Terapie innovative e novità nella cura delle varie forme di alopecia – areata e androgenetica e da chemioterapia- molto diffuse anche tra le donne.  In questo contesto, gli esperti della Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST), sottolineano il ruolo chiave del dermatologo nella gestione delle patologie.

Per quanto riguarda le novità, ci sono farmaci biologici per l’alopecia areata, una delle più comuni malattie autoimmuni che, nelle forme gravi, porta alla completa perdita dei capelli e interessa il 2% della popolazione generale, vale a dire 1 paziente su 85, in particolare giovani entro i 30 anni. E poi sono disponibili terapie innovative di medicina rigenerativa per il follicolo pilifero – indicate soprattutto per l’alopecia androgenetica, che colpisce circa 4 milioni di donne italiane – e per la caduta di capelli stagionale o legata a fattori scatenanti: tra questi il parto, le diete, gli interventi chirurgici e le infezioni come il Covid.

Tra le nuove tecniche diagnostiche non invasive per lo studio delle patologie del cuoio capelluto c’è per esempio la videodermatoscopia e la microscopia confocale che garantiscono anche terapie personalizzate.

Grande attenzione è dedicata poi alla medicina rigenerativa per il trattamento della calvizie e del telogen effluvium di varia natura e post-Covid. Tali tecniche sono l’ultima frontiera della dermatologia: stimolano infatti, a seconda del procedimento, il follicolo favorendo un aumento della densità e del numero dei capelli e riducendone in modo significativo la caduta.

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