In occasione della Giornata per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro 2022, l’obiettivo dell’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati ed Invalidi del Lavoro) sarà quello di contribuire ad accendere i riflettori sulla piaga sociale della mancanza di prevenzione nei luoghi di lavoro e delle malattie professionali, attraverso la sua presenza in diverse iniziative dislocate su tutto il territorio nazionale.

Guardando i dati INAIL inerenti al periodo gennaio-febbraio 2022, in Italia le denunce per malattie professionali risultano ben 8.080, ovvero il 3,6% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (7.801).

“Dietro questi freddi numeri ci sono le storie di uomini e donne che, in un giorno di lavoro come tanti altri, hanno visto la loro vita cambiare per sempre”, dichiara il Presidente nazionale ANMIL Zoello Forni . “Dunque, per far sì che vengano rispettate le vite dei cittadini – aggiunge – dobbiamo assumerci l’impegno comune di dare una svolta alle politiche in materia di prevenzione, soprattutto ora che la ripartenza delle attività economiche e le difficoltà che la nostra economia sta vivendo rischiano di mettere a repentaglio la salute e la sicurezza dei lavoratori. Occorre spendersi sul serio affinché la sicurezza sul lavoro e la salvaguardia della vita umana siano sempre anteposte alle ragioni della produttività e del profitto e trovino il loro posto naturale al centro di ogni politica di sviluppo economico”.

Ma ciò che più preoccupa in questo momento è la recrudescenza dei morti sul lavoro. Solo nel 2020, si parla di 1.270 decessi, un dato che fa rabbrividire se pensiamo che la media annua dell’intero decennio 2011-2020 è stata esattamente di 1.250 morti l’anno. E la situazione non accenna a migliorare, anzi. Dopo la parentesi dell’anno 2021 (1.221 morti, dato peraltro del tutto provvisorio) abbiamo assistito nel primo bimestre dell’anno in corso ad una crescita degli infortuni di ben il 47,6% e del 9,6% di morti sul lavoro rispetto allo stesso bimestre 2021. Ma al di là delle crude statistiche sono le cronache delle ultime settimane, a dimostrarci il quotidiano stillicidio di lavoratori morti nell’adempimento del loro dovere.

In definitiva, in questi ultimi mesi di allentamento della morsa pandemica, stiamo assistendo ad una situazione assolutamente inaccettabile. Non è “normale”, infatti, che ai primi segnali di una pur debole ripresa economica corrisponda sempre un parallelo aumento degli infortuni sul lavoro e che a pagarne il prezzo siano sempre i lavoratori, anello debole della catena produttiva.

Occorre continuare ad impegnarsi sul serio affinché la sicurezza sul lavoro e la salvaguardia della vita umana siano sempre anteposte alle ragioni della produttività e del profitto e trovino il loro posto naturale al centro di ogni politica di sviluppo economico.

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