Il “Progetto Fai: la Fibrillazione atriale in Italia”, ha condotto una nuova ricerca pubblicata su Aging Clinical and Experimental Research (Springer Nature), che ha permesso di valutare la terapia anticoagulante nei diversi sottotipi di questa aritmia: fibrillazione atriale persistente, permanente e parossistica, caratterizzata da episodi che possono durare fino a sette giorni. Il progetto è coordinato da Antonio Di Carlo dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-In). Attraverso un comunicato si apprende che l’assunzione di questi farmaci in tutte le forme, inclusa quella parossistica, è essenziale per evitare che l’aritmia provochi ictus cerebrali. La fibrillazione atriale è caratterizzata da un’alterazione del ritmo del cuore, che risulta molto rapido e irregolare, con formazione di coaguli in grado di arrivare al cervello che provocano i cosiddetti ictus “cardioembolici”. Questa aritmia, aumentandone di 5 volte il rischio, provoca oltre un quarto dei circa 200.000 ictus che si verificano ogni anno nel nostro Paese, risultando così la seconda causa di morte e la prima di disabilità nei soggetti adulti-anziani. Attualmente sono disponibili terapie efficaci a base di anticoagulanti, che riducono il rischio di ictus di circa 2/3. Il progetto, finanziato dal Centro per il controllo delle malattie del Ministero della salute e coordinato dalla Regione Toscana, conta quali responsabili delle quattro Unità operative Leonardo Bellino (Firenze), Domenico Consoli (Vibo Valentia), Fabio Mori (Firenze) e Augusto Zaninelli (Bergamo).

(Fonte CNR)

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