Tumore alla prostata, uno dei più frequenti tumori nella popolazione maschile, da monitorare creando un sistema integrato di informazioni, individuando con grande precisione la classe di rischio e indirizzando correttamente fin dalle fasi iniziali ciascun paziente al trattamento più adeguato. L’obiettivo è quello di offrire trattamenti più precisi e mirati che portino a migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti.

Capofila di questo progetto legato al tumore alla prostata approvato dalla Fondazione AIRC è l’UPO, Università del Piemonte Orientale, che guida una cordata formata da altre università e dall’associazione “Europa Uomo Italia”.

Per il primo anno (la ricerca dovrebbe durarne 5) sono a disposizione  300mila euro.

Il progetto è coordinato da Carlotta Palumbo, ricercatrice in Urologia presso il Dipartimento di Medicina Traslazionale dell’UPO ed è stato selezionato tra i cinque vincitori del bando Next Gen Clinician Scientist 2022 di Fondazione AIRC.

Il titolo dello studio è  “Development of artificial intelligence-based multiplex network for individualized risk stratification of prostate cancer”, ovvero Sviluppo di un modello per caratterizzare a livello del singolo individuo la classe di rischio in pazienti affetti da neoplasia prostatica.

La ricerca nasce appunto da una collaborazione tra il Dipartimento di Medicina traslazionale UPO, cui afferisce l’Urologia dell’Ospedale “Maggiore della Carità” di Novara; il Dipartimento di Scienze chirurgiche dell’Università di Torino, cui afferisce l’Urologia della Città e della Salute e della Scienza; il Dipartimento di Scienze chirurgiche dell’Università di Roma Tor Vergata, cui afferisce la cattedra di Urologia con mansione assistenziale presso il Policlinico Tor Vergata; il Centro della Complessità e dei Biosistemi dell’Università degli Studi di Milano.

Spiega la dottoressa Palumbo: “Per ogni paziente  verranno integrati con un avanzato sistema di “multiple layer network” i dati clinici, anatomopatologici e radiologici con analisi di genomica e trascrittomica (ovvero la disciplina che studia l’insieme degli RNA messaggeri di una cellula chiamato anche trascrittoma, ndr). Questo permetterà di definire per ciascun paziente con una nuova diagnosi di tumore prostatico localizzato la più probabile classe di rischio, un parametro sul quale al momento si basano tutte le successive scelte terapeutiche. Questo porterebbe a una ottimizzazione dei risultati oncologici e funzionali dei pazienti”.

Da ricordare poi che, come sottolinea Caterina La Porta, professore di patologia generale all’Università degli Studi di Milano, “negli ultimi cinque anni al centro della Complessità e i Biosistemi abbiamo sviluppato una serie di metodi computazionali e strumenti predittivi utili ai clinici per decidere strategie terapeutiche personalizzate. Un esempio è la piattaforma ARIADNE per il tumore alla mammella che è già certificata come dispositivo medico di tipo 2. La collaborazione con i clinici coordinati dalla dottoressa Palumbo all’interno del progetto AIRC permetterà di sviluppare strumenti analoghi per il tumore alla prostata”.

Aggiunge Roberto Miano, professore associato di Urologia presso l’Università di Roma Tor Vergata: “Questo progetto svilupperà il primo sistema di intelligenza artificiale che definirà l’identikit di ciascun carcinoma prostatico sulla base di una moderna analisi multi-livello”. Per Luca Orecchia, dottorando in Biotecnologie Medico-Chirurgiche e Medicina Traslazionale presso l’Università di Roma Tor Vergata, “il sistema predittivo è atto a discriminare con alta precisione quali pazienti beneficeranno di un trattamento invasivo per la loro patologia. Parimenti, potrà essere impiegato per lo sviluppo di nuove modalità di biopsia non invasiva su sangue o urina”.

Il progetto è stato presentato il 30 ottobre a Roma, in occasione dei Giorni della Ricerca di AIRC, alla presenza della dottoressa Palumbo e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella (in foto).

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