per es. legname). Seguono il settore così dettoHoreca (hotel, ristorazione e catering), con 139 start up e le attività produttive, di vari comparti, con 44 iniziative. Le imprese che offrono servizi estetici per la persona (per esempio parrucchieri) hanno ottenuto finanziamenti per  40 iniziative e più in generale il sistema dei servizi conta 115 nuove attività.

Fonte: UBI Banca

Nuovi orizzonti per il pescato Campano. Accordi commerciali con Belgio, Georgia e Cina

Nuovi orizzonti per il pescato campano | Senzaetà famiglia e salute

Pozzuoli - I prodotti ittici della Campania stanno riscoprendo nuovi mercati. Il Consorzio Pescato Campano con sede a Pozzuoli negli ultimi mesi ha intessuto una serie di relazioni commerciali con alcuni rivenditori di pesce europei ed asiatici. I responsabili del Consorzio sono stati contattati da un importatore di pesce di Bruxelles che fornisce prevalentemente i ristoranti italiani in Belgio con pesce congelato o dell’oceano Atlantico.

I ristoratori hanno chiesto un ritorno alle origini volendo puntare sul pesce del Mediterraneo e in particolare del mar Tirreno. Ora l’accordo con il Consorzio è fornitura plurisettimanale con specie ittiche fresche pescate il giorno prima (che saranno già il giorno dopo disponibili per il pranzo). I ristoranti che utilizzeranno questo pesce entreranno a far parte di un progetto di filiera del buon pescato italiano e saranno supportati con azioni di marketing.

A fine luglio una delegazione di pescatori della Georgia, stato caucasico che si affaccia sul mar Nero, ha fatto visita ai pescherecci di Pozzuoli e Procida. L’obiettivo era conoscere il modello di gestione del Consorzio e la possibilità di sviluppare azioni commerciali di import-export di prodotti unici come le alici del tirreno con prodotti presenti nei nostri mercati ma in quantità ridotte e invece in abbondanza nel mar Nero; per esempio: platessa, telline, rombo chiodato.
Infine sono stati stabiliti alcuni rapporti di collaborazione con imprenditori provenienti dalla Cina e interessasti a lavorare lo scarto di lavorazione (per esempio la vescica natatoria dei pesci) molto richiesta dall'industria del food in oriente per la preparazioni di gelatine alimentari a seguito di processi di essiccazione.
Sono contatti importanti spiega Fulvio Giugliano, presidente del Consorzio che sottolineano l’importanza del nostro pescato e la necessità di intrattenere rapporti con le industrie del settore di tutto il mondo. I rapporti si sono sviluppati grazie alla fiera internazionale Sea Food 2014.
Il Consorzio aderisce a Federpesca-Confindustria. Caratteristica principale è aver riunito in un unico sodalizio tre diversi tipi di pesca: circuizione, strascico e piccola pesca. Tra gli obiettivi: la promozione di iniziative di valorizzazione della qualità del pescato degli associati con la nascita di un marchio di riconoscibilità; promuovere attività di pescaturismo e di ittiturismo; corsi di formazione, studi e ricerche; organizzare i servizi a terra per gli aderenti; tutelare le aree di pesca; accedere ai finanziamenti dal Piano di Gestione 2013 e dal Fondo Europeo per la Pesca; essere interlocutore con le istituzioni; fornire servizi legali e fiscali; creare spazi per la vendita diretta dei prodotti; sviluppare una rete commerciale con le industrie alimentari; rispetto delle leggi e dell'ambiente; valorizzazione delle tradizioni delle comunità del mare. Possono aderire al Co.Ge.Pe.Ca. tutti coloro i quali esercitano la pesca costiera locale, la pesca costiera ravvicinata, la pesca artigianale e la pesca mediterranea o d'altura.

Nasce l’Alta Scuola di Formazione Manageriale della Sanità. Atenei marchigiani uniti

Marche - Con la Convenzione tra Regione Marche ed i quattro Atenei marchigiani nasce la Scuola di formazione manageriale nel settore Sanità. Una Scuola che risponde all’esigenza di formazione manageriale prevista dalla legge per chi è già titolare di un incarico dirigenziale e per coloro che aspirano all’inserimento nelle graduatorie dirigenziali, compreso il personale con incarico dirigenziale e non dirigenziale proveniente da altre Regioni. Attualmente nelle Marche il personale obbligato a questo tipo di formazione ammonta a circa 250 unità.

Per la Regione Marche hanno firmato il presidente Gian Mario Spacca, l’assessore alla Salute Almerino Mezzolani e il dirigente del Servizio Salute Piero Ciccarelli, per l’Università Politecnica delle Marche il Rettore Sauro Longhi, per l’Università  di Camerino il Rettore Flavio Corradini, per l’Università di Macerata il Rettore Luigi Lacchè, per l’Università Urbino a nome del RettoreStefano Pivato e Paolo Pascucci ordinario del Dipartimento Giurisprudenza.

 “Non è solito vedere le quattro università marchigiane unite in un progetto operativo che nel nostro caso è anche strategico perché riguarda un diritto fondamentale dei cittadini, la salute – ha commentato il presidente Spacca -  Tutti sanno, perché ormai i dati sono più che certificati, che i numeri delle Marche in materia di sanità sono ottimi, addirittura siamo considerati la “regione standard”, una  guida a livello italiano per l’equilibrio tra  costi e servizi erogati. La Scuola ha questo obiettivo: formare dirigenti nel settore della sanità grazie agli elementi di conoscenza in  possesso delle quattro università marchigiane". Tutti gli atenei sono stati coinvolti perché  le funzioni che si espletano nel settore sanitario sono di vario tipo: l’interdisciplinarietà è il valore aggiunto di questa attività formativa.  Il dirigente Ciccarelli ha posto l’accento sulla obbligatorietà della formazione ed ha annunciato che i bandi saranno pubblicati a settembre e che, entro la fine dell’anno solare, saranno attivati i corsi. Saranno dunque attivati corsi di formazione manageriale, attraverso corsi di master universitario o corsi di perfezionamento o corsi singoli, con decorrenza dall’anno 2014 ed entro il termine massimo dell’anno 2017, del personale obbligato ai sensi di legge all’acquisizione di detta formazione, in quanto già titolare di incarico dirigenziale. Sono previste anche aperture per partecipare da altre regioni italiane.

Fonte: Regione Marche

Scarpe da corsa: inseguire il “design” o il benessere di muscoli e ossa?

Usa - Piovono nuove critiche sulle capacità protettive delle scarpe da running di design progettate per ridurre i traumi che la corsa può provocare ad ossa e muscoli. La nuova guida pubblicata dall'American College of sports medicine le giudica con troppo taccoarco plantare troppo arcuato e componenti troppo rigidi.

"Le migliori scarpe per la corsa hanno undifferenziale massimo fra tacco e punta di 6 millimetri, mentre per quelle in commercio la differenza media fra tallone e punta va dai 12 ai 16 mm - si legge nella guida che raccomanda piuttosto di scegliere scarpe neutre al posto di quelle di design, ovvero senza arco plantare extra di supporto o componenti rigidi di controllo del movimento. Le scarpe migliori sono quelle che lasciano le dita dei piedi libere di muoversi, senza troppi cuscinetti ammortizzanti.
Riporta il Wall Street Journal che negli ultimi 5 anni gli amanti della corsa sono aumentati del 32%. Negli Stati Uniti l'ultimo anno hanno corso in 54 milioni, dei quali 30 milioni hanno una media di 50 allenamenti all'anno. Questo significa che ci vanno poco meno di 1 volta alla settimana. Il rischio di farsi male quindi potrebbe dipendere dal poco allenamento e dall'improvvisazione.

Fonte: Ansa