La Fondazione Maria Grazia Balducci Rossi riparte in Italia da sport, cultura e socializzazione

Come e per chi sarà il campus che nascerà all’ex Ciare di Senigallia? Se lo chiedono in molti da quando la Fondazione Maria Grazia Balducci Rossi, per volontà del Presidente Tommaso Rossi, dopo quasi vent’anni di investimenti e progetti umanitari in Costa D’Avorio, ha spostato la sua azione in Italia. Rilevando l’ex stabilimento Ciare, oggi abbandonato, la Fondazione ha individuato, a Senigallia, un luogo in grado di ospitare insieme spazi formativi e ricreativi, sale studio, di lettura, per la musica e per il gioco, ristorazione e impianti sportivi. Insomma, un campus completo dove non solo i ragazzi e le ragazze possono passare il loro tempo libero ma anche fare i compiti, praticare sport, frequentare serenamente gruppi di studio e lavoro, un progetto a lungo termine che impegnerà tutti per un lungo periodo.

Tuttavia, il Campus, nell’idea del Presidente Tommaso Rossi, è per tutta la famiglia: anche un genitore o un nonno può incontrarsi qui, scambiare due chiacchiere in luoghi accoglienti, leggersi un giornale in una sala da the oppure prendersi un caffè con gli amici. Infine, la mamma che lavora può aspettare i figli che si allenano o studiano con i compagni, connettendosi alla rete del campus nelle aule o negli spazi di coworking.

L’ex Ciare è un luogo ideale per ospitare attività, iniziative e realtà con scopi sociali ed educativi, uno spazio d’incontro e scambio in cui viene valorizzata la cultura, ma anche lo sport, il veicolo attraverso cui i giovani affrontano per la prima volta impegni e difficoltà, confrontandosi con sfide e obiettivi.

Lo sport è educazione alla vita: da esso i giovani imparano ad affrontare gli ostacoli e a non aggirarli. Lo sport insegna a tutti che il vincitore non è solo colui che ha raggiunto la migliore prestazione, ma anche quello che è riuscito a superare un traguardo che pensava irraggiungibile. I vincitori sono tutti: ognuno lo è quando vince la sua battaglia. Nel campus ci sarà spazio per il calcio, la pallacanestro, pallavolo e tanti altri sport, ingredienti fondamentali per la crescita, l’allenamento fisico e mentale dei ragazzi.

La Fondazione Balducci Rossi non abbandona certamente l’esperienza fatta in tutti questi anni in Africa. Dall’esperienza nel villaggio di Yakassé riporta a casa molte buone pratiche da seguire anche nella più ricca Senigallia. In Africa come in Italia le persone non hanno bisogno solo di cibo, cure mediche e un tetto, ma anche e soprattutto di ascolto.

“Agli anziani non autosufficienti del villaggio potevi dare da mangiare, assistenza medica, perfino una casa nuova – racconta il presidente Rossi – ma ciò a cui tenevano più di tutto era poter parlare con qualcuno che prestasse loro attenzione. Non volevano essere considerati numeri, ma persone”. Questo vale nel continente nero come in quello bianco, dove il problema degli anziani soli resta irrisolto in una società che corre e che non ha più tempo da dedicare a quella che viene considerata, a torto, la fascia improduttiva dell’economia.

Già parlare con loro, ascoltare non solo le esigenze, ma anche i ricordi di una vita, è il primo passo per riconoscerli come persone. Avere la compagnia, l’ascolto, l’attenzione, è prezioso per tutti.

E qui, al Campus, l’obiettivo primario sarà favorire la socializzazione, oltre gli schermi, le chat e i filtri digitali. Dopo un periodo buio come quello della pandemia, dove i ragazzi e le ragazze hanno avuto solo il cellulare per stare insieme o dove molte persone anziane sono rimaste isolate, l’importanza di ritrovarsi è fondamentale e fa bene alla nostra comunità.

 

 

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