Oct 18, 2017 Last Updated 9:16 AM, Oct 18, 2017

Stress da lavoro, colpiti 6 milioni di italiani. La maggior parte sono donne.

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Su oltre 28 milioni di lavoratori circa 6 milioni di italiani (1 su 5) soffrono di stress da lavoro, con prevalenza di donne. Se si considera che del totale degli occupati gli uomini rappresentano circa il 60%, in tema di stress correlato al lavoro il rapporto tra i generi si ribalta. Oltre 3 milioni e 200 mila sono le donne lavoratrici con problematiche stress correlate e disagi psichici . Di queste circa 1 milione soffrono di una condizione clinicamente rilevante e meritevole di una attenzione specialistica: 500 per disturbi d’ansia, 230 mila di insonnia e 220 mila depressione, le restanti (2 milioni 200mila ) presentano transitori disturbi di ansia, irritabilità facilità al pianto, deficit di concentrazione, disturbi del sonno. Tali sintomi sono riconducibili ad un adattamento non efficace allo stress.
Fra i fattori determinanti: le forti pressioni lavorative, le barriere culturali che rendono la carriera manageriale della donna più difficoltosa e impegnativa, le remunerazioni non in linea con le medesime posizioni ricoperte dai colleghi, la competitività, i rapporti interpersonali ed il difficile clima aziendale a cui si sommano le responsabilità, ma soprattutto gli incarichi legati alla vita quotidiana e il ruolo di ‘care giver’ all’interno della famiglia. Più vulnerabili agli stati di ansia le donne giovani - complici anche le alterazioni ormonali nelle diverse fasi riproduttive (gravidanza, puerperio) – e quelle che lavorano a contatto con il pubblico, ed in percentuale minore a sindromi depressive più tipiche, invece, dell’uomo adulto con mansioni esecutive.
Ancora poche, o incuranti delle ‘variabili di genere’, le azioni di tutela contro i fattori di stress all’interno delle aziende, nonostante i moniti del Governo Italiano a prendersi cura della salute psichica delle proprie dipendenti. Non solo un fenomeno italiano, lo stress correlato al lavoro coinvolge ed affligge tutta la popolazione europea, con punte del 60% e importanti ripercussioni sullo stato di salute. Condizioni, tutte, che hanno importanti ripercussioni non solo sullo stato dell’umore ed emotivo, ma anche sul piano professionale con il maggior numero di giorni lavorativi persi, specie per la donna. I costi di questa problematica sono stati stimati in Europa nell’ordine dell’1% del Pil e quindi risultano fondamentali le azioni di prevenzione collettiva, counselling, problem solving e le attività di promozione della salute all’interno delle imprese e nei luoghi di lavoro in generale . Questi sono solo alcuni degli aspetti che sono stati presentati lo scorso 6 ottobre da esperti in tema di salute mentale e gestione aziendale. Uomini e donne sono diversi non solo in termini puramente biologici o fisiologici, ma anche, e soprattutto per le differenti strategie cognitive che mettono in atto nel quotidiano e per il set di risposte emotive che sono capaci di produrre per affrontare i fatti della vita. Questo pesante gap viene oltremodo amplificato oggi, in una società che non predispone condizioni paritarie a livello organizzativo, contenutistico e contestuale per il contributo di valore che quotidianamente uomini e donne offrono con il loro lavoro. Stessa competenza e medesimo ruolo, ma retribuzione inferiore rispetto agli uomini. Minori responsabilità e più bassa autonomia, minori possibilità di fare carriera contro tendenza maggiore a scivolare nel precariato. Soprattutto, maggiore esposizione ad azioni discriminatorie, violenza, molestie, mobbing. Da sommare al carico ingente di cui già le donne si fanno preferibilmente carico in termini di conciliazione tra lavoro e famiglia.

“Tutto questo ha un effetto pesantissimo – ha sottolineato il Prof. Claudio Mencacci – Direttore del Dipartimento Salute Mentale ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano - poco conta che lo si definisca frustrazione o demotivazione, ansia o depressione, esaurimento. Quale che sia la denominazione impiegata, questo disagio radicato che tende a sfociare nel clinico solleva una questione urgente: l’ambiente lavorativo va riformulato in una nuova ottica. Un punto di vista che sia finalmente capace di contenere e realizzare appieno il tesoro della diversità tra uomini e donne, invertendo il corso di questa strada finora davvero in salita”.

“L’ASST sta lavorando attivamente con progetti mirati sul tema conciliazione vita-lavoro – ha continuato Gemma Lacaita - Direttore Socio Sanitario ASST Fatebenefratelli Sacco -   soprattutto rispetto al reinserimento delle lavoratrici che rientrano dalla maternità, ma non solo. Uno spazio allattamento dedicato alle neo-mamme, nidi aziendali con tariffe agevolare, corsi di yoga e yoga della risata per i dipendenti, solo per fare alcuni esempi di progetti già realizzati grazie al lavoro di gruppi multidisciplinari dedicati.”

La conferenza stampa è stata organizzata in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, che ogni anno si svolge il 10 ottobre, fondata dal 1992 dalla World Federation for Mental Health. Quest’anno il tema è “Mental Health in the Workplace”, argomento trattato dalla ASST Fatebenefratelli Sacco da diversi anni con la creazione di un servizio, Agenzia Lavoro e Apprendimento - ALA, che si occupa di accompagnare i pazienti afferenti al Dipartimento di Salute Mentale nel percorso di integrazione lavorativa. In Italia, nel 2013, il tasso di occupazione per le persone senza disabilità è da 2,3 a 3,3 volte più alto rispetto a quello dei disabili (Istat, 2017).