Il Terzo Settore si è dimostrato determinante anche durante e dopo la pandemia, grazie al supporto di 360 mila organizzazioni e 5 milioni di volontari, nonostante un calo di apporti economici e di partecipazione. Lo rileva la ricerca “Il Terzo Settore in Italia dopo la pandemia”, a cura dell’Osservatorio sul Terzo Settore di Banca Etica, presentato il 7 luglio alla Camera dei Deputati. L’indagine, in sinergia tra l’altro con il Forum permanente del Terzo Settore, l’Associazione delle Ong italiane, Federsolidarietà, Legacoop Sociali, mostra la situazione del Terzo Settore alla fine del 2021, prendendo in considerazione anche i dati ufficiali di diversi enti di ricerca, tra cui Istat e Banca d’Italia, nonché interviste e questionari rivolti a chi si occupa del non profit.

Le risorse del volontariato

Il Terzo Settore, durante la crisi pandemica, si legge nel report, ha creato lavoro e organizzato le risorse del volontariato, erogando servizi essenziali, sviluppando reti e relazioni chiave tra società e pubblica amministrazione. E ha saputo reggere il “colpo” dei lockdown, nonostante oltre un terzo dei dipendenti delle grandi organizzazioni non profit sia stato interessato dalla cassa integrazione e gli enti hanno avuto mediamente un 20% di perdite di bilancio nel 2020 e di iscritti (le organizzazioni di promozione sportiva hanno perso circa il 40% dei loro tesserati tra il 2020 e il 2021).

Opportunità di crescita

Davanti alle tante difficoltà, tuttavia, secondo l’indagine, le opportunità di crescita del non profit sono numerose. In questo contesto, appare però un elemento di grossa speranza, il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, un’occasione per veicolare verso le iniziative del Terzo Settore i fondi europei. Importanti anche i contributi del 5 per mille, strumento di partecipazione diretta che permette ai contribuenti di destinare una quota dell’IRPEF alle organizzazioni.  Per la ricerca, le erogazioni complessive per il 2021 saranno pari a 506,9 milioni di euro (-2,2% sul 2020) indirizzati da 13,9 milioni di contribuenti su 72.550 organizzazioni non profit. Si osserva in proposito una certa polarizzazione e frammentazione delle risorse: 5 regioni (Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto) ne assorbono il 74% e le prime 100 organizzazioni (lo 0,15% del totale) capitalizza quasi il 47% della raccolta dei fondi (oltre il 27% va alle sole prime 10). Mentre il 92% delle organizzazioni raccoglie meno di 10 mila euro ciascuna.

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