Con il rettore dell’Università Politecnica delle Marche Gian Luca Gregori parliamo di un Ateneo che ormai seppure giovane d’età, ha una visibilità più che nazionale internazionale.

Da che cosa dipende?

“Innanzitutto dalle scelte che sono state realizzate. Perché la strategia del nostro Ateneo è molto chiara: in particolare faccio riferimento agli ultimi tre anni. Siamo passati da 50 a 68 corsi di laurea, quindi siamo intervenuti in maniera molto consistente sull’offerta formativa che abbiamo adeguato cercando di anticipare anche quelle che sono le esigenze, non solo attuali ma soprattutto del futuro, degli studenti e delle studentesse”.

Cosa caratterizza questi corsi di laurea, perché sono considerati così innovativi?

“Molti sono in inglese e molti sono transdisciplinari. Nel senso che, rispetto al passato, mettono in connessione discipline diverse. Faccio degli esempi. Digital Economics and Business è un corso di laurea triennale in lingua inglese in Economia che Integra quelle che sono le competenze classiche di un economista con le nuove competenze digitali. Per cui ad insegnare ci sono anche gli ingegneri! La stessa cosa accade in maniera ancora più allargata con un corso di laurea magistrale che si chiama Management della sostenibilità e dell’economia circolare oppure i nuovi corsi di Ingegneria sulla realtà aumentata e virtuale che mettono insieme diversi contenuti.

Con il nuovo corso di laurea in Medicina, MedTech a ciclo unico in lingua inglese ma con 30 crediti aggiuntivi si diventa anche ingegnere biomedico e poi il corso di laurea in Sistemi agricoli innovativi dove l’agricoltura tradizionale viene integrata con droni e con altre strumentazioni tecnologiche. E Scienze, dove i temi dell’ambiente e della biologia marina richiedono anche qui competenze sempre più multidisciplinari. Questi sono sicuramente interventi che abbiamo fatto e del quale siamo molto fieri”.

E in campo internazionale?

“L’altro tema nuovo è proprio un approccio diverso soprattutto al mercato internazionale. Per anni ci siamo occupati di internazionalizzazione in uscita con i vari progetti Campus World che è uno stato uno dei progetti antesignani. Oggi stiamo lavorando molto per un approccio internazionale “in entrata” e quindi cercare di acquisire studentesse e studenti dall’estero”.

E ci state riuscendo…

“Abbiamo, per la prima volta, superato le 5.000 iscrizioni al primo anno! Un bel traguardo. L’Ateneo ha dato forte impulso al processo di internazionalizzazione non soltanto in uscita ma anche in entrata per favorire l’accoglienza di giovani dal mondo”.

Quali sono le connessioni tra università e lavoro per gli sbocchi professionali?

“Possiamo partire dai dati elaborati da AlmaLaurea: siamo quarti a livello nazionale, il quarto Ateneo italiano per tasso di occupazione. Questo significa che i nostri laureati e le nostre laureate, entro pochissimo tempo, vengono assunti e trovano lavoro.

Non solo, in certi casi abbiamo una richiesta che eccede la nostra domanda, penso ad Ingegne- ria e Medicina e anche per Economia, abbiamo difficoltà a rispondere a tutte quelle che sono le esigenze della domanda di neolaureati.

Questo nasce dal rapporto che c’è col mondo delle imprese e in generale delle or- ganizzazioni che ci viene riconosciuto anche a livello internazionale. Infatti, siamo entrati nella classifica delle prime mille Università nel mondo nel 2021, quest’anno abbiamo scalato decine di posizioni e siamo nella fascia delle prime 700″.

Insomma diciamo miglioramenti continuativi… Rettore lei accennava ai rapporti con le organizzazioni

“Quando parlo di organizzazioni voglio intendere tutte, non soltanto le imprese ma anche il sistema sanitario, gli enti pubblici, di ricerca… Insomma tutto il mondo delle organizzazioni. E’ un rapporto sempre più stretto: abbiamo corsi per ospitare progetti o interventi di esperti che provengono da quel mondo. Gli stage ormai sono già qualcosa di superato. Credo che sia questa la strada da percorrere”.

Domanda un po’ scomoda: che ne pensa del numero chiuso di Medicina, stante la richiesta di personale medico? Come Senzaetà ci approcciamo sempre a queste aperture….

“Il tema va affrontato in maniera scientifica e quindi le mie considerazioni saranno risposte tecniche poi lasciamo alla politica l’intervento e che decida come ritiene opportuno. Parto da una prima considerazione: la mia generazione si era caratterizzata per un numero molto elevato di laureati medici.

Altri venivano dalla Grecia o dalla Germania: ce n’erano un bel numero, tanto che per anni quei giovani hanno avuto difficoltà a lavorare perché c’era un eccesso di medici rispetto a quella che era la domanda ospedaliera. Poi si è passati da questa situazione (come accade In Italia spesso senza una logica programmatoria) al numero chiuso.

Senza ragionare su quelle che erano le esigenze perché la chiusura andava fatta sulla base dei numeri reali. Cioè se fra 10 anni il sistema sanità ha necessità di 10.000 medici e tu dai la possibilità solo a 5.000 medici di iscriversi… è evidente che poi mancheranno i professionisti. Questo ragionamento non è stato fatto e dicevo un po’ come accade in Italia da tutto si è passati a quasi niente.

Occorre dunque avere la visione in termini organizzativi logistici, facendo una programmazione seria. Il discorso è di responsabilità nei confronti di un sistema Paese.
E’ evidente che se i numeri non sono sufficienti bisogna aumentarli. La Politecnica delle Marche li sta incrementando del 20%: siamo arrivati a 270 più i corsi in lingua inglese. Quando sono diventato Rettore eravamo a 120…”
Parliamo della nuova campagna di iscrizione. Su cosa punterete adesso per attirare i ragazzi?
“L’Ateneo cerca di anticipare il futuro in termini di competenze richieste dal mercato del lavoro.
Per molto tempo, il tema delle competenze è stato dimenticato. Abbiamo invece bisogno di persone che abbiano le competenze necessarie. Altrettanto fondamentale è il merito. Un merito, però, sano, caratterizzato da una sana ambizione. Infine, è fondamentale l’entusiasmo.
E’ importante sognare in grande, quanto più in alto possibile. Il nostro Ateneo offre delle opportunità che possono essere sia per il territorio, per chi vuole rimanere, ma anche per il mondo. Il progetto Campus World è un esempio: oltre 300 laureande e laureandi che vanno in giro per il mondo, il 70% ritorna in Italia. E di questo 70 un 50% rimane nelle Marche. Basta parlare di fuga dei cervelli: noi favoriamo una circolazione dei migliori cervelli! Questo è fondamentale”.

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