E se il muscolo fosse davvero la chiave per una longevità attiva? Prima di entrare nel dettaglio, da ricordare che, come si sa, l’Italia invecchia, nei numeri, certamente, ma non necessariamente nelle capacità. Si vive più a lungo e sempre più spesso si arriva in età avanzata mantenendo autonomia, relazioni e prestazioni fisiche e cognitive un tempo tipiche di persone molto più giovani. È il fenomeno del counter-ageing, lo “svecchiamento” della popolazione. Ma questo non è però un processo automatico: dipende dalla capacità dei sistemi sanitari di trasformare gli anni guadagnati in anni vissuti in salute. E la chiave, secondo gli esperti che si sono riuniti a Parma dal 19 al 21 ottobre per il Congresso nazionale della Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo (SINuC), è il muscolo.
La soglia dei 65 anni non basta più a definire l’ingresso nella vecchiaia, dicono gli esperti. Nel 1960 arrivava a questa età il 68% degli uomini e il 79% delle donne; nel 2018 le percentuali erano salite al 90% e al 94%. Oggi in Italia gli over 65 sono il 24,7% della popolazione (come sottolinea l’Istat). Non solo. Lo studio H70 dell’Università di Göteborg ha mostrato che i settantenni esaminati nel 2000 ottenevano risultati migliori nei test cognitivi rispetto ai coetanei esaminati nel 1971, probabilmente grazie a una maggiore istruzione e a cure migliori. Un 65enne di oggi ha in media la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa.
Per questo l’attenzione si sposta dall’età cronologica alla capacità di muoversi, adattarsi agli stress, mantenere relazioni e convivere con le malattie croniche senza perdere indipendenza. Ed è qui che entra in gioco la salute muscolare, indicatore essenziale del benessere dell’intero organismo. Sottolinea il Prof. Maurizio Muscaritoli, presidente SINuC. che “il muscolo non significa soltanto movimento, ma è un tessuto metabolicamente ed endocrinologicamente attivo, che dialoga con fegato, cuore, cervello e sistema immunitario. Proteggerlo con nutrizione clinica di precisione e movimento significa preservare metabolismo, resilienza e indipendenza. Una diagnosi di malattia cronica non deve coincidere con un inevitabile declino funzionale”. Con l’età, però, la funzionalità del muscolo si impoverisce: dopo i 60 anni la massa muscolare può ridursi fino al 2,3% l’anno e la forza fino all’1,5%. La sarcopenia, riconosciuta come malattia nel 2016, colpisce tra il 10% e il 27% delle persone over 60. Proprio a questo argomento è stata data grande importanza al Congresso di Parma poiché nella disfunzione sarcometabolica, non c’è solo un muscolo che si riduce, ma smette di funzionare come centrale metabolica ed endocrina. Calano la capacità di utilizzare il glucosio, la disponibilità di aminoacidi e la segnalazione delle miochine (proteine), mentre crescono insulino-resistenza, infiammazione cronica e vulnerabilità alle malattie. In un circolo vizioso: diabete, obesità e patologie cardiovascolari, epatiche, renali e infiammatorie possono a loro volta accelerare il deterioramento muscolare. “Intervenire presto è decisivo: attendere che malnutrizione e perdita muscolare diventino evidenti significa agire quando fragilità, cadute, disabilità e complicanze sono già più probabili” conclude Muscaritoli. “Screening nutrizionali e funzionali dovrebbero quindi entrare stabilmente nei percorsi assistenziali della persona anziana e del paziente cronico”. Immagine Freepik Magnific.






