Roma, 11 agosto 2026 – Una rete di circa 25 poli ospedalieri nazionali, completi delle alte specialità mediche e chirurgiche e dei centri trapianti, raggiungibili dalla maggior parte dei cittadini entro due ore e gestiti sotto la diretta supervisione del Ministero della Salute. Sono i Grandi Ospedali Ministeriali (GOM) indicati dal medico infettivologo Fabrizio Pulvirenti in “SSN 4.0. Proposte per la rifondazione del Servizio Sanitario Nazionale”, pubblicato da Edizioni ETS.
La proposta entra nel dibattito mentre le “Disposizioni in materia di tributi regionali e locali e di federalismo fiscale regionale” sono state approvate dal Governo nonostante la posizione avversa della Conferenza Unificata e, parallelamente, il disegno di legge n. 1825 sulla riorganizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera è in corso di esame nella 10ª Commissione Affari sociali e sanità del Senato. Un mix letale per il diritto costituzionale a non subire discriminazioni di sorta, in particolare sul piano della salute, con drammatiche disparità tra aree del Paese. Il testo del Direttore delle malattie infettive dell’Ospedale di Gela (Caltanissetta), al suo terzo volume sul SSN, introduce gli ospedali di terzo livello, strutture di eccellenza con bacino nazionale o sovranazionale, e prevede per la sperimentazione nel 2026 risorse fino a 30 milioni di euro.
«La Sanità come materia concorrente tra Stato e Regioni dal 2001 ha creato e crea disuguaglianze inaccettabili, destinate ad acuirsi se non si interviene in maniera sistemica. Pensiamo alla migrazione sanitaria tra regioni e all’impatto di provvedimenti che non tengono al centro il diritto alla salute espresso in Costituzione. Servono scelte misurabili: per esempio, per l’assistenza ospedaliera, quanti ospedali, dove, con quali standard e chi ne risponde. La mia proposta – all’interno di una serie di iniziative per rifondare il Servizio Sanitario Nazionale – è una rete di circa 25 GOM, raggiungibili da parte di qualsiasi cittadino entro due ore, completa delle discipline ad alta complessità e libera dagli incentivi distorsivi connessi alla mobilità regionale. Lo Stato deve garantire la stessa possibilità di cura a chi vive a Milano, a Crotone, nelle aree interne o nelle Isole. L’articolo 32 non può essere condizionato dal luogo di residenza o, nelle regioni più abbienti, da calcoli cinici sull’attrattività verso altre regioni» dichiara Fabrizio Pulvirenti.
Nella proposta di Fabrizio Pulvirenti, il modello assume come riferimento i tempi reali di accesso, anziché i confini amministrativi. La collocazione dei GOM dovrebbe essere decisa sulla base di densità abitativa e popolazione residente, accessibilità stradale, ferroviaria e aerea, orografia, insularità e presenza di aree interne.
I GOM sarebbero completi di tutte le specialità, comprese quelle mediche e chirurgiche ad alta complessità e i centri trapianti. La loro integrazione con le reti ospedaliere regionali consentirebbe di gerarchizzare i percorsi di cura: ai poli nazionali i casi più complessi; agli ospedali regionali e ai servizi territoriali le funzioni di prossimità, assistenza ordinaria, post-acuzie, riabilitazione e continuità della presa in carico, valorizzando così gli investimenti fatti col PNRR in tema di assistenza territoriale, case di comunità e soluzioni di telemedicina.
La proposta prevede la supervisione diretta del Ministero della Salute, un finanziamento legato ai volumi di assistenza e alla complessità dei casi trattati e una collocazione almeno parziale al di fuori del frazionamento regionale del Fondo Sanitario Nazionale. L’obiettivo è evitare che il paziente assistito in un GOM di un’altra Regione determini il depauperamento della quota destinata al territorio di residenza, interrompendo così il circuito vizioso che oggi premia le aree con maggiore capacità di attrazione e indebolisce quelle con mobilità passive, incrementando le disuguaglianze.
Secondo Pulvirenti, una rete nazionale così disegnata contribuirebbe infatti a ridurre la migrazione sanitaria per l’alta complessità, le liste di attesa e il sovraffollamento dei Pronto Soccorso. I GOM rappresenterebbero il vertice di un sistema coordinato e accessibile, mentre le restanti strutture continuerebbero a operare nell’ambito delle reti regionali.
Il primo Bollettino periodico AGENAS sulle liste di attesa, del mese scorso, segnala andamenti ancora differenziati tra le Regioni, sebbene abbia rilevato nel primo semestre 2026 oltre 1,6 milioni di visite ed esami in più erogati entro i tempi di garanzia rispetto allo stesso periodo del 2025. Le prime visite nei tempi sono salite al 78,5% e gli esami diagnostici all’84,6%. Per Pulvirenti, la variabilità territoriale rende urgente intervenire anche sull’architettura del Sistema, anche con l’utilizzo degli indicatori nazionali adottati.
SSN 4.0 propone di trasformare il confronto sulla sanità pubblica in un progetto verificabile, fondato su responsabilità chiare, standard uniformi e dati di esito. Di queste, la rete dei GOM è la proposta più immediatamente misurabile: numero dei poli, bacino di utenza, raggio di accesso, dotazione specialistica, integrazione con le reti regionali e responsabilità ministeriale.
I GOM in numeri
| Parametro | Proposta contenuta in SSN 4.0 |
| Rete nazionale | Circa 25 Grandi Ospedali Ministeriali, realizzati o ottenuti convertendo strutture esistenti. |
| Bacino di utenza | Un GOM ogni 2,5-3 milioni di abitanti. |
| Raggio ordinario | 150-200 chilometri come soglia massima di riferimento. |
| Aree complesse | 100-120 chilometri nelle zone con infrastrutture più deboli o morfologia difficile. |
| Tempo di accesso | Entro due ore, anche con mezzi pubblici o in condizioni di mobilità non ottimali. |
| Dorsali | Distribuzione alpina, tirrenica, adriatica e insulare, includendo aree interne e territori poco popolati ma difficili da raggiungere. |
Fonte: Fabrizio Pulvirenti, SSN 4.0 Proposte per la rifondazione del Servizio Sanitario Nazionale. Edizioni ETS, 2026.






