Non solo le mamme italiane decidono di esserlo anche dopo aver superato i 40 anni, ma pure i papà che nel nostro paese sono i più vecchi d’Europa: quasi 36 anni l’età media per il primo figlio (secondo l’Istat, esattamente 35,8 anni, mentre in Francia è 33,9 anni, in Germania a 33,2, in Inghilterra 33,7. Però, dicono ancora i dati, 1 su 3 supera persino questa soglia, circa il 70% dei nuovi papà italiani.

Dai medici della SIA (Società Italiana di Andrologia) un allarme: “Più ci si avvicina agli ‘anta’ e più si riduce la qualità del seme”.

Per preservare la fertilità fin da giovani, la SIA, in collaborazione con l’Istituto di Farmacologia Clinica dell’Università degli Studi di Catanzaro, ha studiato e testato alcuni integratori, come il composto chiamato Drolessano, un mix di sette sostanze naturali, tra cui l’escina e il licopene, due potenti antiossidanti, in grado di contrastare l’effetto dei radicali liberi con effetti specifici protettivi sulla capacità riproduttiva maschile e in grado di preservare le funzionalità degli spermatozoi. Il tutto è stato documentato da una revisione di tutti gli studi sulle sette sostanze pubblicata sulla rivista Uro.

Da ricordare che la tendenza a ritardare la paternità non è priva di conseguenze: numerose evidenze scientifiche dimostrano che le caratteristiche funzionali dello spermatozoo, cioè motilità, morfologia e anche i danni al DNA, peggiorano con l’aumentare dell’età. A ciò si aggiunge che con l’età aumenta il tempo di esposizione agli inquinanti ambientati esterni, come le microplastiche che negli ultimi anni hanno dimostrato essere un problema rilevante per la fertilità maschile.

Non solo. Pure i cambiamenti climatici, con l’aumento della temperatura globale, impattano negativamente sulla fertilità maschile, dimostrato dalla riduzione volumetrica dei testicoli nella popolazione generale.

Per questo, dicono i medici, sarebbe meglio diventare padri da giovani (per evitare di essere padri-nonni) o almeno preservare la fertilità con gli integratori di cui si è accennato e mettendo a punto un sano stile di vita.

Tenendo comunque a mente che la fertilità, sia maschile sia femminile, ha il suo picco massimo tra i 20 e i 30 anni e che la potenzialità fecondante del maschio è in netto declino, sottolinea Alessandro Palmieri, presidente SIA e professore di Urologia alla Università Federico II di Napoli.

Per Tommaso Cai, direttore dell’U.O. di Urologia dell’Ospedale di Trento e segretario della Società Italiana di Andrologia, “è ben documentato che concepire in età avanzata comporta il rischio che il bambino nasca o sviluppi nel tempo problemi di salute”. Secondo uno studio pubblicato su Nature, ogni anno in più del padre comporterebbe un incremento di 1,51 nuove mutazioni genetiche nei figli, il 25% in più rispetto a quelle che dipendono dalla madre. Un altro studio, pubblicato sempre su Nature, suggerisce che i figli di padri anziani hanno rischio più alto di autismo e schizofrenia.

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