Cnr, Sapienza e Tor Vergata, ecco la squadra vincente contro il Parkinson. Il team di ricercatori ha dimostrato per la prima volta come l’aumento della chemochina Prochineticina 2 (PK2) nel siero dei pazienti affetti da Parkinson possa aprire nuove strade per la creazione di terapie utili contro la malattia.

La PK2 è un peptide chemochino-simile che si attiva precocemente nella degenerazione nigrostriatale associata alla malattia di Parkinson e il suo livello nel siero dei pazienti risulta significativamente aumentato rispetto ai soggetti sani di controllo. L’aumento di PK2 nel siero, associato ai più alti livelli di beta amiloide1-42, uno dei marcatori di neurodegenerazione, può indicare un effetto protettivo di tale chemochina nei confronti della patologia a livello delle sinapsi neuronali e della deposizione di placche di amiloide, eventi comuni sia alla malattia di Parkinson che alla malattia di Alzheimer. Inoltre, tale aumento di PK2, si correla con la diminuzione dei livelli di lattato, un altro biomarcatore, nel liquor, indice di stress ossidativo e danno mitocondriale, confermando l’ipotesi di un’azione antiossidante e di ripristino del danno mitocondriale.

Questi risultati suggeriscono che la PK2 possa rappresentare un potenziale biomarcatore precoce della patologia, ma lo studio ha coinvolto solo 31 pazienti affetti da Parkinson, e risulta quindi necessario ampliare il campione per comprendere a pieno il ruolo della Prochineticina 2 nella malattia. Intanto, lo studio pilota condotto da Cinzia Severini dell’Istituto di biochimica e biologia cellulare del “Consiglio nazionale delle ricerche”, da Nicola Biagio Mercuri e Tommaso Schirinzi della Clinica neurologica dell’Università “Tor Vergata” e da Roberta Lattanzi e Daniela Maftei del Dipartimento di fisiologia e farmacologia dell’Università “Sapienza” di Roma è stato pubblicato su “Movement Disorders”.

di Alice Preziosi

 

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